03/05/2017 - 19:30

“C’è il rischio che si speculi sulle ovvie preoccupazioni e sulle ansie di chi vorrebbe già cominciare a prepararsi al meglio per affrontare con successo il concorso. Temo che questa ansia legittima porti ad iscriversi a corsi a pagamento on-line che, in assenza della normativa specifica, non possono assicurare, né che gli esami proposti siano quelli giusti, né che i costi siano allineati con le future previsioni. Ho quindi sottoposto la questione all’attenzione della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in modo che al più presto possa essere emanato il decreto attuativo che dettaglierà le materie oggetto dei 24 crediti, le modalità organizzative e gli eventuali costi dei corsi. Decreto attuativo che consentirà a studenti e neo-laureati di poter contare su informazioni chiare e dettagliate su questo aspetto cruciale del nuovo sistema di formazione iniziale e di accesso al ruolo dei docenti della scuola secondaria”.

Così la deputata Dem Manuela Ghizzoni, componente della commissione Istruzione, che ha portato all’attenzione del governo l’urgenza di definire i 24 crediti formativi universitari necessari per poter accedere al nuovo concorso per la formazione dei docenti delle scuole medie e superiori poiché, sul web, stanno già fiorendo offerte di pacchetti a pagamento, sebbene non siano ancora stati definiti i settori scientifico-disciplinari e quindi gli insegnamenti riferibili ai crediti stessi.

07/04/2017 - 18:05

“Un cambio di paradigma, una svolta talmente sostanziale da imporre di prendersi il tempo necessario per esaurire la situazione pregressa e avviare in maniera ordinata la nuova fase. Il Governo ha approvato in via definitiva il nuovo sistema di formazione iniziale e di accesso al ruolo degli insegnanti della scuola secondaria, attuativo della delega della legge 107, accogliendo le proposte formulate dalla Commissione Cultura tese a chiarire, in particolare, le diverse fasi del nuovo percorso e ad introdurre modifiche sostanziali al regime transitorio, maturate nel corso della fase di ascolto di enti, associazioni, esperti, organizzazioni sindacali”.  Lo dice Manuela Ghizzoni, deputata del Pd componente della commissione Cultura della Camera.

“Con il nuovo percorso, un laureato magistrale che deciderà di dedicarsi all’insegnamento - prosegue Ghizzoni – dovrà prima vincere un concorso pubblico nazionale e, poi, affrontare un triennio retribuito di formazione sul campo, tirocinio nelle scuole e inserimento progressivo nella funzione docente, durante il quale acquisirà le competenze specifiche della professione. Una volta superate le prove intermedie e quella finale del percorso, l’aspirante docente sarà automaticamente immesso in ruolo senza necessità dell’anno di prova e, soprattutto, senza aver dovuto svolgere attività di insegnamento in condizione di precariato. Già nel prossimo anno sarà bandito il primo concorso, per una quota dei posti che si renderanno vacanti e disponibili dal 2021-22, ma il nuovo sistema entrerà a regime progressivamente, per disporre una vera, articolata fase di transizione, che si dipanerà per diversi anni al fine di chiudere con il pregresso e, al contempo, di dare risposte coordinate ed eque a chi ha già intrapreso la professione di insegnante, valorizzandone i titoli abilitativi all’insegnamento e l’esperienza professionale maturata. Sarà comunque immesso in ruolo solo chi avrà superato appositi percorsi valutativi - differenziati sulla base delle differenti esperienze e titoli degli interessati - e, ove necessario, avrà completato la sua formazione professionale. Certo, era impossibile accogliere tutte le sollecitazioni pervenute, in particolare dalla ancor vasta e differenziata platea dei docenti precari, ma si è lavorato per contemperare le istanze di chi vuole intraprendere nel futuro la professione docente, così come quelle di chi, attraverso le tante modalità previste nei sistemi che si sono succeduti nel tempo, ha acquisito titoli abilitativi che non possono andare dispersi. Il nuovo sistema si pone l’ambizioso obiettivo di evitare il formarsi di nuove sacche di precariato, di formare specificatamente alla professione docente e migliorare, quindi, la qualità complessiva dell’offerta didattica per i giovani e le loro famiglie”.

16/03/2017 - 19:00

“Con il voto favorevole della Commissione Cultura della Camera entra in dirittura d’arrivo il nuovo sistema di accesso al ruolo e di formazione iniziale dei professori della scuola secondaria”. Così la deputata Dem Manuela Ghizzoni, relatrice in Commissione Cultura della delega su formazione iniziale e accesso al ruolo di insegnante di scuola secondaria.

