21/01/2016 - 14:57

Comportamenti criminali vanno contrastati con leggi dure, errore modificare oggi il testo

“175 mila incidenti, 3300 morti l’anno, di cui il 40% ragazzi: sono la conseguenza di chi decide di mettersi alla guida in stato di ebbrezza. Una guerra silenziosa che porta dolore nelle case degli italiani. Noi non vogliamo voltarci dall’altra parte”.

Lo ha detto Franco Vazio, deputato del Pd, durante la dichiarazione di voto alla Camera sul disegno di legge relativo all’omicidio stradale.

Vazio aggiunge: “il Parlamento è sovrano ma non approvare oggi in via definitiva la legge è stato un errore. Lo spirito con cui la votiamo è semplice: chi non si assume la responsabilità di guidare in modo appropriato, seguendo le norme, e lo fa invece con superficialità, non potrà cavarsela con una pacca sulla spalla. C’è bisogna di dare un segnale di serietà. Per questo abbiamo voluto aggravare le pene e rendere autonomo il reato di omicidio stradale. I comportamenti criminali vanno combattuti con la legge e questo testo invia un messaggio chiaro: non è un esempio da imitare, non è alla moda bere e lanciarsi in auto a pazza velocità. Da oggi chi lo farà causando incidenti e morti pagherà caro le conseguenze. Le dissertazioni in punta di diritto, i distinguo sottili che abbiamo sentito in Aula durante la discussione di questa legge non tengono conto della dimensione tragica del fenomeno. E’ un peccato ritardarne la definitiva approvazione che avverrà comunque in tempi rapidi dopo la rilettura da parte del Senato”.

15/09/2015 - 20:38

"Oggi la Commissione Giustizia ha stabilito che la relazione alle Camere sullo stato della giustizia dovrà prevedere anche i dati relativi ai casi di ingiusta detenzione, un tema delicato sul quale i colleghi di Ncd premevano per quello che poteva rappresentare una sorta di iniziativa disciplinare automatica da parte dello Stato. In realtà, la soluzione che è stata adottata è equilibrata perché non prevede automatismi di alcun tipo e rispetta l’autonomia dei magistrati”.

Così Franco Vazio, deputato Pd della Commissione Giustizia.

31/07/2015 - 17:13

“Garanzia di pieno risarcimento per le vittime, stessi criteri di liquidazione in tutta Italia, conferma del risarcimento per danno morale o da sofferenza. Sono alcuni dei risultati ottenuti grazie a un nostro emendamento”. Lo dichiara Franco Vazio, deputato del Partito Democratico e primo firmatario di un emendamento al ddl concorrenza.

"Grazie alle proposte di modifica approvate – spiega Vazio - l'articolo 7 della legge annuale sulla concorrenza non presenta più incognite: possiamo ora affermare che parliamo di garanzia per il diritto delle vittime dei sinistri di un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare in modo equo e giusto i costi gravanti sul sistema assicurativo".

"Finalmente – continua il deputato democratico - su tutto il territorio italiano si applicheranno gli stessi criteri per la liquidazione dei risarcimenti dei danni: un'unica tabella garantirà uniformità, non più regioni con risarcimenti da serie A e regioni con risarcimenti da serie B. Nello stesso tempo è stato però sventato il rischio di cattive interpretazioni o surrettizie utilizzazioni della legge. La tabella che sarà adottata con Decreto del Presidente della Repubblica dovrà obbligatoriamente tenere conto dei criteri valutativi del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata Giurisprudenza di legittimità e quindi delle tabelle di Milano".

"Non sarà – aggiunge Vazio - fortemente ridotto o eliminato come molti auspicavano il diritto a vedere risarcito il danno morale, il danno da sofferenza. Sarà poi comunque consentito un ulteriore aumento, sino al 30% del risarcimento del danno, in ragione di aspetti relazionali e personali obiettivamente accertati. Insomma, non hanno perso le Compagnie di Assicurazione, non hanno vinto gli Avvocati, ha vinto la Giustizia, hanno vinto i cittadini e le vittime dei sinistri stradali”, conclude Franco Vazio.

07/07/2015 - 14:09

La magistratura ha assicurato alla giustizia i responsabili degli abusi

“Spiace vedere come l’on. Bergamini approfitti della vicenda dolorosa degli abusi avvenuti presso la cooperativa ‘Il Forteto’ per buttare discredito sulle comunità che nella stragrande maggioranza svolgono attività socio-educative decisive per il recupero dei minori. L’inchiesta della magistratura sugli abusi avvenuti presso la comunità nel Mugello, che risultano doppiamente gravi perché hanno colpito ragazzi allontanati dalle famiglie proprio perché avevano subito violenze, ha fatto piena luce sulla vicenda assicurando alla giustizia i responsabili di questi gravissimi fatti”. Lo ha detto Franco Vazio, deputata del Pd componente della commissione Giustizia.

