15/11/2017 - 19:58

“Con gli emendamenti approvati oggi al Senato in Commissione, vengono introdotte nuove norme per regolamentare l’uso medico della cannabis. La norma più qualificante riguarda la garanzia di equità nell’accesso ai trattamenti con cannabis per tutte le persone che ne hanno bisogno nell’intero territorio nazionale, superando le differenziazioni esistenti fra le varie regioni, ponendo a carico del servizio Sanitario Nazionale l’onere per la somministrazione dei prodotti farmaceutici a base di cannabis per gli usi già riconosciuti dal ministero della Salute. Un ottimo risultato che consente di superare le criticità esistenti sia nel disomogeneo accesso alle terapie ma anche nella difficoltà di reperire la cannabis ad uso medico presso le farmacie a causa dei limiti imposti dall’Olanda che finora esporta i prodotti e della limitata capacità produttiva finora sviluppata a Firenze”.

Lo dichiara Margherita Miotto, deputata del Partito democratico, la quale spiega che “il lavoro è stato fatto estrapolando le parti più significative della legge recentemente approvata dalla Camera fatte confluire nel decreto fiscale, in fase di conversione. Con successo coroniamo il lavoro di un paio di anni che nonostante pregiudizi e fughe in avanti consegna al Paese alcune norme attese da tempo da centinaia di persone malate. Per loro l’uso della cannabis, sotto prescrizione medica, è una terapia efficace contro il dolore. Le innovazioni che entreranno in vigore a breve, con la conversione del decreto fiscale adeguatamente sostenuto con 2.300.000 euro, consentiranno non solo di dare continuità al progetto pilota avviato nel 2014 con l’Istituto farmaceutico militare di Firenze per la coltivazione e la trasformazione della cannabis ad uso medico, ma anche potenziare l’attività per far fronte al fabbisogno nazionale e per condurre studi clinici per sperimentare nuovi impieghi della cannabis in patologie ancora prive di efficaci terapie, nonché sviluppare nuove preparazioni farmaceutiche per agevolare l’assunzione dei medicinali a base di cannabis da parte dei pazienti. Sono inoltre richiamate le norme che consentono al ministero della Salute di ricorrere ad enti ed imprese per la coltivazione e trasformazione della cannabis, nonché all’importazione della cannabis da assegnare allo stabilimento militare per la trasformazione e distribuzione alla farmacie, al fine di soddisfare il fabbisogno eventualmente non coperto. Ancora: sono promosse le attività di formazione ed aggiornamento dei medici in coerenza con le attività formative previste dalla legge 38/2010 sulle cure palliative e terapia contro il dolore”.

19/10/2017 - 16:26

“Bella pagina di lavoro parlamentare quella di oggi che ha visto l'approvazione della legge sull’uso terapeutico della cannabis. Con amplissima maggioranza è stata approvata una legge che tende a facilitare l'accesso uniforme sul territorio nazionale all'uso della cannabis nelle terapie contro il dolore ma che promuove anche la ricerca per nuovi impieghi in patologie che in altri paesi dispongono già di evidenze scientifiche. Una nuova fase si apre ora per migliaia di malati che attendevano le norme ora approvate e che sperano siano accantonate resistenze immotivate, talora spinte da pregiudizi ideologici, ed auspicano di poter accedere al prodotto farmaceutico 'cannabis' talvolta introvabile. La legge crea le condizioni per soddisfare  il fabbisogno nazionale nel rispetto delle norme anche di rango internazionale che regolano la produzione e la trasformazione degli stupefacenti, affiancando all'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze la possibilità di autorizzare altri enti ed imprese disponibili ad investire in questo campo”.

Lo ha detto Margherita Miotto, deputata del Pd e componente della commissione Affari sociali della Camera, relatrice al provvedimento sulla coltivazione e somministrazione della cannabis ad uso medico.

16/06/2017 - 12:45

“Le risposte del governo fanno giustizia alle polemiche infondate sull’inutilità della legge “dopo di noi” e mettono all’angolo coloro che hanno mostrato scetticismo. La legge 112/2016 non solo non ha fatto flop, ma la sua applicazione sta procedendo  mostrando una responsabilità condivisa a tutti i livelli istituzionali”.

