12/07/2017 - 16:57

Si è svolto oggi alla Camera dei Deputati, su richiesta dei rappresentanti di alcune associazioni di risparmiatori/azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza (Adusbef, Codacons Veneto, Ezelino III da Onara, Associazione Vitale), un incontro con una delegazione di deputati del Partito Democratico per rappresentare le istanze dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie perpetrate dagli amministratori delle due popolari, con particolare preoccupazione per i casi sociali più gravi.

Le associazioni hanno  condiviso la necessità dell’approvazione del decreto per salvaguardare la continuità del sistema economico veneto, ma hanno chiesto garanzie sui risarcimenti agli azionisti. I deputati hanno manifestato vicinanza rispetto al dramma dei risparmiatori raggirati e di un territorio che ha subito una catastrofe finanziaria, assumendo l’impegno a cercare insieme delle soluzioni possibili in prossimi provvedimenti  per dare una giusta risposta alle legittime ragioni di chi è stato vittima di un sistema illegale. Su questo i deputati veneti del Pd hanno già depositato oggi una serie di ordini del giorno per impegnare il Governo ad assumere iniziative specifiche a favore dei piccoli azionisti frodati, degli azionisti che hanno già transatto e a garanzia delle imprese.

Dall’incontro è emerso anche l’auspicio che la magistratura faccia rapidamente chiarezza sulle responsabilità degli ex vertici aziendali. Inoltre il gruppo del Pd ha assicurato l'impegno a far partire al più presto i lavori della Commissione d’Inchiesta, già approvata, per far luce sulle crisi bancarie e verificare anche l'operato delle autorità di vigilanza.

Erano presenti, oltre al Capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato e al relatore del provvedimento Giovanni Sanga, i deputati veneti Simonetta Rubinato, Federico Ginato, Sara Moretto, Daniela Sbrollini, Diego Zardini, Roger De Menech, Vincenzo D’Arienzo, Floriana Casellato, oltre al piemontese Enrico Borghi e al friulano Gianluigi Gigli.

11/05/2016 - 19:53

Sulla liquidazione coatta di Crediveneto, decretata a poche ore dall’assemblea dei soci, i deputati PD Vincenzo D'Arienzo, Giulia Narduolo e Daniela Sbrollini hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze.

“Stupisce – dichiarano - che nonostante siano emerse gravi responsabilità del gruppo dirigente di Crediveneto durante il confronto tra Organizzazioni Sindacali e controparti a livello aziendale, regionale e nazionale, la proposta avanzata sia stata quella del licenziamento di 80 dipendenti su un totale complessivo di 199 come unica soluzione per i problemi di Crediveneto. Un atto ingiusto verso i dipendenti che in questa situazione di difficoltà continuano a svolgere con professionalità la propria attività lavorativa. La cosa non può passare sotto silenzio. Ci auguriamo che parta un’azione di responsabilità verso i responsabili e che sia da monito per chiunque in futuro sbagli e voglia giocare con i destini delle persone. Anche per favorire questo passaggio, abbiamo chiesto al ministro Padoan quali iniziative intenda avviare  nei confronti di un management bancario che non si è dimostrato all'altezza dei compiti da svolgere creando un potenziale danno anche dal punto di vista sociale per il ruolo che la banca Crediveneto essendo una BCC dovrebbe avere nel territorio di radicamento e presenza. Infine, abbiamo chiesto in che modo intenda garantire la continuità e la presenza di una Banca con uno spirito cooperativistico e mutualistico quale era Crediveneto in un territorio nel quale da quasi un secolo, la BCC ha svolto un ruolo fondamentale dal punto di vista sociale, culturale e soprattutto dello sviluppo economico delle comunità insediate nel territorio stesso”.

