17/02/2016 - 15:02

E’ in corso di spedizione da parte dell’Inps (tramite Citibank) a circa 360.000 pensionati italiani residenti all’estero il plico contenente la lettera esplicativa e il modulo di attestazione per la verifica dell’esistenza in vita che dovrebbe contribuire ad assicurare – secondo l’Istituto previdenziale – la correttezza dei flussi dei pagamenti dei trattamenti previdenziali e soprattutto a limitare i casi di pagamento di prestazioni dopo il decesso del pensionato. Dopo una fase sperimentale che per i primi anni aveva creato non pochi problemi a pensionati (e patronati) e all’Istituto a causa di procedure ancora da collaudare ed assestare, il sistema relativo al processo di spedizione ai pensionati all’estero della richiesta di fornire la prova annuale di esistenza in vita, è migliorato sensibilmente anche se in alcune realtà e in alcuni casi, che ci vengono sistematicamente segnalati, permangono importanti criticità.

Per quest’anno, a seguito delle lamentele di molti pensionati, l’Inps ha approntato delle modifiche alla modulistica per renderla più comprensibile e semplice da compilare. Il modulo bilingue, per esempio, è stato predisposto su una sola pagina, ed è stata resa più facile (sempre secondo l’Inps) la compilazione del modello alternativo di accertamento di esistenza in vita per ricoverati, allettati e detenuti. Il modulo è stato personalizzato per ciascun pensionato: per questo motivo si dovrà utilizzare quello ricevuto da Citibank e non potranno quindi essere utilizzati moduli in bianco. Se il pensionato non dovesse ricevere il modulo o lo dovesse smarrire potrà contattare il servizio di assistenza della Citibank. I moduli, su esplicita richiesta (anche da parte dei patronati), potranno essere inviati anche a mezzo di posta elettronica in formato PDF.

Le operazioni di verifica dell’esistenza in vita riguarderanno quest’anno non solo tutti i titolari di prestazioni Inps ma anche quelli Inpdap residenti all’estero ai quali si applicheranno le stesse procedure di controllo, sospensione e riemissione dei pensionati Inps.

L’Inps ha informato che gli interessati avranno 120 giorni di tempo per trasmettere alla Citibank la documentazione richiesta e cioè entro il 3 giugno 2016. In alcuni casi particolari (inadempimenti vari) l’Inps valuterà la possibilità di localizzare a sportelli della Western Union la riscossione personale (prova dell’esistenza in vita) delle rate di luglio ed agosto. Per quanto riguarda casi particolari e procedure alternative di attestazione dell’esistenza in vita, l’Inps, dopo aver realizzato che i pubblici funzionari di alcuni Paesi si sono a volte rifiutati di sottoscrivere il modello della Citibank, ha deciso di accettare le certificazioni di esistenza in vita emesse da enti pubblici locali. Tuttavia l’Inps fa sapere che nell’eventualità che i pubblici ufficiali locali, pur autenticando le firme dei pensionati, si rifiutino di riportare nel modulo le informazioni relative all’Istituzione di appartenenza e il nominativo del funzionario (ecc.), ha concordato con la Citibank di consentire ai pensionati di completare l’attestazione autenticata dal testimone accettabile con l’indicazione dell’Istituzione e del nome e cognome del funzionario che ne ha verificato l’identità. Altro problema: come è noto si verifica a volte che non sia indicato il cognome della pensionata da coniugata: in questi casi è stata confermata la possibilità che le pensionate interessate possano aggiungere o sostituire sui moduli di attestazione il loro cognome; anche in questo caso è necessaria l’attestazione da parte del testimone accettabile. Per i pensionati residenti nei Paesi anglosassoni – Australia, Canada, Regno unito e Stati Uniti – l’Inps ricorda che a partire dal 2015 ha fornito a Citibank una lista di operatori di Patronato che in base alla normativa locale hanno la qualifica di testimone accettabile. Questi soggetti sono autorizzati ad accedere a un portale specificamente predisposto da Citibank al fine di attestare in forma telematica l’esistenza in vita dei pensionati. Per evitare l’invio postale essi hanno la facoltà di utilizzare infatti il metodo di trasmissione telematica messo a loro disposizione dalla Citibank. Infine l’Inps rammenta che è attivo il Servizio Clienti a supporto dei pensionati visitando la pagine web www.inps.citi.com o inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo inps.pensionati@citi.com o telefonando ad uno dei numeri verdi indicati nella lettera esplicativa appena inviata.

