02/10/2015 - 13:13

"Decisiva la mobilitazione Intergruppo parlamentare Sviluppo Montagna "

Dopo la mobilitazione dei parlamentari aderenti all'Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, di numerosi Comuni montani, dell'Uncem e dei settimanali cattolici, contro il nuovo piano di distribuzione della corrispondenza a giorni alterni nei centri più piccoli e nelle aree montane, è intervenuto Palazzo Chigi stoppando Poste Italiane. E’ stato così rimandato al 31 dicembre l’entrata in vigore del Piano che sarebbe dovuto partire già dal primo di ottobre. Rimandato a dopo la fine dell'anno e solo dopo la verifica sui volumi reali di corrispondenza, effettuata dall'Autorità Garante delle Comunicazione, per evitare disservizi e meno qualità.

Questo è il risultato dell'intervento di ieri sera del Governo, a fronte della richiesta di presa di posizione da parte dei Deputati dell'Intergruppo parlamentare e di numerosi sindaci italiani, e dopo le proteste dei sindacati e anche dei 190 giornali aderenti alla Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici.

"La comunicazione di Palazzo Chigi - spiega Enrico Borghi, presidente dell'Intergruppo per lo Sviluppo della Montagna e presidente nazionale Uncem - conferma che avevamo ragione nel denunciare che il nuovo piano di distribuzione dei Poste creava diversi livelli di cittadinanza, penalizzando chi vive nelle zone rurali e montane e aumentando il divario con chi abita nei centri urbani, dove la corrispondenza, lettere e giornali, sarebbero arrivati due volte al giorno. La sospensione del governo apre le prospettive per garantire - dentro il quadro di sbarco in Borsa dell'azienda - quel diritto di cittadinanza sancito dalla Costituzione, che esprime l'uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, previsto anche dai recenti accordi con Poste e Servizi postale universale. Tornare indietro, comprometterebbero coesione e sussidiarietà per noi, nel nostro Paese, fondamentali". 

01/10/2015 - 17:49

La compattezza e l’incisività del gruppo democratico in commissione sono state decisive per varare, in poco più di tre ore, una riforma significativa che archivia la stagione della burocrazia e dei barocchismi in un campo importante come gli appalti e le concessioni. Ora siamo pronti per l’aula”. Lo afferma il deputato Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, a proposito dell’avvenuto varo stanotte della riforma del codice degli appalti per la quale la VIII commissione della Camera ha completato l’esame.

“Abbiamo lavorato –continua Borghi- per migliorare il testo uscito dal Senato, per rafforzare i principi di semplificazione, efficienza e trasparenza, alla base di questa riforma. Rilevante, la decisione del ministro Delrio, da noi sostenuta, di porre fine alla stagione del regolamento che affidava a quasi mille articoli normativi la regolazione di un settore che ha bisogno di flessibilità e velocità. A cui si aggiungono alcuni elementi qualificanti dell’azione del Pd di commissione: l’introduzione obbligatoria del dibattito pubblico con il coinvolgimento delle comunità locali, le clausole sociali per garantire la stabilità del personale impiegato in caso di passaggio dal regime delle società in house al mercato, l’aumento della quota di mercato nel campo delle concessionarie autostradali, il ruolo decisivo dell’ANAC nei controlli e nell’emanazione delle linee guida, il rispetto del voto popolare in materia di concessioni nel settore idrico, la riduzione del numero delle stazioni appaltanti a livello di unione dei comuni, la specifica disciplina per le concessioni industriali in autoconsumo da fonti rinnovabili, l’ attenzione che abbiamo assicurato alle micro, piccole e medie imprese, solo per citarne alcuni. E, soprattutto, l’espresso superamento della legge obiettivo che alla fine di questo percorso finirà negli archivi, con la sua stagione di inefficienze e di sprechi. Tutte innovazioni con il “copyright” democratico, che hanno impegnato molti colleghi con competenza e capacità. Un lavoro nel quale l’attività della collega Raffaella Mariani come relatrice è spiccata per professionalità e imparzialità, che configura una volta di più il Pd come il partito del cambiamento e dell’innovazione, attento all’interesse generale, all’ammodernamento del paese” 

