08/06/2017 - 14:48

A che punto sono le trattative a livello europeo sugli  aiuti di stato per l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per la gestione delle crisi bancarie e quali gli spazi possibili per ampliare la tutela dei diritti degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti colpiti dalla messa in risoluzione delle banche Carichieti, Carife, Banca Etruria e Banca Marche. Lo chiede in un’interrogazione al ministro dell'Economia il deputato Pd Alessandro Bratti che spiega: “ Il Governo ha dovuto far fronte a gravi crisi bancarie, a partire dalla messa in risoluzione di Carichieti, Carife, Banca Etruria e Banca Marche. Ad oggi si è chiusa la procedura di cessione di tre delle quattro banche e per la quarta il processo è in via di conclusione, mentre, prosegue il confronto tra le autorità italiane ed europee per la ricapitalizzazione pubblica precauzionale.  Come sottolineato dal Governatore Visco nelle Considerazioni finali della Relazione annuale per il 2016, i processi di gestione delle richiamate crisi bancarie sono stati caratterizzati da lentezza anche a causa della frammentazione dei poteri. Prima dell'Unione bancaria europea, la Banca d'Italia poteva decidere in autonomia come agire in questi casi, anche attraverso il coinvolgimento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD). Nei mesi precedenti l’adozione del decreto di recepimento della direttiva europea, sul risanamento della banche (novembre 2015), le Autorità italiane hanno preso in esame soluzioni della crisi  delle “quattro banche” basate proprio sull’intervento del FITD,  soluzioni ritenute dalla Commissione europea  non compatibili con la disciplina sugli aiuti di Stato.

 Anche se il FITD utilizza solamente risorse fornite dal sistema bancario, secondo la Commissione europea questo adempie a una funzione pubblica, pertanto il suo intervento costituisce un aiuto di Stato; secondo le autorità italiane, invece, l’intervento del FITD non può essere assimilato a un aiuto di Stato vietato dai Trattati europei”.

25/11/2016 - 16:48

“Due emendamenti importanti alla legge di Bilancio, approvati in commissione, che fanno fare al nostro paese un passo avanti decisivo per la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini: il primo consentirà finalmente agli Enti locali che già dispongono di risorse di poterle utilizzare fuori dal Patto di Stabilità per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti inquinati ad alto rischio ambientale che si trovano nel loro territorio; il secondo inserisce gli interventi per il risanamento ambientale e le bonifiche tra le finalità del Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese.

Questo in sintesi il contenuto dei due emendamenti approvati, frutto anche del lavoro della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che nel corso dei numerosi sopralluoghi svolti ha registrato l’impossibilità, per molti amministratori locali con avanzi di amministrazione, di utilizzare i fondi per risolvere le criticità ambientali presenti sui propri territori, a causa dei vincoli del patto di stabilità.

Ora, Comuni, Regioni e Provincie autonome potranno utilizzare i disavanzi di bilancio anche per la messa in sicurezza e la bonifica dei siti inquinati e il paese avrà più risorse a disposizione per una più efficace salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini". 

Ad affermarlo è l’on. le Alessandro Bratti, presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

13/07/2016 - 18:53

"Il dl per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali di Ilva va a disciplinare alcuni aspetti relativi alla procedura di cessione o affitto dei complessi aziendali di Ilva. Nel nuovo testo diventa quindi centrale, e non potrebbe essere diversamente, l’attuazione del Piano ambientale. Nel corso dell’esame in sede di commissione è stata altresì inserita l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un coordinamento tra la regione Puglia, i ministeri competenti e i comuni interessati (Taranto, Genova e Novi Ligure e Racconigi) con lo scopo di facilitare lo scambio di informazioni tra dette amministrazioni in relazione all'attuazione del Piano ambientale. Il coordinamento si riunisce almeno due volte l'anno su richiesta motivata di uno dei componenti.

