27/10/2015
Gessica Rostellato
Rizzetto, Prodani, Mucci, Segoni, Baldassarre, Bechis, Artini, Turco e Barbanti
3-01788

Per sapere – premesso che: 

nella XVI legislatura è stata presentata dai deputati radicali, primo firmatario Maurizio Turco, l'interrogazione a risposta scritta n. 4-18712 – rimasta senza risposta – con la quale si chiedeva quali fossero le ragioni del ritardo con il quale il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva richiesto i verbali delle udienze preliminari al fine di costituirsi parte civile nel processo contro alcuni amministratori della raffineria Tamoil di Cremona, visto che durante l'udienza tenutasi il 19 novembre 2012 il giudice Guido Salvini aveva reso noto di aver ricevuto tale richiesta solo il 31 ottobre 2012 quando appena il 27 ottobre 2012 aveva ammesso gli imputati al rito abbreviato; 
in data 18 luglio 2014 è stata emessa una sentenza con la quale sono stati condannati i dirigenti della raffineria Tamoil di Cremona: 
a) Gilberti Enrico, per il reato di cui agli articoli 81-434 del codice penale alla pena di anni sei di reclusione e per quello di cui all'articolo 257 del decreto legislativo n. 152 del 2006 alla pena di sei mesi di arresto e 9.000 euro di ammenda, e Billi Giuliano Guerrino, per il reato di cui agli articoli 81-434 del codice penale alla pena di anni tre di reclusione oltre al pagamento in solido delle spese processuali relative al reato cui la condanna si riferisce e l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, e li dichiara altresì in stato di interdizione legale durante l'espiazione alla pena; 
b) Abulaiha Mohamed Saleh e Colombo Pierluigi alla pena di un anno e otto mesi di reclusione ciascuno per il reato di cui all'articolo 449 del codice penale e alla pena di quattro mesi di arresto e di 6.000 euro di ammenda per il reato di cui all'articolo 257 del decreto legislativo n. 152 del 2006, oltre al pagamento in solido delle spese processuali relative al reato cui la condanna si riferisce, concedendogli il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinando tale beneficio alla prosecuzione dei necessari interventi di bonifica e ripristino ambientale; 
c) Gilberti, Billi, Abulaiha e Colombo al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati alle costituite parti civili che saranno liquidati in separato giudizio civile, assegnando alle parti civili una provvisionale immediatamente esecutiva; 
al comune di Cremona – che al pari del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non si è costituito parte civile – è stata riconosciuta una provvisionale di 1 milione di euro in ragione del fatto che il dottor Gino Ruggeri, segretario dell'associazione radicale Piero Welby di Cremona, iscritto nelle liste elettorali del comune di Cremona si è avvalso, in ragione del mancato intervento del comune, della facoltà di cui all'articolo 9 del testo unico degli enti locali; 
nella sentenza si legge: «il comune di Cremona, rimasto estraneo al processo, affermi brevemente nella delibera in data 25 maggio 2012, che ha portato alla scelta di non costituirsi, che dalla condotta della Tamoil non sarebbero derivati al comune di Cremona danni di natura patrimoniale diversi dal danno ambientale di esclusiva pertinenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare»; 
«appare infine opportuno ricordare (...) che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonostante la natura dei reati contestati agli imputati, e pur ritualmente e più volte informato (ad esempio, la comunicazione di questo ufficio al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17 maggio 2012, 9 luglio 2012 e 9 ottobre 2012 non seguite da alcun intervento), non ha presenziato alle udienze, né si è costituito parte civile» –: 
visto che la prima comunicazione del giudice per le indagini preliminari di Cremona è del 17 maggio 2012, a cui sono seguiti i solleciti del 9 luglio e 9 ottobre 2012, se risulti agli atti per quali motivi il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia richiesto i verbali delle udienze preliminari al fine di costituirsi parte civile nel processo contro alcuni amministratori della raffineria Tamoil solo il 31 ottobre 2012, giusto 4 giorni dopo che il giudice aveva ammesso gli imputati al rito abbreviato; 
se risulti agli atti quando il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha ricevuto l'informazione inviata il 17 maggio 2012 dal tribunale di Cremona e quale procedura è stata seguita per questa e le successive informazioni del 9 luglio e del 9 ottobre per arrivare al 31 ottobre 2012, data in cui il Ministero ha richiesto – in tempo non più utile – i verbali delle udienze preliminari al fine di costituirsi parte civile; 
se e quanto sia stato speso e/o sia previsto di spendere nella bonifica della raffineria Tamoil di Cremona.