- Così Elena Carnevali e Anna Margherita Miotto, deputate del Partito Democratico, dopo aver ascoltato la risposta del governo all’interpellanza urgente di cui erano firmatarie in merito allo stato di attuazione della legge 112/2016, per la deistituzionalizzazione e l'inclusione sociale delle persone sole con disabilità -

“Ben prima delle scadenze previste, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il ministero della Salute e quello dell’Economia e delle Finanze hanno approvato i decreti attuativi e stabilito la ripartizione dei 90 milioni di fondi per il 2016 . Le regioni – sottolineano le deputate Dem - hanno presentato le linee di indirizzo per l’impiego delle risorse, contribuendo a quantificare le esigenze e le necessità di intervento per gli anni futuri, e il ministero ha già comunicato le valutazione sulla congruità delle stesse con le finalità della legge. Ad oggi il ministero del Lavoro ha erogato il 95,6 per cento delle risorse complessivamente stanziate per l'anno 2016 e si appresta a completare entro la fine del mese la distribuzione alle regioni che, in queste settimane, procederanno a finanziare i progetti che consentano percorsi di accompagnamento all’uscita dal nucleo familiare di origine e il supporto all’abitare in autonomia in piccole convivenze simil familiari. Questo percorso è destinato a non interrompersi grazie agli stanziamenti già previsti nel triennio e così sarà d'ora in poi, ogni anno, attraverso una programmazione pluriennale.”

“Chi pensava che le famiglie chiedessero solo un beneficio monetario si sbaglia, chiedono invece una prospettiva di vita per i figli, diversa dall’istituzionalizzazione, coscienti che per realizzare percorsi di autonomia servono anni di investimento sull’acquisizione delle competenze e “infrastrutturazione sociale” da parte delle regioni e degli enti locali in collaborazione con le associazioni dei famigliari, perché come dice la Fish “Nulla su di noi se non con noi”. Questa legge ha colto l’obiettivo, ora abbiamo il dovere di vigilare perché sia applicata coerentemente da parte delle regioni e degli enti locali e – concludono Carnevali e Miotto - abbiamo il diritto di essere orgogliosi di aver risposto con i fatti e con le risorse, che speriamo di incrementare, alle esigenze di tante donne e uomini”.

 

15/05/2017 - 11:03

“L’allarme in merito al presunto fallimento della legge sul ‘dopo di noi’ comparso oggi sulla stampa è totalmente infondato. La legge è interamente operativa e i decreti legislativi, assunti di intesa con le Regioni, sono stati pubblicati tutti sulla Gazzetta Ufficiale. I fondi del 2016 sono già stati assegnati alle Regioni che stanno finanziando le iniziative sorte in questi mesi dalle famiglie e dalle loro associazioni. In tutta Italia si stanno organizzando i progetti di vita per le persone con disabilità grave per garantire la vita in autonomia sia nel caso di presenza dei familiari che nella prospettiva che siano venuti a mancare. Affermare che la legge sul ‘Dopo di noi’ è fallita e che le famiglie siano sole è, dunque, una speculazione inaccettabile. È comprensibile il disagio delle famiglie con un disabile al proprio interno, ma questo non consente di fare una speculazione di fronte ad una legge che concretamente affronta le difficoltà di queste famiglie duramente provate”.

Lo dice Margherita Miotto, deputata del Pd e componente della commissione Affari sociali.