“Il Parlamento – continua - ha fatto la sua parte. Ora basterà l’approvazione definitiva del decreto legislativo da parte del governo, che si è già espresso favorevolmente, per passare da un affastellarsi di norme e iniziative, che è durato decenni, ad un nuovo sistema organico con procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. La parola passa a ministero, scuole, università, docenti, studenti. Se tutti insieme vinceremo questa sfida, avremo una scuola e un Paese migliori. Si tratta di novità importanti, con concorsi per laureati magistrali i cui vincitori, e solo loro, accederanno ad un contratto triennale retribuito di formazione, tirocinio e progressivo inserimento nella funzione docente, sottoposto a valutazioni in itinere e finali delle competenze e attitudini professionali. Un vero cambiamento di paradigma: prima la selezione, strettamente connessa al fabbisogno futuro, sulle competenze disciplinari, poi la formazione sul campo e infine l’accesso al ruolo per chi supererà positivamente gli step valutativi. Introdotto nelle sue linee generali dalla legge ‘Buona Scuola’, il nuovo sistema entrerà in funzione progressivamente, ma a partire già dal prossimo anno sarà bandito il primo concorso per una quota dei posti, a partire dalle classi di concorso esaurite, che si renderanno vacanti e disponibili dal 2021-22, tenuto conto che la formazione avrà durata triennale”.

“Uno sforzo culturale e politico impegnativo - prosegue - che ha portato a sintesi anni di studi e proposte da parte degli esperti e delle istanze rappresentative del mondo scolastico e accademico. Come ogni cambiamento profondo, anche questo richiederà una complessa e lunga fase transitoria, per dare risposte coordinate ed eque a chi ha già intrapreso negli anni scorsi il percorso per diventare docente di ruolo nella scuola. Innanzitutto sono fatte salve le prerogative di quanti sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e dei vincitori del concorso 2016. Per le aree del Paese dove questi docenti non sono sufficienti per coprire i posti disponibili (in particolare al Nord) saranno chiamati prioritariamente coloro i quali hanno superato le prove dell’ultimo concorso; poi, sebbene l’abilitazione all’insegnamento non sia più prevista dalla normativa, si terrà conto di chi già la possiede; così come non si dimenticano le attese di chi, pur non abilitato, ha maturato esperienze professionali come supplente”.

“Il parere del Parlamento ha indicato al governo la road map per questi casi, sulla base di un principio chiaro: sarà immesso in ruolo solo chi avrà superato apposite procedure valutative e, ove necessario, avrà completato la sua formazione professionale. Le prove e i percorsi saranno differenziati sulla base delle differenti esperienze e titoli degli interessati, che potranno contare su specifiche riserve di posti per le varie categorie”, conclude.

06/03/2017 - 10:32

Permetterà anche una riduzione del precariato

“Il nuovo sistema di formazione e accesso all'insegnamento nella scuola secondaria consentirà di preparare docenti competenti nelle discipline e negli ambiti specifici della professione e si avvarrà di commissioni miste di esperti per valutare se la persona in formazione sta acquisendo le qualità necessarie per diventare un docente. È prevista anche la formazione dei docenti in numero coerente con i posti realmente a disposizione, aggredendo concretamente il fenomeno del precariato”. Lo scrive, fra l’altro, Manuela Ghizzoni, deputata Pd componente della commissione Cultura, in un post su Facebook in merito all’articolo di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli sul nuovo sistema di formazione e accesso all'insegnamento dei docenti di scuola secondaria, oggetto di una delega al governo attualmente all’esame della commissione Cultura.

“L’obiettivo prioritario della delega - prosegue Ghizzoni che ne è la relatrice - è quello di formare un neo-docente della scuola secondaria tanto esperto dei saperi delle proprie discipline quanto già solido nelle competenze che caratterizzeranno la sua professione vale a dire quelle psicopedagogiche ed inclusive, relazionali, metodologico-didattiche, valutative, organizzative, di ricerca e di documentazione. A cadere nell'antico vizio ‘del prima la teoria, poi la pratica’ non è certamente il nuovo sistema proposto nella legge 107 e, ora, nella delega che prevede, per la prima volta rispetto ai temi della formazione dei docenti, la ‘collaborazione strutturata e paritetica fra scuola, università e istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica’. Cosa che rappresenta una piccola rivoluzione progettuale. In sintesi, potremmo dire che il triennio di formazione punta a costruire uno strettissimo e indissolubile rapporto tra sapere e sapere agito, necessario per stimolare competenze professionali. Solo un concorso può dare la certezza di bandire un numero di posti strettamente connesso alle necessità didattiche: e il nuovo sistema si fa carico di questa esigenza. Non possiamo lasciare decadere la delega che ha il coraggio di unire la formazione iniziale all'accesso alla formazione. Altrimenti si tornerebbe ad un sistema di abilitazione alla professione docente mediante un anno accademico e si continuerà ad accrescere il numero dei precari”.

