04/11/2016 - 14:23

“Rispondendo a una mia interrogazione sul destino della Casa d’Italia di Lucerna il sottosegretario Amendola ha assicurato che la Casa non sarà posta in vendita”. Così Alessio Tacconi (PD) deputato  eletto nella Circoscrizione Estero/Europa nel commentare la risposta appena ricevuta dal ministero degli Esteri.

“Da oltre un anno cercavo di sensibilizzare i vertici amministrativi e politici della Farnesina sulle buone ragioni per salvaguardare il destino della Casa d’Italia di Lucerna ed è perciò motivo di grande soddisfazione il risultato raggiunto, ma penso che sia soprattutto un risultato di cui potrà gioire la nostra collettività di Lucerna e dintorni che potrà continuare a godere di una struttura che, negli anni, avevano considerato propria: ed a ragione.  Come infatti rimarcavo nella mia interrogazione, la Casa d’Italia di Lucerna era il frutto dei sacrifici e della generosità degli Italiani che avevano non solo contribuito all’acquisto della proprietà, ma anche al pagamento dei mutui ipotecari che su di essa gravavano. Negli ultimi anni, inoltre, la Fondazione che la gestisce grazie ad una concessione del 2008 aveva effettuato importanti lavori di manutenzione, proprio nella convinzione che la Comunità di Lucerna ne avrebbe potuto usufruire “in perpetuo”.

“Come è noto – continua Tacconi – la Casa d’Italia di Lucerna  rientrava in un piano di dismissioni per acquisire al bilancio dello Stato 20 milioni per l’anno 2016 e 10 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018; al decreto di dismissione avrebbe dovuto far seguito un decreto di effettiva messa in vendita dell’immobile. E’ proprio ciò che non avverrà, assicura la risposta ministeriale. Potranno pertanto tranquillamente continuare le loro attività gli enti che nella Casa d’Italia hanno la loro sede operativa”.

“Sul futuro della Casa si hanno assicurazioni sia scritte che verbali che nessuna decisione verrà presa senza tener conto delle esigenze e degli interessi della Comunità italiana di Lucerna. Mi pare – commenta il Deputato – che vi sia da parte del Governo una notevole apertura a cercare insieme le condizioni per un vero rilancio della nostra struttura demaniale, perché continui ad essere fulcro della vita culturale e associativa della collettività, centro di attività qualificanti della presenza italiana: la sopravvivenza della Casa d’Italia passa non solo attraverso una rivalutazione strutturale ed architettonica dell’immobile - conclude Tacconi – ma anche attraverso un nutrito corpo di attività qualificanti che nella Casa d’Italia dovranno trovare lo spazio ideale”.

21/10/2016 - 15:46

A Nizza per sostenere le ragioni del Sì 

“Ho risposto volentieri all’invito del Comites di Nizza e del consigliere del CGIE Dott. Musella a partecipare lunedì sera 24 ottobre, alle ore 18, all’incontro informativo sul referendum costituzionale”. Lo ha dichiarato il deputato Pd Alessio Tacconi che aggiunge: “L’incontro  che si terrà presso il Salone –Teatro  ‘Garibaldi’ all’interno del Consolato Generale d’Italia a Nizza sarà l’occasione per un sereno confronto sulle ragioni del no e le ragioni del Sì. Non farà mancare la propria voce il comitato ‘Basta un Sì’ da poco istituito a Nizza, composto di connazionali sempre più consapevoli dell’importanza del prossimo appuntamento referendario che offre a tutti i cittadini la possibilità, votando le riforme sottoposte al vaglio degli elettori, di contribuire all’ammodernamento del Paese e alla semplificazione del suo sistema politico”.

 “Lo slancio riformatore dell’attuale Governo  – continua il deputato –  è visto con crescente interesse dai nostri connazionali all’estero ed è profondamente percepita l’esigenza di cambiare e di cambiare in meglio. Con la mia presenza a Nizza lunedì sera  spero di poter dare un contributo decisivo alla comprensione della posta in gioco: un’Italia più moderna, più snella, più competitiva, più credibile e autorevole sulla scena internazionale contro un’Italia – conclude-  ripiegata su se stessa, incapace di cambiare, che guarda solo al passato”.

