13/12/2015 - 21:40

Emendamento presentato da deputata Pd recepito da Governo

“Cinquanta milioni di euro in più, per una ambito fondamentale per il futuro del nostro Paese”. Così Manuela Ghizzoni, deputata del Pd e componente in Commissione Cultura alla Camera, commenta il recepimento da parte del governo del suo emendamento alla legge di Stabilità che prevede uno stanziamento di ulteriori 50 milioni di euro da destinare al rafforzamento del diritto allo studio universitario.

“Si tratta – spiega Ghizzoni- di nuove risorse, che vanno ad aggiungersi ai 167 milioni già stanziati. Con questa integrazione significativa, il Fondo statale per l’erogazione delle borse di studio universitarie raggiunge quota 217 per il 2016. Se leggiamo il dato nella prospettiva decennale 2006–2016 si tratta dell’investimento più significativo, con la sola eccezione del 2009 - quando il fondo fu portato a 246 milioni salvo, poi, farlo piombare a 99 milioni già l’anno dopo. Ecco, non abbiamo bisogno di altalene, ma di stabilizzare il fondo oltre i 200 milioni, impegno che già ci assumiamo per il futuro. Possiamo cominciare, ora, a colmare il gap che ci divide dalla maggior parte dei Paesi europei. Anche gli ultimi dati Ocse, infatti, confermano che l’Italia è fanalino di coda con il 34% di laureati contro una media Ocse del 50%. Meglio di noi anche Lussemburgo e Messico. L’intervento sul diritto allo studio era, quindi, ormai non più rinviabile. Penso alla drammatica fuga di matricole dagli atenei del meridione, generata in primo luogo proprio dalle carenze strutturali nel sostegno al diritto allo studio. A questo proposito interviene anche la riforma costituzionale in essere, poiché modifica anche sul titolo V attribuendo alle Regioni la promozione del diritto allo studio”.

“Il Partito Democratico dovrà assumersi l’onere di guidare il dibattito sul riassestamento dei ruoli e dei pesi sociali ed economici in questo ambito. Anche perché investire nel sapere dei nostri giovani significa investire non solo sui singoli, ma sul futuro, anche economico e sociale, del nostro Paese”, conclude Manuela Ghizzoni.

03/11/2015 - 15:07

Escludere borse di studio dal calcolo ISEE

“Chiediamo al governo di aumentare in maniera stabile e progressiva nel triennio 2016-2018 il fondo per le borse di studio per gli studenti universitari capaci, meritevoli e privi di mezzi, per una cifra a regime di 100 milioni di euro. Chiediamo anche di avviare la raccolta dei dati 2015/16 relativi al numero di domande e di beneficiari in modo da determinare rapidamente le eventuali conseguenze sul diritto allo studio universitario della nuova normativa per il calcolo dell’ISEE. È anche necessario chiarire in via definitiva l’esclusione delle provvidenze del diritto allo studio universitario dal calcolo dell’ISEE del nucleo familiare dello studente”. Lo ha detto Manuela Ghizzoni, deputata del Pd componente della commissione Cultura che, insieme alla collega Maria Coscia capogruppo dem nella medesima commissione, ha presentato una risoluzione su questo tema che verrà discussa oggi.

“L’aumento del fondo - prosegue Ghizzoni - è un modo per iniziare a recuperare il grave divario con gli altri Paesi europei. Nel caso in cui si accertasse che vi è stato effettivamente un calo dei beneficiari, in particolare per gli studenti già borsisti, chiediamo al governo di attuare insieme con le Regioni interventi in grado almeno di mantenere stabile il numero di nuovi accessi al diritto allo studio e di garantire la continuità delle prestazioni per quegli studenti che hanno rispettato le condizioni di merito e non hanno visto modificata la situazione reddituale e patrimoniale della famiglia. Bisogna quindi mettere in campo una ‘norma ponte’: si recuperino nella legge di stabilità le risorse necessarie per un intervento straordinario che valga ad assicurare tale continuità almeno per l’anno accademico 2015/16”. 