06/05/2016 - 18:33

“CrediVeneto banca versa in una delicatissima situazione: il Bilancio di Esercizio 2015 espone una perdita pesantissima che mette in discussione il proseguimento dell’attività bancaria. Domenica prossima l'assemblea dei soci dovrà decidere il futuro dell'istituto che ha circa 30 sportelli, di cui la metà nella nostra provincia. L'attuale dirigenza ha proposto di tagliare 80 posti da lavoro; decine di famiglie rischiano di perdere una certezza. Le ripercussioni sul territorio saranno rilevanti. Di fatto sparisce una banca cresciuta a contatto con i cittadini veneti, un modello che ha retto la crisi. Purtroppo le scelte sbagliate del management hanno messo in discussione il futuro. La stessa dirigenza, però, se ne lava le mani e fa pagare ai lavoratori incolpevoli la loro responsabilità. Fa specie che questo scaricabarile inaccettabile sia supportato dalle federazioni veneta e nazionale delle banche di credito cooperative e casse rurali. Crediveneto è stato un fondamentale supporto per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio per più di cento anni. L’aiuto alla famiglie, ai commercianti, agli artigiani ed alle imprese è stato decisivo e potrebbe ancora esserlo in quelle zone della provincia ove difficilmente si investe. Stupisce anche l'arroganza: a fronte di una proposta di ridurre l'esubero con l'uscita accompagnata di almeno la metà dei lavoratori stabiliti in esubero, la chiusura è stata netta. È la negazione del ruolo che i lavoratori hanno avuto nella crescita della banca. Senza di loro, CrediVeneto non sarebbe cresciuta così. La situazione bancaria non è solo  affare loro. Oltre ai lavoratori, poichè a subirne le conseguenze sarebbe anche il tessuto economico, gli amministratori dei paesi dove ci sono sportelli devono dire la loro. Auspico che l'assemblea di Domenica chiarisca a questa dirigenza che i primi ad assumersene le responsabilità devono essere loro, senza scaricare sugli altri le colpe. In futuro, chi darebbe fiducia a coloro che prima sbagliano e poi se ne lavano le mani?”

Così Vincenzo D'Arienzo, deputato del Pd.

17/03/2016 - 13:46

Altrove ce ne sono anche troppi.

“Ormai da anni, nonostante le promesse e le proposte di FS, Trenitalia non ha ancora istituito l'ufficio Impianti Equipaggi presso la stazione di Verona Porta Nuova. Eppure quell'ufficio era stato previsto. Chi ha cambiato i piani?
Trenitalia dimentica che i numeri e la produzione sono di rilievo, senza contare che Verona e' e sarà ancora di più un nodo fondamentale per le ferrovie italiane e i collegamenti alta capacità con l'Europa.
La situazione attuale in Italia degli Uffici in questione é: uno in Veneto, 6 in Calabria, 4 in Campania, 4 su 5 sedi provinciali in Emilia Romagna, 7 nel Lazio, 4 in Puglia, 4 in Sicilia, 4 in Toscana e 10 in Piemonte. Come è noto, come numero di treni e di personale, il Veneto, regione policentrica, è seconda solo al Lazio e, addirittura, per gestire personale e numero di treni al Veneto spetterebbero almeno ulteriori 10 risorse umane. L'Amministratore delegato Morgante non può lavarsene le mani. Auspico un'inversione di tendenza da parte di Trenitalia, rispettosa delle professionalità e dei livelli di produttività presenti a Verona”.

Lo ha detto Vincenzo D'Arienzo, deputato Pd e componente della commissione Difesa della Camera. 

16/12/2015 - 12:18

Oggi, mercoledì 16 dicembre alle ore 14,30 presso la Sala stampa di Montecitorio, via della Missione 4

Parteciperanno Maria Luisa Gnecchi capogruppo Pd in commissione Lavoro, Vincenzo D’Arienzo deputato del Pd e primo firmatario della proposta di legge, Pina Maturani senatrice dem, Cesare Fassari direttore del Quotidiano sanità ed Elisabetta Iannelli segretario generale FAVO.

La proposta di legge prevede la delega al Governo per la modifica della disciplina del periodo di comporto per i lavoratori affetti da malattie oncologiche e riportare ad equità le discrepanze normative esistenti che tutelano il posto di lavoro dei malati oncologici. È necessario garantire la loro inclusione nel mondo produttivo affinché a guarigione clinica corrisponda guarigione sociale.

04/08/2015 - 15:22

“L'ACI rispetta le norme che stabiliscono che nei concorsi pubblici i dipendenti della Provincia hanno la priorità?”. E’ quanto chiede il deputato del Pd Vincenzo D'Arienzo in una interrogazione al Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia.

