Discussione generale
Data: 
Martedì, 1 Agosto, 2023
Nome: 
Maria Anna Madia

A.C. 1322

Grazie, Presidente. L'ultima volta - qualche settimana fa - che sono intervenuta in quest'Aula ho chiesto proprio a lei, che era in Presidenza, di poter avere una risposta. Stavamo discutendo del voto ai fuori sede e io mi chiedevo se ci fossero precedenti, nella storia di questo ramo del Parlamento, di una proposta di legge, calendarizzata in quota opposizione, che diveniva, dopo la discussione e l'approvazione in quest'Aula, una delega al Governo. Lei, Presidente, mi dirà: che cosa c'entra? Noi oggi siamo in fase di discussione generale di un decreto denominato Salva-infrazioni. Ebbene, io penso che questi due provvedimenti, in fondo, siano legati e che quella domanda e quella mancata risposta c'entrino anche rispetto alla discussione che stiamo facendo oggi in quest'Aula, perché voi - voi maggioranza e voi Governo - ancora una volta state dimostrando di non fidarvi del Parlamento e dei suoi strumenti.

Noi oggi avremmo voluto discutere di un altro provvedimento - la legge europea - e invece ci portate un ennesimo decreto-legge, che arriva in questo ramo del Parlamento “blindato”, così si dice, cioè per una ratifica e non per una sostanziale discussione. E vede, Presidente, io inizio da qui, non per una dinamica maggioranza-opposizione, ma perché credo che riportare al centro il Parlamento, con gli strumenti che il Parlamento dà, sia un elemento fondamentale, oggi, per la nostra democrazia e per la dignità del Parlamento. Quindi, questo decreto, oggi, è una risposta sbagliata a una domanda sbagliata. E con questo tiro una riga sulle questioni di metodo e arrivo al merito.

Sul merito ci sono alcuni aspetti gravi. Già si è discusso, nelle pregiudiziali di costituzionalità, del tema drammatico che riguarda ancora Ilva. Questo provvedimento su Ilva è totalmente slegato dal merito e dalla realtà territoriale.

È un provvedimento peraltro - si dice - calato dall'alto, non sappiamo neanche bene da chi, perché non abbiamo ben capito - ma queste sono questioni che riguardano la maggioranza - se il Ministro Fitto e il Ministro Urso si sono parlati, ma quello che è chiaro nel contenuto di questo decreto sull'Ilva è che ci sono effetti pesanti sulla decarbonizzazione, cioè si fanno dei passi indietro gravi, senza coinvolgimento delle istituzioni locali e senza coinvolgimento della popolazione, che sconfessano le decisioni che erano state prese dal precedente Governo, il Governo Draghi, sostenuto - lo ricordo - da due forze di maggioranza, da due forze della maggioranza di oggi, che sono Forza Italia e la Lega. Questo io ritengo che sia il punto di merito più grave di questo decreto. Ce ne sono poi altri. Cito, ad esempio, il trasferimento al TAR del diritto di un ricorrente di fronte a un provvedimento di respingimento alla frontiera: noi crediamo che il trasferimento al TAR, e non al giudice ordinario, sia una scelta sbagliata; noi crediamo altresì che, nell'estate più rovente di sempre, i Vigili del fuoco avrebbero dovuto avere più investimenti e più risorse per poter svolgere il prezioso lavoro che quotidianamente svolgono; noi crediamo ancora che l'intervento sui docenti, presente in questo decreto, sia un intervento parziale nella sostanza e nel contenuto, ma anche parziale nella platea perché non si capisce perché debbano essere esclusi i docenti delle scuole paritarie. Insomma, questo decreto Salva-infrazioni nel metodo - come dicevo - e nel merito, per alcuni punti più gravi che ho segnalato, è un provvedimento sbagliato, poco coerente e - mi verrebbe da dire, Presidente - poco sapiente. Ma il punto che vorrei sottolineare è che questo provvedimento è - anche alla luce della discussione di stamattina in quest'Aula con il Ministro Fitto - a immagine e somiglianza del vero punto di sofferenza di questa maggioranza e di questo Governo, che io ritengo essere l'Europa. Io non rinfaccio alla maggioranza una metamorfosi cinica e repentina - non poteva che essere così, una volta arrivati al Governo -, però chiederei alla maggioranza, ancora stamattina questo non è avvenuto, di dimostrare sul cambiamento e sullo slancio europeista un po' di autenticità, perché europeisti riluttanti, europeisti poco convinti ed europeisti con il freno a mano non si può essere e non, Presidente, perché le fragilità o le fatiche dell'Europa nascono con questo Governo - sarei superficiale anche solo a pensarlo e, se lo dicessi, sarei qui a fare stupida propaganda -, però vorrei mettere in fila alcuni fatti. Stamattina il Ministro Fitto ha detto spesso le parole “questo è un fatto”, ma io vorrei elencare alcuni fatti. È un fatto oggettivo che l'affidamento della responsabilità del PNRR al Dipartimento degli Affari europei, togliendolo al Ministero dell'Economia e delle finanze sia stato un errore tecnico. I cambi di governance fanno sempre perdere tempo, anche i migliori, e noi non avevamo bisogno su questo dossier di perdere tempo. Ma ci sarà una ragione per cui in tutta Europa a seguire l'attuazione del Piano sono i Ministeri delle Finanze? E aggiungo: basta anche una sommaria conoscenza dei nostri Ministeri e della nostra struttura di Governo per sapere che solo il Ministero dell'Economia e delle finanze oggi è in grado di gestire con tempestività una mole di investimenti così grandi. Io vorrei rinnovare una domanda che al Ministro Fitto è stata fatta diverse volte dai gruppi di opposizione in Commissione e alla quale il Ministro non ha mai risposto. Non so, forse dovremmo immaginare di fare un accesso agli atti, eppure è una domanda che - se ci fosse la volontà di rispondere - potrebbe avere una risposta semplice: è un banale numero.