21/12/2016 - 10:38

Viene così rafforzata la nostra sicurezza ambientale e del territorio

Dopo oltre due anni di attesa, è stato approvato all’unanimità dalla commissione Cultura in sede legislativa la proposta di legge per il sostegno della formazione e della ricerca nelle Scienze geologiche, presentato dalle deputate democratiche Raffaella Mariani, componente della commissione Ambiente, e Manuela Ghizzoni, componente della commissione Cultura.

“La legge approvata in via definitiva dalla commissione Cultura prevede misure - dichiarano le deputate dem Ghizzoni e Mariani - divenute di stretta attualità e urgenza anche in conseguenza delle calamità naturali che coinvolgono il nostro Paese, da ultimo la serie di terremoti che ha colpito il Centro Italia e il progredire deldissesto idro-geologico. In una situazione di oggettivo pericolo, da più parti – università e media in primis – è stato rimarcato il paradosso tutto italiano della necessità sempre più pressante a fronte di una oggettiva diminuzione dell’offerta formativa. Infatti, il blocco del turn over e le disposizioni della legge 240 del 2010 hanno causato un calo drastico nel numero di Dipartimenti di Scienze della Terra, una disciplina specialistica che è stata privata progressivamente dei numeri di docenti necessari a mantenere, secondo i parametri introdotti dalla legga Gelmini, l’autonomia dipartimentale. I Dipartimenti di Scienze della Terra da 29 sono diventati solo 8, con intere Regioni, come l’Emilia-Romagna, che non ne hanno più nonostante il prestigio internazionale raccolto sul campo da studiosi e Facoltà (pensiamo all’Università di Modena e Reggio Emilia). I docenti sono passati da 1.250 nel 2006 ai poco più dei mille attuali. Secondo dati diffusi dal Consiglio nazionale dei geologi, anche i laureati che erano oltre mille l’anno nei primi anni 2000, sono ora arrivati a quota 500, e questo nonostante si sia riscontrato un rinnovato interesse nella materia da parte dei giovani. Quindi, da una parte un territorio fragile e sismico e, dall’altra, il mancato sostegno a una disciplina fondamentale per formare professionisti in grado di garantire un apporto prezioso, di conoscenze e competenze, nella prevenzione e nella tutela dell’ambiente. La nuova legge, composta da tre articoli, prevede incentivi per gli iscritti alle classi di laurea triennale e magistrale inerenti alle Scienze geologiche; risorse per l'acquisto, da parte di università ed enti pubblici di ricerca, di strumentazione tecnica e la realizzazione di specifici progetti; e norme che facilitano la costituzione dei Dipartimenti universitari. Dalla diffusione delle conoscenze delle Scienze geologiche discende la nostra sicurezza e quella dei luoghi della nostra vita”.

22/11/2016 - 14:57

Approvato emendamento per no-tax area più estesa

“Con l’approvazione di un emendamento alla legge di Bilancio la no-tax area per gli studenti universitari prende forma più precisa ed estesa. Già il governo aveva proposto per gli studenti che appartengono a famiglie con meno di 13.000 euro di ISEE (indice di reddito e patrimonio) l’esonero dal pagamento delle tassa per iscriversi alla laurea triennale, purché siano studenti in corso e attivi, cioè abbiano superato un certo numero di esami, mentre per le famiglie tra 13.000 e 25.000 euro di ISEE la proposta di legge stabiliva un calmieramento alle tasse universitarie in dipendenza dal valore dell’ISEE, con un’aliquota massima dell’8%. Con il mio emendamento il provvedimento di sgravio viene esteso alle lauree magistrali e agli studenti fino al primo anno fuori corso, in modo da coprire una fascia assai più ampia di studenti di tutti i corsi di studio e non lasciarli in difficoltà dopo la laurea triennale o nel caso di un piccolo ritardo nel completamento degli studi. Inoltre, a vantaggio delle famiglie del ceto medio impoverito, la fascia di calmieramento è stata estesa fino a 30.000 euro e l’aliquota abbassata al 7%. Infine anche i corsi di dottorato di ricerca, a cui si accede per concorso a numero chiuso, diventano gratuiti. Si è pensato anche ai bilanci universitari perché l’emendamento ha portato da 85 a 100 milioni il fondo disponibile per compensare gli atenei del calo di gettito dovuto alla nuova decontribuzione”. Lo ha detto Manuela Ghizzoni, deputata del Pd, prima firmataria dell’emendamento per l’estensione della no-tax area sottoscritto anche da tutti i deputati dem della Commissione Cultura.

