Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 26 Marzo, 2024
Nome: 
Rachele Scarpa

A.C. 1790

Presidente, colleghe e colleghi, come è prevedibile, anche il dibattito parlamentare sui Giochi olimpici invernali, come è accaduto tante altre volte, è scivolato nella dicotomia: c'è il bianco e c'è il nero, ci siamo noi e ci siete voi, ci sono quelli del “sì” e ci sono quelli del “no”, che diventano automaticamente, per un assioma ormai stabilito, quelli che lavorano per l'Italia e quelli che lavorano contro l'Italia.

Ho seguito anche in questi giorni, non solo il dibattito che stiamo svolgendo adesso, ma anche quello al Senato e ho notato che, anche questa volta, c'è la tendenza a trattare tutto con la modalità spartiacque, per cui si accusano le opposizioni di essere autolesioniste, di essere un vero esempio - cito - di anti-italianità masochista. E si diceva: questa è la differenza abissale tra noi e voi. Anche adesso l'onorevole Tosi ha semplificato, ha tagliato un pochino con l'accetta le argomentazioni delle opposizioni dicendo che l'unico punto che abbiamo portato in ore di discussioni, audizioni ed emendamenti è quello sull'abbattimento di 500 larici secolari.

Ora, questa è una tendenza alla semplificazione che io penso che faccia male al Parlamento, ma che fa male soprattutto ai territori, ai cittadini, in nome del cui interesse comune si dice e si proclama di lavorare, di essere quelli del “sì”, cittadini le cui proteste, i cui rilievi, i cui appelli politicamente trasversali rispetto al tema dei Giochi olimpici sono stati sistematicamente ignorati, demonizzati e mascherati dietro a un “no” acritico e disfattista che, però, secondo me, esiste solo nelle orecchie di chi non vuole ascoltare.

Lo diciamo ancora una volta per essere chiari: i Giochi olimpici e paralimpici invernali, per noi erano e rimangono un'opportunità di crescita economica, di sviluppo infrastrutturale, di rafforzamento dell'immagine dell'Italia all'estero. Anche in occasione di questo decreto, con tutti i problemi gravi che stanno emergendo, noi abbiamo lavorato, credo, con responsabilità, anche nella fase emendativa, perché è anche nostro l'obiettivo di garantire al nostro Paese di essere pronto per accogliere uno degli eventi sportivi più prestigiosi e seguiti a livello internazionale. Anche noi, insomma, vogliamo poter mostrare al mondo come l'Italia abbia delle capacità organizzative, l'Italia della cultura sportiva, l'Italia che sa valorizzare e rispettare le proprie bellezze naturali, artistiche e architettoniche. Ed è proprio in virtù di questa volontà che dovrebbe accomunarci tutti quanti che noi abbiamo la responsabilità di rappresentare le preoccupazioni e le forti criticità sollevate da territori, associazioni, società civile, che non sono anti-italiani, sono le persone che abitano quei territori, territori che verranno direttamente interessati dagli interventi anche molto pesanti e dalle opere che verranno realizzate in vista di questi giochi e che lavorano e tutto ciò che dicono lo dicono perché vogliono che le Olimpiadi siano l'investimento di cui, sia noi, sia loro, abbiamo bisogno. Prendere queste voci e ignorarle, anzi, peggio, sacrificarle sull'altare della propaganda e trasformarle tutte nel demoniaco partito del “no” io credo che sia il torto più grande che si possa fare all'occasione rappresentata dai Giochi olimpici invernali e dovrebbe essere una tendenza che interrompiamo immediatamente anche all'interno di questo Parlamento su tutti gli argomenti di cui discutiamo. Prendiamo atto del fatto che questo “centralizzatissimo” cambio di governance attesta sostanzialmente un fallimento.

Mancano appena due anni all'inizio dei Giochi e tre settimane fa la Corte dei conti del Veneto ha evidenziato un ritardo nelle attività rimesse a Simico Spa, tanto che le competenze passano ad ANAS; il ritardo di due infrastrutture cruciali da 800 milioni e mi riferisco alla variante Cortina e a quella di Longarone; inoltre, fa alcune rilevazioni rispetto alle spese della fondazione Milano Cortina e, infine, rispetto alla pista da bob di Cortina, un'opera che, come dicevo anche nella discussione degli emendamenti, per i suoi ritardi, per i suoi costi e veramente per la sua dubbia utilità, è, forse, il simbolo migliore dell'approccio del Governo e della maggioranza rispetto alla gestione dell'intero evento.

Tuttavia, a sentire i colleghi della maggioranza, va tutto bene. Siamo i primi della classe eppure siamo qui ad approvare, in fretta e furia, perché i tempi di discussione alla Camera non ci sono stati, un decreto che serve a rimescolare la governance per far fronte a gravi ritardi rispetto a opere delicatissime, perdendone in trasparenza e in coinvolgimento dei territori, perché, appunto, se le questioni più delicate non sono passate a un esame attento a malapena di questa Camera e del Parlamento, figuriamoci qual è stato il coinvolgimento delle comunità e degli enti locali, che poi saranno i primi ad affrontare le conseguenze e l'impatto di tutto ciò che verrà fatto in vista dei Giochi.