14/10/2015 - 21:00

“Sulla riduzione delle borse di studio per gli studenti universitari proporrò una risoluzione che impegni il Governo a mantenere la borsa a chi l’ha già e ha rispettato le condizioni di merito, sia per ampliare la platea dei beneficiari”. Lo annuncia Manuela Ghizzoni, deputata del Partito Democratico e componente in Commissione Cultura.

“Il diritto allo studio italiano – spiega Ghizzoni - è già estremamente ridotto rispetto agli altri Paesi europei. Ma nell’anno 2015/16 potrebbe addirittura ridursi, poiché capiterà che studenti meritevoli perdano o non ottengano la borsa di studio senza che siano variate le condizioni economiche e patrimoniali della famiglia. Occorre infatti chiarire che l’Isee è stato aggiornato dal primo gennaio 2015 e adesso fotografa più esattamente la condizione economica delle famiglie: è giusto che, oltre al reddito, si consideri il loro patrimonio, ma poiché per esso si considera ora un valore decisamente aumentato come quello determinato ai fini dell’Imu, è facile che anche un patrimonio familiare limitato e rimasto invariato faccia crescere il valore dell’Isee”.

“Per evitare che questo fenomeno porti a una riduzione surrettizia dei beneficiari e per puntare invece a selezionare meglio i casi di effettivo bisogno, occorre aggiornare anche le soglie stabilite per l’accesso alle borse di studio. A questo proposito il Ministero dell’Istruzione ha convocato un tavolo tecnico con le Regioni e le associazioni degli studenti per affrontare la questione. Ciò servirà a fare chiarezza su questi temi raccogliendo dati precisi e affidabili con la collaborazione delle Regioni e a evitare l’imbarazzante paradosso per cui siamo il Paese che ha meno laureati in Europa e al contempo allontana dalle università gli studenti meritevoli ma meno abbienti”, conclude Manuela Ghizzoni.  

12/10/2015 - 15:43

Varare subito un piano straordinario di reclutamento

“Una misura positiva ma, purtroppo, non risolutiva dei complessi problemi che il sistema universitario italiano ha accumulato in anni di depauperamento di risorse umane oltre che finanziarie. Il premier Renzi ha annunciato che nella legge di stabilità saranno inserite norme che favoriranno il rientro in Italia dall’estero di 500 ricercatori: era una misura già inserita nel Piano Nazionale delle Riforme contenuto nel Def”. Lo ha detto Manuela Ghizzoni, deputata Pd in commissione Cultura.

“Nella maggioranza dei casi - ha proseguito Ghizzoni - il loro espatrio non fu una scelta ma una costrizione: trasferirsi all’estero per poter lavorare nel campo della ricerca. Il loro ritorno sarà senz’altro un valore, anche perché porteranno l’esperienza organizzativa e di contenuti maturata altrove e con la quale il nostro sistema potrà confrontarsi positivamente. Purtroppo però i numeri dell’università e degli enti di ricerca italiani sono tali da richiedere molto di più: con la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ sono usciti dai soli atenei oltre 10.000 persone che, a causa del blocco del turnover, non sono state sostituite. Il risultato è una perdita secca di competenze, di intelligenze, di competitività che, nonostante la crisi economica sia globale, non ha eguali negli altri Paesi. Occorre assolutamente che il Governo preveda un più ampio e generale piano straordinario di reclutamento per l’università e gli enti di ricerca, rivolto a coloro i quali, a dispetto di tutto, hanno tenacemente resistito e continuato a insegnare e fare ricerca nel nostro Paese. Sono altrettanto talentuosi e meritevoli di quelli che sono andati all’estero. Bisogna rimettere in gioco e ridare fiducia a quelle migliaia di ricercatori che hanno continuato a lavorare raccogliendo risultati e considerazione a livello internazionale (lo dimostrano i loro indici di produttività e qualità scientifica) nonostante l’Italia sia fanalino di coda quanto a risorse investite nel sistema della formazione superiore e della ricerca”.