20/10/2016 - 15:52

“La campagna per la rilevazione dell’esistenza in vita che annualmente l’Inps avvia fra i pensionati residenti all’estero crea non pochi disagi all’utenza”. Così Alessio Tacconi, deputato del Partito democratico commenta  le frequenti segnalazioni dei cittadini residenti all’estero, beneficiari di un assegno pensionistico, che annualmente devono compilare un modulo di esistenza in vita da sottoscrivere davanti ad un cosiddetto ‘testimone accettabile’.

“Con tale denominazione – spiega – si intendono i funzionari dell’ambasciata o del Consolato di riferimento e altre autorità locali abilitate, tra cui funzionari del Comune, giudici, magistrati, notai ecc. Tale modalità di autenticazione della firma crea non pochi disagi ai pensionati vuoi per la distanza dalla sede diplomatico-consolare più vicina, vuoi per la difficoltà a convincere pubblici ufficiali locali a sottoscrivere un modulo prodotto in Italia, vuoi infine per i costi di una sottoscrizione davanti ad un notaio. Ho perciò presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro per chiedere se non intenda dare indicazioni al nostro istituto previdenziale affinché  includa i responsabili dei Patronati italiani operanti in loco nell’elenco dei ‘testimoni accettabili’ per l’autenticazione delle sottoscrizioni di esistenza in vita ai fini pensionistici. Sebbene, infatti i Patronati all’estero siano organismi privati, già assolvono a numerosi compiti istituzionali tali da essere considerati “organi integrati dallo Stato”, come ricorda una sentenza della Corte costituzionale. Un’altra segnalazione, riguarda i criteri restrittivi per il trasferimento dall’A.I.R.E. di un comune italiano a quella di un altro comune. Tali criteri sono fissati nella legge istitutiva dell’A.I.R.E. e prevedono la possibilità di trasferimento, a domanda, solo quando l’interessato abbia membri del proprio nucleo familiare già iscritti nell’A.I.R.E. o nell’anagrafe dei residenti”.

“Partendo dalla considerazione che, non di rado, gli Italiani residenti all’estero non intrattengono più alcun legame con il comune di origine avendo trasferito il centro dei loro interessi in Italia in un altro comune per avervi acquistato un immobile, con una mia interrogazione ho chiesto al Ministero dell’Interno e al Ministero degli Esteri se non intendano apportare modifiche alla legge in vigore ampliando le possibilità di trasferimento dall’A.I.R.E di un altro comune e prevedendo espressamente che il trasferimento possa avvenire, oltre che per le motivazioni su accennate, anche per il possesso di immobili nel comune nelle cui liste si richiede l’iscrizione”, ha concluso.

12/10/2016 - 13:25

Fa piacere che anche il M5S, con le ultime dichiarazioni dell'On. Di Maio si sia finalmente accorto, con colpevole ed incomprensibile ritardo, che esistono anche molti italiani residenti all'estero e che il fenomeno dell'emigrazione verso l'estero dei nostri giovani si sia confermato negli ultimi mesi massiccio e costante.

È triste, però, notare come i nostri connazionali all'estero, di vecchia e nuova emigrazione, vengano strumentalmente e solamente usati per portare avanti sterili polemiche contro il Governo Renzi. La quasi nulla considerazione dedicata agli italiani all'estero dal Movimento 5 Stelle è, d'altra parte, evidente dall'analisi della altrettanto inesistente attività parlamentare dei grillini riguardo alle loro problematiche. Nemmeno una parola, un esempio per tutti, abbiamo sentito per esprimere vicinanza e preoccupazione verso i tanti giovani che vivono e lavorano nel Regno Unito nei momenti difficili seguiti alla Brexit. Milioni di connazionali, lontani dalla propria terra, trasformati da Di Maio in carne da macello per una opportunistica lotta per la conquista del potere fine a se stessa.

Non stupisce che dalle ultime dichiarazioni, infatti, non emerga alcuna indicazione su misure alternative da attuare per limitare tale fenomeno o invertire la tendenza, nel periodo in cui l'esecutivo Renzi ha, invece, già raggiunto importanti risultati in merito, tra le quali l'introduzione di agevolazioni fiscali per i professionisti che vogliono rientrare in Italia e agevolando l'arrivo di importanti investimenti italiani e stranieri con l'obiettivo della creazione di molti nuovi posti di lavoro in territorio italiano. 

Gli italiani all'estero meritano la massima attenzione e politiche precise per supportare la loro vita fuori dall'Italia e, se vorranno, facilitare il loro ritorno. Non hanno, di certo, bisogno di essere usati in una battaglia politica che esula dalle difficoltà che devono affrontare ogni giorno.

