05/03/2019 - 11:49

“Se il buon giorno si vede dal mattino, l’audizione di Marco Siracusano, ad di Postepay, sulle modalità di erogazione del reddito di cittadinanza, mette in evidenza invece tutta la superficialità, l’opacità e l’incapacità con cui il governo M5S-Lega sta affrontando questo tema. Abbiamo ora chiaro che Poste Italiane non assumerà personale per far fronte alle centinaia di migliaia di cittadini che giungeranno presso le loro sedi e non vi sarà neppure una precisa dotazione finanziaria per gestire questa situazione d’emergenza. È lo stesso Ad di Postepay a spiegare che ‘siamo di fronte ad un'operazione straordinaria che non potrà mai avere una esecuzione ordinaria’ e che ‘non si possono escludere disfunzioni’. Una cosa sembra certa: siamo dinanzi al rischio concreto che un’operazione marcatamente propagandistica, approvata in fretta e furia per distribuire male e senza seri criteri delle risorse prima delle elezioni europee, si tramuti in un pericoloso caos”. Lo dichiara la capogruppo dem in commissione Lavoro Debora Serracchiani.

04/03/2019 - 16:55

“Vorremmo segnalare al vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che sul salario minimo orario esiste una proposta di legge del Partito democratico, già depositata fin dallo scorso luglio, molto precisa e dettagliata. Si tratta di una misura che verrebbe incontro ai circa due milioni di lavoratori che in Italia non hanno un contratto collettivo di riferimento e agli oltre 2,5 milioni che possono essere considerati lavoratori poveri proprio per gli stipendi. Stiamo parlando di lavoratori poveri che anche il reddito di cittadinanza escluderebbe da qualsiasi tipo di aiuto pubblico e che ricevono salari al di sotto dei minimi stabiliti dalla contrattazione. Se quella del M5s è una iniziativa legislativa seria e non la solita campagna propagandistica, troverà sempre pronto il Pd nella difesa degli interessi delle categorie più deboli”.

Così la capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Debora Serracchiani.

27/02/2019 - 10:55

“Le questioni legate all’amianto sono un tema che sta particolarmente a cuore al Partito democratico. Si tratta di un problema che in questo Paese riguarda tanti cittadini e tante famiglie. Nella scorsa legislatura il Parlamento si era impegnato alla realizzazione di una riforma organica e, vista la delicatezza e il dramma di questa vicenda, avevamo chiesto alla maggioranza oggi al governo di completare insieme questo percorso. Mi riferisco in particolare ai risarcimenti del Fondo amianto per le vittime non professionali e per i familiari di vittime non professionali, che oggi da un una tantum di 5.600 euro e che il Fondo amianto stesso, che ha risorse sufficienti, ha suggerito di portare a 12 mila; e alla riapertura dei benefici contributivi previdenziali per le persone esposte all’amianto. Il No di M5s e Lega a queste due proposte è stato un fatto grave, miope e insopportabile, soprattutto dopo che la maggioranza gialloverde aveva annunciato interventi legislativi alle associazioni delle persone malate e dei loro familiari. Ma noi non rinunciamo a questa battaglia di civiltà. E torniamo a dire: il Parlamento faccia presto e bene con un voto bipartisan”.

Così Debora Serracchiani, capogruppo Dem in commissione Lavoro alla Camera, intervenendo al convegno “Amianto: Malattia, Prevenzione, Previdenza. Stato e Parti Sociali insieme per risolvere”, promosso da Sportello Nazionale Amianto, in corso a Palazzo San Macuto.

Debora Serracchiani è anche prima firmataria di due proposte di legge a favore delle persone colpite da amianto. La prima riguarda l’erogazione del beneficio assistenziale in favore dei malati di mesotelioma di origine non professionale o degli eredi per gli anni 2019-2020; la seconda intende riaprire i termini per la presentazione delle domande al fine del riconoscimento delle prestazioni pensionistiche per quei lavoratori che devono ricostruire la propria carriera lavorativa.