“Finalmente – commenta l’on. Ghizzoni – l’articolo 34 della Costituzione, quello che garantisce il diritto degli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi di raggiungere i gradi più alti degli studi, trova un’ampia applicazione e l’Italia si avvicina all’Europa, dove la no-tax area è già una realtà in molti Paesi. Speriamo anche di riportare nelle università gli studenti delle famiglie meno abbienti e così di poter tornare a puntare a quel 40% di laureati sulla popolazione che è l’obiettivo fissato dall’Europa e da cui l’Italia è lontanissima, anzi ne è purtroppo il Paese più lontano. La sfida passa ora alle università. Mi auguro che sappiano affrontarla e vincerla nell’interesse del nostro Paese”.

28/09/2016 - 19:03

“Le dimissioni di una figura come quella di Ilaria Capua sono una grave perdita. Per la sua competenza ed esperienza ha rappresentato un valore aggiunto nella Camera dei deputati. In questi due anni Ilaria Capua ha perso la serenità personale a causa di una cultura del sospetto che abbonda e si radica sempre di più nella società e in alcuni mass media ed è praticata anchequi nelle Istituzioni repubblicane dai colleghi del M5s. Ovviamente rispettiamo la sua scelta personale ma, oltre a chiederle scusa e a lasciarla libera di proseguire il suo progetto di vita e professionale purtroppo in un Paese straniero, potremmo e dovremmo cominciare a riflettere su un incubo giudiziario finito in nulla e su un paese incattivito, che disperde e svilisce i propri talenti migliori, incapace di riconoscerne e preservarne il valore”.

Così la deputata Dem, Manuela Ghizzoni.

21/09/2016 - 19:37

"I Rapporti non dovrebbero essere clave da brandire nell'arena partitica, perchè rappresentano, più concretamente e nobilmente, stimoli e indirizzi per l'azione politica. Utilizzare quindi il ‘XIV Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola’ al solo fine di interrogare il ministro Giannini, come ha oggi fatto il M5S, è certo legittimo, ci mancherebbe, ma è azione di corto respiro, che peraltro tradisce lo spirito del Rapporto stesso che si mette a servizio - anno dopo anno - per indicare la strada da percorrere nel migliorare le nostre scuole”. Lo dichiara Manuela Ghizzoni, deputata del Partito democratico.

“Nell'assolvere alla propria missione di informazione civica, il Rapporto – spiega - illustra molte ombre del sistema: patrimonio vetusto, mancata certificazione antisismica e di agibilità, diffuse lesioni strutturali, carenza di manutenzione. Ma rispetto ai rapporti precedenti ci sono anche luci, relative all'operatività dell'Anagrafe (che però deve essere implementata da province e comuni, titolari delle scuole) e dell'Osservatorio dell'edilizia, alla programmazione triennale 2015-2017 degli interventi, che è in via di attuazione. Programmazione condivisa con gli enti territoriali e susseguente attuazione: azioni che per il nostro Paese rappresentano una ‘straordinaria’ normalità. Ecco, sull'edilizia scolastica è stata finalmente imboccata la strada giusta, come peraltro riconosce il Rapporto nella sua introduzione: ‘Dal 2014, come è noto, il Governo Renzi ha riconosciuto centralità alla scuola e all'edilizia scolastica in particolare, come non avveniva da decenni, a cui è seguito un piano triennale di investimenti per gli anni 2015-2017 e di recupero di risorse importanti’.

“Andiamo avanti su questa strada, già a partire dalla prossima Legge di bilancio, facendo tesoro degli indirizzi di Cittadinanzattiva”, conclude.

29/06/2016 - 17:15

Approvata mozione Pd per tutelare talento dei giovani studenti

“Con l’approvazione della mozione sul diritto allo studio abbiamo impegnato il Governo ad assumere misure precise per non sprecare il talento e il valore di migliaia di giovani diplomati che ogni anno non possono proseguire gli studi o la loro formazione. Tra le misure proposte ci sono la stabilizzazione delle risorse del Fondo integrativo per il diritto allo studio e il loro progressivo incremento, l’istituzione di una ‘no tax area’ per gli studenti con reddito familiare basso e interventi migliorativi nella ripartizione del Fondo di finanziamento degli atenei statali”. Lo ha detto Manuela Ghizzoni, deputata del Pd componente della commissione Cultura, durante la dichiarazione di voto in aula sulla mozione in merito al diritto allo studio di cui è prima firmataria.

“In Italia - ha proseguito Ghizzoni - abbiamo la maggiore dispersione scolastica in Europa, la minore percentuale di accesso all’università, il minor numero di laureati nella fascia 25-34 anni tra tutti i Paesi dell’Ocse; segni di una società largamente sotto-scolarizzata. Per questo è necessario intervenire per consentire un più ampio accesso agli studi superiori e per ripartire con maggiore equità i finanziamenti agli atenei statali, soprattutto per colmare i divari territoriali. La mozione approvata dalla Camera impegna il Governo anche ad assumere precise misure per investire nel nostro capitale più importante: l’intelligenza e la preparazione dei nostri ragazzi”.

