Discussione sulle linee generali
Data: 
Venerdì, 10 Ottobre, 2014
Nome: 
Ernesto Carbone

A.C. 2247-A

Signor Presidente, colleghi, la Commissione finanze della Camera dei deputati ha approvato il testo di una legge che introduce una procedura per regolarizzare i capitali detenuti da cittadini e da imprese italiane all'estero: Presidente, senza anonimato e pagando quanto dovuto al fisco. Questo lo voglio sottolineare per ricordarlo, soprattutto, a chi mi ha preceduto. 

Quindi, abbiamo da un lato, per chi detiene capitali all'estero, la regolarizzazione spontanea permette di abbattere sanzioni e interessi e riduce, quindi, il rischio di conseguenze penali per eventuali reati di tipo tributario. Dall'altra parte, è stato introdotto nel testo il nuovo reato di autoriciclaggio e cioè il trasferimento, o l'impiego, di fondi derivanti da un reato non colposo da parte di chi ha commesso il reato, e non solo, da parte degli intermediari. La via italiana all'emersione dei capitali esportati punta così sull'interesse agli sconti: chi riemerge ha forte facilitazioni monetarie e non rischia di essere imputato per riciclaggio, chi non dovesse riemergere, e decidesse, invece, di spostare i soldi in altri Paesi, che però si stanno adeguando ai nuovi standard internazionali di trasparenza finanziaria verso paradisi fiscali che mantengono il segreto bancario, deve sapere che non rischia solo per gli eventuali reati tributari che stanno all'origine dell'esportazione dei capitali, ma anche per il reato, ben più pesante, di riciclaggio. 
Lo scambio automatico di informazioni finanziarie, che sostanzialmente declina la fine del segreto bancario, sta diventando il nuovo standard globale a livello internazionale per effetto di un'azione esercitata dopo la crisi del 2008 dal G20, dall'OCSE e dall'Unione europea. A partire, dunque, dal 2017-2018, sulla base di regole e trattati ormai in vigore, cadrà il segreto bancario in Svizzera, ad esempio, e in tanti altri Paesi come Singapore, San Marino, Lussemburgo. 
I correntisti italiani di banche svizzere, ad esempio, hanno già ricevuto lettere in cui si richiede la pulizia fiscale delle somme detenute e, in assenza di questa dichiarazione, si annuncia la chiusura del conto corrente o addirittura del conto corrente titoli. 
Dentro questo quadro di riferimento all'Italia conviene, dunque, anticipare alla scadenza del 2018, prevedendo unavoluntary disclosure che consenta agli italiani che non hanno dichiarato capitali detenuti all'estero di regolarizzare la loro posizione col fisco italiano, pagando l'imposta dovuta con sconti sulle sanzioni amministrative e su eventuali reati fiscali. I paletti politici, lo scheletro di questo provvedimento, sono stati, in realtà, disegnati da un decreto emanato dal Governo Letta, poi non convertito in Parlamento. 
La riemersione dei capitali deve avvenire applicando le regole dell'OCSE e cioè con una voluntary disclosure nominativa e trasparente da parte dei contribuenti. Questo elemento, dunque, si contrappone nettamente ai condoni varati in passato dai Governi italiani di centrodestra che garantivano anonimato e bassissimo costo. Questo si contrappone anche all'accordo tipo quello tedesco, fatto con la Svizzera, accordo, mai più ratificato dal Parlamento tedesco per l'opposizione dell'SPD, che faceva pagare di più, ma garantiva sempre l'anonimato. 
Le norme sono state trasformate in progetto di legge parlamentare incardinato nella Commissione finanze di Montecitorio, la quale ha concluso i lavori, approvando un testo pronto per essere trasmesso all'Aula. 
Il testo originario è stato significamene innovato con tre principali novità. Accanto al procedimento di voluntary disclosure per chi ha esportato i capitali all'estero, è stata introdotta una parallela voluntary disclosure per chi ha nascosto i capitali in Italia, in tutto e per tutto analoga, cioè senza anonimato, con pagamento integrale, con modello di dichiarazione dettagliata, sottoposto al vaglio dell'Agenzia delle entrate. 
Il sistema di sconti, amministrativi e penali, è stato rafforzato ed è stata introdotta, come ricordavamo prima, con un emendamento presentato dal Partito Democratico, la riforma del reato di riciclaggio e autoriciclaggio. Un'altra modifica apportata alla Camera, introduce un forte incentivo alla Svizzera per firmare l'accordo bilaterale; l'adesione all'accordo di scambio di informazioni con l'Italia comporterà l'applicazione, agli italiani che faranno la voluntary disclosure, delle sanzioni più morbide che si pagano provenendo da Paesi di white list. In questo modo, le banche svizzere avrebbero convenienza a far aderire i loro clienti alla voluntary anche, e soprattutto, per non perderli.