“Dopo la legge Delrio che ha riformato le Province, sebbene con qualche errore, abbiamo l'obbligo di tutelare i dipendenti di quelle Amministrazioni. Infatti, con la legge di Stabilità 2015 abbiamo imposto la ricollocazione dei dipendenti provinciali in sovrannumero nelle altre Amministrazioni pubbliche. L’articolo 1, comma 425, della legge 190/2014 ne stabilisce la priorità nelle assunzioni, come confermato poi anche dalla Corte dei Conti, Sezione Autonomie, il 16 giugno scorso. Ebbene, nonostante questo, nel bando di concorso pubblico per esami per 12 posti di dirigente di seconda fascia dell'Automobile Club d'Italia, non mi pare che quella priorità sia stata rispettata. Il bando ACI del 14 luglio scorso non sembra rispettare le disposizioni contenute nella legge 190/2014, commi 421, 422, 423 e 425. Queste prevedono che l'Automobile Club d’Italia può assumere nel biennio 2015/16 o vincitori di concorsi le cui graduatorie risultino vigenti o approvate alla data dell’1.1.2015 o lavoratori in sovrannumero delle Province. La circostanza, invece, che l'ACI abbia bandito il concorso evidenzierebbe che non vi siano graduatorie vigenti o approvate a quella data. Mi sono rivolto al Ministro Madia, prosegue D'Arienzo, per sapere se il bando e la procedura concorsuale attivata si ponga in contrasto con la normativa citata, perché sottrae alla ricollocazione dei dipendenti provinciali i 12 posti previsti. Credo che il bando sia illegittimo anche perché attiverebbe una spesa pubblica nuova, anziché lasciarla invariata come nel caso di assunzione di dipendenti provinciali e aggraverebbe la situazione finanziaria delle Province perché impedisce che possano ridurre la propria spesa di personale, pur essendovi posti liberi per la ricollocazione di dirigenti in sovrannumero. Se quanto ho rilevato sarà confermato, il Ministro Madia intervenga per annullare il bando”, conclude D'Arienzo.

29/07/2015 - 16:22

“I ministeri Interno e Difesa stanno collaborando per arrivare a individuare alcune caserme da utilizzare per ospitare temporaneamente i profughi.
Nella pratica significa che tecnici e funzionari stanno assumendo decisioni che incideranno sul territorio e avranno inequivocabilmente un valore politico e sociale” . Lo afferma il deputato Pd Vincenzo D'Arienzo che aggiunge, "Pur comprendendo l'emergenza e la necessità di tempestività, ritengo sia assolutamente utile un confronto con i rappresentanti istituzionali e le associazioni del settore dei luoghi interessati, al fine di valutare e affrontare le perplessità e le valutazioni che possono emergere e attivarsi per una loro soluzione. Serve, dunque, un lavoro condiviso nell'interesse delle comunità coinvolte per rispondere all'emergenza umanitaria in condizioni di sicurezza sociale e ambientale a tutela di tutti."
“Le decisioni insomma - conclude il deputato Pd - non possono essere esclusivamente di carattere tecnico invito perciò i Ministeri competenti ad avviare al più presto il confronto con le comunità interessate”.
 

24/07/2015 - 13:39

Nei confronti dei lavoratori del settore privato affetti da patologie oncologiche non siano effettuate le verifiche fiscali dall'Inps, ne' tantomeno siano soggetti all'obbligo di restare a casa in certi orari del giorno. Le analoghe verifiche fiscali nei confronti di malati oncologici dipendenti del settore pubblico sono già state eliminate. Infatti, l'articolo 69 del decreto legislativo 150/2009, ha escluso dall'obbligo della visita fiscale e quindi dall'obbligo di reperibilità i soli dipendenti pubblici per i quali l’assenza dal posto di lavoro sia determinata da patologie oncologiche tali da non dover rispettare alcun obbligo di orari.
Con l'approvazione del decreto attuativo Jobs Act 2015 in data 11 giugno, il governo ha esteso l'esonero anche ai dipendenti privati. Lo schema di decreto è oggi alla Camera dei Deputati e il parere arriverà il 31 luglio. Dopodiché sarà emanato il decreto legislativo. Questione di giorni, quindi. Poiché l'estensione non è in discussione, nelle more l'Inps sospenda i controlli nei confronti dei lavoratori interessati. Continuare a farle apparirebbe come un'inutile vessazione nei confronti di persone in difficoltà

Lo afferma il deputato del Pd Vincenzo D’Arienzo.