“Le tasse universitarie in Italia - ha proseguito Ghizzoni nella dichiarazione di voto - sono troppo alte per troppe famiglie. Occorre garantire la progressività dell’imposizione e la salvaguardia dei redditi bassi e del ceto medio impoverito: per questo abbiamo impegnato il Governo a definire una ‘no tax area’ per gli studenti con reddito familiare molto basso, compensando gli atenei per il calo di gettito. Non servirebbero risorse ingenti, ma solo orientare una piccolissima parte del bilancio dello Stato a uno scopo da sempre trascurato: favorire un maggior accesso all’università delle fasce deboli della popolazione. Per evitare, poi, di penalizzare gli studenti universitari meridionali, si è chiesto che venga finalmente emanato il decreto per fissare i livelli essenziali delle prestazioni del diritto allo studio e i nuovi criteri di ripartizione tra le Regioni del fondo statale sulla base dei loro effettivi fabbisogni”.

21/03/2016 - 16:29

Nel giorno della mobilitazione delle università italiane, la deputata del Pd Manuela Ghizzoni, componente della commissione Cultura della Camera, interviene, dopo aver partecipato alla manifestazione di Bologna ‘Per una nuova primavera’ con tutti i rettori emiliano-romagnoli. “Hanno ragione – commenta l’on. Ghizzoni – l’accoglimento dell’appello odierno dei rettori è vitale per il futuro del Paese”. Sulla base delle sollecitazioni ascoltate, Manuela Ghizzoni individua alcuni interventi possibili a favore di studenti, docenti e del sistema università in generale.

“Il Governo, con le misure sull’assunzione di nuovi ricercatori e i nuovi fondi per il diritto allo studio - ha detto Ghizzoni -, ha innestato una nuova marcia. Ma bisogna fare di più, soprattutto data l’entità delle carenze pregresse. E’ opportuna, quindi, questa chiamata dei rettori al sostegno degli atenei. Il Pd ha ascoltato le proteste e cominciato a elaborare proposte di intervento su tre ambiti: gli studenti, i docenti e il sistema universitario più in generale. Com’è noto, in Italia, negli ultimi anni, è continuamente calato, complice anche la crisi economica, il numero dei laureati. Occorrono misure perché più studenti possano iscriversi all’università, e più matricole possano celermente arrivare alla laurea. E’ necessario, innanzitutto, completare la normativa del diritto allo studio, ampliando la platea dei beneficiari, garantendo la borsa di studio a tutti gli idonei (per cancellare la vergogna italiana degli “idonei senza borsa”) e rendendo stabile l’incremento di 55 milioni del Fondo integrativo statale (raggiunge quest’anno i 217 milioni) e proporzionato al fabbisogno regionale. Occorre, poi, rivedere le norme sulla contribuzione studentesca in modo da favorire l’accesso di coloro che provengono da famiglie meno abbienti e dal ceto medio impoverito dalla crisi. Necessario sperimentare lauree triennali immediatamente professionalizzanti nei settori tecnici, come già accade per il settore sanitario e mettere in campo un programma straordinario di orientamento pre-universitario per diminuire gli abbandoni precoci e i frequenti trasferimenti di corso. Per fermare l’emorragia di professori e ricercatori, bisogna rimuovere il blocco del turn over sia per le università che per gli enti pubblici di ricerca; recuperare nelle retribuzioni quanto perso con il blocco stipendiale 2008-2015; ampliare e prolungare nel tempo il programma straordinario 2016 per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato; rivedere la giungla dei contratti pre-ruolo e garantire stabilità e regolarità nel tempo del finanziamento per la ricerca libera e di base”.

“Infine - conclude Ghizzoni -, per quanto riguarda il sistema universitario più in generale, è necessario recuperare gradualmente i tagli subiti dal 2008, rivedere l’addendo perequativo nel meccanismo dei costi standard perché non assolve alla sua funzione, così come è necessario riservare maggiore attenzione al peso degli studenti fuori corso. Il fondo di finanziamento ordinario deve essere scorporato dal finanziamento premiale, se si vuole rendere tale quest’ultimo, e si evidenzia la necessità di eliminare i vincoli sui bilanci al fine di renderli budgetari. La situazione è critica e preoccupante, anche se l’opinione pubblica sembra non averne sentore. L’università è al 40esimo posto tra le preoccupazioni degli italiani. Su questo disinteresse pesano gli scandali e la reputazione di ambiente chiuso e corporativo. E, invece, le università, in questi anni, sono cambiate, si sono aperte e l’accoglimento del loro appello odierno è vitale per il futuro di conoscenze, competenze e competitività dell’Italia”.