Sono, quindi, nebulose le ragioni di questo cambio di governance, visto che si rischia di rendere marginale ancora di più e di ridurre alla sola ratifica il ruolo degli enti locali, se non spiegandolo come un tentativo di snellimento che, come veniva detto giustamente anche prima, forse non farebbe altro che certificare il fallimento del codice degli appalti in quello che era il suo obiettivo principale, cioè snellire e velocizzare le procedure burocratiche.

Insieme ai tempi di realizzazione, anche i costi stanno lievitando e ormai sono assolutamente fuori controllo ed è nostro dovere denunciarlo. La stima preventivata per l'edizione italiana dei Giochi olimpici era di 1,7 miliardi. A 5 anni dalla presentazione di quel progetto, nonostante ci fosse l'impegno a mettere in atto efficaci procedure di sviluppo dei luoghi designati e un accurato monitoraggio per mantenere i tempi e i costi di costruzione sotto continuo e rigoroso controllo, nonostante questo, dicevo, i costi sono più che raddoppiati.

Al momento la cifra si aggira attorno ai 3,6 miliardi. Inoltre, a 2 anni dall'inizio dei Giochi, il ritardo è clamoroso e, appunto, si è in procinto di cambiare, tra capo e collo, l'intera governance per la realizzazione di opere delicatissime e molto costose. A me sembra che qui, di rigoroso e di controllato, ci sia ben poco e questa è una trascuratezza grave che pesa e peserà soprattutto sulle tasche degli onesti contribuenti italiani, di quelli che le tasse le pagano sempre.

Questi investimenti così ingenti, questi costi così alti, dovrebbero essere giustificati, almeno in teoria, da un chiaro vantaggio sociale ed economico per chi vive in quei luoghi, visto che indubbiamente, sì, le conseguenze e l'impatto saranno tutti su quelle persone e su quelle comunità. Le Olimpiadi invernali, che tutti vogliamo, sono un'occasione, almeno in teoria, perché dovrebbero produrre per il territorio, l'ambiente e la popolazione locale del valore, valore inteso soprattutto come miglioramento delle condizioni di vita, attivazione dei servizi, miglioramento delle infrastrutture e un qualcosa che rimane anche il giorno dopo che i riflettori si spengono sui Giochi olimpici. Un'attenzione quanto mai necessaria, questa, soprattutto se si parla di Giochi olimpici invernali, perché i Giochi olimpici invernali hanno una peculiarità, cioè vanno a innestarsi, per loro stessa natura, in un ambiente fragile, che è l'ambiente montano, oggi drammaticamente indebolito dai cambiamenti climatici, dallo spopolamento, dallo sfruttamento intensivo delle sue risorse naturali e da mancanze strutturali in termini di welfare e servizi. Chi abita la montagna la protegge e la cura e lo fa anche protestando talvolta contro un certo tipo di azioni del Governo, perché ne conosce la sempre maggiore fragilità e vive sulla propria pelle l'assenza drammatica dei servizi sanitari, sociali e scolastici, di infrastrutture e di trasporto pubblico.

Quindi, l'esigenza di sostenibilità si sarebbe dovuta coniugare con una certa visione, con un modello di sviluppo che, insieme al progresso e alla crescita, coniugasse la sostenibilità ambientale, il rispetto dell'ambiente, la sostenibilità economica e quella sociale.

Proprio a questo proposito, volevo denunciare che, invece, il territorio è stato molto poco ascoltato. Si era parlato di riutilizzo e di costi ridotti proprio per il recupero delle infrastrutture. Poi ci sono alcune eccellenze italiane, come l'ex villaggio ENI - villaggio olimpico - a Borca di Cadore, che è rimasto dimenticato e abbandonato. Si è costruito un nuovo villaggio “monta e smonta” a Cortina che se ne andrà il giorno dopo le Olimpiadi, mentre quell'eccellenza, nata dall'intuizione di Enrico Mattei, che questo Governo utilizza solo quando gli fa comodo, rimane fermo e parcheggiato lì dov'è, alla faccia della riqualificazione che rimane nell'interesse delle comunità locali.

La pista da bob di Cortina - molto brevemente, perché sto finendo il tempo - è un disastro da tanti punti di vista: dal punto di vista economico, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista funzionale. Dai 47 milioni di costi preventivati, siamo arrivati a 128. Tutte le associazioni protestano per il grande impatto ambientale che avrà e le persone che fanno bob, in Italia, sono 50. È questo nell'interesse di una comunità o è nell'interesse dell'esaudire l'ordalia da capo cantiere di Matteo Salvini? Questa è la domanda che facciamo. Noi, con rispetto, ci asterremo nella votazione, perché facciamo il tifo per l'Italia e per Olimpiadi che siano buone, ma non è questa la direzione in cui bisogna andare.