23/07/2015 - 20:35

“L'interdittiva emessa nei confronti della Nico.Fer srl conferma l'allarme che abbiamo lanciato sulle infiltrazioni mafiose a Verona. Durante la visita della Commissione Antimafia, fatto non casuale, sono emersi la presenza di famiglie di riferimento della 'ndrangheta che hanno incontrato anche amministratori pubblici del Comune di Verona nonché il fatto che imprenditori veronesi si incontravano con mafiosi per accreditarsi sul territorio come punto di riferimento. Altre imprese locali sono state sequestrate perché gestite da persone affiliate alla ndrangheta. Si conferma, quindi, l'impianto dell'indagine "Aemilia" ed in particolare la ramificazione della malavita attraverso l'economia. Anche la nostra.  E che dire della conferma del Ministro Alfano che ad una nostra interrogazione ha risposto che: “..le indagini hanno messo in luce la presenza della ndrangheta nella provincia di Verona”? Un pericolo che in tanti hanno sottovalutato. Anzi, anche criticato. Tosi, ad esempio, ancora non ha chiesto scusa ai Carabinieri che ha accusato di diffondere fango sulla città. Grazie a loro, invece, e' stata scoperta una fitta rete criminale che ha provato a ramificarsi anche qui a Verona. Da qui la necessità di incontrare amministratori pubblici. Su questi rapporti serve fare un focus. Sono stati accertati interessi su alcuni dossier urbanistici del capoluogo e tra questi risulta anche interessato Moreno Nicolis, già arrestato e titolare della Nico.Fer. Srl. Non tutto è' stato ancora chiarito.  Avevamo ragione. Contro le imprese che si sono macchiate di contatti con la malavita non c'è valutazione che tenga: vanno interdette e basta. Questo chiedevamo con l'interrogazione, sia per la Nico.Fer srl sia per Soveco spa, Gri.Ka costruzioni srl, Tranz.Veicom. Srl, Veronatransport srl e Italspeedy logistic srl, nella Nico. Fer srl. L'interdittiva e' la migliore risposta che lo Stato può dare. Il Prefetto ha ben interpretato il diffuso sentimento di contrasto alle infiltrazioni. Adesso tocca alle Istituzioni locali. Ogni dubbio sia esposto nelle sedi deputate. Stupisce che finora siano intervenuti solo parlamentari e nessuna azione risulta da parte degli Enti, in primis il Comune di Verona”.

Così Alessandro Naccarato e Vincenzo D'Arienzo, deputati del Pd.

16/07/2015 - 19:07

"Basta far finta di niente. Ne va della nostra sicurezza”. Lo dichiara Vincenzo D’Arienzo, deputato del Partito Democratico, per commentare le notizie sugli arresti legati all’operazione Aemilia.

“Anche oggi – spiega D’Arienzo - Verona è alla ribalta per arresti di affiliati alla ndrangheta che frequentavano il nostro territorio. Gli sviluppi dell'indagine Aemilia, che già in gennaio aveva coinvolto aziende e imprenditori veronesi che incontravano amministratori del Comune di Verona, hanno portato a ulteriori arresti di persone che visitavano regolarmente Verona per i loro traffici”.

“I segnali – continua D’Arienzo – sono, ormai, tanti. Gli intessi economici su alcuni beni di Verona, i pranzi e le cene con politici veronesi e gli incendi ai danni di diverse aziende, sono tutt'uno con l'indifferenza del Comune e del Sindaco Tosi che altro non sa dire che le indagini dei Carabinieri sono fango”.

“Oltre all'Arma – prosegue il deputato democratico - varie Procure, diverse Direzioni Distrettuali Antimafia e, da ultimo, il Ministro Alfano hanno confermato la presenza malavitosa a Verona. Anche la visita a Verona della Commissione Antimafia non è stata un caso”.

“Chiedo – aggiunge D’Arienzo - al Ministero di convocare un Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica sulle infiltrazioni mafiose a Verona, e alla città di respingere i tentacoli della ndrangheta. E il Sindaco sia in prima fila nella battaglia, anche culturale, per impedirne l'entrata”.

“Sarei felice di essere smentito, ma intanto auspico che tutti coloro che finora hanno minimizzato il pericolo, si rendano conto che non è più consentito far finta di nulla”, conclude Vincenzo D’Arienzo. 