26/02/2019 - 16:04

“L’indagine conoscitiva sul caporalato sta evidenziando che la legge approvata dal precedente governo per il contrasto al fenomeno funziona, ma anche che la sua attuazione non è uniforme sul territorio nazionale”. Lo dichiarano Maria Chiara Gadda e Debora Serracchiani, rispettivamente capogruppo Pd in Commissione Agricoltura e Lavoro alla Camera.

“Finalmente – spiega - è partita l’indagine conoscitiva sul fenomeno del caporalato, più volte sollecitata dal gruppo Pd. Le audizioni stanno dando un messaggio chiaro: la legge approvata nella scorsa legislatura va nella giusta direzione, nei principi e nei nuovi strumenti a disposizione degli organismi di controllo. Si registra, tuttavia, una pericolosa battuta d’arresto nella sua attuazione. La cabina di regia presieduta dall’Inps non viene convocata da mesi. E, soprattutto, a causa della lentezza delle istituzioni e della burocrazia la rete del lavoro agricolo di qualità, è presente in sole cinque province italiane. L’apertura di questi sportelli consentirebbe alle imprese sane, che non sfruttano il lavoro nero e sottopagato, di accedere a servizi e monitorare anelli deboli del sistema, come il trasporto e le soluzioni abitative, sovente in mano ai caporali. Non si comprende, poi, la ragione che ha spinto il governo a non rinnovare le esperienze positive avviate a Foggia e Reggio Calabria con i commissari straordinari. Oltre alle parole, nella legge di Bilancio non si sono viste risorse per potenziare l’attività ispettiva e misure premiali per gli imprenditori agricoli che aderiscono alla rete del lavoro agricolo di qualità e per i territori che abbiano progetti seri di inclusione sociale”.

“La manifestazione di oggi a Reggio Calabria accende ancora l’attenzione sulla tendopoli di San Ferdinando, un luogo dove ogni giorno la dignità umana continua a essere ferita e la cui problematicità è aumentata a causa degli effetti del decreto sicurezza Salvini. Anche lì il governo si è limitato alle parole: passerelle quando si accende l’attenzione mediatica per cavalcare i problemi, per poi sparire e lasciare sacche di illegalità”, conclude.

20/02/2019 - 16:11

In Italia sono oltre 100 mila: sono i lavoratori frontalieri a cui manca ancora una definizione del loro status giuridico che preveda le opportune tutele e diritti, oggi doppiamente negati sia nel paese di provenienza sia in quello dove prestano la propria opera. Di questo si è parlato stamane nel corso  di un incontro tra le organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil e una delegazione dei gruppi Pd di Camera e Senato, guidati dalla capogruppo in commissione Lavoro on. Debora Serracchiani e  dal sen. Alessandro Alfieri e composta dai deputati Enrico Borghi,  Maria Chiara Gadda, Gian Mario Fragomeli e  Chiara Braga.
“Siamo del tutto consapevoli che oggi i  lavoratori frontalieri vivono in una  condizione difficile, non avendo le opportune  tutele e diritti  né dallo Stato di origine né da quello in cui lavorano. Una condizione che va superata , anche con nome di legge” - ha evidenziato l’on Serracchiani- annunciando che il Pd  “si attiverà  con appositi strumenti legislativi, nelle opportune sedi parlamentari, al fine di dare quanto prima più tutele e più diritti a questi lavoratori”. Nel corso dell’incontro sono stati elencati i principali problemi che affrontano quotidianamente i lavoratori  frontalieri: da quello della sicurezza sociale , alla fiscalità diretta, alla legislazione sul lavoro. Dal canto loro, i rappresentanti sindacali di categoria,  che hanno chiesto di incontrare  tutti i gruppi parlamentari,  hanno ricordato la necessità dell’istituzione di un tavolo interministeriale che predisponga  una sorta di “Statuto  dei lavoratori frontalieri”.

