Data: 
Martedì, 30 Giugno, 2015
Nome: 
Vanessa Camani

Doc. LXXXVII, nn. 2 e 3

Grazie, Presidente. Il disegno di legge in esame, adottato dal Governo, adempie agli obblighi di cui all'articolo 29 della legge n. 234 del 2012, che ha riformato la disciplina sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione delle normative e delle politiche dell'Unione europea. Abbiamo già avuto modo di ricordare nel passaggio alla Camera delle legge europea 2014 come l'iter individuato dal Governo sia fortemente innovativo e, a nostro giudizio, anche molto efficace. In primo luogo per la scelta, faticosa ma utile, di voler utilizzare pienamente la pluralità degli strumenti messi a disposizione dal legislatore per adeguare la normativa nazionale a quella comunitaria. Mi riferisco naturalmente alla decisione di sottoporre all'approvazione parlamentare sia la legge europea sia la legge di delegazione europea e di aver scelto, come confermato dal sottosegretario Gozi in questa Aula poche settimane fa, di non saltare alcun passaggio riprendendo, pur con il ritardo accumulato in precedenza, il percorso in questo senso cominciato dal Governo precedente con la legge n. 2013-bis. Una scelta utile e ulteriormente rafforzata dalla volontà espressa dal Governo di voler procedere quanto prima anche alla presentazione di altri due provvedimenti di questa natura per il secondo semestre 2014, arrivando a realizzare l'obiettivo di presentare ben quattro progetti di legge all'anno. 
In secondo luogo riteniamo anche particolarmente positiva l'idea di voler presentare i due disegni di legge di adeguamento alla normativa UE in contemporanea. In prima lettura rispettivamente alla Camera per la legge europea e al Senato per la legge di delegazione, diversamente da come avveniva in passato quando si procedeva con l'esame congiunto e in successione dei due provvedimenti. L'aver ripartito l'esame tra le due Commissioni politiche dell'Unione europea dei due rami del Parlamento, che hanno così potuto lavorare contestualmente senza tempi di sospensione, presenta un duplice vantaggio: nella possibilità offerta al Parlamento di investire maggiormente in un proficuo lavoro di approfondimento da una parte e nella capacità di garantire una maggiore rapidità al procedimento legislativo dall'altra. I risultati di questo lavoro sono, a nostro avviso, molto positivi, avendo prodotto un testo sia in questo caso, così come in riferimento a quello relativo alla legge europea recentemente licenziato dalla Camera, migliorato rispetto alla proposta iniziale del Governo. Un testo più ampio in grado di intervenire in maniera precisa e puntuale in diversi settori strategici, un testo capace insomma di procedere nel percorso virtuoso e concertato che deve avvicinare il nostro Paese alle istituzioni comunitarie. 
A conferma dello sforzo di approfondimento compiuto in prima lettura dall'altro ramo del Parlamento, infatti, il testo che andiamo a valutare oggi presenta numerose e significative modifiche rispetto al testo originario. Il disegno contiene 21 articoli, erano 11 nel testo originario, ed è corredato da due allegati, A e B. Gli articoli si compongono di diversi interventi. Si recepiscono 58 direttive, nel disegno di legge originario erano solo 41, si adegua l'ordinamento nazionale a 6 regolamenti, nella versione originaria erano 3, e si dà attuazione a 10 decisioni quadro rispetto alle 6 originarie. In particolare si intende osservare che sulle direttive inserite nel disegno di legge di delegazione europea 2014 risultano attualmente pendenti 6 procedure di infrazione per mancato recepimento. Anche in questo passaggio dunque si conferma l'impegno del nostro Paese ad accelerare nel percorso di chiusura del contenzioso europeo, attualmente a quota 92 di cui 73 per violazioni del diritto dell'Unione e 19 per mancato recepimento. Un percorso che vedrà un'ulteriore e importante tappa nella presentazione dei due progetti di legge del secondo semestre 2014. Una cifra, quella del numero delle procedure attualmente in essere nei confronti dell'Italia in progressiva riduzione e che avvicina l'Italia al normale livello fisiologico degli altri grandi Paesi. In particolare, per quanto riguarda i contenuti del provvedimento si precisa che, oltre i principi e i criteri direttivi generali di delega stabiliti all'articolo 1, per alcune direttive e decisioni quadro sono previsti principi e criteri direttivi specifici a cui il Governo dovrà attenersi nell'esercizio della delega. 