06/08/2015 - 16:26

“Ci sarà spazio anche per interventi di prevenzione e riassetto dei territori montani, nel piano varato dal governo è presentato stamattina a palazzo Chigi. I ministri Delrio e Galletti, infatti, hanno dichiarato di avere in programma un piano di piccole opere per le frane che colpiscono i territori montani, ma anche della pianura, situati nei piccoli centri e che sarà presentato nei prossimi mesi”. Lo ha dichiarato il capogruppo Pd in commissione Ambiente Enrico Borghi, presidente dell'intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna che salutata positivamente la decisione del Governo e commenta: "E' molto importante che il governo, nel quadro dell'indispensabile intervento nelle aree metropolitane avviato oggi, abbia voluto accogliere la nostra sollecitazione di prestare attenzione anche alle zone montane dove spesso il dissesto si origina a causa della assenza di manutenzione del territorio e di prevenzione idrogeologica a monte. Apprezziamo anche la disponibilità del ministro Galletti di incontrare a settembre l'ufficio di presidenza dell'intergruppo montagna, nel quale potremo proficuamente mettere a frutto l'importante lavoro dell'unità di missione, al fine di programmare ora gli interventi con le regioni e gli enti locali, unioni dei comuni montani in primis".

 

05/08/2015 - 16:02

“La sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia e' di rilievo perché dà una veste giuridica ai temi sollevati dall'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della Montagna, in occasione dell'avviata privatizzazione di Poste Italiane Spa cui non è seguita ancora una liberalizzazione del mercato per assicurare, in ogni caso, la prestazione del servizio”. Lo ha dichiarato il deputato Pd Enrico Borghi, presidente dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna a proposito della decisione del TAR del FVG in merito alla nota vicenda della chiusura degli uffici di Poste Italiane nei piccoli paesi di Montagna.

“Infatti – ricorda Borghi - con sentenza n° 332 del 15 Luglio il TAR del Friuli ha accolto il ricorso proposto dal comune di Buja in provincia di Udine, annullando i provvedimenti con i quali Poste Italiane, in applicazione del piano di organizzazione degli uffici postali, aveva chiuso due uffici postali in due frazioni del Comune. Vi sono alcuni passaggi, in questa ordinanza di assoluto rilievo. Anzitutto si sancisce che il servizio postale e' un servizio di interesse pubblico, ancorché gestito da soggetto privato, in quanto oggetto di concessione di pubblico servizio alla quale è legato anche un contributo specifico della legge di stabilità. E si riconferma la natura giuridica del Comune quale espressione di una collettività che ha evidente interesse ad avere parità di trattamento per i propri cittadini. Un altro importante passaggio nella sentenza è che l'aspetto economico non può essere considerato ne' esclusivo ne' prevalente nell'interesse pubblico allo svolgimento corretto di un servizio universale come va considerato il servizio postale. Partendo da qui – prosegue - il giudice amministrativo riconosce implicitamente il diritto dei territori montani sancito dall'articolo 44 della Costituzione, laddove richiama il fatto che il dato economico ovvero quello della distanza non può essere superato né come assoluto né come di automatica applicazione, ma deve essere rapportato alla situazione geografica e orografica di alcune zone, anche per raggiungere un equilibrio e un bilanciamento tra gli interessi degli utenti e quelli dell'azienda. C'è quindi materia – conclude il capogruppo del PD in Commissione Ambiente - per Poste Italiane Spa e per il suo azionista Ministero dell'Economia, di riconsiderare chiusure e soppressioni di servizio, attuate in questi giorni con sufficienza e senza il dovuto rispetto per territori, utenti ed espressioni parlamentari”

28/07/2015 - 20:28

 "La giornata di oggi è molto importante per i lavoratori italiani impiegati in Svizzera, perché a loro giunge la conferma che non sono soli e che le istituzioni italiane sono presenti”. Lo afferma in una nota il deputato piemontese Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione Ambiente. L'avvenuta convocazione odierna alla Farnesina dell'ambasciatore svizzero – spiega Borghi – giunge, infatti, all'indomani delle nostre numerose prese di posizione tese a sollecitare un’esplicita presa di posizione del governo italiano di fronte delle iniziative ticinesi lesive dei trattati di libera circolazione delle persone e sancisce, con una chiarezza mai espressa in passato, la posizione netta del governo italiano”.