14/02/2019 - 11:27

Il governo ha risposto oggi in commissione Lavoro all’interrogazione dell’on. Pd, Debora Serracchiani, sulla nomina a presidente Anpal di Domenico Parisi

“Sulla nomina del Prof. Domenico Parisi a presidente dell’Anpal e di Anpal servizi, il governo, rispondendo alla mia interrogazione in commissione attraverso il sottosegretario Claudio Durigon, è stato del tutto evasivo. “ Debora Serracchiani, capogruppo del Pd in commissione Lavoro,  si dichiara “assolutamente insoddisfatta” per la risposta sul potenziale conflitto d’interessi di “colui che secondo il decretone è preposto a vagliare le candidature e selezionare gli idonei navigator e ad acquistare l’App che dovrà far incontrare domanda e offerta di lavoro”. “Per noi – ha ribadito Serracchiani -    la nomina di Parisi è in aperto conflitto d’interessi. Apprendiamo con favore, che contrariamente a quanto dichiarato in precedenza, il prof. Parisi intende mettersi in aspettativa dai suoi incarichi. Ma il governo non ha  minimamente chiarito come il ministero intenda assolvere al compito di vigilanza, per impedire  che vi siano conflitti di interesse. E non solo: nella risposta del sottosegretario Durigon non vi è  alcuna spiegazione sulle società collegate direttamente ai familiari del prof Parisi. Che – lo ricordo- Di Maio ha voluto fortemente alla presidenza dell’Anpal in virtù della sua  App che fa incrociare domanda e offerta di lavoro  nel lontano Missippippi” . “Il cosiddetto  “governo del cambiamento”- ha proseguito Serracchiani – non può limitarsi a specificare che potenziali conflitti d’interesse possano  essere  semplicemente messi da parte con una autocertificazione in cui si dichiara che non c’è alcuna incompatibilità.” “Inoltre – conclude Serracchiani – non ho sentito dal governo nessuna risposta su come si intenda vigilare affinchè non vengano raggirate le regole e limitata la trasparenza”.

08/02/2019 - 12:28

Nannicini e Serracchiani presentano interrogazione su presidente Anpal

“Domenico Parisi si metterà in aspettativa dall’Università del Mississippi e rinuncerà a tutti gli incarichi in potenziale conflitto d’interesse prima di ricoprire il ruolo di presidente e amministratore unico di Anpal?"

Lo hanno chiesto, con una interrogazione presentata in entrambi i rami del parlamento, i parlamentari dem Tommaso Nannicini e Debora Serracchiani e sottoscritta da tutti i componenti del Pd in commissione Lavoro di Camera e Senato. Per Nannicini e Serracchiani  “Parisi, indicato dal governo quale nuovo presidente Anpal e amministratore unico di Anpal servizi Spa, ovvero colui che secondo il decretone è preposto a selezionare i cosiddetti "navigator" e ad acquistare l'App che dovrà fare incontrare domande e offerte di lavoro, potrebbe trovarsi in aperto conflitto d’interessi". Nel testo della dettagliata interrogazione,  si legge che “lo stesso Ministro Di Maio ha presentato il professor Parisi come colui che, tramite il “suo” sistema informatico creato nel Mississippi, rivoluzionerà i centri per l’impiego italiani aiutando i “navigator” a incrociare domanda e offerta di lavoro con l’utilizzo di una piattaforma informatica innovativa”.

I parlamentari dem ricordano a Di Maio che "il Decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 2016, n. 108, prevede che l’incarico di presidente di Anpal è incompatibile con altri rapporti di lavoro subordinato, nonché con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell’Anpal". Nannicini e Serracchiani aggiungono che "a oggi, il professor Parisi non ha ancora chiarito se, così come imposto dal DPR, andrà in aspettativa dall’Università del Mississippi e rinuncerà agli altri numerosi incarichi di consulenza o attività imprenditoriali in potenziale conflitto di interesse con le forniture di Anpal e della sua società controllata Anpal Servizi SpA”.

Infine, i dem chiedono a Di Maio “come intenda vigilare su questa situazione  affinché il potenziamento delle piattaforme informatiche avvenga in totale trasparenza e con procedure aperte e volte a favorire la partecipazione del maggior numero di potenziali fornitori a livello italiano e internazionale, in modo da fugare ogni dubbio sul fatto che, come riportato da varie testate giornalistiche, esista l’ipotesi che a vendere la piattaforma informatica e la relativa App allo Stato italiano sia direttamente l’Università del Mississippi, qualsivoglia soggetto controllato dall’Università del Mississippi, o addirittura società private riconducibili al professor Parisi, a suoi familiari o a soggetti presso i quali il professor Parisi svolge attività di lavoro subordinato o autonomo".