In particolar modo ci si riferisce a 12 direttive, 6 regolamenti e 3 decisioni quadro. Per quanto riguarda poi il contenuto del disegno di legge, le disposizioni del provvedimento licenziato dal Senato intervengono in diversi settori e il relatore ha citato prima quelli più significativi. Oltre gli ambiti degli interventi già citati, il provvedimento prevede l'adozione di un pacchetto significativo di direttive che riguardano la riorganizzazione dei mercati bancari e finanziari. Con questo specifico intervento normativo ci si pone l'obiettivo di creare un quadro organico di regolamentazione per garantire la stabilità e la trasparenza dei mercati, da un lato, e la tutela dei risparmiatori e degli investitori, dall'altro. Nell'ambito del processo di realizzazione dell'Unione bancaria europea, vengono dunque finalmente recepite nel nostro ordinamento una serie di disposizioni volte a creare un quadro finanziario integrato al fine di rafforzare la stabilità finanziaria e ridurre al minimo il costo del fallimento delle banche. Nel disegno di legge, infatti, sono previsti specifici criteri e principi per l'adozione delle direttive che costituiscono i pilastri fondamentali dell'Unione bancaria europea. Con la delega al Governo ad emanare le norme occorrenti all'adeguamento della normativa nazionale a seguito dell'entrata in vigore del regolamento n. 1024 del 2013 in merito alle politiche in materia di vigilanza unica, con la previsione con l'articolo 8 per restituire una disciplina organica relativa alle crisi bancarie e, infine, con l'intervento relativo ai sistemi di garanzia dei depositi, previsto dall'articolo 7 con l'obiettivo di tutelare i risparmiatori e di garantire la stabilità del sistema bancario. 
Accanto a questi interventi fondamentali per realizzare pienamente l'Unione bancaria europea, si interviene anche su una serie di norme che disciplinano i mercati degli strumenti finanziari e dei servizi di investimento. Con la previsione di delega al Governo per l'emanazione di decreti legislativi per l'attivazione del pacchetto MIFID 2 e MIFIR con l'obiettivo di aumentare la trasparenza delle negoziazioni e la tutela degli investitori, attraverso una maggiore responsabilizzazione degli intermediari e una più approfondita consapevolezza degli investitori ed un rafforzamento dei poteri sia ex ante, sia ex post, delle autorità di vigilanza. In generale, dunque, appare evidente come con questo provvedimento e con una parte significativa di esso – quella illustrata fino ad ora – si stia procedendo non alla semplice adozione di atti europei, ma si stia di fatto imprimendo un'accelerazione precisa verso il completamento sistemico della governance dell'Unione. Al di là, dunque, degli aspetti prettamente tecnici, appare chiaro come il senso vero di questa legge di delegazione possa e debba essere l'occasione per il nostro paese di indicare il modo in cui si intende stare in Europa per incidere in maniera significativa sui fondamentali passaggi che stanno proprio in questi giorni vivendo l'opportunità di riscrivere i confini istituzionali dell'Unione. Non si può da questo punto di vista, non cogliere il collegamento tra l'adeguamento della normativa italiana alle regole dell'Unione bancaria e le vicende di stretta, strettissima attualità. A partire dal rapporto dei quattro presidenti, dei quattro più uno, dal tentativo cioè messo in campo congiuntamente da Consiglio europeo, Commissione, Eurogruppo, Banca centrale europea e Parlamento europeo, di ridisegnare la governance economica, finanziaria e quindi politica dell'Unione europea. Questo rapporto che sarà oggetto di analisi e approfondimenti nelle prossime settimane intende offrire un orizzonte di medio e di lungo periodo alle istituzioni comunitarie e in questo senso non mancano alcune idee importanti, al centro delle quali sta, appunto, l'idea dell'Unione economica e monetaria. È