Io continuo a chiedere quante persone oggi, dopo il cambio di governance sul PNRR, lavorano a Palazzo Chigi all'attuazione appunto di questo Piano, cioè all'attuazione della messa a terra di questi miliardi di investimenti. Presidente, io lo chiedo perché continuo a pensare che il Dipartimento degli Affari europei, al contrario del Ministero dell'Economi e delle finanze, non abbia le persone, le risorse, la forza e l'autorevolezza di gestire questo dossier e di andare in Europa come dovrebbe andarci un Paese come l'Italia. Continuo con i fatti: è un fatto quindi che cambiare la governance sul PNRR sia stato un errore tecnico; è un fatto che ci sia stato un ritardo nella terza rata, non drammatico, ma è un fatto; è un fatto che nella terza rata non ci sono i 500 milioni che aspettavamo per gli alloggi per gli studenti; è un fatto, ancora, che sarà un miracolo e che le ore sono contate se riceveremo la quarta rata entro il 2023 e quindi è un fatto anche che il Ministro Giorgetti non possa dormire, da qui alla fine dell'anno, sonni tranquilli; è un fatto, ancora, che, dopo quasi un anno in cui si è discusso di questi fantomatici cambiamenti al Piano, voi scegliete di definanziare di 16 miliardi il Piano, tagliando su voci come gli investimenti sul rischio idrogeologico e la mobilità sostenibile (peraltro con i comuni che avevano già fatto alcuni bandi, con gli amministratori locali ed i presidenti di regione che giustamente sono in confusione e preoccupati); è un fatto, ancora, che la riforma della sanità territoriale venga tagliata e posticipata. Diceva stamattina il collega Fornaro - e sono d'accordo con lui - che abbiamo sempre la memoria troppo corta, perché l'esperienza drammatica del COVID e della pandemia è vicina e sono vicini i tempi in cui dicevamo tutti, tutte le forze politiche, quanto fosse importante appunto riformare la sanità territoriale, anche alla luce dei mesi drammatici che abbiamo vissuto. Vado avanti e continuo a parlare di fatti e non di opinioni, lo continuo a fare anche perché la Presidente Meloni, tornando dagli Stati Uniti, ha detto che abbiamo dimostrato di essere un Governo affidabile; continuo a mettere in fila fatti che, tutti insieme, non so se testimonino esattamente questa affidabilità. È un fatto ancora quello che state facendo con il decreto Salva infrazioni, scegliendo appunto la decretazione d'urgenza e non la legge europea e quindi penalizzando, ancora una volta, il Parlamento; è un fatto che, anche sul PNRR, le modifiche al Piano non siete stati in grado di discuterle preventivamente in Parlamento, emarginando ancora il Parlamento e non rispettando quella che è la governance del PNRR, che prevede che qualunque modifica debba avere discussioni e indirizzi preventivi proprio assunti in Parlamento. Voi fate cabine di regia, dal sottotitolo: “lasciateci lavorare” e usate le Commissioni parlamentari per i convenevoli. Cosa significano tutti questi fatti? Torno al punto da cui sono partita perché tutti questi fatti sono fortemente legati al decreto che noi stiamo discutendo oggi. Io credo che tutto questo significhi appunto che non c'è un'autenticità nella metamorfosi europeista repentina della maggioranza e del Governo; ciò significa che voi non ci credevate e non ci credete; significa che continuate a vivere l'Europa e perfino il PNRR, un Piano che ci consegna miliardi di investimenti, non come il più grande piano di modernizzazione per il Paese dal dopoguerra, bensì come un intralcio, come un peso. Non ne state facendo - e non ne avete voluto fare - il centro della vostra azione politica; a nulla sono valsi gli appelli accorati del Presidente Mattarella che ha detto e sottolineato, con il suo stile sobrio ma chiaro che questo non è il Piano di un Governo, ma il Piano dell'Italia e che l'insuccesso di questo Piano è l'insuccesso dell'Italia.

