Discussione sulle linee generali
Data: 
Martedì, 8 Novembre, 2016
Nome: 
Khalid Chaouki

Grazie, Presidente, esponente del Governo, cari colleghi. Ormai sono cinque anni in cui tutti quanti noi guardiamo, nella migliore delle ipotesi, senza aver nessuna possibilità di intervento, nella peggiore, indifferenti o addirittura complici – come ci diceva la collega Binetti all'inizio di questa discussione –, non potendo renderci conto che siamo testimoni di una storia che, al di là delle ragioni degli uni o degli altri o al di là delle strategie negoziali o della decisione di sostenere una componente piuttosto che un'altra, purtroppo – ed è questo lo scopo di questa nostra mozione – miete e ha già provocato la morte di tantissime vittime, in particolare vittime civili, in particolare bambini e persone che non hanno nulla a che fare con questo conflitto. 
Il sogno di un cambiamento di libertà, di laicità, che aveva contagiato la Siria cinque anni fa e che, ricordiamolo, partì da una volontà assolutamente non violenta, pacifica, da parte di giovani, che erano partiti dalla Tunisia, per poi arrivare in Egitto, in altri Paesi, purtroppo in quel Paese, come in altri, ha incrociato una reazione immediatamente violenta, una reazione che non ha risparmiato assolutamente le voci libere che dentro la Siria, fuori dalla Siria, avevano scommesso in una possibilità di cambiamento democratico e rispettoso del pluralismo e soprattutto che poteva, in qualche modo, sognare, come tutti noi, come noi europei, una possibilità di emancipazione, di libertà, anche per quel Paese. La reazione violenta – ricordiamolo, perché la storia è molto importante –, la reazione violenta che ha cercato immediatamente di zittire, di silenziare, di uccidere fin dall'inizio quel tipo di rivendicazione, assolutamente non violenta, di giovani, che, a suo tempo, ebbi la possibilità diretta, insieme a tanti altri, di poter ascoltare, che attraverso le poesie, attraverso le rivendicazioni culturali di una civiltà, una popolazione assolutamente acculturata come quella siriana, ricevette una risposta drammatica, che poi portò ovviamente ad una scelta di una parte di quella piazza, di quelle piazze – sbagliando, a mio avviso – di abbracciare le armi, in alcuni casi per difendersi, in altri per seguire le agende di altri attori regionali, che ovviamente conosciamo tutti, che rischiano di diventare e sono già parte della stessa medaglia e di una Siria in cui abbiamo una regime, quello di Assad, sostenuto dalla Russia e di altri attori che, sicuramente, dal nostro punto di vista, è protagonista oggi di crimini: crimini contro l'umanità, crimini contro i bambini, crimini contro le persone inermi. Ma, d'altra parte, non possiamo negare che nella, diciamo, variegata composizione della cosiddetta opposizione sicuramente abbiamo componenti che non possiamo ritenere alleati, a partire dalle espressioni del radicalismo di gruppi filo Al Qaeda, di estremisti, che, probabilmente, una volta al potere, si comporterebbero altrettanto o ancora peggio. 
Allora, di fronte a questo quadro, di cui possiamo citare alcune cifre, come il numero dei morti, almeno mezzo milione, il numero dei profughi, dei rifugiati, 6 milioni di sfollati, l'elemento più simbolico che ci ha colpito e ci colpisce, in particolare in questi ultimi anni, sicuramente è la dinamica degli assedi, che hanno messo in ginocchio intere città, interi villaggi e che non guardano in faccia a nessuno, non guardano in faccia, in particolare, ai bambini. Allora, anche nella dinamica più atroce delle guerre, e nel cinismo di chi oggi immagina appunto nella strategia dell'assedio, dell'affamare popolazioni, causando in qualche modo la fuga, ecco, nella storia dell'umanità abbiamo assistito, anche in queste parentesi più atroci, ad un sussulto di umanità che ha portato a concedere spazi per quel senso umano, che in questa guerra purtroppo rischiamo di non vedere più, che è quello di immaginare appunto delle tregue umanitarie, di immaginare degli spazi di fuga per i bambini e per chi avesse bisogno e necessità di curarsi, di immaginare corridoi umanitari, cosa di cui, orgogliosamente, il Governo italiano, il Parlamento italiano e il popolo italiano si sono fatti portavoce, protagonisti, attraverso un percorso e un programma che ci rende oggi un Paese riconosciuto in tutto il mondo per la sua capacità, nonostante tutte le difficoltà del nostro Paese, di mantenere alta quella bandiera di civiltà e di umanità di cui forse l'Europa dovrebbe tornare a farsi carico e di cui dovrebbe essere orgogliosa. Allora, è questo il rischio – e lo dico anche ai colleghi dei 5 Stelle come a tutti i colleghi di quest'Aula – al di là dei giochi politici, al di là di quelle che possono essere le diverse prospettive di schieramenti e constatando il fatto, e penso che su questo possiamo essere d'accordo, che da una parte parliamo sicuramente di gruppi terroristici che sono filo Al Qaeda, che sicuramente non potranno mai rappresentare i nostri alleati, nemmeno contro il peggiore dittatore, d'altra parte non possiamo però stare in silenzio di fronte ai massacri e ai crimini che un dittatore, chiamiamolo con il suo nome, Assad, insieme ad altri complici, sta oggi compiendo in Siria. 