Nel corso dell’esame in commissione sono stati approvati una serie di emendamenti che prevedono l’autorizzazione per l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Puglia ad assumere personale a tempo indeterminato, per assicurare le necessarie attività di vigilanza, controllo, monitoraggio e gli eventuali accertamenti tecnici riguardanti l'attuazione del Piano ambientale. Credo questo sia stato un segnale determinante che come Parlamento si sia voluto dare riguardo alla necessità di avere un sistema di controlli ambientali il più efficiente ed efficace possibile.

Viene prevista una possibilità di deroga all’attuazione delle prescrizioni del Piano di 18 mesi. Questo alla luce anche delle tempistiche necessarie dovute ai necessari chiarimenti da realizzare in sede comunitaria in merito alle varie questioni sollevate dalla Commissione europea.

Sempre in sede referente è stato introdotto il comma 1-bis, a tutela delle imprese fornitrici che punta a dare priorità al pagamento dei debiti Ilva nei confronti delle imprese dell’indotto". Lo dicono i relatori Pd al Dl Ilva, Cristina Bargero e Alessandro Bratti.

12/07/2016 - 18:05

"Benissimo il via libera della commissione Bilancio della Camera allo sblocco delle assunzioni in Arpa Puglia, che potrà assumere personale per attività di controllo sull'attuazione delle prescrizioni ambientali nell'area dello stabilimento di Taranto dell'Ilva. Per le assunzioni dell'Arpa, la Regione Puglia dovrà valutare prioritariamente l'assegnazione temporanea di proprio personale. Per noi era elemento imprescindibile". Lo dichiarano i relatori Pd al Dl Ilva, Cristina Bargero ed Alessandro Bratti, che aggiungono: “Bene anche approvazione emendamento a favore delle imprese dell'indotto, che dà priorità al pagamento dei crediti delle imprese fornitrici”.

07/07/2016 - 13:30

“Nulla da nascondere, tutto regolare”. Così il presidente della commissione indagine rifiuti Alessandro Bratti risponde alle dichiarazioni dei parlamentari M5S, della commissione che presiede, che sull’Ilva lo hanno duramente criticato per ‘non accelerare i lavori’.

Bratti spiega: “Io ho proposto di avere le relazioni dei commissari fin da subito e di audirli in settembre, e se avessi a disposizione i due vicepresidenti della commissione forse ci si riuscirebbe. Ma poiché gli attuali vicepresidenti (NCD e M5s) sono uccel di bosco non si riesce in tempi brevi ad organizzare le audizioni. Preciso comunque che non c’è alcun  problema ad audirli a fine luglio o agosto” 

06/07/2016 - 19:15

“Non è certo un attestato di amore per l’ambiente e l’ecologia portare i rifiuti a casa degli altri, soprattutto in territori dove i sistemi di tutela sono decisamente inferiori”. Il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti (Pd) lancia l’allarme sul modello adottato da diverse regioni, soprattutto del sud Italia, che già da tempo spediscono i rifiuti solidi urbani verso altre zone, anche all’estero.

Spiega Bratti: “Abbiamo due tendenze che devono far riflettere: la prima, forse la più grave, vede l’invio di scarti prodotti nelle nostre città verso impianti in Marocco, Bulgaria, Romania e Albania, paesi che di certo non garantiscono standard di rispetto dell’ambiente superiore ai nostri. Non vorrei che dietro questa tendenza vi sia un ritorno agli anni ’80, quando le navi italiane viaggiavano cariche di rifiuti diretti verso i paesi nord africani, mediorientali e latino americani; qui venivano respinti, giustamente, dalle popolazioni locali e alla fine li abbiamo dovuti riprendere in casa. La delocalizzazione dell’impatto ambientale non è di certo la migliore pratica”.
“C’è poi una seconda tendenza – ha aggiunto il presidente della Commissione rifiuti – che viene da regioni come la Puglia: trasferire in altre regioni i rifiuti senza risolvere l’assenza di impianti. E’ ovviamente corretto il principio di solidarietà all’interno del nostro paese, ma sarebbe auspicabile che nel frattempo si affrontassero tutti
i nodi, programmando un sistema integrato in grado di trattare i rifiuti dove vengono prodotti. E’ una questione coerenza, non tanto in tema ambientale, quanto di giustizia sociale e di responsabilità. Ed è curioso che coloro che predicano il principio rifiuti zero sono quasi sempre all’interno di contesti che hanno impianti zero”.