10/09/2015 - 18:06

"Il governo intervenga sugli aumenti Isee, dovuti ai nuovi parametri di calcolo, per famiglie di studenti che non hanno avuto variazioni particolari di reddito o di patrimonio". Lo chiede in un’interrogazione al ministro dell’Istruzione la deputata Pd Manuela Ghizzoni, della commissione Cultura.

“In queste settimane di iscrizione all’università si evidenzia un effetto negativo nell’applicazione dei nuovi criteri per il calcolo dell'Isee. Come denunciano le organizzazioni degli studenti, si verificano aumenti Isee anche in nuclei familiari che non hanno avuto variazioni di reddito o patrimonio, fenomeno confermato anche da uno studio di un Istituto toscano di ricerca. Il rischio è che risultino penalizzati gli studenti meno abbienti, che verrebbero esclusi dalle prestazioni di diritto allo studio. La conferma arriva anche da un recente studio dell’Istituto regionale programmazione economica della Toscana (IRPET) che ha evidenziato, a parità dei dati familiari reddituali e patrimoniali, un aumento dei valori del nuovo Isee rispetto al precedente. Anche le tasse universitarie sono destinate ad aumentare per lo stesso motivo. Lo studio dell’IRPET mostra anche che circa il 9% dei borsisti perderebbe improvvisamente la borsa di studio nonostante abbiano rispettato le condizioni di merito e non si siano modificate le loro condizioni di reddito".

“Occorre intervenire subito – conclude Ghizzoni - per correggere questa evidente stortura, a garanzia del diritto allo studio sancito in Costituzione. Si dovrà modificare la normativa Isee, oppure innalzare le soglie di Isee previste per l’accesso alle prestazioni di diritto allo studio in modo da controbilanciare l’aumento dell’Isee a parità di condizioni economiche del nucleo familiare”.  

10/06/2015 - 21:20

“I dati diffusi in questi giorni da diverse agenzie, compresi quelli odierni del rapporto Eurostudent, testimoniano di un sistema universitario italiano bloccato nella sua fondamentale funzione di ascensore sociale”. Lo dichiara Manuela Ghizzoni, deputata del Partito Democratico, a margine del convegno “Università e lavoro. Condizione studentesca e occupabilità in Italia” svoltosi oggi a Roma.

“Il calo degli studenti lavoratori – spiega Ghizzoni - dovuto alla crisi occupazionale, l’appoggiarsi costante sul supporto delle famiglie, il mancato accesso all’Università degli studenti che provengono dalle fasce sociali più svantaggiate, il continuo accrescersi del divario tra Centro-Nord e Sud del Paese: sono tutti elementi che non possono non preoccupare soprattutto se letti insieme all’incremento della tassazione universitaria e al contemporaneo calo del numero degli studenti che hanno avuto borse di studio o agevolazioni fiscali”.

“Per fortuna – continua Ghizzoni - a questi elementi negativi possiamo accostare esperienze positive come quelle rappresentate dai Collegi di merito, che ci forniscono esempi concreti di buone prassi da diffondere e supportare e da mettere in campo a partire dalla prossima Legge di stabilità. Molte delle proposte contenute nel documento che la Ccum ha consegnato alla politica sono condivisibili. Per quanto attiene alle esperienze di tirocinio e apprendistato degli studenti, io penso non sia tanto un problema di uniformare la legislazione – una legge in materia già c’è – ma di trovare modalità che consentano un accesso equo e di pari opportunità su tutto il territorio nazionale”.

“Da potenziare - aggiunge la deputata democratica - anche le possibilità concrete di certificare non solo le competenze formalmente acquisite dai nostri giovani, ma anche quelle ‘trasversali’, capaci di dimostrare le reali capacità acquisite da uno studente anche attraverso esperienze e impegni extracurriculari. Stesso discorso vale per la mobilità internazionale a cui ha accesso un numero ancora troppo basso di studenti. Non c’è solo l’Erasmus, bisogna incrementare la permanenza all’estero, gli scambi tra studenti, ma anche tra ricercatori e tra docenti- Infine la nota dolente dell’edilizia residenziale studentesca: nel 2000, l’allora governo di centro-sinistra, emanò una legge innovativa che però non è stata, nel prosieguo, applicata in tutte le sue potenzialità”.

