Aldo Moro: Il Partito Democratico vuole la verità

 

Il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia

 

PREFAZIONE

Sono passati trentasette anni da quella terribile mattina del 1978. Era il 16 marzo. Alle dieci, in un’Aula di Montecitorio attonita, avvolta da un’atmosfera drammatica, il Presidente della Camera Pietro Ingrao diede notizia del rapimento di Aldo Moro e della barbara uccisione degli uomini della sua scorta da parte di un commando delle Brigate Rosse. (…)

Ma se quella pagina buia è chiusa, non si è mai potuto dire davvero lo stesso per la ricerca della verità, per il chiarimento delle ragioni e delle circostanze che tra marzo e maggio del ‘78 condussero ad un esito così tragico. Per l’uomo Aldo Moro che vide spezzata la sua vita, per lo statista del quale l’Italia fu privata, per la storia del nostro Paese che imboccò una strada diversa da quella che proprio Moro stava faticosamente cercando di costruire. Per tutto questo, pur a distanza di tanto tempo, il Gruppo del Partito Democratico ha ritenuto utile ed importante l’istituzione di una Commissione d’inchiesta che faccia piena luce sul caso Moro. E per lo stesso motivo, decidiamo anche di dare alle stampe una nuova edizione di questa pubblicazione. Oltre cinquecento pagine di citazioni tratte da audizioni, documenti, relazioni per il Parlamento, sentenze e decine di foto: un dossier ragionato sui “buchi neri” di una della vicende più oscure della storia recente italiana con un unico fine: trovare la verità. Cercare quella verità storica che non è mai stata trovata. Con strumenti nuovi, con occhi diversi e anche con una dose di testardaggine, in questo caso meritoria, che sta segnando l’operato dei nostri parlamentari che guidano i lavori della Commissione d’inchiesta. E a loro va il plauso di tutto il gruppo del Pd per questa pregevole attività storico-investigativa che sta consentendo a tutti noi di vedere sotto altri di vista una delle vicende più oscure della storia repubblicana e che mette in evidenza le moltissime lacune dell’inchiesta ufficiale. Perché dopo tanti anni cercare ancora la verità? La domanda è legittima. La risposta è semplice e grande allo stesso tempo: perché la forza di uno Stato democratico sta anche nel riconoscere la propria storia e nel trasmetterla alle nuove generazioni. Fino a quando sul caso Moro non sapremo l’intera verità, da un lato saremo tutti più deboli, dall’altro saremo meno attrezzati nella risposta ai tanti pericoli che possono addensarsi attorno alla nostra democrazia. E poi, va detto che la ricerca della verità, e la memoria, sono atti dovuti nei confronti di uno statista che appartiene all’Italia, non a questa o quella parte politica. (…)

Davvero non aveva torto un intellettuale come Pietro Scoppola, dicendo che “Aldo Moro appartiene alla storia della Repubblica, la sua figura è lontana nel tempo e la distanza la rende più grande; ma lo spirito che lo ha animato è ancora un orientamento sicuro, nel presente, per le grandi cose nuove che il Paese attende”.

Ettore Rosato Presidente Gruppo PD Camera dei deputati