15/07/2015 - 19:00

“Il Governo ha accolto le proposte migliorative per l'Aeroporto Catullo e per quello di Montichiari. Nel parere della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati sono state inserite le correzioni al Piano per favorire la crescita degli scali aeroportuali di Verona e Brescia. L'errore più evidente era quello che nel Piano mancava un riferimento all'aeroporto di Montichiari nel sistema nord est e veniva citato come aeroporto bresciano nel sistema nord ovest. Nel parere della Commissione viene corretto il tiro e il Governo valuterà la collocazione del D'Annunzio nel bacino del nord est, come sarebbe normale.
Accolte anche le integrazioni concernenti le infrastrutture. Affinché l'aeroporto di Verona possa raggiungere i previsti 6,3 milioni di passeggeri entro il 2030, era necessario stabilire le priorità infrastrutturali a supporto. Su questo punto, il Governo ha accolto di inserire tra gli interventi prioritari, nell'ordine: lo spostamento del tratto ferroviario Verona/Mantova in funzione del servizio metropolitano di superficie di collegamento tra Verona e l'aeroporto; lo sviluppo del casello di Verona Nord; il potenziamento della tangenziale sud di Verona; il collegamento ferroviario e autostradale Ti.Bre.
Inoltre, ha accolto di espungere dal Piano; a. l'intervento cd. "Margherita nord";
b. il casello autostradale dedicato; c. Il prolungamento della pista dell'aeroporto Valerio Catullo. Il risultato ottenuto testimonia l'interesse del Governo nei confronti di Verona, come già dimostrato con il finanziamento della TAV Brescia/Verona. Un supporto alle nostre infrastrutture che per noi significano sviluppo e crescita”.

Così Vincenzo D’Arienzo, deputato del Pd.

14/07/2015 - 16:58

“Dopo il grave episodio ai danni del Gruppo Veronesi, il Ministro Alfano convochi un Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica sulle infiltrazioni mafiose a Verona. E' questa la risposta di cui abbiamo bisogno, sentire lo Stato accanto che combatte con noi per impedire le infiltrazioni. Nella notte tra sabato e domenica la sede padovana del Gruppo Veronesi mangimi, azienda veronese leader in questo segmento economico, è stata violata e ignoti hanno incendiato 15 camion - peraltro non di proprietà del Gruppo - già pronti per il trasporto di mangimi. All'inizio sembrava un'azione terroristica condotta da qualche gruppo antagonista anti OGM. Pare, invece, che le cose non stiano così. Quindi, e fino a prova contraria, può essere che il grave episodio sia l'ennesimo allarme e segnale della presenza della malavita organizzata in Veneto? Le analogie con le modalità di altri incendi dolosi avvenuti negli ultimi due anni mi lasciano il dubbio che difficilmente si tratta di fatti casuali. Non ci vuole un esperto per dire che il tipico atto intimidatorio della criminalità organizzata contro le imprese è proprio l'incendio di strutture e mezzi. Ricordo che tutte le relazioni delle Procure, delle Direzioni Distrettuali Antimafia, dei Carabinieri, univocamente, confermano la presenza della ndrangheta in Venero ed a Verona in particolare. Qui le "famiglie" hanno già coinvolto imprenditori e politici locali. Anche la visita a Verona e Venezia della Commissione Antimafia non è stata un caso. Poiché anche al Ministro Alfano la cosa non è sfuggita, così come egli ha scritto in risposta ad una interrogazione che ho presentato insieme al collega Naccarato, ritengo che dopo questo gravissimo episodio occorra accelerare: il Ministro convochi un Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica sulle infiltrazioni mafiose a Verona. E' questa la risposta di cui abbiamo bisogno, sentire lo Stato accanto che combatte con noi per impedire le infiltrazioni”.

Così Vincenzo D’Arienzo, deputato del Partito democratico.

08/07/2015 - 14:32

“Il Ministro Alfano convochi un Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica a Verona appositamente dedicato al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio veronese”. E' quanto chiede Vincenzo D'Arienzo, deputato PD.

“Con un’interrogazione al Ministro Alfano - prosegue D’Arienzo -, insieme con il collega Alessandro Naccarato della Commissione Antimafia, ho chiesto di promuovere accertamenti e indagini per verificare il rischio di infiltrazioni criminali in alcune società veronesi. La risposta è stata inequivocabile e il Ministro ha affermato che ‘le indagini hanno messo in luce la presenza della ‘ndrangheta nella provincia di Verona’. Le polizie veronesi, sebbene finora non ci siano stati fatti criminosi tipici come omicidi e estorsioni sistematiche e organizzate, controllano i personaggi con gravi precedenti penali trasferiti a Verona o arrestati da varie Procure italiane per verificarne l’attualità dei rapporti con la criminalità organizzata. Se a questo aggiungiamo che le informative dei Ros dei Carabinieri hanno provato che in città ci sono famiglie di riferimento della 'ndrangheta che hanno incontrato imprenditori e amministratori pubblici veronesi, hanno organizzato summit nelle sedi di aziende, hanno provato a mettere le mani in alcune operazioni urbanistiche della città e ci sono stati anche incendi di aziende e ville, il quadro è allarmante. Bene il fatto che per il delicato impegno da svolgere la Prefettura di Verona si avvalga di un tavolo tecnico che comprende anche la Direzione Investigativa Antimafia (DIA), ma sarebbe molto meglio anche la presenza del Governo in città affinché via sia una risposta forte dello Stato” conclude il deputato D'Arienzo.