“La Commissione parlamentare sull'Infanzia e l'adolescenza - ha proseguito Vazio - ha attivato dal 2015 un'indagine conoscitiva sulla situazione delle comunità per minori; per quanto accaduto nella struttura ‘Il Forteto’ il Consiglio regionale della Toscana ha istituito nella scorsa legislatura una commissione di inchiesta che ha svolto un grande lavoro di controllo suggellato da una relazione approvata all’unanimità e il nuovo Consiglio regionale, appena eletto ha dato il via libera per una nuova commissione di inchiesta in modo da completare il lavoro iniziato nella precedente legislatura. È anche evidente che oltre a fare piena luce su questi gravi episodi, è necessario che si operi una netta cesura con il passato e che venga posto in essere un controllo costante per prevenire il ripetersi di simili fenomeni. Se è giusto non chiudere gli occhi e monitorare il corretto lavoro educativo svolto nelle comunità non si devono generalizzare per motivi politici, come fatto dall’on. Bergamini, responsabilità personali che sono invece legate a episodi circoscritti. Un uso strumentale a fini politici di questi fatti non aiuta a costruire un percorso di verità e di efficace contrasto ad un fenomeno tanto grave quanto triste per i soggetti abusati”.

22/06/2015 - 17:10

“Il Partito democratico giudica molto positivamente il testo che modifica le norme in vigore sul reato di diffamazione a mezzo stampa, in dirittura d’arrivo alla Camera. Il provvedimento, infatti, cancella la pena del carcere per i giornalisti e rafforza il diritto di rettifica per il cittadino diffamato; la rettifica è causa di non punibilità, ma nel caso in cui non ci fosse, la sanzione pecuniaria sarà pesante, soprattutto per il caso di un fatto determinato falso. Si scoraggiano le odiose querele temerarie e, nelle cause civili, se si agisce con malafede o colpa grave il Giudice potrà condannare il richiedente al pagamento di una somma fino alla metà del risarcimento richiesto. Nel complesso si tratta di una buona legge che tutela tutti e soprattutto, la libertà d’informazione che non può tollerare condizionamenti. La storia dei popoli del resto ci ha insegnato che con la libertà di stampa si costruisce e si rafforza la democrazia”.

Così il democratico Franco Vazio, componente della Commissione Giustizia di Montecitorio.

 

07/04/2015 - 15:04

“La sentenza di Strasburgo ci ricorda che l’Italia per troppi anni non si è dotata di una legge specifica contro il reato di la tortura e non ha rispettato i principi della legislazione internazionale. E’ una triste pagina che sta per essere superata. Infatti, la norma in dirittura d’arrivo alla Camera finalmente sana questo vulnus. Ci conforta sapere che il testo che abbiamo elaborato in commissione, frutto di un confronto serrato con autorevoli giuristi e con gli organismi  che si battono per i diritti umani, è in linea con quanto sostiene la Corte europea stabilendo all'unanimità che l'Italia violò l'articolo 3 della Convenzione sui diritti dell'uomo, che vieta la tortura, durante l'irruzione alla scuola Diaz di Genova nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 in occasione del G8 in corso nella città ligure. La nuova legge che riconosce e punisce il reato di tortura è cioè aderente allo spirito degli ordinamenti internazionali”.

Così il relatore della legge sul reato di tortura, il democratico Franco Vazio.

 

23/03/2015 - 18:46

Evita rischi di denunce strumentali o sovrapposizioni con altri reati  

“Il testo all’esame dell’Aula puntualizza i presupposti per l’esistenza del reato di tortura recependo quasi letteralmente le indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite del 1984”. Lo dice il relatore del provvedimento, il democratico Franco Vazio, il quale spiega che “dopo un esame approfondito dalle numerose audizioni, abbiamo voluto introdurre elementi per definire in maniera specifica il reato commesso dal pubblico ufficiale e individuare con più puntualità gli elementi oggettivi e soggettivi della condotta per evitare denunce strumentali e sovrapposizioni con altri delitti già puniti dal codice penale”. “La norma è dunque molto rigorosa e, in sintesi, prevede che potrà essere incriminato del reato di tortura chi, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose. E, se a torturare sarà un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, scatta la pena fino a 12 anni. Raddoppiati, infine, i termini di prescrizione”. “Nel complesso – dice Vazio – è un buon testo che speriamo possa rapidamente diventare legge”.