“La convocazione dell'ambasciatore – continua il capogruppo Pd in Commissione Ambiente - è già un importante fatto in sé e conferma come il Canton Ticino abbia messo in campo azioni a danno dei cittadini italiani che devono essere rimosse se si vuole reimpostare il necessario confronto tra Italia e Svizzera sui giusti binari. Le assicurazioni giunte dall'ambasciatore Kessler, da un lato, confermano la giustezza delle nostre posizioni, e dall'altro impongono che a questo punto Berna compia un passo formale decisivo per eliminare l'odiosa pratica dell'obbligo del casellario giudiziale solo per gli Italiani, elemento che insieme con l'aumento discriminatorio del moltiplicatore fiscale comunale solo per i lavoratori italiani conferma e giustifica la reazione effettuata”.

“L’iniziativa assunta dal governo italiano - aggiunge Borghi - per la quale ringrazio il Presidente Renzi e i ministri Gentiloni e Padoan, è molto importante, e nelle prossime ore ci attendiamo novità, in assenza delle quali chiederemo che la mozione del Pd finalizzata alla sospensione del negoziato tra Italia e Svizzera venga calendarizzata alla ripresa dei lavori parlamentari di settembre”.

“In ogni caso, l'iniziativa odierna conferma la possibilità che le relazioni positive e di amicizia tra Italia e Svizzera possano reimpostarsi e rilanciarsi, sulla base del rispetto reciproco e dei trattati di libera circolazione delle persone e dei capitali sottoscritti tra UE e Confederazione Elvetica e nel solco di una positiva azione di vicinato tra i territori elvetici e quelli italiani”, conclude Enrico Borghi.

28/07/2015 - 18:50

"L'approvazione, da parte della Commissione Europea, del piano d'azione per la strategia macro regionale alpina costituisce un grande risultato. Per la prima volta, l'Europa riconosce sia la soggettività delle Alpi come serbatoio ecosistemico naturale, e come ambito nel quale attuare politiche specifiche. E' un risultato al quale l'Italia ha lavorato per anni, sia a livello parlamentare e governativo che a livello regionale e degli enti locali, e premia le idee e le proposte che in questi anni abbiamo messo sul tavolo. L'Italia e' il più grande stato alpino, anche se talvolta se ne dimentica, e ora abbiamo un grande banco di prova per attuare politiche specifiche per questi territori. Mi auguro che si prosegua lungo il versante della leale collaborazione istituzionale sin qui seguita, al fine di mettere in campo nei prossimi anni azioni sistemiche di tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, della connettività e della ricerca e innovazione come prevede il piano di azione oggi varato da Bruxelles."

Lo dichiara in una nota l'on. Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera e presidente dell'intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna. 

03/07/2015 - 12:04

La nostra è una legislazione tra le più avanzate a livello mondiale

“L’Italia è l’unico paese europeo ad avere una legislazione avanzata grazie all’emendamento che ho presentato con il collega Ermete Realacci al decreto ‘Sblocca Italia’ che obbliga le società petrolifere concessionarie a presentare idonee garanzie fideiussorie o assicurative calcolate sul massimo danno ambientale potenziale. Grazie alla nostra proposta se dovesse accadere in acque italiane un incidente come quello verificatosi nel 2010 nel golfo del Messico, abbiamo già una legislazione che prevede il risarcimento del danno ambientale; non sarebbe perciò necessario iniziare una battaglia legale per arrivare ad un accordo, come è accaduto tra la Bp e i cosiddetti stati del golfo (Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana). L’Italia si conferma essere la punta più avanzata in Europa su questo tema”.

Lo ha detto Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione Ambiente.