20/04/2017 - 15:52

La moderna medicina salvaguardia la relazione medico-paziente

“Sapevamo che durante l’esame della legge su testamento biologico si sarebbero confrontate due posizioni estreme. Da un lato il vecchio modello paternalistico secondo cui il medico decide tutto, dall’altro l’autonomia assoluta di ciascuna persona che deve essere accettata dal personale medico. La moderna medicina salvaguarda il principio per cui il medico opera per il bene del paziente ma riconosce il dovere di rispettare la volontà del paziente stesso, e ciò avviene nella relazione tra medico e paziente su cui si  fonda il consenso informato. In questo contesto la legge fa un passo avanti. E per questo è improprio e fuori luogo parlare di obiezione di coscienza da parte del medico; bensì bisogna riconoscere che la relazione può essere interrotta e ne può essere costruita una nuova. Le modifiche all’articolo 3 della legge che disciplina le disposizioni anticipate di trattamento fatte nel corso dell’esame in Aula non mettono in discussione l’impano della legge che rimane invariato e rappresenta un importante passo avanti atteso da molti anni. Le Dat potranno essere fatte con atto pubblico o scrittura privata, oppure depositate presso i Comuni o una struttura sanitaria individuata da ciascuna Regione che potranno con propria normativa prevederne l’inserimento nel fascicolo sanitario elettronico del paziente. Le disposizioni anticipate non saranno un quiz o un modulo su cui mettere le crocette. Il paziente in piena coscienza potrà esprimere le proprie volontà sui trattamenti sanitari a cui essere sottoposto se si verrà a trovare in una situazione in cui non sarà in grado di esprimere le proprie volontà”.

Lo ha detto Margherita Miotto, deputata del Pd e componente della commissione Affari sociali durante la dichiarazione di voto all’art. 3 del ddl sul consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento.

12/04/2017 - 16:59

Il tema delle lunghe liste d'attesa rappresenta la spia del cattivo funzionamento del sistema sanitario nazionale e viene vissuto come una vera ingiustizia soprattutto allorché il cittadino, pagando la prestazione si assicura la prestazione immediatamente, rispetto alla corsia istituzionale.  E' bene chiarire che sarebbe sbagliato pensare che la radice delle liste di attesa sia riferibile  all'attività intramoenia, anzi al contrario è  diffuso il ricorso a prestazioni dei medici in intramoenia per ridurre almeno in parte, le liste di attesa. Allora c'è da chiedersi come contenere le liste d'attesa, che è possibile ridurre se applicando il piano nazionale, si riprogrammano i servizi, si sperimentano innovazioni organizzative, si monitorano e si controllano i risultati. La Regione Emilia Romagna, ad esempio, ha avviato un piano regionale in recepimento del Piano Nazionale di contenimento delle liste d'attesa raggiungendo rapidamente risultati eccellenti ed è oggi assunta come punto di riferimento anche da altre regioni. È comunque importante segnalare che per una compiuta attuazione del Piano Nazionale è necessario predisporre i percorsi di appropriatezza delle prestazioni, ma soprattutto è urgente affrontare le criticità che da anni riguardano l'adeguatezza degli organici: sblocco del turn-over, stabilizzazione dei precari e rimozione dei vincoli che impediscono la mobilità volontaria. Potremo realizzare ciò, se porremo fine alla stagione del sottofinanziamento del sistema sanitario, imposta in questi anni dalla durissima crisi scoppiata  ormai otto anni fa. Ma dobbiamo affrontare anche la questione che riguarda la non attuata riforma dell'attività intramoenia che ha lo scopo di corrispondere alla libertà di scelta del cittadino, superando le distorsioni che anche recenti indagini condotte dal Censis rileva. Siamo in presenza di una riforma (il decreto Balduzzi del 2012) che è tesa a superare l'opacità che caratterizza larga parte dell'attività libero-professionale,  ma che non ha trovato compiuta applicazione. Con la mozione presentata abbiamo impegnato il Governo ad attivarsi affinché rapidamente tutte le Regioni raggiungano gli obiettivi previsti, perché abbiamo la consapevolezza che attuare la riforma significhi assicurare trasparenza e tracciabilità all'intramoenia, rimuovere le differenze di opportunità di accesso ai servizi sanitari, in definitiva, creare uguaglianza.

Lo afferma Margherita Miotto, deputata del Pd in commissione Affari sociali della Camera.