29/01/2019 - 15:30

Dichiarazione on. Debora Serracchiani, capogruppo Pd commissione Lavoro.

“C’è una vistosa ingiustizia nel decretone del governo che introduce reddito di cittadinanza e quota 100: salta l’assegno di ricollocazione, sospeso fino al 31 dicembre 2021, per tutti coloro che percepiscono la Naspi. Per loro ci sarà  il reddito di cittadinanza . Ma c’è un problema, e non secondario: non tutte le persone   che oggi hanno la Naspi avranno i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza. Per loro , prevalentemente giovani e nuovi disoccupati che avranno un Isee non in linea con i limiti previsti dal reddito di cittadinanza  non ci sarà niente,  non è previsto nessun  intervento ”. 

A denunciarlo è la deputata Debora Serracchiani, capogruppo del Pd in commissione Lavoro. Per Serracchiani “la legge è fin troppo chiara: all’art. 9, comma 7,  del Decretone del governo si dice che  l’erogazione dell’assegno di ricollocazione è sospesa fino a tutto dicembre 2021. Norma chiara ma implacabile per molti disoccupati che sicuramente non avranno più né assegno di ricollocazione,  né redditto di cittadinanza. Chiediamo al governo di rivedere questa norma e di pensare a misure urgenti per sanare una situazione difficile per tutti coloro che senza assegno di ricollocazione avranno maggior difficoltà  a trovare nuova occupazione, con il rischio concreto di scivolare davvero in una condizione di povertà. Davvero un bel paradosso", conclude Serracchiani.

22/01/2019 - 16:59

La capogruppo del Pd in Commissione Lavoro, Debora Serracchiani, presenta Pdl per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro

Dall’inizio dell’anno sono già ventuno i morti sul lavoro. Ormai è un bollettino di guerra e molte volte di questi lavoratori non sappiamo neppure il nominativo, l’età e come è accaduto l’incidente sul lavoro. Però questi sono lavoratori, persone e non numeri. L’Italia, inoltre, è uno dei pochi paesi della Ue a non avere ancora una propria Strategia Nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, mentre averla potrebbe aiutarci a definire le politiche di prevenzione da attuare, le risorse da impiegare e  gli obiettivi da raggiungere. Per colmare questa lacuna, ho presentato una proposta di legge che prevede che il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e la Commissione consultiva permanente (ovvero i due istituti previsti dal Testo Unico in vigore da oltre 10 anni)  elaborino una Strategia nazionale per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Di fronte alle morti  il cordoglio  non basta più. La sicurezza sul lavoro e la  tutela della salute rappresentano un valore inestimabile che deve essere patrimonio della coscienza collettiva. Questa proposta di legge, che è stata sottoscritta anche dai colleghi  Gribaudo, Cantone, Lacarra , Lepri, Mura , Viscomi e Zan, ha lo scopo di definire una strategia che sia la più  efficace e condivisa possibile.”

19/12/2018 - 16:51

Dichiarazione dell’on. Debora Serracchiani, deputata Pd

“Questo non è un cedimento, è una disfatta.” Così la parlamentare del Pd Debora Serracchiani commentando l’accordo tra il governo italiano e la commissione europea. “La manovra se la sono fatta scrivere dai tecnici di Bruxelles, altro che  sovranisti. Con  Lega e M5S siamo diventati  sudditi dei tecnocrati della Ue. Per settimane  abbiamo  assistito ad un balletto indecoroso fatto di norme, cifre  e  repentini dietrofront per poi andare in Europa con il cappello in mano . Uno spettacolo avvilente, frutto di incapacità e incompetenza. E  quel che è peggio è che le conseguenze le stano pagando  gli italiani che non solo non avranno nulla delle mirabolanti promesse elettorali ma saranno anche penalizzati nei loro risparmi e nelle aspettative  di futuro.”