17/06/2015 - 20:50

Presentato a Roma alla Camera dei Deputati il Rapporto Montagne Italia

“La montagna italiana, in moltissimi Comuni, oggi è un luogo dove si sperimentano politiche di integrazione e un nuovo welfare di comunità. Conosciuta come luogo dal quale emigrare, oggi diventa territorio che torna a crescere e mostra una capacità diversa di accogliere e ospitare i nuovi flussi di migrazione di lungo raggio, sino a fare degli stranieri una componente rilevante delle forze di lavoro”. Lo dichiara Enrico Borghi, capogruppo Pd in Commissione Ambiente alla Camera e presidente Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna per commentare il Rapporto Montagne Italia, realizzato dalla Fondazione che unisce Uncem e Federbim e presentato oggi alla Camera dei Deputati, a Roma.

“Oggi – ha spiegato Enrico Borghi – dobbiamo riposizionare le politiche partendo dalla realtà vera. Avevamo necessità di uno strumento che spiega le dinamiche in atto. Ricostruire una politica nazionale per la montagna ci chiede di partire da un’analisi. E capire quali sono i nuovi modelli di sviluppo paradigmatici per il resto del territorio nazionale, per innescare una nuova fase di crescita sostenibile. La montagna è serbatoio di tante nuove proposte. Il lavoro del Parlamento sui temi che ci riguardano è intenso”.

“Queste politiche – continua il capogruppo Pd - si devono calare sul territorio e dobbiamo capire come. Lo studio ci dice quali sono le montagne che ce l’hanno fatta e quali arrancano. Ci sono alcuni elementi importanti. Ad esempio l’immigrazione. Scopriamo che il trend demografico comunque non è negativo perché ci sono migliaia di immigrati che vengono integrati per iniziativa delle amministrazioni e del Welfare delle comunità locali. Oggi nelle aree montane e rurali c’è un evidente capacità di integrazione”.

“Su questo le montagne possono insegnare qualcosa al resto del territorio nazionale”, conclude Enrico Borghi.

15/06/2015 - 14:20

“Dopo gli arresti in Piemonte, necessario andare a fondo ed eliminare ogni altra frode.

Ci rimettono le aziende agricole oneste che tengono vivo il territorio con passione e determinazione”. Lo dichiara Enrico Borghi, capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera e presidente dell'intergruppo per lo sviluppo della montagna.

 

"La truffa degli alpeggi – spiega Borghi - scoperta dalla Guardia di Finanza e dal Corpo forestale di Cuneo, con arresti e indagati in tutto il nord-Italia, rappresenta l’ennesimo enorme danno per tutto il sistema agricolo piemontese, nonché per l'intero comparto economico delle Terre Alte e per centinaia di imprenditori onesti. Lucrare su territorio, beni ambientali, paesaggistici, confidando nel mancato controllo delle autocertificazioni è certamente da condannare”.

“La magistratura – continua Borghi - farà il suo percorso e le indagini dovranno fare chiarezza su tutte le pratiche poco chiare, sulle frodi, sui pascoli affittati da imprese agricole che hanno le sedi distanti anche mille chilometri dai luoghi dove gli animali dovrebbero essere condotti. Mi unisco alle richieste di chi pretende una migliore organizzazione del sistema della Pac (Politica agricola comunitaria), dove questa tocca appunto alpeggi, pascoli e monticazione, garantendo che gli incentivi vadano a imprenditori veri e seri che concepiscono il territorio come elemento centrale della produzione e non come colonia da sfruttare.

“C'à da risolvere – aggiunge in capogruppo Pd - il problema degli affitti altissimi, di alpeggi privati in particolare, che non permettono alle imprese del territorio di affittare le aree dove condurre mandrie e greggi. Non solo. Questo fenomeno di aumento delle richieste economiche per l'affitto ha generato negli ultimi anni fenomeni di speculazione, penalizzando i veri allevatori, creando un vero mercato nazionale – non senza il rischio di infiltrazioni malavitose - che va bloccato. Faccio appello ai Comuni montani di evitare aumenti e verificare, per quanto nelle loro possibilità, il reale utilizzo di pascoli e alpeggi, a vantaggio anche della manutenzione del territorio e della prevenzione del dissesto, e alle Regioni di aprire un confronto con enti locali e organizzazioni di categoria per programmare al meglio i futuri fondi del Psr”.