06/07/2016 - 18:10

“Non è certo un attestato di amore per l’ambiente e l’ecologia portare i rifiuti a casa degli altri, soprattutto in territori dove i sistemi di tutela sono decisamente inferiori”. Il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti (Pd) lancia l’allarme
sul modello adottato da diverse regioni, soprattutto del sud Italia, che già da tempo spediscono i rifiuti solidi urbani verso altre zone, anche all’estero.

Spiega Bratti: “Abbiamo due tendenze che devono far riflettere: la prima, forse la più grave, vede l’invio di scarti prodotti nelle nostre città verso impianti in Marocco, Bulgaria, Romania e Albania, paesi che di certo non garantiscono standard di rispetto dell’ambiente superiore ai nostri. Non vorrei che dietro questa tendenza vi sia un ritorno agli anni ’80, quando le navi italiane viaggiavano cariche di rifiuti diretti verso i paesi nord africani, mediorientali e latino americani; qui venivano respinti, giustamente, dalle popolazioni locali e alla fine li abbiamo dovuti riprendere in casa. La delocalizzazione dell’impatto ambientale non è di certo la migliore pratica”.
“C’è poi una seconda tendenza – ha aggiunto il presidente della Commissione rifiuti – che viene da regioni come la Puglia: trasferire in altre regioni i rifiuti senza risolvere l’assenza di impianti. E’ ovviamente corretto il principio di solidarietà all’interno del nostro paese, ma sarebbe auspicabile che nel frattempo si affrontassero tutti
i nodi, programmando un sistema integrato in grado di trattare i rifiuti dove vengono prodotti. E’ una questione coerenza, non tanto in tema ambientale, quanto di giustizia sociale e di responsabilità. Ed è curioso che coloro che predicano il principio rifiuti zero sono quasi sempre all’interno di contesti che hanno impianti zero”.

05/07/2016 - 17:19

“Questa sera, a partire dalle ore 19.00 si terrà la proiezione del film: ‘Un posto sicuro’,con il regista Francesco Ghiaccio, presso la sala Capranichetta, piazza Monte Citorio 131, aperto al pubblico e organizzato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti congiuntamente al Comune di Casale Monferrato.

“ Sarà - spiega Alessandro Bratti presidente commissione sul ciclo dei rifiuti - un’utile occasione per fare il punto sulla situazione relativa alla bonifica dell'amianto in Italia”.

15/06/2016 - 15:05

“La creazione di un quadro regolatorio stabile nel tempo, una governance istituzionale delle politiche ambientali e industriali per assicurare l’integrazione delle decisioni, meccanismi che incentivino condotte virtuose per l' ambiente e uniformità delle regole,  sono  cruciali  per il modello di sviluppo che vorremmo nel paese”. Lo ha detto il deputato Pd Alessandro Bratti, presidente della commissione d'inchiesta sui rifiuti, annunciando il sì del Pd alla pdl sulle agenzie ambientali, approvata alla Camera.

Bratti ha poi elencato i passaggi fondamentali del provvedimento: la costruzione di un Sistema a rete per lo scambio di informazioni e direttive tecniche uniche nel Paese; la definizione di livelli minimi di prestazione tecnica ambientale uguali sul territorio; un sistema di laboratori a rete per creare poli di specializzazione; la possibilità per le Agenzie di nominare Ufficiali di polizia giudiziaria consentendo una più stretta collaborazione fra le procure che indagano e gli operatori delle agenzie; il riconoscimento dell’ufficialità della produzione del dato ambientale.".