17/03/2016 - 18:39

Commissione Cultura Camera approva risoluzione unitaria

Abbiamo approvato all’unanimità in commissione Cultura la risoluzione che impegna il governo a rivedere la  normativa Isee e Ispe per estendere la platea dei beneficiari del diritto allo studio universitario. Siamo soddisfatti perché siamo riusciti a concordare una risoluzione unitaria che reca le firme di Pd, Sel e Movimento 5 stelle e che è stata votata da tutti i parlamentari. Un altro motivo di soddisfazione è che il ministro dell’Istruzione Giannini ha già fatto proprio uno degli indirizzi contenuti nella risoluzione, annunciando di innalzare le soglie Isee (23mila euro) e Ispe (50mila euro), come richiesto da noi parlamentari e dai rappresentanti degli studenti. Con le nuove soglie si amplierà la platea degli idonei ai benefici del diritto allo studio, che aveva subito una contrazione significativa con le nuove modalità di calcolo dell’Isee e dell’Ispe sebbene non fossero intervenute modifiche nel reddito o patrimonio delle famiglie.

La risoluzione accolta dal governo si concentra anche su altre direttrici di lavoro per rendere il diritto allo studio più equo ed efficace. Tra gli altri impegni, c'è l’accelerazione sull’attuazione della parte ancora mancante del decreto legislativo 68, per stabilire criteri e modalità di riparto del Fondo per le borse di studio affinché si soddisfi il fabbisogno reale delle regioni. A questo proposito, è però necessario che siano condivisi requisiti unitari tra le regioni, così che gli studenti idonei corrispondano a platee omogenee.

C'è inoltre la sollecitazione all’istituzione dell’Osservatorio nazionale per il diritto allo studio universitario. Tra gli inviti rivolti al governo anche quello che lavori affinché le Regioni concordino sulla opportunità di costituire un unico portale informativo di accesso per il diritto allo studio, grazie al quale si avrà contezza immediata dei dati e della platea dei beneficiari. Si impegna ancora il governo a prevedere misure compensative per chi è rimasto escluso dai benefici nel 2016 e a stabilizzare anche per gli anni futuri l’incremento del Fondo deciso con la legge di stabilità 2016. Infine, al ministero del Lavoro chiediamo di individuare modalità di calcolo dell’Isee universitario che rendano certi lo scorporo dal reddito familiare, utile per il calcolo Isee, sia del valore della borsa di studio ottenuta da un figlio che quella ottenuta eventualmente da fratelli o sorelle. Si eviti, insomma, che proprio l’aver già ottenuto una borsa di studio l’anno precedente, faccia superare la soglia Isee del reddito familiare necessaria per calcolare se si avrà diritto alla borsa di studio anche nell’anno accademico successivo. Lo dichiara Manuela Ghizzoni, deputata del Pd in commissione Cultura della Camera.

27/01/2016 - 17:48

Dopo un lavoro costante delle istituzioni locali e dei parlamentari Pd di raccordo con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, oggi è arrivato l’atteso annuncio dell’ingresso del Mibact nella Fondazione ex Campo Fossoli nella provincia di Modena.

“Un annuncio importante fatto in una giornata certamente non scelta a caso: oggi il ministro Dario Franceschini ha confermato l'imminente coinvolgimento del Ministero nella Fondazione ex Campo Fossoli. E’ un obiettivo che abbiamo perseguito con impegno e convinzione, e, finalmente, proprio nella Giornata della memoria, è arrivato l’atteso annuncio. L'ingresso del Mibact nella Fondazione consentirà, di fatto, un impegno diretto dello Stato Italiano per il recupero di questo luogo della memoria di valore nazionale e internazionale. La salvaguardia e la tutela dell’ex campo potranno essere agite compiutamente e costantemente. E’ una riposta operativa anche alla preoccupazione lanciata al mondo dal Word Monuments Fund, l’associazione culturale americana che ha inserito, anche per il 2016, il campo di Fossoli tra i cinquanta siti mondiali in pericolo a causa dell’incuria. Ha fatto bene il ministro Franceschini a scegliere il 27 gennaio per l’annuncio: la pratica della memoria significa anche salvaguardia dei luoghi simbolo di quella memoria”.

Lo ha detto Manuela Ghizzoni del Pd e componente della Commissione Cultura della Camera.

