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Discussione generale
25-02-2010
Informativa urgente del Governo sull'emergenza ambientale conseguente allo sversamento di sostanze inquinanti nel fiume Lambro
Erminio Quartiani

Video dell'intervento

testo dell'informativa

Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per le risposte che ci ha fornito riguardo ai primi interventi di queste ventiquattro ore che ci separano dal disastro ecologico e per il fatto che egli stesso si è recato sul posto. Inoltre, ringrazio tutti coloro che oggi stanno lavorando per ridurre il danno in modo tale che la macchia oleosa e il disastro non incidano ulteriormente, su territori importanti delle nostre regioni italiane, oltre alla Lombardia, l'Emilia Romagna e che non arrivino fino alla foce del Po.
Comunque, signor sottosegretario, tutto ciò non mi esime dal ricercare la verità, perché di fronte a questo disastro non è chiaro perché non sia stato consentito un immediato intervento: se per responsabilità di coloro che avevano il dovere di gestire l'azienda, se per cattive informazioni o se per mancati controlli. Non è chiaro, ad esempio, se questa azienda, la Lombarda petroli, sottostava alla cosiddetta direttiva Seveso o se da poco, da qualche tempo, era stata esentata dalla direttiva stessa che comprende tutte le aziende a rischio in Italia e che perciò sono sottoposte a controlli severissimi.
Ovviamente, mancando i controlli è chiaro che i criminali hanno maggiore possibilità di intervenire e di provocare danni nei confronti delle persone, dell'ambiente, del territorio, e anche del buon nome dell'Italia, perché della questione che stiamo affrontando non si parla solo nelle nostre province, nella nostra Italia, ma si parla nel mondo, perché ha gli stessi effetti di una petroliera che versa il suo contenuto sulle coste di qualche mare o di qualche oceano.
Deve essere chiaro, però, che ora dobbiamo andare oltre l'emergenza. È bene che di fronte alla richiesta dei presidenti delle regioni interessati sia stata chiesta la proclamazione dello stato di emergenza e che questo venga riconosciuto, però il Governo e la regione Lombardia non possono cavarsela con l'emergenza. Signor Presidente, il problema interessa un territorio in cui vivono, lavorano ed operano decine di milioni di persone, di cittadini, decine di migliaia di aziende; questa è certamente un'emergenza, ma evitiamo che venga trattata solo per il tempo dell'emergenza, con mezzi speciali e come se fosse solo una questione che riguarda la Protezione civile o che riguarda solo lo Stato italiano.
Signor Presidente, credo che la vicenda del disastro ambientale del Lambro, causato in territorio lombardo e che interessa ormai l'Emilia Romagna, il Veneto e il delta del Po vada affrontata con piena cognizione di causa e con tutte le informazioni del caso, senza nessuna reticenza. La magistratura farà la sua opera indagando sulle responsabilità penali, ma noi, e con noi i cittadini, non dobbiamo aspettare l'esito dei processi in tribunale per sapere se e chi ha eventualmente esentato l'ex raffineria Lombarda petroli dalla responsabilità di sottostare ad un rigido controllo, che è quello che deriva dall'attuazione della cosiddetta direttiva Seveso. Chi l'ha esentata dal far parte di quell'elenco in cui sono comprese 287 aziende? È stato il Governo? È stato il Ministero competente? C'è una responsabilità nazionale? Io non lo so, né il sottosegretario Menia, probabilmente, poteva rispondere e comunque non ha chiarito questo aspetto.
È chiaro che se la responsabilità non fosse nazionale, allora la responsabilità sulla competenza al controllo degli inquinatori del Lambro ricadrebbe tutta sulla regione Lombardia e sui suoi responsabili. Da lombardo, da melegnanese, da chi è nato e vive ancora oggi sulle rive del Lambro, dico che mi vergognerei di sapere che si poteva evitare il disastro se fossero stati fatti i controlli dovuti dalle autorità lombarde. Mi vergognerei, inoltre, di sapere che oggi come lombardi abbiamo la responsabilità di inquinare altre regioni, di mettere in difficoltà l'agricoltura e altre aziende e di mettere in dubbio la capacità dell'Italia di controllare le proprie aziende a rischio. Signor Presidente, almeno in questo momento evitiamo tutti insieme che l'inquinamento arrivi alla foce del Po e all'Adriatico. Ragioniamo su cosa si possa fare per il futuro, perché il presidente Formigoni non se la può cavare dicendo che in futuro verrà dato ai cittadini il Lambro nelle stesse condizioni che ricordano i nostri anziani. I nostri giovani, infatti, diverranno anziani aspettando che un intervento, che durerà dieci, venti, trent'anni, possa riportare il Lambro a quelle condizioni. Evitiamo, invece, che altri disastri di questo genere possano succedere con un rigido controllo e una collaborazione tra Stato e regioni che non mi pare sia sussistita in questo caso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Informativa urgente del Governo sull'emergenza ambientale conseguente allo sversamento di sostanze inquinanti nel fiume Lambro
Roberto Menia, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare

Signor Presidente, colleghi deputati, ho avuto modo proprio poche ore fa di andare a conoscere anche de visu la situazione del Lambro e del Po, perché è molto meglio riferire non soltanto sulla base delle carte che ti vengono preparate, ma avendo avuto modo di conoscere meglio i fatti.