Ai Patronati quest’anno è stata resa disponibile la procedura per l’acquisizione dei dati reddituali in concomitanza con l’invio dei moduli da parte di Citibank, per facilitare e migliorare l’efficienza delle procedure. Consigliamo quindi vivamente a tutti i nostri pensionati residenti all’estero di rivolgersi ad un Patronato di loro gradimento per ottenere tutta l’assistenza necessaria e auspichiamo che quest’anno si riducano sensibilmente problematicità e intoppi vari.

 

06/05/2015 - 20:17

Il Corriere della Sera pubblica con grande evidenza una corrispondenza da Brisbane sullo sfruttamento dei giovani che entrano in Australia con un visto di vacanze-lavoro. Si tratta di vicende riguardanti non pochi dei circa 150.000 giovani che nel 2014 hanno usufruito di questo particolare visto, tra i quali circa 15.000 italiani, vicende portate alla luce da un noto programma televisivo australiano. La decorrenza del visto, come è noto, è di un anno e può essere prorogata di un altro anno a condizione che il lavoro si svolga per almeno tre mesi in zone rurali abbastanza disagiate. Nel programma si parla di prevaricazioni riguardanti l’orario e le condizioni di lavoro, di inadempienze e sfruttamento salariali e addirittura di abusi anche di carattere personale, resi possibili dalla necessità di ottenere un’attestazione delle prestazioni lavorative effettuate in zone rurali ai fini del prolungamento della permanenza nel Paese.

Nella stessa corrispondenza si riporta la testimonianza della presidente del Comites di Brisbane che afferma di avere ricevuto molte denunce dello stesso tenore e di avere constatato la reticenza degli interessati a denunciare l’accaduto, a causa del timore di dover lasciare il Paese.

Le autorità dello Stato del Victoria hanno aperto un’inchiesta sul caso e quelle federali hanno deciso che la permanenza “volontaria” nelle farm non sarà più una condizione per il rinnovo del visto vacanze-lavoro. Diamo atto alle autorità australiane, dunque, di una capacità di reazione pronta e ci auguriamo efficace. Una decisione in linea con la richiesta formulata dalle rappresentanze di base. Insieme alla esigenza di una maggiore informazione al fine di inquadrare il visto vacanze lavoro nel filone delle opportunità formative, di studio e lavoro, e non tra le scelte di vita legate alle migrazioni, per le quali esistono prassi, categorie di visti e procedure chiarissimi!

Si pone, tuttavia, per noi italiani, che esprimiamo uno dei maggiori contingenti delle richieste di visti in Australia, il problema di cosa le nostre rappresentanze vogliano e possano fare per seguire, sostenere e tutelare i nuovi emigranti che lasciano il Paese in cerca del lavoro che non trovano in Patria.

Si tratta di una questione che evidentemente trascende le vicende portate alla luce in Australia e che riguarda la maggior parte dei Paesi verso i quali si dirigono i protagonisti delle nuove mobilità. A differenza di altre fasi emigratorie, quando gli accordi bilaterali incanalavano i flussi entro regole abbastanza definite, questa nuova emigrazione in larga misura si svolge in assenza dell’intervento pubblico e di sostegni operativi. Eppure, per quanto riguarda i giovani, il fenomeno ha raggiunto dimensioni allarmanti, che si attestano oltre la soglia delle centomila unità ufficialmente censite, nei fatti più alta almeno di un terzo.

I consolati, ridotti all’osso e oberati da impegni crescenti, si limitano a raccogliere richieste e proteste, a cose fatte. Gli stessi COMITES, dove ancora ci sono, intervengono per dare indicazioni e consigli se sono contattati dai nuovi arrivati, non avendo poteri e risorse per iniziative autonome.