 

24/02/2015 - 17:13

 Parlamento raccolga preoccupazione di Amnesty

“La presidenza della Camera raccolga la preoccupazione espressa da Amnesty International che, nel suo  rapporto annuale, ricorda il ritardo nell’approvazione del reato di tortura: occorre calendarizzare quanto prima il provvedimento già approvato dalla Commissione Giustizia per il sua via libera finale. Dobbiamo colmare quanto prima il pesantissimo ritardo italiano, adempiendo agli obblighi internazionali”.

Lo dice Franco Vazio, deputato del Pd e relatore in commissione Giustizia della proposta che introduce il reato di tortura nell'ordinamento italiano. Vazio ricorda che il testo “prevede che il reato di tortura resti un reato comune (punito con la reclusione da 4 a 10 anni) ma aggravato con pene da 5 a 12 anni se commesso da un pubblico ufficiale”.

 

04/02/2015 - 17:51

Via libera in commissione Giustizia alla Camera alla pdl che introduce il reato di tortura nell’ordinamento italiano. Oggi si sono infatti concluse le votazioni sugli emendamenti. Il testo sarà formalmente licenziato per l’aula dopo i pareri delle altre commissioni. “L’impianto – spiegano Donatella Ferranti e Franco Vazio, rispettivamente presidente della commissione e relatore del provvedimento – è rimasto nella sostanza quello votato dal Senato, ma abbiamo meglio puntualizzato la norma recependo quasi letteralmente le indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Non resta ora che calendarizzare celermente in aula il testo – aggiungono i due esponenti del Pd – in modo che quanto prima si possa colmare un pesantissimo ritardo adempiendo agli obblighi internazionali”.

Il reato di tortura, in pratica, resta reato comune (punito con la reclusione da 4 a 10 anni), ma aggravato con pene da 5 a 12 anni se commesso dal pubblico ufficiale: “Abbiamo seguito le raccomandazioni del Comitato Onu contro la tortura e quanto emerso nel corso delle audizioni, da un lato – sottolineano Ferranti e Vazio – marcando in maniera specifica gli elementi determinanti per il reato commesso dal pubblico ufficiale e dall’altro individuando gli elementi oggettivi e soggettivi della condotta al fine di evitare sovrapposizioni improprie con altre fattispecie, quali per esempio le lesioni personali gravissime o i maltrattamenti, che sono già punite dal codice penale”.

In sintesi, potrà essere incriminato del reato di tortura chi, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose. E se a torturare sarà un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, scatta la pena aggravata fino a 12 anni. 

 

18/12/2014 - 17:16

“La commissione Giustizia continua a lavorare alla proposta di legge che inserisce nel nostro Codice penale il reato di tortura. Oggi abbiamo discusso come superare alcune criticità del testo segnalate da autorevoli interlocutori che abbiamo ascoltato nelle audizioni come: Amnesty International, l’Associazione nazionale Magistrati, il vice direttore del Dap, Mauro Palma, il prefetto Pansa, i professori Francesco Viganò e Tullio Padovani e Patrizio Gonella, presidente di Antigone. Tutti hanno sostenuto la necessità di specificare in modo più rigoroso i contorni del reato di tortura, che si applica al pubblico ufficiale come ad ogni altro cittadino, e la specifica finalità dolosa. Alla luce di questo, ho presentato un emendamento che ha recepito le osservazione mantenendo l’impostazione e la struttura della norma approvata dal Senato ma, prima del voto, il Movimento 5S ci ha chiesto una breve pausa di riflessione per approfondire le questioni aperte. Naturalmente la richiesta è stata accolta e dunque il voto definitivo per portare il testo in Aula è stato rinviato”.

Così il relatore del provvedimento sul reato di tortura, il democratico Franco Vazio.

 

09/12/2014 - 20:07

“Stiamo tentando di colmare un vuoto ingiustificabile da parte dell’Italia, che non ha ancora inserito nel proprio codice penale lo specifico reato di tortura, portando avanti con rapidità in commissione Giustizia il confronto sulle nuove norme ma anche ascoltando il parere di tutti gli esperti di questa materia. Entro il 15 dicembre è stabilito il termine per la presentazione degli emendamenti e cercheremo entro gennaio di far approdare in Aula un testo per il voto finale. Il ritardo è stato causato anche dai forti contrasti da parte di coloro che sostengono l’inutilità di una norma specifica che si contrapponga ad altri reati. Per noi invece non è così: è evidente che l’Italia deve dare un segnale alla comunità internazionale e stiamo lavorando in questo senso”.

Così il relatore della proposta di legge che inserisce il reato di tortura nel nostro ordinamento, il democratico Franco Vazio.

 

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