Proprio per tale ragione, questa mattina, con il Ministro Prestigiacomo e con il presidente della regione Lombardia, Formigoni, è stato effettuato un sopralluogo prima in elicottero, sorvolando l'asse dei fiumi, poi con una serie di riunioni alle quali hanno partecipato il capo del Corpo forestale dello Stato, il segretario generale dell'autorità di bacino del Po, i rappresentanti dell'ISPRA e si sono valutate le conseguenze di quello che appare essere un atto doloso estremamente grave, di cui vi andrò a riferire anche tutti gli elementi dei quali sono in possesso.
Per capirci in questo momento, dall'alto, sono ampiamente visibili sull'asse del Po - infatti la macchia oleosa ha già incontrato il Po - le acque scure del fiume Lambro che si intersecano con il Po costituendo una nuova e diversa massa. Ad occhio nudo, si vede una sorta di pellicola che si è formata sulla superficie del Po: blocchi aggregati consistenti di materiale oleoso, che ormai si sono trasformati sostanzialmente in una sorta di film che scorre in superficie, con macchie aggregate che viaggiano nel filone di corrente. Per capirci ad oggi la stima è che la macchia oleosa impiegherà presumibilmente, date le condizioni di corrente e le condizioni degli affluenti, tra le 50 le 70 ore, in relazione alle effettive condizioni idrometriche degli affluenti del Po, per raggiungere l'incile del Po di Goro, dove inizia in pratica il delta del Po.
Che cosa è accaduto? Nella giornata di martedì scorso, si presume intorno alle tre o alle quattro del mattino, ignoti - sicuramente si tratta di un fatto doloso, perché sono sette i serbatoi coinvolti ed è difficile azionarli, aprirli e azionare le pompe - si sono introdotti all'interno del deposito della raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, hanno azionato le pompe idrauliche che vengono normalmente utilizzate per trasferire i prodotti dalle autocisterne, causando la fuoriuscita di circa 3.500 metri cubi di gasolio per autotrazione, riscaldamento e olio combustibile. Si tratta di una stima. Poiché c'è stata molta confusione anche sugli organi di stampa, sottolineo che stiamo parlando di 3.500 metri cubi che vuol dire 3,5 milioni di litri (un metro cubo equivale a mille litri).
Gli idrocarburi, dopo essersi riversati nelle vasche di contenimento e incanalati nel condotto fognario, sono stati convogliati nel depuratore, che si trova tra Monza e San Maurizio al Lambro. Il depuratore è riuscito a filtrare circa 2.500 metri cubi di idrocarburi, mentre altri 1.000 circa si sono riversati nel fiume Lambro, che attraversa le province di Milano e di Lodi per affluire poi nel Po in provincia di Pavia.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i tecnici dell'ARPA, dell'ASL e dei Vigili del fuoco, oltre che personale dell'Arma dei carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, della polizia provinciale. Gli interventi diretti a contenere l'emergenza ambientale sono stati seguiti e coordinati dal centro di coordinamento soccorsi contemporaneamente attivato presso la prefettura di Milano.
Inoltre - e questa è comunque una notizia positiva - il presidente Formigoni ci ha comunicato poco fa che il depuratore, che era andato in blocco, è stato rimesso in funzione ed ha attualmente una funzionalità del 30-35 per cento. Tenendo conto che serve circa un milione di persone, questo è un fatto estremamente importante, perché altrimenti potete immaginare che avremmo avuto un'immediata immissione degli scarichi nelle acque del fiume e questa è una notizia in positivo che posso dare in aggiunta alle note.