“Bisogna restituire gambe e sostegno a questa legge per consentire quella residenzialità studentesca che possa liberare i meno abbienti da scelte universitarie fatte per ‘sopravvivenza’ e consentire quella proficua convivenza che è uno degli elementi di forza dei Collegi di merito. Insomma, occorre un salto di qualità del sistema perché l’ambiente universitario divenga quell’ambiente sfidante e stimolante che ritroviamo nei Collegi di merito”, conclude Manuela Ghizzoni.

 

09/06/2015 - 18:44

“L’Italia investe molto poco, rispetto a tutti gli standard internazionali, in risorse finanziarie e in misure di sostegno per l’università, in particolare in quello che è il luogo di formazione dei nuovi ricercatori, i dottorati di ricerca. La situazione è andata peggiorando negli ultimi anni, quando la crisi economica ha costretto a pesanti tagli”. Lo afferma Manuela Ghizzoni, deputata del Pd e componente della commissione Cultura, che ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della quinta indagine Adi, l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, sulla situazione e le prospettive che il nostro sistema universitario offre ai giovani ricercatori.

“Ritengo prezioso il lavoro, interamente volontario, che quest’associazione di giovani ricercatori, supplendo alla preoccupante assenza delle istituzioni, svolge da anni. Sono analisi accurate e intelligenti, utili a denunciare la gravità del fenomeno del precariato universitario. Quando i posti di dottorato si sono dimezzati in due anni, quando i costi ricadono sulle università, quando quasi solamente gli atenei statali si fanno carico di formare nuovi ricercatori, quando si aggrava drammaticamente il divario tra centro-nord e sud del Paese, rimane ben poco da aggiungere a quanto denunciato dall’Adi. Temo che, oltre alla polarizzazione di natura geografica, se ne stia verificando un’altra altrettanto pericolosa di natura culturale. Discipline che sono state e sono punti di forza della nostra cultura sembrano destinate a scomparire. Vale la pena ripetere che la sola strada per far ripartire il Paese è quella di investire in innovazione e ricerca in ogni campo. Senza giovani muore la ricerca, senza ricerca muore l’università, senza università muore un Paese. Occorre cambiare subito strada, anche cominciando da misure limitate, compatibili con il bilancio dello Stato. Ecco perché ho proposto, con altri parlamentari, di rivedere profondamente la tassazione universitaria per renderla più equa rispetto alle condizioni economiche delle famiglie e di cancellare ogni forma di tassazione per i dottorandi per incentivare il raggiungimento del più alto grado degli studi, come prevede la Costituzione”.

14/05/2015 - 21:11

“Una conto è la spregiudicatezza, un altro le balle spudorate come quelle raccontate da M5S sul reclutamento dei futuri insegnanti: secondo la proposta del Pd, l’aspirante insegnante per formarsi non pagherà più di tasca propria, anzi verrà pagato dallo Stato ”. Lo dichiara Manuela Ghizzoni, deputata del Partito Democratico e componente in Commissione Cultura alla Camera.

“Per la formazione iniziale del docente e l’accesso alla professione – spiega Ghizzoni - abbiamo previsto un modello totalmente innovativo. Il nostro obiettivo è evitare gli errori del passato, in particolare quello di creare precariato, e poter mettere alla prova gli aspiranti docenti con tirocinio e formazione sul campo”.

“Per questo, per l’accesso alla professione – continua la deputata democratica - abbiamo previsto un concorso nazionale attraverso il quale si accede a un contratto triennale di formazione, durante il quale l’aspirante docente perfeziona le competenze sulla didattica della disciplina e progressivamente assume la funzione docente. Al termine del triennio, si passa direttamente in ruolo. In poche parole, lo Stato investe sui talenti e le attitudini dei futuri docenti, pagandone la formazione”.