02/07/2015 - 11:26

“Chi ha redatto il Piano nazionale aeroporti non conosce Verona e nulla sa di quanto sta accadendo. E’ poi clamoroso che nel Piano nazionale aeroporti manchi un riferimento all'aeroporto di Montichiari nel sistema Nord-est e venga citato come aeroporto bresciano nel sistema Nord-ovest adatto a trasporti postali”. Così il deputato del Partito Democratico Vincenzo D’Arienzo, commenta il Piano nazionale aeroporti, presentato in Commissione Trasporti alla Camera.

“Come tutto il mondo sa, invece – prosegue D’Arienzo - poiché il D'Annunzio è di proprietà del Catullo ed è l'unico dove si può allungare la pista ed è prevista una fermata Tav - e, quindi, ha ampi margini di crescita, anche solo cargo - va posto a beneficio del sistema aeroportuale Nord-est”.

“Nel Piano – continua il deputato democratico - vi sono opere infrastrutturali date come imminenti: la Ti.Bre. e il casello autostradale dedicato all'aeroporto. Invece quel percorso, sia autostradale sia ferroviario, è fermo e non finanziato. Anzi, posso dire che e' stato dimenticato e non sarà realizzato entro il 2016 come dice il Piano”.

“Sul casello – aggiunge D’Arienzo - possibile che l'Enac non sappia che è stato cancellato? Al contrario, è finanziato il tratto Tav Bs/Pd e il tunnel del Brennero, ovvero i due percorsi TEN1 e TEN6 che arrivano in città. Inoltre, le ferrovie hanno in progetto lo spostamento del binario sul collegamento Verona/Mantova per portare il treno vicino all'aeroporto. Sarebbe, di fatto, una metropolitana di superficie. Nel Piano nessuna valutazione su queste due importanti infrastrutture. Gli stessi progetti di ampliamento nell'ara della ‘Margherita nord’ e del prolungamento della pista del Catullo, citati nel Piano come il futuro dell'Aeroporto, non ci saranno per le mutate previsioni dell'attuale proprietà dello scalo”.

“Sbagliando le premesse, si sbagliano le conclusioni. Un Piano lacunoso che Verona non merita. Va riscritto”, conclude Vincenzo D’Arienzo.

15/06/2015 - 12:46

In città sono presenti famiglie di riferimento della ‘ndrangheta

“Il sindaco, che accosta il Presidente della Commissione Antimafia Bindi ad un clown da circo, si chiede come mai avrebbe richiesto il commissariamento del Comune veronese e non quello di Roma. Tosi, uno dei pochi che non si è accorto che a Verona c’è la ndrangheta, mente sapendo di mentire”. Così Vincenzo D’Arienzo, deputato PD.

“In città - prosegue D’Arienzo - ci sono famiglie di riferimento della 'ndrangheta che hanno incontrato imprenditori che lui conosceva bene e amministratori pubblici veronesi, qualcuno anche a lui vicino, hanno organizzato summit nelle sedi di aziende, provato a mettere le mani in alcune operazioni urbanistiche della città (fallimento Rizzi, ex Tiberghien) ed erano interessate alla gestione di impianti sportivi comunali (Cabianca, San Michele Extra). Ci sono stati anche incendi di aziende e ville. Forse per distrarre l’attenzione, Tosi continua a gettare ombre su tutta la vicenda. Come? Parlando d’altro. Infatti, nessuno ha chiesto il commissariamento del Comune di Verona, ma solo l’eventuale istituzione di una commissione per l’accesso agli atti per approfondire le possibili e deprecabili infiltrazioni mafiose. Sulle infiltrazioni criminali Tosi è l'uomo sbagliato al posto giusto. Anziché polemizzare abbia il coraggio di dire pubblicamente che non vuole la commissione accesso sugli atti del Comune, come invece ha deciso l'antimafia all'unanimità. Se non c’è nulla ne gioverebbe anche lui” conclude D’Arienzo.

 

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