11/12/2018 - 13:13

Oggi scopriamo un nuovo obiettivo di  Luigi Di Maio. Il vice premier afferma infatti che il 2019 sarà l’anno del salario minimo orario. Traguardo condivisibile. Vorremmo però segnalare a Di Maio che di questa proposta non c’è nessuna traccia né nella manovra, né in altre iniziative del governo. C’è però una proposta chiara e dettagliata del Partito democratico già depositata alla Camera e può tranquillamente utilizzarla. Anzi, considerato che il governo naviga a vista e sembra non sapere dove mettere le mani, gli consigliamo, già che c’è,  di usare le altre proposte del Pd per trasformare una manovra sbagliata e pericolosa in una utile al Paese”.

Lo dichiara la deputata dem Debora Serracchiani, capogruppo in commissione Lavoro.

06/12/2018 - 13:56

“Questa manovra è inesistente. Da settimane governo e maggioranza stanno facendo conti su conti solo sulla pelle della gente. E’ una vergogna. Il Pd ha proposto,  in attesa che il governo decida cosa fare su pensioni e reddito di cittadinanza - di cui nella manovra non c’è traccia - di aiutare le persone in difficoltà prorogando e stabilizzando l’Ape sociale. Al momento è  l’unico strumento in grado di dare risposte ai disoccupati di lungo corso e   lavoratori precoci. Abbiamo poi proposto di  prorogare  la cosiddetta opzione donna. Ma abbiamo ricevuto solo no. Il Pd ha allora suggerito  di fare un piccolo intervento,  che non richiede tante risorse, ma che dà una risposta concreta a moltissimi italiani:  di ampliare la platea dei pensionati a cui dare la 14° mensilità. Ma nemmeno su questo Lega e M5S hanno voluto ascoltarci. Allora abbiamo proposto   di prevedere almeno  la nona salvaguardia per gli ultimi 6000 esodati rimasti. Niente. Solo una porta in faccia. E infine,  abbiamo sperato che Lega e M5S dicessero di si  almeno all’aumento del fondo amianto per le vittime non professionali e per i loro familiari e di riaprire i termini dei benefici previdenziali per le persone che sono state esposte a amianto. Silenzio assordante. Non solo questa è una  manovra inesistente ma abbiamo trovato  anche una maggioranza e un governo completamente sordi ai bisogni di milioni di italiani.”

Lo dichiara Debora Serracchiani

03/12/2018 - 19:39

"È inaudito che proprio il ministro del Rapporti con il Parlamento annunci alla stampa una norma che non ancora esaminata sallo stesso Parlamento". Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata del Partito democratico, a proposito delle dichiarazioni del ministro Fraccaro su un emendemento alla legge di Bilancio riguardante le banche.

"Sono almeno due giorni - spiega - che abbiamo chiesto alla presidenza della Commissione Bilancio di poter leggere gli emendamenti all'art.38 ma ci è stato detto che le riformulazioni non erano pronte. Nonostante questo il ministro Fraccaro si permette di annunciare alla stampa il contenuto di quegli emendamenti, del tutto incurante del lavoro della Commissione Bilancio e della dignità del Parlamento Proprio lui che dovrebbe garantire il rispetto di entrambi".

"Con questa manovra ne avevamo già viste di tutti i colori. Ma con la gaffe di Fraccaro siamo andati al di là di ogni più pessimistica immaginazione. Ha dimostrato di essere il ministro senza rapporti con il Parlamento", conclude.

29/11/2018 - 16:42

Dichiarazione dell’on. Debora Serracchiani, deputata Pd

“L’Ape Sociale è una concreta opportunità per anticipare l’età pensionabile. Una misura che sta funzionando bene, che ha consentito a molti lavoratori in condizioni disagiate di andare prima in pensione. Scade improrogabilmente il 31 dicembre e noi del Pd abbiamo chiesto non solo di prorogarla ma di renderla strutturale. Come hanno chiesto anche Cgil, Cisl e Uil.  Abbiamo però trovato un muro insormontabile, ma non ci arrendiamo e chiediamo alla maggioranza e al governo di ripensarci.”

