La riforma del codice della strada

 
   
 

LA RIFORMA DEL CODICE DELLA STRADA

La Camera ha approvato in prima lettura il progetto di legge che conferisce una delega al Governo per la riforma del codice della strada.

Con l'approvazione delle legge delega di riforma del Codice della Strada alla Camera recuperiamo un ritardo che in questo Paese ha causato, negli scorsi anni, incertezza nell'applicazione delle norme, spesso contraddittorie tra di loro, e mancati interventi sulla prevenzione e sulla repressione dei comportamenti di guida scorretti. Si tratta di una riforma storica per la sicurezza stradale e per un Codice, vecchio di anni, sul quale si e' intervenuto in maniera disomogenea.

Il nuovo Codice della strada sarà una carta dei diritti e dei doveri civici: un patto tra automobilisti, forze dell'ordine, gestori di strade e autostrade e produttori di autoveicoli. Il nuovo codice costruira' un sistema di regole certe: si rimettono in equilibrio elementi della sicurezza stradale come formazione, prevenzione e repressione, garantendo la certezza delle sanzioni e delle pene.

Tra le maggiori novità:

 - La revoca a vita della patente per chi causa incidenti mortali sotto gli effetti di alcol o droghe.

- L'introduzione del reato di omicidio stradale.

Serviva una riforma organica del codice; un codice che data venti anni; un codice generale, fatto di 300 norme; un codice rivisitato con operazioni di restyling, di fronte ad emergenze, una settantina di volte.

C'era dunque l'esigenza di metterevi mano in modo organico.

Gli automobilisti nel nostro Paese sono 40 milioni e circa 10 milioni di due ruote: pressoché l'intera popolazione italiana.

Esiste un problema disicurezza e la sicurezza è data non solamente dall'apparato delle norme repressive, ma anche dalla prevenzione.

Queste proposte forniscono la possibilità di fare un salto di civiltà. 

Gli incidenti sono centinaia di migliaia. Ancora 3.500 italiani muoiono sulle strade, tanti i feriti.

Vogliamo rispondere a questa tragedia quotidiana, non a seguito di un'ondata di emotività, ma introducendo un semplice principio: chi si rende responsabile di omicidi stradali sotto l'effetto degli alcolici, o sotto l'effetto delle droghe, ha un'altra alternativa per muoversi, sia per recarsi al lavoro, sia per recarsi allo studio, sia per recarsi in vacanza: il mezzo pubblico.

Spesso non è la durezza delle sanzioni o della pena a prevedere il cambio di comportamenti dei cittadini alla guida, ma i controlli. Ebbene, a fronte di un parco automobili di 40 milioni in Italia, le nostre forze dell'ordine, per ragioni oggettive, svolgono poco più di un milione di controlli. In altri Paesi con un parco macchine come il nostro, o inferiore al nostro, questi controlli si aggirano sui 7, 8 o 9 milioni. Il rischio statistico di essere controllati in Italia è una volta ogni trenta anni, pertanto il problema non è esclusivamente quello di inasprire le pene.

Il lavoro che abbiamo messo in campo in questi mesi, con la collaborazione di tutti, ci auguriamo possa alzare il livello di attenzione in Italia sul tema della sicurezza stradale.