“Ne deduciamo – aggiunge Ghizzoni – che i 5 Stelle preferiscono il modello dei costosi Tfa a pagamento (da 2500 a 3000 euro) a carico degli aspiranti docenti. Noi preferiamo pagarli mentre si perfezionano. Loro preferisco il sistema attuale, che produce precariato, noi le immissioni in ruolo garantite sul fabbisogno, con un’unica prova concorsuale”.

“Per evitare questo strafalcione, bastava leggersi il testo delle modifiche al ddl. Ma i deputati di M5S non si sono evidentemente presi la briga di farlo: sparare accuse a casaccio è più facile”, conclude Manuela Ghizzoni.

25/04/2015 - 21:04

“La contestazione al ministro Giannini e alla senatrice Puglisi a Bologna è intollerabile”. Lo dichiarano Manuela Ghizzoni e Simona Malpezzi, deputate del Partito Democratico e componenti della Commissione Cultura della Camera.

“Impedire a qualcuno di esprimere il suo pensiero – spiegano Ghizzoni e Malpezzi – ancor prima di conoscere quel che ha da dire, rivela insieme un grave disprezzo delle regole più elementari della democrazia e un fastidio per ogni opinione che possa non coincidere con la propria. Non c’è niente di più diseducativo”.

“Ci auguriamo che il mondo degli insegnanti, con il quale abbiamo dialogato a lungo in questi mesi in modo costruttivo, prenda le distanze da chi, invece che amare il rispetto e il confronto, impone il silenzio”.

 

19/03/2015 - 19:19

Sguardo d’insieme crea spinta propulsiva per crescita

“Oggi è stato segnato un importante passo verso l’innovazione che porterà i suoi frutti sia all’accademia sia al mondo della cultura”.
- Così la deputata del Partito democratico Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura Scienze e Istruzione, ha commentato la firma del protocollo d’intesa tra Mibact e Miur – “Potenziare la formazione accademica, la ricerca e l’innovazione per l’applicazione al patrimonio culturale e legare il progetto scientifico alle competenze è l’innovazione di cui il Paese aveva bisogno. Ma la vera innovazione – spiega la deputata democratica - sta non solo nei quattro punti dell'intesa, ma nell’aver  stabilito, per la prima volta, una collaborazione costante e di lungo periodo tra due ministeri strategici per lo sviluppo del Paese.
“Giannini e Franceschini hanno dato oggi dimostrazione – conclude Ghizzoni - di quanto uno sguardo d’iniseme possa creare una spinta propulsiva importante per la crescita economica, sociale e culturale”.

 

17/03/2015 - 17:59

Governo impegnato a valorizzare la lezione morale

"Dopo settant'anni il Parlamento testimonia di riconoscere alla Resistenza e all'antifascismo un valore comune a tutti gli italiani e all'anniversario della lotta di Liberazione un momento di unità nazionale".
- Lo dichiara la deputata del Pd Manuela Ghizzoni dopo l'approvazione in Commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera dei Deputati, con la sola astensione della Lega, della risoluzione, di cui è prima firmataria, riguardante l'anniversario della Resistenza e della Guerra di liberazione -
"Il governo sarà impegnato a sostenere la ricerca sull'esperienza storica dell'opposizione al fascismo, della Resistenza e della Liberazione per attualizzarne la lezione morale e a
favorire la creazione della rete dei luoghi della memoria per agevolarne la salvaguardia, la conoscenza, la valorizzazione. Quel patrimonio etico, storico e culturale, di quella che fu una esperienza collettiva per affermare i principi di libertà ed indipendenza, non può essere disperso e - spiega la deputata democratica - deve essere utilizzato per promuovere il contrasto alle nuove forme di razzismo, antisemitismo, ".
​"Resistenza e antifascismo, esperienze fondative della Repubblica, sono le radici dell’unità europea da portare oggi a compimento, e - conclude Ghizzoni - la memoria di quei protagonisti è degna di essere trasmessa alle nuove generazioni, insieme ai valori e ai principi della Carta Costituzionale, per trasferire la ricchezza progettuale di quel portato nel nostro presente dando nuovo slancio all’agire civico"

 

05/02/2015 - 15:45

La proroga di due anni per gli assegni di ricerca segna un passo in avanti verso la continuità e prova ad arrestare l’emorragia di ricercatori verso l’estero, nell’attesa di attuare norme per la stabilizzazione.