quindi da registrare positivamente la volontà di voler accelerare sull'istituzionalizzazione dell'Unione bancaria, processo sostenuto anche dalle previsioni del provvedimento in oggetto, così come valutiamo in termini positivi l'impegno ad avviare l'unione dei capitali o il rilancio della competizione del mercato unico, così come riteniamo si stia procedendo nella giusta direzione con le previsioni volte ad un rafforzamento strategico delle istituzioni comunitarie, come quelle relative alle presidenze semestrali. Certamente l'Italia ha fatto e farà la sua parte in questo percorso, ma è altrettanto evidente che oggi serve da parte dell'Europa e delle sue istituzioni uno sforzo in più per poter essere all'altezza delle grandi sfide e dei grandi rischi che abbiamo di fronte. Serve rafforzare maggiormente il pensiero lungo dell'Europea, serve un salto di qualità che consenta all'Unione di superare le divisioni fra Stati, serve definire finalmente un'autorità democratica europea. 
Certamente, la stabilità del mercato unico e dell'unione bancaria diviene necessaria e propedeutica e l'impegno del nostro Paese in questo senso credo sia indiscutibile. Ma appare evidente come oggi gli strumenti esclusivamente finanziari, pur essendo certamente utili, al contempo rischiano di essere insufficienti. Da questo punto di vista, il ruolo del nostro Paese può essere, ancora una volta, determinante, così come lo è stato nel recente passato, durante il semestre di Presidenza, riuscendo a porre al centro del dibattito europeo alcune parole fino ad allora colpevolmente ignorate, come il tema della crescita e dell'occupazione, da un lato, e della flessibilità, dall'altro. 
Anche oggi sul tavolo europeo si pongono le grandi questioni che potranno ridisegnare un'Europa diversa per il futuro. Potersi sedere a quel tavolo, con la credibilità e l'autorevolezza, consentirà all'Italia di potere proporre, con maggiore forza e convinzione, la nostra idea d'Europa, un'idea che possa diventare una costruzione politica finalmente completa, dotandosi di strumenti efficaci e condivisi che possono assicurare, a tutti i Paesi dell'Eurozona, una solidità economica e finanziaria. 
L'impegno verso l'unione economica e monetaria rappresenta solo il primo passo verso la prospettiva di una stabilità che può essere garantita solo dalle istituzioni politiche dell'Unione. Certamente, gli strumenti tecnici servono ed aiutano e, da questo punto di vista, l'impegno di questo Parlamento ad approvare rapidamente la legge europea e la legge di delegazione non può che rafforzare la credibilità dell'Italia in questo impegno. Ma oggi è necessario che questa credibilità sia spesa anche per giocare la partita più importante, quella del futuro delle istituzioni comunitarie. 
La vicenda greca, con l'annuncio di sottoporre a referendum popolare la proposta di accordo con l'Unione europea, ha effetti che travalicano i confini nazionali e investe il dibattito politico di tutti i Paesi, europei e non solo. La decisione di interrompere le trattative e di convocare il referendum sta ponendo sotto stress le istituzioni europee e produce certamente tensioni sui mercati. Ma, sebbene indubbiamente gli sforzi compiuti in questi anni e in questi mesi per stabilizzare l'economia della zona euro potranno ridurne le conseguenze economiche e finanziarie, è altrettanto vero che la scelta del Premier greco mina alle fondamenta le istituzioni europee democratiche e rappresentative. 
Dunque, seppure siamo convinti che l'Europa debba fare quanto possibile per riaprire e rilanciare le trattative, è altrettanto evidente che la Comunità europea abbia necessità di fare un salto significativo dal punto di vista istituzionale, un salto che consenta all'Europa di essere davvero forte, integrata e coesa e, quindi, anche meno permeabile alle tensioni politiche, a volte retoriche e strumentali, dei singoli Stati membri. 