14/01/2016 - 15:03

Presentata risoluzione a firma Fanucci e Ghizzoni

“L’attuale Governo sta dimostrando particolare attenzione all’edilizia scolastica. Ne è prova il fatto, tra le altre cose, che a maggio 2015 l’Italia si è dotata per la prima volta di una programmazione nazionale triennale degli interventi di edilizia scolastica per il periodo 2015/2017 con oltre 6mila interventi richiesti dalle Regioni per un fabbisogno totale di 3,7 miliardi di euro. I primi 1.300 interventi saranno finanziati grazie a 905 milioni dei cosiddetti mutui BEI (Banca europea per gli Investimenti), mutui agevolati con oneri di ammortamento a carico dello Stato che potranno essere accesi dalle Regioni”. Lo dicono Manuele Ghizzoni e Eduardo Fanucci deputati del Pd che hanno presentato una risoluzione su questo tema.

La risoluzione interviene proprio su quest’ultimo aspetto, come precisa l’On. Fanucci: “Attualmente le risorse attivabili tramite i mutui BEI sono ripartite su base regionali secondo tre parametri: numeri edifici scolastici presenti nella regione, popolazione studentesca e affollamento delle strutture scolastiche. La risoluzione impegna il Governo a introdurre come criterio per la distribuzione delle risorse legate alla futura programmazione nazionale anche quello dei Comuni colpiti da calamità naturali per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza negli ultimi cinque anni. Una possibilità, questa, che se approvata rappresenterà un’importante opportunità per tutti i 22 comuni della Provincia di Pistoia colpiti dai drammatici eventi di questi ultimi anni”.

Un altro aspetto importante è l’incentivo previsto dalla risoluzione per i comuni nati a seguito di un processo di fusione o unione. “Il Decreto legge Enti Locali – spiegano Ghizzoni e Fanucci – prevede per tutti i comuni spazi finanziari aggiuntivi per 40 milioni di euro per le spese inerenti interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici. La risoluzione mira a incrementare ulteriormente questi spazi finanziari per i comuni istituiti a seguito di fusione nonché per le unioni di comuni. Ora vigileremo affinché la risoluzione possa essere calendarizzata e discussa in tempi ragionevoli” concludono gli onorevoli Fanucci e Ghizzoni.

 

17/12/2015 - 21:20

Manuela Ghizzoni, sollecitata da un docente di scuola, risponde alla nota pubblicata su Orizzonte scuola

http://www.orizzontescuola.it/news/che-fine-faranno-docenti-che-non-supereranno-concorso-scuola-2016-e-come-verr-gestito-tirocinio

Nota dell'on Manuela Ghizzoni

Rispondo volentieri. Anche perché così posso replicare anche a Fabrizio Basciano, che per la stesura del suo articolo apparso sul Fatto Quotidiano non ha ritenuto - legittimamente - di interpellare qualcuno dei promotori della delega sulla nuova formazione iniziale e reclutamento dei docenti. Con il prossimo concorso saranno banditi molti posti, oltre 63000, che però non saranno sufficienti a soddisfare le attese di quanti si presenteranno per sostenerlo. Questo disallineamento è dovuto a precedenti scelte politiche sbagliate, che hanno portato alla mancata regolarità, negli anni, delle immissioni in ruolo e ad un calcolo, per eccesso, del fabbisogno ai fini della determinazione dei posti nei corsi abilitanti (si ricordi la polemica all'avvio del primo TFA, in seguito alla quale i posti vennero sensibilmente incrementati: in rete si trova ampia documentazione su questo aspetto). In realtà la forbice tra aspiranti e vincitori sarà più larga per la primaria, più stretta per la secondaria e quasi chiusa per il sostegno. Peraltro, proprio per valorizzare le competenze degli aspiranti docenti - in grandissima parte laureati magistrali o a ciclo unico e abilitati - abbiamo chiesto che non vi siano prove preselettive affidate a test, bensì prove in grado di valutare la qualità e la preparazione all'insegnamento. Per chi non vincerà uno dei posti messo a concorso, lo scenario è identico all'attuale: la sua professionalità sarà utilizzata per le supplenze, che la L. 107 riserva agli abilitati. Per quanto riguarda poi la delega sulla nuova formazione iniziale e nuovo reclutamento dei docenti, sempre la L. 107 prevede "l'introduzione di una disciplina transitoria in relazione ai vigenti percorsi formativi e abilitanti e al reclutamento dei docenti nonché in merito alla valutazione della competenza e della professionalità per coloro che hanno conseguito l'abilitazione prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo" attuattivo della delega. Per coloro i quali saranno in possesso di abilitazione, quindi, sarà disposta una disciplina specifica circa le modalità di reclutamento, verosimilmente non dissimile dall'attuale. E sarà fatta anche una valutazione per coloro i quali hanno un servizio superiore ai 36 mesi. Insomma, va redatta una disciplina transitoria tesa a valorizzare chi già si è formato e chi già lavora nella scuola. Per l'esercizio della delega sono previsti 18 mesi, da mettere a frutto per incontrare le parti sociali, le associazioni degli aspiranti docenti, le scuole, le università, gli AFAM... al fine di scrivere una buona ed equa norma, con il contributo di tutti i soggetti coinvolti. Al Ministero è già stato convocato un apposito tavolo e si sono svolte le prime audizioni. Al momento, quindi, oltre ai principi ispiratori della delega non esistono testi normativi già redatti e quanto è stato anche recentemente lanciato in rete con certezza - ad esempio la retribuzione di 300 euro - è poco più di una illazione. Mi soffermo ancora su questo aspetto. La delega in oggetto è stata modificata profondamente durante la discussione alla Camera. In quella sede è stato introdotto il percorso del concorso-corso, vale a dire un concorso nazionale "per l'assunzione a tempo determinato di durata triennale di formazione e apprendistato professionale di docenti...". Lo scopo è quello di sostituire il TFA, fino ad ora a carico dell'aspirante docente, gli anni di precariato e l'anno di prova con un triennio di formazione, retribuito, al termine del quale c'è la conferma in ruolo. Durante la discussione in Senato, l'apprendistato è stato sostituito con "tirocinio", poiché l'apprendistato prevede un limite di età: 29 anni. Il tirocinio citato nella delega (punto 2 lettera b, comma 181) non può essere assimilato al tradizionale tirocinio (ne è la conferma l'assenza di qualsiasi riferimento normativo in questo senso). Le "Linee guida" che regolano i tirocini (e che anche Fabrizio Basciano cita), concordate tra Governo e Regioni (che hanno competenza legislativa in materia, mentre la formazione e il reclutamento dei docenti è materia esclusiva dello Stato!) confermano che questo istituto non può essere applicato al triennio di formazione successivo al concorso che prevediamo nella delega, anche se nella legge è scritto semplicemente "tirocinio". Escludendo la tipologia dei tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro (destinati a disoccupati, inoccupati e lavoratori in cassa integrazione), anche quella dei tirocini "formativi e di orientamento" non è applicabile, poiché essi sono rivolti a neolaureati che abbiano conseguito il titolo di studio entro e non oltre 12 mesi e la durata non può essere superiore ai sei mesi. Ecco perché il riferimento a questi tirocini è infondato.