A nulla sono servite le richieste sincere di collaborazione anche da parte nostra, dell'opposizione, perché noi crediamo davvero che questo Piano non sia responsabilità solo del Governo, ma che il buon esito di questo Piano derivi da uno sforzo collettivo, ovviamente il Governo per primo deve crederci, ma che in questo sforzo collettivo abbia una forte responsabilità anche l'opposizione, e che solo questo sforzo collettivo possa far vincere l'Italia e l'Europa insieme.

Ma voi continuate a vedere tutto come un intralcio, un intralcio le percentuali di risorse da spendere per il Sud, un intralcio le condizionalità sull'occupazione giovanile e femminile. Questo si nota anche nella comunicazione pubblica, quando parlate di Europa, perché il Piano è sempre sullo sfondo, non si sente la spinta, l'urgenza per far capire che dietro l'acronimo PNRR ci sono i parchi sotto casa, c'è la fibra, ci sono gli asili nido, ci sono i mezzi per spostarsi, ci sono le strade, c'è il rinnovamento delle scuole. Insomma, ci sono opere e progetti fondamentali che i cittadini devono vedere, devono conoscere, in cui tutto il sistema Paese deve credere.

Penso anche che l'altro aspetto grave che emerge ancora una volta anche dai contenuti di questo decreto, e che non ci ha consentito una libera discussione, invece, sulla legge europea, è che voi state azzerando completamente l'ambizione riformatrice di questo Governo sulla pubblica amministrazione, sulla lotta all'evasione, sulla giustizia. Oggi il Ministro Fitto ha detto che sono riforme complesse. Certo, tutte le riforme sono sempre processi complessi, però sono riforme attese, sono riforme promesse, sono riforme che, alla luce dei documenti presentati dal Governo, sono azzerate.

Voi è come se sceglieste di diminuire questo PNRR, riducendolo a un Bancomat e non a un motore di cambiamento per il Paese, togliendo tutto ciò per cui l'Italia si era impegnata e relegando l'Italia non a fare dei passi in avanti, ma a rimanere un'Italia più ingiusta, più ferma, più arretrata. Allora, e concludo, davvero, prima di tutto dal metodo quando si parla di Europa, perché dietro l'idea di Europa c'è anche l'idea di Italia che noi abbiamo, vi invito a cambiare strada, vi invito a cogliere tutti i suggerimenti che stamattina, e ancora questo pomeriggio, in quest'Aula, arrivano dall'opposizione.

Vi invito a riprendere la strada seria, trasparente e con il coinvolgimento del Parlamento sulle riforme, perché, Presidente, e concludo con quella che è anche la premessa a tutta questa discussione, se voi farete bene, voi maggioranza, voi Governo, noi saremo contenti perché farete bene all'Italia. Ed è anche per questo che il gruppo del Partito Democratico sul voto finale a questo decreto sceglie l'astensione, per dimostrare ancora una volta quella responsabilità, quel senso di responsabilità che è un nostro tratto identitario, a maggior ragione quando si parla di Europa.