“Si tratta di temi chiave per la montagna che vuole ricostruire un tessuto economico. È evidente che i controlli della Guardia di Finanza come del Corpo forestale devono essere efficaci ed eliminare ogni tentativo di truffa", conclude Enrico Borghi.

11/06/2015 - 17:32

"L'audizione fornita oggi dalla Banca d'Italia alla VIII commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva in materia di concessioni autostradali, conferma l'esigenza di un vento nuovo in questo settore, finalizzato ad una sua maggiore trasparenza, industrializzazione e modernizzazione che porti il comparto fuori dal capitalismo di relazione per portarlo dentro una dinamica europea. Di rilievo, della relazione odierna,vi sono almeno due punti. Da un lato un evidente scostamento tra gli investimenti programmati e oggetto delle concessioni e quelli effettivamente realizzati, con una dinamica della crescita delle tariffe cui non corrisponde un incremento delle opere infrastrutturali; dall'altro un quadro regolatorio e conoscitivo inadeguato, figlio delle scelte dei governi Berlusconi, che ha portato Bankitalia a parlare di "difficoltà a valutare la congruità dell'evoluzione tariffaria per via della mancanza di informazioni adeguate sui piani economico-finanziari" e di "opacità di informazioni relative ai piani economico-finanziari e alla dinamica degli investimenti effettivi che non consente di verificare quanta parte della dinamica tariffaria sia stata consentita dalla previsione di investimenti poi non realizzati". Parole pesanti, alle quali va aggiunta anche la novità emersa oggi in commissione circa il fatto che la direttiva Costa-Ciampi del 1998 relativa all'obbligo per il concessionario di accantonare introiti percepiti per investimenti inclusi nel piano economico-finanziario ma non ancora realizzati, in un fondo rischi da destinare a nuovi investimenti sia stata nei fatti disattesa. Appare di tutta evidenza, quindi, fare tesoro di queste circostanze per affrontare in maniera sistemica la questione iniziando dal nuovo codice degli appalti e delle concessioni che ci arriverà nei prossimi giorni dal Senato".

Lo dichiara in una nota l'on.Enrico Borghi, capogruppo del Pd in commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati a margine dell'audizione odierna del capo servizio di struttura economica della Banca d'Italia nell'ambito dell'indagine conoscitiva in materia di concessioni autostradali.

 

04/06/2015 - 19:25

Da costo a risorsa, 180 i milioni che i Comuni risparmieranno ogni anno

"Considero molto positivo il parere del Ministero dell'Ambiente che inserisce le potature tra i sottoprodotti per produrre energia rinnovabile, grazie a impianti termici e cogenerativi”. Lo dichiara Enrico Borghi, capogruppo Pd in Commissione Ambiente alla Camera a commento della nota, inviata nei giorni scorsi dalla Direzione Generale dei Rifiuti del Ministero dell’Ambiente alla Federazione Italiana dei Produttori di energia da fonti rinnovabili, in cui si precisa che i residui derivanti da attività di manutenzione del verde possono essere qualificati come sottoprodotti.

“La soluzione decisa dal Ministero – spiega Borghi – mette finalmente ordine e fa chiarezza dopo troppi anni di interpretazioni restrittive che si riverberavano sul mancato accesso agli incentivi e alti costi per lo smaltimento, a carico dei Comuni. Condivido questa impostazione, e cioè che questi residui di potatura da costo potranno diventare una risorsa. Il Comune, infatti, invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale per lo smaltimento potrà recuperare 2-3 euro al quintale, nel rispetto dei requisiti definiti per i sottoprodotti, conferendo il materiale alle centrali".

“I numeri di questo fronte della green economy – continua il capogruppo Pd – sono imponenti: secondo i dati Fiper, nei Comuni italiani si producono 3-4 milioni di tonnellate/anno di potature del verde pubblico con un costo di smaltimento in discarica di circa 180-240 milioni di euro a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’Amministrazione pubblica italiana potrà dunque aggirarsi tra 240-360 milioni di euro all'anno, senza contare la biomassa proveniente dalla gestione del territorio, ovvero pulizia degli alvei e argini fluviali, mareggiate e altri eventi atmosferici”.