Come emerso anche durante il seminario aperto organizzato dal PD il 19 novembre, la delega presenta questioni che andranno approfondite e chiarite (forse anche con il ricorso a nuove norme): tra queste vi è certamente la forma giuridica da attribuire al contratto triennale di formazione successivo al concorso. La volontà del legislatore è comunque quella di retribuire adeguatamente il docente vincitore di concorso che si appresta a completare, in servizio, la sua formazione per la graduale assunzione della funzione docente. Ringrazio Fabrizio Basciano per le stimolanti osservazioni che aiutano a fare chiarezza sulla delega. Con contributi come questo potremo fare una buona formazione iniziale e un buon reclutamento, a vantaggio del nostro sistema di istruzione. 

15/12/2015 - 20:33

 “E’ una pura invenzione il dato di 300 euro mensili per gli insegnanti vincitori di concorso riportato in un articolo di Fabrizio Basciano sull’edizione on line del Fatto Quotidiano. In realtà, la legge 107 (Buona scuola) propone una rivoluzione nel sistema di reclutamento e formazione degli insegnanti, giudicata unanimemente dagli esperti come una positiva innovazione di stampo europeo: in sostanza si abbandona il sistema pluridecennale di un lungo e umiliante precariato e delle relative graduatorie, per passare ad un sistema concorsuale serio, simile a quello di altre figure professionali come medici o magistrati. I vincitori, nel primo triennio dopo aver superato il concorso nazionale, avranno un periodo triennale retribuito di formazione professionalizzante, con tirocini e graduale assunzione delle funzioni docenti, al termine del quale il loro contratto sarà trasformato in uno a tempo indeterminato. L’entità della retribuzione è ancora da stabilire ma l'intenzione è che sia un vero e proprio stipendio crescente nel triennio, non lontano da quello dell’insegnante di ruolo di prima nomina. Tutto ciò non riguarda però il concorso 2016 in fase di bando, riservato ai già abilitati. Certo, il cammino della riforma sarà lungo e deve ancora iniziare la stesura dei decreti applicativi che dovranno normare anche la fase transitoria, al fine di garantire la professionalità degli abilitati. In un affollato seminario PD, che si è tenuto a Roma il 19 novembre, sono stati analizzati dettagliatamente molti punti della nuova normativa e suggerite precise soluzioni a vari problemi, alcune delle quali potrebbero anche rendere necessarie modifiche legislative migliorative. Ma il punto davvero strategico è quello di tornare ad attirare all’insegnamento nelle scuole i giovani più preparati e motivati”.

Lo dichiara Manuela Ghizzoni, componente della commissione Cultura di Montecitorio.

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