- Lo dichiarano Manuela Ghizzoni e Simona Malpezzi, deputate del Pd in Commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera dei Deputati, dopo l’approvazione dell’emendamento al decreto Milleproroghe, che proroga da 4 a 6 anni la durata complessiva degli assegni di ricerca attribuiti ad un ricercatore –

“Se non ci fosse stata questa proroga avremmo rischiato di perdere un capitale umano di ricercatori di livello, che il sistema italiano della ricerca, sottodimensionato, non assorbe. Non possiamo perdere altri ricercatori perché l’Italia – spiega Ghizzoni, presentatrice dell’emendamento - ne ha a oggi un numero bassissimo, circa 150.000, a fronte dei 510.000 della Germania, 430.000 dell’Inghilterra, 340.000 della Francia e 220.000 della Spagna.

“Il nostro obiettivo di medio periodo – sottolineano le deputate - è quello di cancellare la selva di figure contrattuali pre-ruolo attraverso l'istituzione di un contratto unico con tutele sociali e previdenziali. Ora, però, era necessario un intervento immediato, come quello proposto dall'emendamento, per non disperdere il patrimonio di competenze e talenti e nell'attesa che questi giovani ricercatori possano conquistare uno dei posti da ricercatore disposti dalla legge di stabilità".

“Il governo Renzi sia quell'interlocutore istituzionale, troppo spesso latitante nell'ultimo ventennio, che tuteli le ragioni della ricerca e dell’innovazione – concludono Ghizzoni e Malpezzi - per dare forza di fatto ad un settore cruciale per il futuro del Paese”.

 

27/01/2015 - 18:20

“Un risultato importante per il territorio e per tutti coloro che sono impegnati a preservarlo dai rischi sta per essere raggiunto con l’introduzione di misure per rinforzare la presenza dei dipartimenti di scienze della terra nel sistema universitario”. – lo annunciano Raffaella Mariani, deputata Pd e prima firmataria della proposta di legge, e Manuela Ghizzoni, deputata Pd e relatrice della proposta “Interventi per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche” in Commissione Cultura, scienze e Istruzione -  “Il comitato ristretto, che si riunirà domattina, si troverà ad approvare – spiega Ghizzoni - una norma che da un lato risponde alle richieste dei geologi e dall’altro consente di diffondere la coscienza della tutela ambientale e la cultura della prevenzione dei rischi. La scomparsa dei dipartimenti di scienze della terra non è solo un problema accademico o culturale, ma è soprattutto un problema sociale, ambientale ed economico”.

“La proposta in esame – spiega Mariani - ha prodotto risultati concreti: un programma di borse di studio in favore degli studenti che si iscrivono ai corsi di laurea in scienze della terra; l’inserimento delle Scienze geologiche, per la prima volta dall’istituzione, nel piano nazionale delle lauree scientifiche; l’inclusione delle discipline geologiche tra le aree disciplinari di interesse comunitario che godono di risorse per il sostegno alle iscrizioni degli studenti; il sostegno dell’attività della ricerca con risorse del Ministero dell’Ambiente e misure per rinforzare la presenza dei dipartimenti di scienze della terra nel sistema universitario”. “Sono tutte azioni positive – spiegano le deputate - che riconoscono, finalmente, alle scienze geologiche la stessa attenzione dedicata alle altre discipline scientifiche e che pongono rimedio agli effetti procurati al settore dalla riforma Gelmini”. “Il nostro lavoro sta producendo risultati concreti perché – concludono Mariani e Ghizzoni – questi sono obiettivi strategici per il Paese”.