Quindi, questa è la base per poter ragionare insieme, per portare avanti un percorso; è un passo in avanti per una via d'uscita da quella crisi che, inevitabilmente, ci deve vedere portare avanti un dialogo in cui, ovviamente, l'attuale regime, Assad e chi lo sostiene dovranno fare parte di un tavolo di negoziazione, ma che deve vedere, comunque, uno step successivo che dovrà trovare nuovi protagonisti. Nessuno nega la necessità, oggi, probabilmente, di rivedere la strategia di negoziazione, cercando di allargare questo tavolo a tutti quelli che potranno, sicuramente, portare una soluzione, non possiamo, però, negare che non è solo il pericolo, le atrocità dell'Isis e di chi lo affianca che devono essere condannati, ma dobbiamo condannare altrettanto, per onestà intellettuale, di fonte alla realtà dei fatti, quello che si sta compiendo, cercando in qualche modo di portare la popolazione siriana ad abbandonare intere città per replicare altre strategie avvenute altrove. 
Allora, l'invito che faccio anche a tutti i colleghi in questa Parlamento è di riuscire a fare un passo in avanti e di sentirci responsabili di fonte a questi drammi di cui la storia ci renderà conto e di cui i social network, i mass media, oggi, non ci potranno mai rendere immuni dal non assumerci le nostre responsabilità. Ecco, occorre fare un passo in avanti insieme e, allora, questo passo in avanti significa rilanciare, intanto, la strategia di dialogo portata avanti – devo dire che noi di questo dobbiamo essere orgogliosi – da Staffan de Mistura che ha ricoperto in passato anche ruoli nel Governo del nostro Paese. D'altra parte occorre rafforzare e incentivare il percorso dei corridoi umanitari, come abbiamo fatto e come dovremmo fare di più, contaminando, contagiando gli altri Paesi europei che di fronte a quella tragedia continuano a vedere semplicemente calcoli cinici, di bottega, di piccola bottega, non ragionando su quello che è, forse, un messaggio da dare all'umanità e da lasciare alla storia in questo momento così drammatico. Così, invito anche ad immaginare, come, appunto, già in questo Parlamento votammo qualche tempo fa, l'idea di un'attenzione particolare alla città di Aleppo, in questo caso. Parliamo di una città, per chi non lo sapesse, che ha 5 mila anni di storia, un patrimonio dell'UNESCO, un patrimonio dell'umanità che non appartiene né a Assad, né all'Isis, né a noi, appartiene alla comune civiltà umana. Allora, forse riusciremo anche a stimolare i protagonisti di questo tremendo conflitto, cercando, appunto – noi che abbiamo la «fortuna» di non viverlo direttamente quel conflitto – di spingere tutti, oggi, a ritrovare, forse, un briciolo di umanità nei loro cuori, nelle loro menti e di fronte ai loro figli. ribadendo il fatto che oggi a morire non sono né i militanti di Al Qaeda o i militari di Assad o di quegli schieramenti, ma sono innanzitutto i bambini, i bambini siriani, le famiglie siriane, i medici siriani, i pazienti negli ospedali siriani. Allora, a questo riguardo, lo scopo di questa mozione è quello, almeno, di recuperare il minimo recuperabile di fronte a questa crisi che senza una soluzione politica non potrà sicuramente portare nemmeno all'idea, poi, di immaginare una ricostruzione e una riconciliazione nazionale. Il minimo sindacale, per quello che ci riguarda e per quello che possiamo fare concretamente, è quello di spingere verso un approccio umanitario che in questo momento possa fermare questa continua strage umana. Lo si può fare, appunto, sostenendo ancora di più l'impegno delle Nazioni Unite e del suo inviato speciale in questo percorso, lo si può fare sostenendo il Governo in questo percorso relativo al corridoio umanitario, lo si può fare chiedendo una tregua umanitaria per Aleppo, come altri hanno già chiesto nelle settimane scorse, nei mesi scorsi, lo si può fare dando anche, alla nostra presenza nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, a partire dal prossimo gennaio, una priorità tra le tante che – immagino – noi già abbiamo: quella di cercare, come abbiamo fatto già nel conflitto Israele-Hezbollah in passato, per l'Italia, di poter giocare un ruolo che possa in qualche modo renderci unici per quello che abbiamo già saputo fare nel Mediterraneo e che possiamo ancora fare grazie alla nostra storia, grazie alla nostra sensibilità, di poter, appunto, a partire dalla simbologia di Aleppo, rilanciare un impegno umanitario particolare di cui spero tutto il Parlamento si faccia carico.