UNIVERSITA’: SERENI, “Occasione mancata, rimuovere il taglio di 1,5 miliardi”
Dall’intervento in aula della vicepresidente dei deputati PD: “Voto contrario”
Annunciando il voto contrario del Partito Democratico sul decreto università, la vicepresidente dei deputati PD, Marina Sereni, ha riassunto i motivi del “no” a un provvedimento che rappresenta “un’occasione mancata”.
“L'Università italiana va cambiata – ha detto Sereni - , ma per affermare questa necessità non c'era e non c'è nessun bisogno di una campagna denigratoria sugli atenei italiani. In queste settimane invece, per contrastare una pacifica e razionale protesta di studenti e docenti contro un taglio insostenibile alle risorse da destinare alle università, si è alimentata una vera e propria campagna contro le università del nostro paese, facendo di tutta l'erba un fascio, dipingendole tutte come sprecone, corrotte, incapaci di formare e fare ricerca”.
“Questo provvedimento, che pure indica obiettivi condivisibili, non si avvicina neppure al cuore del problema – ha aggiunto Sereni - E' importante e positivo che la mobilitazione del mondo universitario ed accademico, che l'opposizione che si è manifestata in Parlamento e nel Paese nei confronti della politica sulla scuola e sull'università del Governo abbiano avuto un peso e abbiano consigliato una correzione di rotta che ha tra l'altro portato a questo decreto. Ma è indispensabile distinguere gli annunci e gli spot dalla realtà: e la realtà è che se non si rimuove il macigno del taglio di un miliardo e mezzo ai fondi per il funzionamento dell'università apportato con la Legge 133, il prossimo anno anche gli atenei "virtuosi" non saranno più in grado di funzionare”.
Sereni ha concluso ricordando che con 25 decreti legge e 8 voti di fiducia, il governo sta sminuendo e squalificando il lavoro del Parlamento: “L’occasione mancata di oggi può essere l’ultimo passaggio di una prima fase della legislatura in cui alla litania sul dialogo non è seguita da parte del Governo nessuna reale disponibilità. Peccato, perché davvero il futuro dell’Università e della ricerca sarebbe stato un terreno strategico ideale sul quale misurare le proposte di tutti e dimostrare che la campagna elettorale è finita e ora bisogna occuparsi dell’Italia”.