20/03/2017 - 18:09

“Le preoccupazioni del cardinal Bagnasco trovano nella proposta di legge in discussione alla Camera una soluzione equilibrata, sulla scia dell’esperienza fatta dal parlamento tedesco. Infatti, all’interno della relazione medico-paziente i desideri e le volontà di rifiuto di un trattamento sanitario si incontrano con la responsabilità del medico. Pertanto, il tema richiamato dall’alto prelato, cioè l’eccesso di individualismo, dal nostro punto di vista è stato adeguatamente risolto, anche con il coinvolgimento del fiduciario e dei familiari del paziente” .    

Lo dice Margherita Miotto, deputata Pd, tra  i promotori della legge sul fine vita.  

15/03/2017 - 16:05

Ma perché non fare gare aperte e senza secretazione?

“Il ministro Lorenzin, rispondendo ad una nostra interrogazione, ha assicurato che è in corso la rinegoziazione tra Aifa e case farmaceutiche per l’impiego dei nuovi farmaci contro l’epatite C. Siamo molto soddisfatte, visti i prezzi proibitivi che hanno indotto molti pazienti a recarsi all’estero per ottenere i medicinali prodotti in alcuni Paesi attorno ad un costo di 600 euro. Siamo anche preoccupate perché la rinegoziazione deve avvenire intorno a questo prezzo, mentre abbiamo letto sulla stampa cifre ben più elevate (7000 euro!) che non avrebbero ragion d’essere”. Lo sostengono Donata Lenzi e Margherita Miotto, deputate del Pd, le quali  ricordano che  “il Piano di eradicazione dell’epatite C”, annunciato qualche giorno fa dal direttore di Aifa, Mario Melazzini, prevede di trattare circa 240mila persone in tre anni, grazie allo stanziamento totale di un miliardo e mezzo di euro deciso alla fine dello scorso anno dal Governo. Con i nuovi criteri indicati dall’Agenzia, quasi tutti i malati, anche i tanti asintomatici potrebbero essere curati, mentre, in base al vecchio accordo, siglato con Gilead e altre aziende fornitrici dall’allora direttore di Aifa Luca Pani, è stato possibile trattare solo 65mila pazienti affetti da epatite C, scelti in base a condizioni di gravità, a un costo medio di circa 14mila euro a paziente - costo che aveva impedito l’allargamento della platea. Basti pensare che, se il costo per il primo paziente trattato si aggirava intorno a 40 mila euro, il cinquantamillesimo paziente è costato circa 3400 euro; i costi fissi sono così ampiamente ammortizzati e pertanto la base di trattativa più ragionevole secondo noi è di 3400 euro. A tutt’oggi proseguono i negoziati con le aziende farmaceutiche per la determinazione del prezzo di acquisto a carico del Ssn: noi crediamo che a questo punto di possa andare ad una gara aperta, senza nessuna secretazione, per garantire prezzi più convenienti e cure adeguate per i malati”.

27/02/2017 - 17:36

“Guardo con rispetto ed umana comprensione la vicenda del dj Fabo, ma è opportuno evitare confusione e scorciatoie: la legge che ci apprestiamo ad esaminare in aula non modifica gli articoli del codice penale 579 e 580 che trattano dell’omicidio del consenziente e dell’istigazione o aiuto al suicidio. Pertanto con l’approvazione della legge elaborata dalla commissione Affari sociali non sarebbe introdotta in Italia l’eutanasia. Sarebbe bensì consentito di poter rifiutare o interrompere i trattamenti sanitari e sarebbe consentito di poter disporre, con le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, di far valere queste volontà solo qualora subentrassero condizioni di incapacità di intendere e volere”. Lo dichiara la deputata del Pd, Margherita Miotto.

02/02/2017 - 18:35

“Nessuno ha mai immaginato di mettere in discussione il consenso informato che è l’atto sui cui si fonda la relazione tra medico e paziente. E questo vale per qualsiasi trattamento sanitario. Poiché nella legge in discussione in commissione Affari sociali ci riferiamo a persone maggiorenni e capaci di intendere e di volere, la polemica del collega Pagano è pretestuosa e infondata. Spiace che egli abbia usato toni offensivi nei confronti della relatrice Donata Lenzi che in queste settimane, anche di fronte ad atteggiamenti chiaramente dilatori di alcuni componenti della commissione ha sempre ascoltato le proposte e interloquito nel merito delle questioni. Su temi così delicate è questo l’atteggiamento da tenere, lontano da speculazioni elettoralistiche”.