E’ quanto ha dichiarato l’on. Debora Serracchiani, capogruppo del Pd in commissione Lavoro , all’indomani della bocciatura  dell’emendamento alla legge di Bilancio che l’avrebbe resa strutturale.

“A parole – ha aggiunto Serracchiani – la maggioranza gialloverde intende cambiare la legge Fornero ma quando  ne hanno la possibilità concreta, come nel caso dell’Ape Sociale, fanno il contrario. E’ un comportamento grave e inaccettabile. L’Ape sociale rappresenta per molti lavoratori che hanno gravi disabilità o che assistono familiari disabili o  appartengono a categorie gravose , di andare in pensione prima rispetto a quota 100. Ma Lega e 5 Stelle hanno preferito bocciare la nostra richiesta e continuare nella assurda logica  dell’inconcludenza e della propaganda”.   

28/11/2018 - 18:00

Presentata interrogazione a prima firma Debora Serracchiani

E’ approdata in parlamento la vicenda legata alla famiglia Di Maio e al ruolo che il ministro del M5S  ha svolto all’interno dell’azienda di famiglia. Con una interrogazione allo stesso ministro del Lavoro, a prima firma Debora Serracchiani, e sottoscritta da tutti i deputati del Pd, il Partito Democratico  ha formalmente chiesto al ministro  Di Maio se  “intende rendere pubblica l’intera documentazione inerente al suo rapporto di lavoro con la Ardima costruzioni, con particolare riguardo  all’estratto conto contributivo, nonché chiarire se nel corso degli anni dal 2008 al 2013 sia stato percettore di trattamenti di indennità legati allo stato di disoccupazione”. “Dalla documentazione patrimoniale dell’on. Di Maio depositata alla Camera dei Deputati – scrivono i deputati del Pd,  emerge la titolarità di una partecipazione nella società Ardima s.r.l.; tuttavia, da tale documentazione, dalla suddetta partecipazione non risultano derivare redditi”.
Nel testo si fa riferimento alla trasmissione televisiva  “Le Iene” che ha contattato, tra gli altri, Domenico Sposito, un lavoratore della Ardima costruzioni. “Sposito – si legge nell’interrogazione -    ha dichiarato alle Iene di aver svolto in azienda, per diversi anni, attività lavorativa senza regolare contratto di lavoro, cui ha fatto seguito, nel 2013, l’instaurazione di un contenzioso ancora pendente presso la corte di appello di Napoli”. “Alla richiesta di chiarimenti dei giornalisti delle Iene– scrivono i parlamentari del Pd-  il ministro ha dichiarato di essere all’oscuro della vicenda”. “Una affermazione che  necessita, a parere degli interroganti, di una verifica scrupolosa, stante la delicatezza del caso e la perplessità generata dal fatto che al momento dell’acquisizione della proprietà dell’azienda, uno dei due soci potesse essere all’oscuro della predetta controversia giudiziale”. Inoltre, scrivono Serracchiani e gli altri deputati del Pd, “oltre a questa specifica situazione, sono stati segnalati altri tre casi di operai, Salvatore Pizzo, “Giovanni” e “Stefano”, che dichiarano di aver lavorato presso la medesima azienda in “nero” o in condizioni di irregolarità contrattuale e contributiva”. Per il Pd “anche la posizione del ministro Di Maio necessita di chiarimenti in merito all’attività svolta nel corso degli scorsi anni nell’azienda di famiglia, relativamente alla propria condizione contrattuale e contributiva, al fine di fugare possibili dubbi sulla regolarità della prestazione lavorativa svolta”. Oltre a chiedere di rendere pubblica l’intera documentazione , il Pd chiede a Di Maio anche “se non intenda adoperarsi con la massima urgenza per fornire ogni utile informazione riguardante la posizione lavorativa e contrattuale dei lavoratori che nel corso degli ultimi 10 anni abbiano prestato attività presso le società Ardima costruzioni e Ardima srl. e quali siano state le attività svolte dalla Ardima s.r.l. dalla data della sua costituzione ad oggi.”

Pagine