“L’introduzione dei reati ambientali nel codice penale, la legge 68, e la riforma delle agenzie ambientali – ha proseguito Bratti -  sono leggi  di iniziativa parlamentare  che, insieme ai tanti  provvedimenti di semplificazione dei percorsi autorizzativi, costituiscono un quadro normativo moderno.  Non partiamo da zero ! Oltre 200 sedi al servizio del Paese. 600.000 campioni analizzati ogni anno, quasi 100.000 operazioni tra ispezioni e sopralluoghi e 73.600 istruttorie e pareri: i numeri dell’attività delle Agenzie per l’ambiente e dell’Ispra  Più di 11.000 operatori provenienti dall'Ispra (1.350) e dalle Agenzie regionali e provinciali (9.736). Numeri importanti ma che non garantiscono l’applicazione uniforme dei controlli utili. Da qui la necessità di intervenire.  Con l’approvazione degli ecoreati, la costituzione di un’unica Polizia di tutela ambientale nata dalla fusione di Carabinieri e forestali e questa legge – ha concluso -  abbiamo un’architettura legislativa tra le più avanzate in Europa e siamo l’unico paese europeo ad avere una Commissione specifica sui reati ambientali”

15/06/2016 - 13:52

"Con gli ecoreati, la costituzione di una unica polizia ambientale con il confluimento del Corpo forestale nei Carabinieri e questa legge abbiamo una delle architetture legislative tra le più avanzate d'Europa".  A dirlo è stato Alessandro Bratti, esponente e Pd e presidente della commissione d'inchiesta sui rifiuti, annunciando il voto favorevole del Partito democratico sulla pdl di riforma delle agenzie ambientali.

06/06/2016 - 16:59

"Il rapporto dell'agenzia Onu per l'ambiente e dell’Interpol, registra come i reati ambientali nel mondo crescano, +26% dal 2014, e come nel  2016 varranno ben 258 mld di dollari.  Cifre importanti che ci dicono come le attività illecite legate all’ambiente siano ormai diffuse ovunque in modo preoccupante e siano ampio e proficuo campo d'azione delle ecomafie. Della gravità di questo fenomeno sono ben consapevoli  governo e Parlamento Italiano che della lotta ai reati ambientali,  fin da subito, ne hanno fatto un obiettivo prioritario.  A cominciare dall’impiego delle nostre  forze di polizia, che sul tema sono tra le più all'avanguardia, con l’auspicio di un sempre maggiore collegamento a livello europeo con le altre forze dell’ordine. E proprio in questa ottica di maggior raccordo è stata realizzata la fusione del corpo forestale con l’arma dei carabinieri. I fronti su cui concentrare le energie sono molteplici. Il  racket degli animali e sui  combattimenti tra cani rappresenta uno scenario importante di espansione delle ecomafie, ma non va abbassata la guardia sul traffico di auto e di materiale informatico. E’ di oggi la notizia dello stop da parte dell’Antitrust  a 252 siti internet per vendita di prodotti contraffatti. 

 Occorre potenziare le collaborazioni tra le capitanerie di porto, i carabinieri, la finanza e soprattutto le agenzia per le dogane. Va consolidata e resa organica la collaborazione tra le forze di polizia e il sistema delle agenzie ambientali. La legge che abbiamo voluto in Parlamento sulla organizzazione delle agenzie ambientali, che sarà approvata al più presto, va in questa direzione. Tuttavia, dobbiamo andare oltre: occorre personale qualificato e risorse adeguate! Così come si è globalizzata l'economia si è globalizzato il crimine ambientale”. Lo ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare  Ecomafie Alessandro Bratti.

15/02/2016 - 18:50

“Spero che il contributo di oggi serva non solo a denunciare una serie di manchevolezze che abbiamo documentato nella relazione approvata in commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ma anche ad essere da stimolo al governo affinché scelga la via più opportuna per rilanciare la chimica italiana, una branca dell’economia che nel nostro paese ha una storia importante e che ha ancora molte potenzialità ”. Lo ha dichiarato in aula il deputato Alessandro Bratti, presidente della commissione, intervenendo durante la discussione sulle linee generali della relazione sulla situazione delle bonifiche dei poli chimici: il "Quadrilatero del Nord", Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna.