Lo ha detto Margherita Miotto, deputata del Pd in commissione Affari sociali.

09/11/2016 - 17:40

“Nell’esperienza irripetibile di Tina Anselmi, c’è un filo conduttore che lega l’antifascismo militante, la lotta partigiana, l’impegno sindacale a difesa delle operaie e delle insegnanti, le grandi riforme del lavoro e della salute, fino all’inchiesta contro la massonerie deviata e la P2: è la coerenza. Coerenza con i valori di libertà e giustizia, radicati nel suo essere cristiana e nella fedeltà alla Costituzione. Donna coraggiosa in tempi in cui non era facile chiudere i manicomi, pensare al nuovo diritto di famiglia, superare le mutue, stabilire parità di trattamento salariale tra donne e uomini, Tina è stata testimone della buona politica, laica, mai faziosa, per nulla incline ai compromessi. Si è mossa nel solco ideale del pensiero di Aldo Moro, laico e progressista. Non solo le donne, il nostro paese le deve gratitudine e riconoscenza”.

Così Margherita Miotto, deputata del Pd, durante le commemorazione di Tina Anselmi svolta oggi alla Camera.

14/06/2016 - 18:20

 “E’ una legge di cui andiamo orgogliosi. Vale la legislatura”. Così Margherita Miotto, deputata del Pd, nella dichiarazione a favore della legge sul ‘Dopo di noi’. “Chi è si è opposto a questa legge è fuori dalla realtà” - ha detto Miotto, spiegando che - “la legge tutela i malati più gravi perché per gli altri ci sono servizi specifici. La nostra è stata una battaglia per i diritti universali esigibili dalla quale il Movimento 5 Stelle si è posto totalmente fuori”.   

12/05/2016 - 17:30

Accolto dal governo odg dei deputati dem del Veneto, Zaia si fermi  

“Si è completato oggi l'iter con l'approvazione in aula della nuova legge sul consumo del suolo. Con l'adesione di tutti i colleghi deputati del Partito Democratico del Veneto, ho presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo, che prevede una azione di vigilanza governativa sugli strumenti urbanistici affinché sia assicurata la previsione di spazi e strutture da destinare all'esercizio pubblico del culto, nel rispetto del pluralismo religioso, senza alcuna discriminazione nei confronti di singole confessioni”. Lo ha detto Margherita Miotto, deputata del Pd e prima firmataria dell’ordine del giorno accolto dal governo.

“Ricordo - ha proseguito Miotto - che recentemente si è pronunciata in tal senso la Corte Costituzionale dichiarando incostituzionale la legge regionale lombarda 'anti-moschee'. Tale pronunciamento non ha indotto la maggioranza leghista nel Consiglio Regionale veneto ad evitare altra figuraccia; perseverando nell'usare temi delicati per facile propaganda, Zaia & co. hanno votato una legge chiaramente incostituzionale che limita la libertà di culto e quindi la libertà religiosa. L'ordine del giorno accolto dal Governo costituisce un primo freno alla legge regionale in attesa dello stop definitivo che arriverà dalla Corte Costituzionale”.