"Come relatore del Collegato ambientale alla Legge di Stabilità – aggiunge Borghi – lo scorso anno avevo presentato uno specifico emendamento per considerare le potature dei sottoprodotti. Dai dirigenti del Ministero dell'Ambiente avevo avuto conferma che la misura poteva essere adottata in via amministrativa, anziché legislativa. La mia proposta oggi diventa operativa, consentendo risparmi ai Comuni e l'impiego di una risorsa naturale al fini dell'energia rinnovabile”.

“Un importante risultato, concreto, a vantaggio dei Comuni", conclude Enrico Borghi.

 

27/05/2015 - 18:29

Una lettera sullo stato delle relazioni in atto con la Repubblica e Cantone del Ticino, facente parte della Confederazione Elvetica, che stanno conoscendo una piega preoccupante. L’ha inviata il deputato PD Enrico Borghi ai ministri Paolo Gentiloni, Affari Esteri, e Carlo Padoan, Economia e Finanze, dove si legge: “Sono quotidiane le dichiarazioni pubbliche che mettono in discussione i diritti dei numerosi cittadini italiani occupati regolarmente presso imprese ed aziende ticinesi (il cui numero ha raggiunto le 60.000 unità provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia), e lo stato delle relazioni tra Italia e Svizzera, concentrate oggi sui negoziati fiscali e sull'accordo per l'imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri. Dalla decisione assunta dal Consigliere di Stato di obbligare ogni italiano a presentare il certificato dei carichi pendenti in allegato alla richiesta di assunzione, all'avvio dell'elaborazione da parte del Consiglio di Stato del Ticino di una clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro per introdurre meccanismi restrittivi sul reddito degli italiani in Ticino; dalla introduzione su base cantonale di un limite restrittivo di quote dei frontalieri, fino al ricatto di non pagare il ristorno fiscale delle tasse versate dai lavoratori frontalieri italiani. Per non parlare delle proposte per introdurre pedaggi autostradali specifici per gli stranieri (cioè per gli Italiani), o delle accuse lanciate nei confronti dei lavoratori italiani di essere creatori di false invalidità”.

“Tra il Canton Ticino e la Confederazione Elvetica – prosegue Borghi - è in atto un conflitto istituzionale e verso i nostri connazionali si verificano circostanze che impongono una riflessione da parte del Governo italiano, anche in connessione con lo stato dei negoziati in corso relativi al trattamento fiscale dei nostri connazionali interessati dal cosiddetto fenomeno del “frontalierato”. Il governo italiano faccia passo ufficiale con governo svizzero e stigmatizzi quanto avviene in Canton Ticino. Non ci sono le condizioni politiche per una ratifica in sede parlamentare di accordi senza prima un chiarimento con le autorità svizzere sulle relazioni che si intendono ripristinare tra i Paesi, una analisi dei contenuti degli accordi e un maggiore grado di coinvolgimento delle autorità locali (Regione Piemonte e Regione Lombardia e province di Sondrio e Verbano Cusio Ossola sulla scorta delle loro nuove competenze in materia di cooperazione frontaliera ex lege 56/2014) e delle organizzazioni sindacali. Mi auguro – conclude il deputato Pd - di poter riscontrare una azione da parte vostra in tale direzione”.

25/05/2015 - 13:09

"Un'indagine conoscitiva sul bando dei fondi Piccoli Comuni: troppe anomalie e mancata attuazione delle indicazioni del Parlamento. I dirigenti del Mit dovranno spiegarci molte cose". La chiede il deputato Enrico Borghi, capogruppo del Pd in commissione Ambiente, che spiega: “ Il 15 maggio è stata pubblicata la graduatoria dei 3.116 piccoli comuni che hanno partecipato al click day del 13 maggio per concorrere al programma ‘Nuovi progetti di interventi’, nuovo nome del Piano “6mila campanili” che, inserito nello Sblocca Italia, mette a disposizione 100 milioni di euro per nuovi progetti nei comuni fino a 5.000 abitanti. Ma la graduatoria conferma l'assurdità del meccanismo, criticato già dai deputati Pd in Commissione, e invece riutilizzato: più di 3000 richieste in pochi secondi e risorse finanziarie esaurite dopo un secondo, assegnazioni occasionali e penalizzazione dei comuni con collegamento informatico difficoltoso.

