
Il provvedimento arrivato alla Camera, dopo l'approvazione al Senato, era di fatto non modificabile. Come gruppo del Pd, attraverso la discussione generale, i nostri emendamenti e al confronto in aula abbiamo espresso la nostra contrarietà ad un provvedimento "omnibus" proposto dal Governo con 8 articoli e arrivato alla camera con 23 e un tentativo di proporne altri 3 da parte del relatore di maggioranza giudicati inammissibili. Con questa procedura su molte questioni, la Conferenza Stato-regioni, viene di fatto esclusa da decisioni importanti che riguardano l' operato delle regioni stesse.
Abbiamo sottolineato le eccessive modifiche al 152/06 (Codice ambientale) che se si sommano a quelle dei due decreti precedenti, relativi all'"emergenza Campania", di fatto smontano il codice creando problemi quotidiani agli operatori e a chi li deve controllare.
La sensazione poi che "la mano di Confindustria sia fortemente e "troppo presente" è palesemente confermata dai criteri con cui si determina la transazione del danno ambientale. Su questa questione, grazie ai nostri interventi, abbiamo ottenuto l'approvazione di un ordine del giorno vincolante per il Governo che si impegna, in un prossimo provvedimento, a coinvolgere nel delicato processo di determinazione e quantificazione del danno ambientale arrecato da qualsiasi attività industriale, le Regioni.
Un altro aspetto che abbiamo sottolineato e che il rimandare in continuazione a decreti attuativi che poi non sono emanati nei tempi e modi previsti determina un'ulteriore incertezza normativa che si traduce nel caos operativo nel Paese.
Riguardo al tema dei distretti idrografici il decreto, senza ritornare sul tema delle modalità della riorganizzazione di questi sanciti nel 152/06, cerca di evitare un'ulteriore infrazione comunitaria riguardo al recepimento della Direttiva 2000/60 Nella governance si prevedono le Autorità di distretto e la definizione dei Piani di bacino distrettuale e dei Piani di gestione che sono il vero obiettivo della Direttiva comunitaria. Il cuore di questi piani è il Piano di tutela delle acque regionale che ad oggi cosi come da audizione con le Autorità di Bacino 6 regioni non hanno adottato. Come Pd avevamo fatto una proposta che, in questa fase di transizione, permettesse di conciliare le differenti peculiarità territoriali ed istituzionali del territorio nazionale, sempre in attesa del definitivo assetto degli strumenti di attuazione della direttiva comunitaria.
E' necessario anche ricordare le difficoltà finanziarie in cui si trovano le Autorità di bacino: i sempre più esigui finanziamenti per il funzionamento e per le attività di studio e pianificazione si sono ridotte al lumicino. Ciò insieme all'impossibilità di disporre di una qualche forma di autonomia funzionale non consente di superare i problemi e di raggiungere gli obiettivi che la Direttiva impone.
Un altro punto importante del Decreto, come accennato sopra, concerne il danno ambientale relativo ai siti contaminati, in questo caso i siti di interesse nazionale. La questione è complicata: vari milioni di euro sono stati impiegati ma la situazione nel paese è ancora critica. Pochi sono i siti che sono stati ripuliti e che sono stati resi disponibili per attività di reindustrializzazione. E' indubbio che per risolvere le problematiche dei siti contaminati sia necessario un approccio pragmatico così come ad esempio succede negli Stati Uniti e in Germania. Un dato che non è chiaro e che sarebbe interessante capire e rispetto ai SIN, che sono oltre 50, quanti finanziamenti sono stati messi dai privati per la bonifica e la messa in sicurezza. Dal pubblico centinaia di milioni di euro. Tra l'altro rifiutando di approvare un ordine del giorno che chiedeva al Governo di relazionare rispetto allo stato dell'arte della situazione "bonifiche" la maggioranza ha dimostrato la volontà di trattare questo argomento in modo poco trasparente. Noi abbiamo presentato una proposta con l'obiettivo di rendere meno farraginosa la procedura di rimborso per i territori danneggiati. Così come approvato l'eventuale indennizzo ai territori per danno ambientale, sembra più un procedimento per far cassa da parte dello Stato che un contributo reale per risolvere il problema territoriale.
Le proposte poi di proroghe per l'applicazione della TARSU, la disciplina transitoria per le discariche dei rifiuti e per i criteri di assimilazione dei rifiuti sottolineano ancora una volta l'inefficienza del sistema. Vi sono regolamenti e decreti attuativi che dovevano essere licenziati entro 6 mesi e sono passati quasi tre anni e niente è successo. Il tema dell'assimilazione è molto importante e controverso. Infatti oggi la situazione è varia e dipende dai regolamenti comunali. Vi sono quantità notevoli di rifiuti che sono tolti dal mercato e vanno in privativa e viceversa (tra l'altro cambiando di molto il dato della raccolta differenziata e rendendolo non comparabile da città a città).
La proroga diventa indispensabile in un Paese che ha un sistema arretrato e che manda oltre il 60 % dei suoi rifiuti a smaltire in discarica. Un anno di proroga, così come approvato, è assolutamente inadeguato per avere la costruzione di impianti di incenerimento. In generale, anche alla luce della nuova direttiva europea che prevede una raccolta differenziata attorno al 65% al 2020 sul tema dell'incenerimento "tradizionale" sarebbe opportuno fare qualche riflessione.
Fra le tante questioni poi oggetto del Decreto vi è anche il tema dei fondi alla Protezione civile per interventi straordinari in seguito ad eventi calamitosi. Come Pd abbiamo fatto notare oltre che l'insufficienza dei fondi messi a disposizione per il terremoto in Emilia Romagna e dell'alluvione in Piemonte, anche la decurtazione dei fondi alle regioni. Abbiamo inoltre fatto notare i numerosi errori tecnici presentii all'interno del Decreto.
Il nostro voto contrario è stato quindi inevitabile sia nel metodo che nel merito.