“Nel quadrilatero del Nord - spiega Bratti – c’è la chimica del 900 con i suoi risultati positivi, in termini di benessere e penalizzanti, in termini di cattivo uso del territorio. Cattivo uso che la commissione con questa relazione ha cercato di fotografare con diverse modalità d’approccio a seconda del luogo. Abbiamo così fatto il punto sulla normativa italiana che riguarda le bonifiche che è ricca e complessa. In Europa ci sono normative sull’ambiente ma sull’utilizzo del suolo, quindi sulle bonifiche, no.

Si tratta di un tema molto complesso e ci troviamo di fronte a un puzzle su cui sia il pubblico che il privato si muovono con grande difficoltà, soprattutto per i molteplici e complicati procedimenti amministrativi. Importanti sono state le novità che abbiamo introdotto nel collegato ambientale, come il nuovo schema per la transazioni che semplifica i passaggi e l’immissione nel codice penale dell’omessa bonifica. Stiamo ora lavorando per un’approvazione definitiva della legge sul riordino delle agenzie ambientali”.

“Ci auguriamo infine che questa relazione – conclude il presidente Bratti - porti il Parlamento e la chimica a un ragionamento più generale sul ruolo che questo comparto ha nel nostro paese, pensando anche al futuro che potrà avere e a una futura possibile chimica green” .

15/02/2016 - 17:00

Relazione su stato avanzamento lavori bonifica sito Venezia-Porto Marghera

 

“E’ prioritario che il ministero dell’Ambiente reperisca fondi pubblici e privati per il completamento del “sistema integrato” di marginamento e di raccolta/drenaggio delle acque di falda per portare a termine la bonifica del sito di Porto Marghera . Inoltre che la Regione Veneto realizzi le opere di collettamento al PIF delle acque di falda delle isole lagunari”. Lo ha dichiarato il deputato Pd Alessandro Bratti presidente della Commissione parlamentare inchiesta attività illecite connesse ciclo rifiuti intervenendo oggi in aula durante la discussione sulla relazione dello stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel sito di Venezia-Porto Marghera, approvata in commissione.

“ Allo stato attuale – sottolinea il presidente Bratti - è stato finito circa il 94 per cento delle opere previste per un finanziamento di 781,635 milioni di euro e risultano ancora da eseguire circa 3-3,5 chilometri di marginamenti e di rifacimento di sponde, sul totale di circa 42 chilometri da eseguire per completare il marginamento delle macroisole. Per il completamento inoltre occorre la complessiva somma di circa 250 milioni di euro, pari ad oltre il 30 per cento di quella sostenuta dallo Stato per realizzare il 95 per cento delle opere ad oggieseguite. Dall’ informativa del Ministro dell’Ambiente del 2015, risulta che non vi sono fondi disponibili per il completamento delle opere, tuttavia nel frattempo sono stati effettuati da apposite commissioni di collaudo “collaudi parziali” non necessari, ed onerosi. Siamo in presenza di somme erogate dalla Stato molto importanti - pari a 1.544.51039 in relazione a opere realizzate di importo pari a 566.989.935 euro - che invece avrebbero potuto dare un contributo significativo al completamento delle opere di bonifica”. “Le preoccupazioni della Commissione di Inchiesta – prosegue Bratti - investono anche le società coinvolte. Infatti negli anni gli equilibri interni sono mutati con l’entrata di altre società i cui consigli di amministrazione erano presieduti dall’ex segretaria di Galan, Claudia Minutillo. Com’è noto Galan, Chisso, Baita e Minutillo sono poi stati a vario titolo coinvolti nell’inchiesta sulle tangenti del Mose. Ad oggidunque – conclude Bratti - si è creata una situazione per cui il rischio è quello di un contenzioso tra la Regione Veneto e la SIFA, che finisca con il paralizzare totalmente anche il Progetto Integrato Fusina (PIF)”.