09/02/2016 - 20:18

“Con tutti i colleghi deputati padovani del Partito Democratico chiediamo l'intervento del Ministro dell'Interno affinché gli Amministratori Locali che si battono per la legalità non siano lasciati soli e sia fatto ogni sforzo per assicurare alla Giustizia i responsabili di questi gravi reati”. Lo dice Margherita Miotto che oggi ha presentato una interrogazione al Ministro dell’Interno (insieme Vanessa CAMANI, Alessandro NACCARATO, Giulia NARDUOLO, Gessica ROSTELLATO, Alessandro ZAN), dopo che nei giorni scorsi è accaduto un gravissimo fatto intimidatorio nei confronti della Sindaca di Polverara (PD) Alice Bulgarello “che impone una netta presa di posizione di condanna a questa ennesima minaccia rivolta a Sindaci ed amministratori che si battono per la legalità nel nostro paese, ma che suggerisce anche la necessità di intensificare l’azione di sostegno agli amministratori affinché non siano lasciati soli oltre al doveroso impegno per individuare gli autori di simili comportamenti minacciosi che configurano gravi reati. Il fatto: la Sindaca Bulgarello riceve nei giorni scorsi una lettera contenente minacce a Lei, all’ex tecnico comunale Pinato ed al Comandante dei Carabinieri ora in pensione. Il contenuto minaccioso che esprimono le seguenti frasi – pubblicate nei quotidiani locali - è inequivocabile: “stai molto attenta a quello che fai al processo”, “Non si sa mai. Rinuncia a costituirti al processo. Suggerisci al tuo compare Pinato di non parlare tanto in giro e di stare molto attento a quello che andrà a raccontare. Anche se l’ha passata liscia con le denunce non è detto che non possa rompersi una gamba. Non chiamate il vostro amico Comandante, tanto non può più fare niente e visto che è un pensionato le gambe possono rompersi anche a lui”. Nella sostanza gli anonimi “amici di Polverara” intendono intimidire l’Amministrazione di Polverara che si è costituita parte civile, accanto alla regione Veneto, in un procedimento giudiziario iniziato parecchi mesi orsono contro due ex Sindaci di Polverara ed alcuni imprenditori, per una serie di lavori pubblici mai completati, ma regolarmente pagati. L’azione dell’Amministrazione Comunale ed in particolare della Sindaca e degli amministratori che con lei collaborano è altamente meritoria e va sostenuta con ogni iniziativa che esprima la solidarietà dei cittadini e delle istituzioni come è avvenuto Sabato scorso nell’incontro organizzato dall’Associazione Avviso Pubblico con la presenza di decine di Sindaci della zona. Per questo abbiamo chiesto al governo di assumere una iniziativa per far sentire la vicinanza delle Istituzioni alla Sindaca di Polverara Alice Bulgarello, minacciata gravemente nell’assolvimento dei suoi compiti e di disporre idonee misure di indagini per individuare i responsabili di questa azione delittuosa”. 

03/02/2016 - 17:09

Bene 90 milioni a Dopo di noi

“Fino a oggi non esisteva un livello essenziale per rendere esigibile il diritto di tutti. Con questa legge, si cambia. Per la prima volta, nell'ambito sociale, non sanitario, si introduce un obiettivo di servizio, primo passo per arrivare a un livello essenziale di assistenza sociale”. Lo ha dichiarato la deputata del Partito Democratico Margherita Miotto, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulla legge sul ‘Dopo di noi’.

“Con questa legge – ha spiegato – abbiamo scelto di occuparci delle situazioni di solitudine più drammatiche: il ‘Dopo di noi’. Questa è la scelta politica che ha fatto il Partito Democratico: scegliere le situazioni davvero più bisognose. Il ‘Dopo di noi’ aspetta da anni. Noi compiamo un primo passo e lo facciamo con 90 milioni, ripartiti fra le regioni per interventi che sono pubblici, per il 2016. Dal 2017 si interverrà affiancando i soldi pubblici a risorse private, quelle che oggi già si possono spendere sul mercato, ma per i propri figli”.

“La nostra non è una logica individualistica, che non ci appartiene, bensì comunitaria e solidarista. Con questa legge pensiamo a chi i soldi non li ha, e con quei soldi dei privati – accanto ai pubblici – diciamo che per tutti quelli che ne hanno bisogno ci sarà un intervento per il ‘Dopo di noi”. La logica che ci ispira è che a ciascuno va riconosciuto secondo il bisogno, da tutti, secondo le possibilità solidarista. Questo avviene per la sanità, avviene per la scuola, da oggi avviene anche per il sociale”, ha concluso Miotto.

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