Il vero problema è dunque questo: come assumere urgentemente le nuove emigrazioni nelle politiche pubbliche sia dello Stato che delle Regioni. Solo a titolo di esempio, si potrebbero tentare alcune soluzioni, come creare un sistema di coordinamento dell’attività dei soggetti che operano nei luoghi di destinazione, (i patronati, le associazioni, gli istituti di rappresentanza), con l’obiettivo di costituire una rete di riferimento e di servizio; attivare nei consolati corsie preferenziali di contatto e dialogo con i nuovi migranti; organizzare un sistema permanente di informazione, articolato per area e per paese e istituire un portale pubblico interattivo a loro destinato, nel quale per ciascuna area indicare le regole di ingresso e di permanenza, le qualifiche professionali richieste, e altre cose di diretto interesse; aprire tavoli di collaborazione con le autorità dei paesi nei quali si dirigono i flussi più consistenti, e così via.

Insomma, non possiamo attendere le corrispondenze dall’Australia o da qualche altra parte del mondo per giustificare un nostro ritardo e allontanare delle responsabilità precise di intervento che al nostro sistema pubblico toccano qui e ora.

 

16/03/2015 - 19:30

Con la mozione discussa oggi alla Camera, sottoscritta anche dai deputati Pd eletti all’estero, abbiamo chiesto una nuova attenzione del governo sul tema delle Convenzioni bilaterali, in particolare di sicurezza sociale. In un’epoca caratterizzata dall’intensificarsi dei flussi di mobilità lavorativa transnazionale che interessa sempre di più tutti i settori e tutte le attività lavorative, il nostro Paese si trova ad affrontare un nuovo esodo di giovani verso aree cruciali del mondo.

Il tema delle tutele previdenziali deve tornare ad essere centrale. La mobilità in ambito Ue oggi è tutelata sia nella sfera professionale, con il riconoscimento delle qualifiche, che in quella della tutela previdenziale. Nei Paesi extra-europei, invece, dobbiamo continuare a lavorare per aggiornare le Convenzioni già esistenti sia ai cambiamenti in campo nazionale che alle nuove esigenze che si manifestano: dai fondi privati e complementari, assicurandone la portabilità, fino ai meccanismi della totalizzazione. Lo stesso impegno richiede il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio. Nella prospettiva di superare al più presto anacronistiche distinzioni tra pensioni pubbliche e private, tra categorie di lavoratori.

Nella mozione chiediamo, inoltre, che venga istituito un tavolo tecnico che veda la presenza dei rappresentanti dei Ministeri interessati, dell'INPS e dei patronati nazionali con il preciso compito di monitorare lo stato delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale in essere. Si tratta di verificare la loro compatibilità con le modifiche intervenute nel nostro sistema previdenziale e la eventuale conseguente necessità di rinegoziarle sulla base di nuove esigenze di tutela internazionale. Poniamo, inoltre, l’esigenza di stipulare nuovi accordi di sicurezza sociale, a fronte dell'aumentata mobilità internazionale di lavoratori e lavoratrici sia in uscita che in ingresso in Italia, completando il quadro giuridico di salvaguardia dei diritti sociali.

Lo afferma Marco Fedi, deputato del Pd e segretario in commissione Esteri del Pd.

 

22/01/2015 - 18:12

"Il Milleproroghe è l’occasione per estendere le detrazioni fiscali per familiari a carico anche a quei lavoratori che operano fuori dall’Europa. Positivo che oggi il nostro emendamento sia stato giudicato ammissibile in Commissione Bilancio. E’ il primo passo per l’estensione di un anno della proroga a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla residenza fiscale". Lo dichiarano Laura Garavini e Marco Fedi, primi firmatari dell´emendamento presentato alla Camera insieme agli altri deputati Pd eletti all´estero, Farina, La Marca e Porta.

"Giá il Governo aveva affrontato la questione in sede di Legge Comunitaria per quei dipendenti residenti fiscalmente in Europa e che producono però il 75% del loro reddito in Italia. Adesso occorre estendere tale possibilità anche ai lavoratori fuori dai confini dell’Europa, per superare l’evidente disparità di trattamento. L´ammissibilità riconosciuta oggi è il primo passo utile per l´approvazione".