 

15/01/2015 - 19:13

In Commissione Cultura all’esame pdl per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche

“Il nostro lavoro sta producendo risultati concreti per diffondere una coscienza alla tutela ambientale e una cultura della prevenzione dei rischi, perché il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche, oltre che la costituzione di una rete di monitoraggio del territorio, sono obiettivi strategici per il Paese”. – lo dichiarano Raffaella Mariani, deputata Pd e prima firmataria della proposta di legge, e Manuela Ghizzoni, deputata Pd e relatrice della proposta in Commissione Cultura, scienze e Istruzione - 

“Il nostro Paese ha mostrato tutta la sua fragilità nel corso degli ultimi anni in occasioni di gravi calamità naturali. Per questo è necessario investire nella formazione di professionisti esperti, senza dover ripiegare, come paventano in molti, “sull’importazione” dei geologi dall’estero. La proposta in esame – spiega Ghizzoni - ha introdotto un programma di borse di studio in favore degli studenti che si iscrivono ai corsi di laurea in scienze della terra: una misura concreta a favore dell’incremento delle iscrizioni ed al potenziamento dei corsi di laurea”.

“La discussione in commissione ha anche prodotto un altro risultato concreto: l’inserimento delle Scienze geologiche, per la prima volta dalla sua istituzione, nel piano nazionale delle lauree scientifiche 2014-2016. Allo stesso modo – spiega Mariani - ha determinato l’inclusione delle discipline geologiche tra le aree disciplinari di particolare interesse comunitario che godono di risorse dedicate per sostenere le iscrizioni di studenti. La proposta prevede anche il sostegno dell’attività della ricerca con risorse del Ministero dell’Ambiente e misure per rinforzare la presenza dei dipartimenti di scienze della terra  nel sistema universitario”. 

“Sono tutte azioni positive che riconoscono, finalmente, alle scienze geologiche la stessa attenzione dedicata alle altre discipline scientifiche e che pongono rimedio agli effetti procurati al settore dalla riforma Gelmini”.

“Stiamo lavorando per ottenere una unità di intenti tra le forze politiche, perché – concludono Mariani e Ghizzoni – è necessario giungere in breve all’approvazione del testo, per il bene del nostro territorio”.

 

04/12/2014 - 15:50

“I dati presentati dall’indagine ‘Ricercarsi’ sono drammatici ma non stupiscono certo chi si occupa di politiche universitarie, e saranno utili per infrangere i tanti luoghi comuni. Primo fra tutti quello secondo cui in Italia ci sono troppi ricercatori. La verità è opposta: il nostro Paese ne ha invece fame”. Lo dichiara Manuela Ghizzoni, deputata del Partito Democratico e componente della Commissione Cultura della Camera, per commentare i dati di Ricercarsi, l’indagine sui percorsi di vita e lavoro nel precariato universitario presentata da Flc-Cgil.

“Secondo i ultimi dati Eurostat del 2011 – spiega Ghizzoni - a fronte di 520mila ricercatori in Germania, di 429mila nel Regno Unito, di 338mila in Francia, l’Italia ne aveva solo 151mila. E la situazione, già allora desolante, dal 2011 a oggi è peggiorata”.

“I giovani ricercatori dell’università – prosegue la deputata democratica – giocano un ruolo fondamentale nel sistema della conoscenza e se non li mettiamo nelle condizioni di lavorare con certezza e serenità ma, al contrario, li costringiamo a sopravvivere nel limbo della precarietà, condanniamo il nostro Paese a non progredire”.

“I punti da affrontare al più presto per porre rimedio a questa situazione sono due. Creare le condizioni per bandire con regolarità, e in numero significativo, posti da ricercatori in tenure-track, così da permettere ai giovani di talento una futura immissione in ruolo accademico. In secondo luogo, rimuovere i vincoli imposti dal blocco del turn over che, con il suo limite del 50%, determina nell’università un insopportabile depauperamento di talenti. A questo scopo, si potrebbero utilizzare le risorse, o parte di esse, che Legge di stabilità ha destinato alla quota premiale del fondo di Finanziamento ordinario”.

“La Legge di stabilità, appunto, attualmente all’esame del Senato, rappresenta un’occasione importante per cominciare a imprimere la svolta di cui il sistema universitario ha un bisogno vitale. Per questo, non possiamo permetterci di sprecarla”, conclude Manuela Ghizzoni.

 

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