La Commissione ad aprile 2014, dopo la pubblicazione della graduatoria del «Primo Programma 6000 Campanili», ha approvato – col parere favorevole del governo – una risoluzione in cui si affermava che l'adozione del solo criterio di ordine temporale di presentazione dei progetti crea distorsioni e iniquità nella suddivisione delle risorse e che i comuni periferici, montani in primo luogo, scontano un gap competitivo, causa inadeguatezza delle linee informatiche. Inoltre, impegnava il Governo a destinare risorse del programma «6000 campanili» ai comuni virtuosi in materia di finanza pubblica e di riqualificazione e manutenzione del territorio, di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico, di realizzazione di impianti di energia da fonti rinnovabili, di messa in sicurezza antisismica degli edifici pubblici e di fornitura al Parlamento di un quadro su fonti finanziarie e tabelle cronologiche per completare il finanziamento del progetto del programma «6000 campanili»”.

“Impegni disattesi – denuncia Borghi – per il meccanismo distorsivo che porta a compilare la graduatoria sulla base della tempistica della presentazione dei progetti, creando nel giro di un anno la terza graduatoria di aventi diritto, come per i precari della scuola, prescindendo dalla loro qualità. E che penalizza i comuni con strutture informatiche più fragili. E’ il colpo di mano di una burocrazia ministeriale recalcitrante a prendere atto che l’assegnazione dei fondi deve essere decisa sulla base dei contenuti dei progetti e non con la lotteria del click day. Il ministro Delrio – conclude Borghi – è incolpevole di questo pasticcio burocratico e lo stesso messaggio di Renzi è stato disatteso. E’ dunque necessario un chiarimento con la struttura ministeriale”.

 

20/05/2015 - 12:53

“C'è un pezzo, o meglio una frazione largamente minoritaria, della sinistra italiana che non riesce a scrollarsi di dosso la logica bertinottiana della critica eterna, del rilancio permanente e del disimpegno totale da ogni responsabilità .

Leggere e sentire le critiche che ci arrivano dai Verdi e da Sel in merito alla nuova legge su gli ecoreati fa una volta di più emergere la differenza tra chi -come noi- le cose le fa, e chi. - come loro - si consegna ad un infinito lamento figlio di pregiudizi ideologici neppure più utili a salvaguardare e garantire carriere di pezzi della loro classe dirigente.

Con la legge sugli ecoreati abbiamo segnato un passaggio epocale della storia della legislazione ambientale in Italia. Sminuirlo, o peggio ancora negarlo, significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà per cadere in una bolla di autoreferenzialità nella quale una sinistra di governo come il Pd, che risponde all'interesse generale, non cadrà" . Lo ha dichiarato il capogruppo Pd in commissione Ambiente Enrico Borghi.

15/05/2015 - 19:34

L’ormai avanzata stagione primaverile fa tornare d’attualità uno dei temi più sentiti del comparto ittico: il fermo biologico. Sull'argomento ieri è stata depositata in commissione Agricoltura della Camera la risoluzione presentata dalla deputata del Pd Laura Venittelli.

L’iniziativa della responsabile nazionale del settore Pesca a Acquacoltura del Partito democratico, sostenuta dai deputati democratici Oliverio, Capozzolo, Agostini, Ginoble, Covello, D’Incecco, Minnucci, Amato, Cova, Antezza e Borghi, è mirata a individuare nuove formule per il ripopolamento dei mari senza arrecare danni e nocumento all’economia ittica, attraverso un maggiore impegno nell’ambito della ricerca scientifica.

Una battaglia politica che sarà anche al centro del convegno sulla pesca, organizzato dal gruppo Pd della Camera in programma per domani 16 maggio a Pescara.

Pagine