22/01/2016 - 15:02

Discussa interrogazione alla Camera

“La risposta del sottosegretario Massimo Cassano alla nostra interpellanza è del tutto insoddisfacente e non adeguata alla gravità dei fatti accaduti presso lo stabilimento della Lyondell Basell a Ferrara. Il licenziamento del rappresentante sindacale Luca Fiorini è molto grave e va ben oltre la vicenda personale coinvolgendo il diritto all’agibilità sindacale dei lavoratori“. Lo dicono Paola Boldrini e Patrizia Maestri deputate del Pd che hanno presentato l’interrogazione firmata anche dal collega dem Alessandro Bratti discussa stamani nell’Aula di Montecitorio alla quale ha risposto il sottosegretario al ministero del Lavoro, Massimo Cassano.

“In questo memento di tensioni e disagio per quello che accade nella chimica italiana – proseguono le deputate dem – il licenziamento di Fiorini non contribuisce certo a rasserenare il clima; ci sembra, piuttosto, che l’azienda abbia voluto dare un segnale. Il sottosegretario Cassano non ha dato poi nessuna rassicurazione sul mantenimento dello stabilimento a Ferrara dove sono occupati, in attività di ricerca e produzione, 800 dipendenti; il 45 per cento di questi lavoratori sono impegnati nell'ambito del centro ricerche “G. Natta” uno dei più importanti a livello mondiale, vero e proprio gioiello dell’industria chimica italiana. La preoccupazione maggiore è quella che l’azienda voglia disinvestire e abbandonare progressivamente il sito di Ferrara con la conseguente perdita di occupati nel settore chimico, compreso tutto l'indotto. L’auspicio è che il clima si rassereni e che il licenziamento del delegato sindacale venga revocato; di pari passo, continueremo a chiedere al Mise quali piani di sviluppo intenda perseguire sulle problematiche legate alla produzione della chimica, non solo nel territorio ferrarese ma in tutto il paese, perché non si può rinunciare alla chimica italiana, tanto meno alla chimica verde che rappresenta il futuro industriale dell’Italia”.

 

15/10/2015 - 14:28

Risoluzione parlamentari Pd

Una riforma organica della normativa in materia di bonifica dei siti contaminati. La sollecita al Governo il deputato Pd Alessandro Bratti, presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che ha presentato una risoluzione sottoscritta da numerosi parlamentari Pd tra cui Ermete Realacci, Enrico Borghi e Chiara Braga.

“La messa in sicurezza e la bonifica dei siti contaminati – spiega - è un obiettivo essenziale di politica ambientale ed economica per il Paese, che può diventare asset strategico della nostra industria nazionale, con importanti risvolti sia per la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati sia per le politiche di consumo del territorio. In Italia la normativa sulle bonifiche è oggetto di revisioni, parziali e scollegate, che generando disomogeneità di applicazione, creano non pochi problemi agli operatori. Oltre ai tanti episodi di malaffare del passato. Ecco perché è necessario aprire una fase nuova e una riforma organica della normativa in materia di bonifica dei siti contaminati è una priorità”.

“Chiediamo al ministro dell'Ambiente di monitorare e rendicontare i risultati raggiunti da tutti gli Accordi di Programma in atto sul tema della riqualificazione ambientale, e per le situazioni più critiche interventi più efficaci di risanamento, oltre alla garanzia che per questi interventi siano utilizzate le migliori tecniche. Chiarezza inoltre sul ruolo dei Commissari straordinari se si tratta di Siti di Interesse nazionale, la definizione in modo dettagliato dell’attività di Sogesid spa e di Invitalia spa, valutando la possibilità di dotarsi di un’unica società in house che si occupi degli interventi ambientali e, soprattutto, che le somme spese dai Comuni per mettere in sicurezza e bonificare i siti contaminati debbano necessariamente essere escluse dal patto di stabilità. E’ di vitale importanza, poi – conclude Bratti - che al più presto venga nominato il Direttore generale della Direzione Acque e Bonifiche del Ministero. Da un anno quella Direzione non ha una guida e nonostante il buon lavoro di alcuni funzionari, le difficoltà che si riverberano sugli operatori pubblici e privati sono enormi.” 

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