 

Seduta del 27 ottobre 2015

Risponde Silvia Velo, Sottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare risponde Gessica Rostellato 

Risposta del governo

Il procedimento penale n. 1956/07, iscritto presso il registro generale delle notizie di reato della Procura della Repubblica di Cremona, contro Abulaiha Mohamed Saleh più quattro, si inserisce nell'ambito delle attività svolte dalla raffineria di Cremona, gestita dagli anni Ottanta dal gruppo Tamoil, ossia da Tamoil Raffinazione Spa e Tamoil Italia Spa, secondo le denominazioni esistenti all'epoca dei fatti contestati nel procedimento. 
Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura avverso Abulahia Mohamed Saleh e altri, risultano contestati i seguenti reati: articolo 434 (disastro doloso) e 449 c.p. (avvelenamento di acque e sostanze alimentari), in relazione alla dispersione nell'ambiente di vapori esplosivi ed alla mancata adozione di misure di sicurezza idonee ad aspirare i gas infiammabili sprigionatisi dal sottosuolo gravemente contaminato per presenza, nel suolo e nella falda superficiale, di idrocarburi; articolo 449 c.p. (avvelenamento di acque e sostanze alimentari); articolo 137 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (scarico abusivo); articolo 256, comma 1, lettera b) e comma 2 articolo 257 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (gestione illecita di rifiuti) in relazione a reiterate condotte di sversamento al suolo di sostanze inquinanti che penetravano nel terreno e nella falda acquifera (dovute a forme abituali di gestione illecita di rifiuti, ad incidenti, a perdite dai serbatoio o dalla rete di raccolta delle acque), alla mancata adozione di idonei interventi di messa in sicurezza di emergenza ed al mancato impedimento della migrazione di sostanze inquinanti. 
Dalla relazione tecnica di ISPRA, acquisita in data 24 ottobre 2012, emerge una migrazione delle sostanze inquinanti presenti nelle acque della falda sottostante allo stabilimento verso l'esterno, con una contaminazione della falda nella zona compresa tra lo stabilimento ed il fiume Po, nonché dei suoli esposti al contatto con l'acquifero e lo stesso fiume Po. Inoltre, viene rilevato che l'omessa attivazione delle necessarie misure di messa in sicurezza, realizzate solo nel 2007, avrebbe determinato un aggravamento della contaminazione, sia in termini di estensione nello spazio, che di permanenza nel tempo. L'ISPRA, inoltre, ipotizza un danno ambientale di notevole consistenza e individua alcune possibili misure di riparazione compensativa, come ad esempio interventi di gestione e manutenzione dell'area del Parco del Po, per un valore economico di circa 5,4 milioni di euro, riservandosi di fornire, in una fase successiva, una precisa valutazione delle voci di danno individuate. 
Con specifico riferimento alla richiesta di informazioni in ordine alla procedura seguita dal Ministero si fa presente che, dal giorno in cui il procedimento è stato notificato come da prassi presso l'Avvocatura di Brescia, il Ministero dal 23 maggio 2012 ha avviato tramite le competenti strutture tecniche interne e l'ISPRA la necessaria istruttoria tecnica che si è conclusa con apposita relazione dell'ISPRA. Al tal fine si chiarisce che, contestualmente all'acquisizione della predetta relazione in data 24 ottobre 2012, è stata formulata la richiesta di autorizzazione alla costituzione di parte civile alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Tale autorizzazione, sulla base del parere reso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, è stata tuttavia negata. 
In ultimo, a seguito della intervenuta sentenza di condanna di primo grado, la competente Direzione generale ha richiesto all'Avvocatura distrettuale dello Stato di avviare un'azione civile di risarcimento del danno.

Replica

Grazie, Presidente. Ringrazio il sottosegretario Velo per la risposta di cui mi dichiaro soddisfatta, auspicando che per il futuro si riesca ad ottenere un risarcimento dei danni che possa aiutare anche per la bonifica del sito inquinato, in attesa della valutazione complessiva del danno causato al territorio e dell'importo necessario per la bonifica totale.