Durante la notte, in coordinamento con le prefetture di Lodi e di Piacenza, squadre specializzate hanno provveduto al pompaggio degli idrocarburi e al posizionamento di barriere e materiali oleoassorbenti nei punti ritenuti più idonei a tale attività, in particolare a Melegnano (in provincia di Milano) e a San Zenone al Lambro (nei pressi di Lodi). Un'ulteriore postazione è stata collocata in provincia di Piacenza, nel punto in cui il Lambro affluisce nel Po. La maggior parte dei liquidi e delle emulsioni aspirate è stata conferita agli impianti della raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgondi per il relativo smaltimento. Nella mattinata di ieri si è riunito il Comitato provinciale per la protezione civile presieduto dal prefetto di Milano, al quale hanno partecipato altresì le autorità competenti: per il comune di Milano il sindaco Moratti, per la regione Lombardia l'assessore al territorio e all'urbanistica, la provincia di Milano, la provincia di Monza, i responsabili delle forze dell'ordine, e tecnici della regione Lombardia, della provincia, del comune, dell'Arpa, dell'Asl nonché dell'AIPO, che è l'Agenzia interregionale del fiume Po.
Sull'evento, che chiaramente non era prevedibile trattandosi di fatto certamente doloso, sono in corso le indagini, che vengono condotte dalla procura della Repubblica di Monza. Mi è stato peraltro comunicato che l'indagine è stata assegnata al NOE dei carabinieri.
Va dato atto alla prefettura di Milano dell'immediatezza con la quale, ancora prima di attivare il centro di coordinamento dei soccorsi, ha provveduto ad allertare le prefetture di tutte le province interessate dal corso dei fiumi Lambro e Po, nonché la regione Emilia-Romagna, che a sua volta ha tempestivamente messo a disposizione risorse umane e strumentali per contenere la sostanza oleosa in prossimità del Po.
In base alle notizie fornite dalla prefettura di Milano e di Lodi, nonché dall'Agenzia regionale di protezione civile, occorre dire che, nonostante gli sbarramenti realizzati in quelle province sul fiume Lambro allo scopo di impedire il deflusso del materiale inquinante e per recuperarlo prima che giungesse alla confluenza del Po - anche perché, come vi dicevo, l'ho vista -, per la quantità del materiale immesso e per la forte corrente non è stato possibile fermare tutta in loco la massa nera che stava avanzando. Quindi parte del materiale ha iniziato e continua attualmente a transitare nel tratto del fiume Po.
Il prefetto di Piacenza ha convocato una riunione urgente, tenutasi nella mattinata di ieri e proseguita per tutta la giornata, a cui hanno partecipato anche i rappresentanti delle forze di polizia, dell'AIPO, dell'ARPA, il comandante provinciale dei vigili del fuoco, il comandante della polizia municipale, il sindaco di Monticelli d'Ongina, nella quale si è deciso di realizzare da subito analoghi sbarramenti nel territorio della provincia di Piacenza. A tale scopo, esaminato il corso del fiume Po sulla base della sua specifica cartografia, sono state individuate le aree più idonee e si è convenuto di realizzare i seguenti sbarramenti da monte a valle: due nel territorio del comune di Calendasco, uno nel territorio del comune di Piacenza, all'altezza dello scalo del II reggimento del Genio Pontieri, uno nel territorio del comune di Caorso, all'altezza della foce del torrente Nure, a protezione anche dell'Isola de Pinedo, e l'ultima nel territorio del comune di Monticelli d'Ongina, all'altezza del ponte di Sannazzaro, a monte della diga di Isola Serafini.
Poco fa ho appreso dalla Protezione civile che in questo momento si sta svolgendo a Piacenza una riunione con tutte le autorità convocata dal Capo della Protezione civile Bertolaso, il quale mi diceva che vi è stata una positiva collaborazione da parte dell'Enel, che a proposito di Isola Serafini con la diga sta realizzando ed ottenendo anche un ottimo impatto di contenimento della massa oleosa. Inoltre, si è deciso di invitare i sindaci - anche se non c'era bisogno di farlo, in realtà - ad emanare apposite ordinanze, con le quali viene vietato il prelievo di acqua superficiale dal fiume Po a qualunque titolo e indirizzo.
Alla riunione sono intervenuti anche il presidente della regione Emilia-Romagna e il direttore dell'Agenzia regionale della Protezione civile. In quell'occasione - avremo modo di ribadirlo anche in seguito - il presidente della regione ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Dipartimento della protezione civile la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza, cosa che hanno fatto anche altre regioni. È una posizione che, ovviamente, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare condivide, anche dopo avere assunto le informazioni e le notizie e aver appurato la situazione de visu, come so che è accaduto.