L'altro settore strategico e politicamente rilevante, su cui si interviene con questo provvedimento, riguarda la giustizia. Il disegno di legge contiene, infatti, una serie di disposizioni importanti, volte a recepire alcune decisioni quadro in materia di giustizia, adottate prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, le quali, scaduto il periodo sospensivo di cinque anni previsto dal Trattato, devono essere recepite in maniera obbligatoria. Il recepimento di questo numero cospicuo di decisioni quadro era, del resto, stato più volte sollecitato in passato dal gruppo del Partito Democratico durante le precedenti legislature, senza, tuttavia, trovare alcun accoglimento da parte dei Governi precedenti. Oggi, finalmente, grazie anche all'impegno del sottosegretario Gozi, si dà risposta anche a queste richieste. 
La trasposizione di queste decisioni in materia di giustizia è resa urgente dal passaggio della cooperazione giudiziaria da materia intergovernativa a materia di competenza comunitaria. Con il Trattato di Lisbona, infatti, anche lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia diventa unico e questo impone l'accelerazione del processo di armonizzazione e di attuazione di obblighi europei, anche al fine di evitare procedure di infrazione da parte della Commissione o sanzioni da parte della Corte di giustizia. Tale processo ci impone, quindi, di adottare misure per rendere ancora più efficiente il nostro sistema giustizia, fattore chiave per investitori esterni e fattore di consolidamento sociale e di tutela certa dei diritti, così come indicato nella raccomandazione europea specifica per l'Italia nell'ambito del semestre di sorveglianza europea e così come sancito d'impegno nel programma nazionale di riforma contenuto nel DEF, che ampio spazio destina alla riforma della giustizia. 
Il giudice nazionale, nell'applicare il diritto di derivazione comunitaria, è giudice europeo. Per questo, come sottolineato nel quadro di valutazione UE della giustizia 2015, è interesse degli Stati membri che ogni Paese tenda a migliorare l'efficienza, l'indipendenza e la certezza dei propri sistemi giudiziari interni. 
Anche in questo contesto, è evidente... Anche in questo contesto, è evidente come la decisione del Governo di voler procedere finalmente a questo atto non rappresenta una semplice presa d'atto formale, ma testimonia la pervicace volontà del nostro Paese di voler cogliere pienamente la sfida dell'Europa unita e unitaria. Di fronte all'emergenza della minaccia del terrorismo internazionale, di fronte alle tragedie umane legate all'immigrazione, l'Europa deve abbandonare qualsiasi tentennamento e concepirsi davvero come soggetto unico all'interno tra gli Stati membri e anche verso l'esterno. È parallelamente necessario che l'Europa, unita e solidale, affronti con determinazione e rinnovato protagonismo la partita della difesa e della sicurezza. In tale direzione, è necessario accelerare nel processo di comunitarizzazione delle materie della giustizia e degli affari interni. Sono, dunque, molteplici le ragioni per sostenere questo provvedimento, alcune tecniche, per fornire anche ai cittadini italiani le garanzie e le tutele previste dalla normativa comunitaria, ma altre ragioni, a mio avviso quelle più rilevanti, sono tutte politiche e pongono questo provvedimento al centro del dibattito nazionale ed europeo. L'importante lavoro di approfondimento svolto in Parlamento va nella direzione di rafforzare la posizione del nostro Paese in Europa e anche procedere velocemente all'approvazione di questo disegno di legge, insieme alla legge europea, può consentire al Governo di accrescere la credibilità con cui affrontare tutti i delicati passaggi oggi in agenda, una forza e una credibilità che il nostro Paese, con il supporto concertato di Governo e Parlamento, potrà esercitare anche nella fase di formazione delle decisioni e dei negoziati e divenire, così, forza determinante nella formazione della nuova comunità europea.