Data: 
Mercoledì, 1 Aprile, 2015
Nome: 
Elena Carnevali

A.C. 2617-A

Grazie, Presidente. Sottosegretario Bobba, onorevoli colleghi, il provvedimento che quest'Aula si accinge ad esaminare rappresenta un passaggio di fondamentale importanza, non solo per l'ambito specifico che si ha l'ambizione di riformare ma per l'intero sistema Paese, data l'indiscutibile centralità ed importanza che il Terzo Settore ed il no profit hanno assunto sul piano della produzione di servizi collettivi, del pluralismo istituzionale, dell'occupazione e della coesione sociale. 
Nonostante la gravissima crisi finanziaria degli ultimi anni abbia inciso fortemente sulla tenuta economica e sociale del Paese, il Terzo settore si è confermato sempre più rilevante, riuscendo a muovere l'economia e, soprattutto, a promuovere l'occupazione, nella consapevolezza di poter diventare un nuovo modello di promozione di responsabilità verso i beni comuni, di democrazia, di partecipazione e di senso civico. Lo testimoniano i dati che molti colleghi hanno già detto e che hanno fotografato il decennio 2001-2011 e il no profit come il settore più dinamico del sistema produttivo italiano. Dati e numeri che nascono dall'incontro di più volontà individuali, dall'impegno e dal tempo messo a disposizione da coloro che, uomini e donne, scelgono di operare al servizio di un fine sociale, per la valorizzazione e il sostegno della persona e della comunità, per servire il Paese attraverso il servizio civile. 
Il cuore del provvedimento è, dunque, rappresentato dalla volontà di costruire condizioni favorevoli per un pieno riconoscimento del Terzo settore, sostenuto e promosso come attore strategico, politico, sociale ed economico. Condizioni favorevoli che possono svilupparsi partendo solo da una revisione e da una profonda riorganizzazione della normativa sul Terzo settore, cresciuta disordinatamente negli anni, al di fuori di un disegno complessivo e che oggi, in ogni caso, non è in grado di rispondere o fatica a rispondere alle condizioni economiche e sociali. 
Bisogna, inoltre, considerare come una situazione di proliferazione delle fonti e di confusione normativa possa favorire zone d'ombra, opacità e il rischio di un ricorso strumentale a forme giuridiche che permettono agevolazioni che possono essere immotivate. 
Il disegno di legge di riforma del Terzo settore presentato dal Governo parte proprio da questa consapevolezza, affrontando per la prima volta, come richiesto a gran voce dai soggetti e dagli operatori coinvolti attraverso un procedimento aperto di consultazione, tutte le questioni con una visione organica, d'insieme, volta a superare il frammentato quadro delle norme vigenti. 
Il testo, poi, è stato oggetto di un lavoro intenso in Commissione, a cui va il nostro forte ringraziamento e riconoscimento, così come al sottosegretario Bobba e alla relatrice Lenzi, per aver compiuto un confronto intenso,
dentro e fuori la sede parlamentare, con tutti i soggetti coinvolti, e per il proficuo lavoro ed il clima tra i componenti della Commissione. 
Ciò ha prodotto importanti modifiche, che hanno portato a chiarire la semplificazione nell'ambito delle deleghe e ad adottare una disciplina di maggiore trasparenza e a risolvere alcune delle questioni che avevano suscitato anche perplessità. 
Viene così, per la prima volta, introdotta la definizione di normativa del Terzo settore, con cui si intende quel complesso di enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività di interesse generale, anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale conseguiti anche attraverso forme di mutualità, e in adeguamento al principio costituzionale di sussidiarietà. Si intende, inoltre, favorire quella che abbiamo chiamato l'autonomia di iniziativa dei cittadini, singoli o associati, richiamata dall'articolo 118 della Costituzione, articolo largamente disapplicato e spesso contraddetto come più volte il sottosegretario Bobba ci ha ricordato. 
Si procede, quindi, alla revisione della disciplina del Codice civile in materia di associazioni e altre istituzioni senza scopo di lucro, con la finalità di rivedere e di semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica, prevedendo però fondamentali obblighi di trasparenza ed informazione, anche soprattutto verso i terzi, attraverso forme di pubblicità degli atti fondamentali degli enti, a partire dai bilanci. 
Viene così ribadita la necessità che le nuove norme garantiscano i diritti degli associati con riguardo ai diritti di informazione, partecipazione ed impugnazione degli atti deliberativi e la certezza dei rapporti con i terzi, specie di natura economica. 
Ugualmente viene previsto il riordino della normativa speciale inerente il Terzo Settore, stabilendo l'individuazione delle attività solidaristiche e di interesse generale che devono caratterizzare gli enti e il cui svolgimento vincola l'accesso a qualsiasi forma agevolativa. Allo stesso modo, le forme di organizzazione e amministrazione, che devono ispirarsi ai principi di democrazia, eguaglianza, pari opportunità, efficacia ed efficienza, partecipazione degli associati e dei lavoratori, sono imprescindibilmente legate al rispetto dei criteri di trasparenza, correttezza ed economicità. 
Si prevede la riorganizzazione del sistema di registrazione degli enti e dei loro atti di gestione, anche in questo caso secondo criteri di semplificazione, attraverso la previsione di un Registro Unico del Terzo settore, a cui è resa obbligatoria l'iscrizione per tutti quegli enti che intendono avvalersi di finanziamenti pubblici o agevolazioni, dei fondi europei per il sociale, o che esercitino attività in convenzione o accreditamento con lo Stato e con gli enti pubblici. Trasparenza, dunque, e controllo, esercitato attraverso le norme anticorruzione, e al riguardo, mi dispiace non vedere più in Aula i colleghi del Movimento 5 Stelle, nei confronti di chi accede al ricorso delle risorse pubbliche, attraverso l'attività del Ministero, con l'Agenzia delle entrate, le forme di autocontrollo che hanno una forte valenza di prevenzione e di vigilanza del Ministero e verso terzi. 
Viene riconosciuto, quindi, il ruolo del Terzo settore nella fase di programmazione territoriale dei servizi socio-assistenziali e nella tutela del patrimonio culturale; insomma, vengono poste le basi per una compiuta revisione della disciplina dell'impresa sociale, già ampiamente normata in Europa e finanziata con Programmi (EaSI) e Fondi (Eusef), tenendo conto del principio della destinazione degli utili in misura prevalente al raggiungimento degli obiettivi sociali e dell'ampliamento di settori di attività verso aree di sostegno particolarmente sensibili, come poi è stato previsto in questa proposta di delega. 
In conclusione, con questa legge di riforma, consegniamo al Governo, che si merita, una delega che ha principi, finalità, criteri ben definiti e non si tratta di una delega in bianco, prevedendo la possibilità di realizzare una delle più importanti opere pubbliche, che si colloca nell'ambito dei principi costituzionali e sussidiari, con l'obiettivo di promuovere ed operare una compiuta coesione sociale ed una cittadinanza piena di quello che, giustamente, abbiamo definito il Primo settore.