Il posizionamento degli sbarramenti, secondo le modalità e le localizzazioni indicate nel verbale della riunione, ha impegnato tutta la giornata, presentando notevoli difficoltà collegate all'ampiezza e alla corrente del fiume, tali da non consentire l'attuazione degli sbarramenti previsti nel territorio del comune di Calendasco.
Analogamente, all'altezza dello scalo del 2o Reggimento genio pontieri, si è deciso, temporaneamente, di soprassedere all'effettuazione dello sbarramento, posizionando le sole panne di ritenzione. Nel territorio del comune di Caorso, in località Roncarolo, è stata posizionata lungo il fiume Po una barriera fisica per trattenere il materiale inquinante ed una barriera assorbente. Questa mattina si è anche ultimato il posizionamento della barriera assorbente a protezione dell'isola De Pinedo. Un'altra barriera assorbente è stata collocata nel territorio del comune di Monticelli d'Ongina all'altezza del ponte Sannazzaro. Atteso l'ormai avanzato di consumazione della predetta barriera, la stessa, nelle prime ore di domani mattina, verrà sostituita con analogo materiale.
Nella serata di ieri - è opportuno dire anche questo - è stato chiesto, ottenendo pronta adesione, di fermare l'attività della centrale di isola Serafini - è ciò che stavo indicando - effettuando lo scarico della portata della parte inferiore delle paratie di sbarramento. Sempre dalle prime ore di questa mattina, quindi, si sono posizionati nei pressi della diga anche ulteriori mantelli assorbenti: la diga, in questo senso, ha funzionato da filtro ulteriore.
Oltre a ciò, è prevista - e sta accadendo in queste ore - la fornitura di altre barriere rigide, il cui posizionamento verrà deciso anche in relazione alla possibilità di attivare alcuni oil skimmer, forniti dalla stessa agenzia e da ditte specializzate, che aspirano il materiale oleoso. A questo proposito, vorrei anche dire che da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Guardia costiera-reparto ambientale marino, si è deciso di spostare cinque imbarcazioni - ciò accadrà nelle prossime dodici ore - che, normalmente, agiscono sull'inquinamento marino e che sono in grado anche di risalire il fiume, dotate di oil skimmer, quindi di aspiratori, per intercettare la massa oleosa che scende. Questo in forza del contratto che il Ministero dell'ambiente ha sottoscritto con Castalia per la fornitura di questo genere di servizi.
La regione Emilia-Romagna ha reperito macchinari anche per il prelievo ed il filtraggio delle acque da dislocare in vari punti. Inoltre, si sta valutando l'eventualità di predisporre uno sbarramento fisso con diverse macchine per il prelievo in corrispondenza del ponte di barche realizzato a Piacenza, a seguito del crollo del ponte sulla via Emilia avvenuto nella scorsa primavera.
In proposito, oggi vi è stato un ulteriore sopralluogo con tecnici delle due regioni e rappresentanti delle prefetture di Lodi e Piacenza, al fine di valutare, soprattutto, la resistenza dello sbarramento alla spinta idrodinamica della corrente. Proprio a Piacenza, come dicevo, si sta svolgendo, in queste ore, una riunione con il capo della Protezione civile. Attualmente, gli sforzi delle squadre tecniche dei vigili del fuoco e dell'ARPA si stanno concentrando, per la provincia di Milano, nella messa in sicurezza del sito della raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, e del depuratore collettore Alto Lambro.
Inoltre, allo scopo di evitare che le precipitazioni, nei prossimi giorni, possano procurare ulteriori danni per il dilavamento degli argini del Lambro e degli altri corsi ad esso collegati, è in atto un'attenta attività di monitoraggio, tesa all'individuazione dei siti ove collocare ulteriori barriere e paratie mobili. Al momento, non è stato ravvisato un rischio concreto per la sanità pubblica e la regione Lombardia competente in materia provvederà ad un'accurata e periodica comunicazione alle diverse fasce di utenti, in ordine all'evoluzione del fenomeno e degli eventuali rischi per la popolazione e per le coltivazioni agricole.
Si sono attivate campagne di controllo per scongiurare pericoli per la popolazione, soprattutto in riferimento alle acque destinate al consumo umano e parimenti si sono bloccati i reflussi verso tutti i canali di derivazione utilizzabili per lo scopo irriguo. Tutte queste attività congiuntamente hanno di sicuro ridotto notevolmente la propagazione degli inquinanti lungo l'asta del fiume Po.
C'è un'altra notizia che ho appena ricevuto; secondo quanto ci comunica la Protezione civile della regione Emilia-Romagna, attualmente sull'asta del Po sarebbero presenti dai 400 ai 600 mila litri, quindi dai 3.500 iniziali avremmo già ottenuto un risultato concreto e notevole. Ovviamente si tratta di una stima fatta su base induttiva e sulla base delle osservazioni.
Le attività di controllo, di bonifica e di messa in sicurezza sono in corso e proseguiranno, soprattutto le bonifiche, senza soluzione di continuità. La regione Lombardia ha già attivato un finanziamento specifico per formare una task force di biologi naturalisti, al fine di monitorare lo stato di degrado della componente di biodiversità lungo tutta l'asta del fiume Lambro interessata dall'evento. Infatti, dagli studi effettuati a suo tempo è risultato che il fiume rappresenta uno dei corridoi ecologici di maggiore importanza per la biodiversità, in quanto consente la connessione biologica da sud a nord attraverso una delle aree più urbanizzate d'Europa e la sua funzione in tal senso è vitale per molte specie animali italiane. La squadra è già operativa da ieri e fornirà nelle prossime ore dettagli sui rilevamenti e sulle proposte di azioni di recupero.
A proposito degli impatti previsti sulle specie animali presenti, mi rifaccio anche a una nota che mi viene dall'autorità di bacino del Po, per la quale le prime specie ad essere direttamente colpite dal disastro ambientale sono, come è ovvio, le specie acquatiche dei pesci e delle anatre selvatiche e le colonie di aironi, che, tra l'altro, proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Come è ovvio, bisogna monitorare che non vi siano possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare, con conseguenze che in questo caso durerebbero nel tempo.
Sono gravi, ovviamente, le conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale a valle di Isola Serafini fino al mare, dove sono presenti 24 derivazioni ad uso irriguo, che prelevano le acque per irrigare le sponde a destra e a sinistra dello stesso Po.
Sono, inoltre, presenti prelievi per l'approvvigionamento idropotabile, per i quali sono già in atto monitoraggi continui della qualità e piani di emergenza per garantire l'erogazione dell'acqua potabile.
A proposito di Protezione civile, voglio dire anche che attualmente la sala operativa Situazione Italia del Dipartimento della protezione civile continua a seguire la situazione in stretto contatto con il centro di coordinamento e soccorso e le unità di crisi costituite presso la prefetture, nonché con le regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto e con le capitanerie di porto competenti.
Come ho anticipato, le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna già ieri hanno richiesto il riconoscimento dello stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 24 febbraio 1992, n. 225, in relazione allo sversamento degli idrocarburi della ditta Lombarda Petroli e il conseguente transito di sostanze inquinanti sull'asse del fiume Lambro e del fiume Po, riservandosi di fornire successivamente una precisa definizione dell'estensione territoriale delle zone colpite, nonché una quantificazione economica dei danni derivati dall'evento in questione.
Il Ministero dell'ambiente segue costantemente con i suoi tecnici e il personale delle autorità di bacino l'andamento dell'onda nera che sta inquinando le acque della pianura padana. In particolare, l'ISPRA ha prontamente attivato il servizio emergenze per il supporto tecnico- scientifico. Anche questa mattina con noi era presente personale dell'ISPRA.
Da quanto detto, appare evidente che al momento tutte le istituzioni competenti si stanno prodigando con ogni mezzo in una lotta contro il tempo per cercare di limitare i danni delle centinaia di migliaia di litri di sostanze inquinanti che hanno ormai invaso anche il Po.
Si confida che le indagini in corso conducano rapidamente all'individuazione dei responsabili di questo gravissimo attentato all'ambiente e alla salute pubblica, contro i quali ovviamente il Ministero dell'ambiente si costituirà parte civile. Come avevo anticipato la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza è assolutamente condivisibile, e questa è la posizione che verrà sostenuta dal Ministero in sede di Consiglio dei ministri. Il Ministero, peraltro, continuerà nella sua opera prima di tutto di valutazione e poi di riparazione dei danni ambientali causati da questo gesto criminale e procederà rapidamente per disporre gli opportuni interventi di bonifica.

 
 

 

     

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