Lo afferma Alessio Tacconi, deputato del Pd in commissione Esteri della Camera.

06/10/2016 - 17:37
“Il premier britannico Theresa May, nell’annunciare che il negoziato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea inizierà il prossimo marzo, ha fatto sapere che è intenzione del suo Governo di siglare un accordo che preveda piena libertà nel mercato unico. All’annuncio ha fatto seguito, l’altro giorno, l’appello della ministra dell’interno, Amber Rudd, perché le imprese del Regno Unito compilino liste dei lavoratori stranieri da esse impiegate. Come dire vogliamo tutti i benefici del mercato unico, ma niente libera circolazione delle persone”. Così l’On.Alessio Tacconi (PD), eletto nella Circoscrizione Estero- Europa, nel commentare le notizie di stampa degli ultimi giorni.

“Spero solo – continua il Deputato - che sia solo una tattica per partire con un piede avanti quando finalmente il negoziato inizierà. E’ fin troppo evidente che Londra è interessata ai vantaggi che trae dal mercato unico ma che non vuole pagare alcun pegno. Sarà bene allora che Bruxelles non sia troppo remissiva: ancor prima del referendum popolare che ha decretato la Brexit il Consiglio Europeo era disposto ad offrire alla Gran Bretagna fin troppe concessioni pur di trattenerla nell’Unione. Non deve essere consentito il “cherry picking” (prendere il meglio e scartare il peggio) perché mercato unico non significa solo libera circolazione delle merci, ma anche libera circolazione delle persone e tutela dei diritti sociali dei lavoratori migranti. Ha ben sintetizzato il concetto l’Ambasciatore Terracciano che parlando a Bloomberg TV qualche giorno fa ha detto: “non si possono avere i diritti degli Stati membri e i doveri dei paesi terzi. E questo anche per scoraggiare intenzioni emulative di altri Paesi”.

“Fortunatamente si sono già levate critiche, aperte o velate, alle sollecitazioni della Signora Rudd sia da parte di qualche deputato conservatore, sia, soprattutto, dagli imprenditori che fanno osservare come senza la manodopera straniera l’intero sistema produttivo inglese potrebbe subire un colpo devastante”.

“Sebbene non si possano prevedere, al momento, ricadute immediate per la nostra numerosa collettività residente nel Regno Unito (solo a Londra risiedono quasi 500.000 connazionali), ritengo che le nostre Autorità diplomatiche e consolari debbano vigilare ancora più attentamente perché vengano tutelati i diritti acquisiti dei nostri connazionali, dalla mobilità lavorativa, alla sicurezza sociale, dall’accesso ai servizi  ai sussidi di disoccupazioni e all’assistenza sanitaria. Non vorremmo assistere ad atti discriminatori che avrebbero il sapore delle liste di proscrizione. Resterò perciò attento – conclude Tacconi - agli sviluppi della situazione, perché ai nostri connazionali che vivono e lavorano in UK continuino ad essere garantiti i diritti, sia sociale che lavorativi, che li hanno portati a scegliere il Regno Unito come luogo dove vivere e lavorare, per un periodo limitato o per tutta la loro vita. Non siamo disposti ad arretrare su questo e chiederemo al nostro Governo di porre in atto tutte le misure, a livello nazionale ed europeo, in difesa dei nostri connazionali."

22/07/2016 - 11:44

Il Sottosegretario Amendola risponde al Question time di Garavini e Tacconi sul post Brexit

 

"Le centinaia di migliaia di italiani che negli ultimi anni hanno trovato nel Regno Unito un lavoro, una famiglia, una casa rappresentano un patrimonio che non va disperso nello stesso interesse della Gran Bretagna. Un patrimonio che intendiamo tutelare... Il Governo vigilerà sul rispetto dei diritti acquisiti dei propri connazionali, sia nel contesto del negoziato di recesso sia in quello relativo ai negoziati sui rapporti futuri tra il Regno Unito e l'Unione Europea, di cui è al momento difficile potere prevedere gli esiti e gli effetti pratici. Nel caso del negoziato sulla Brexit e alla luce della posizione negoziale del Regno Unito, il Governo italiano terrà sempre presenti i possibili effetti sui propri connazionali e cercherà, con gli altri partner dell'Unione, soluzioni volte a tutelare tutti i concittadini che vivono e lavorano nel Regno Unito." Lo ha dichiarato il Sottosegretario con delega per gli italiani all estero, Enzo Amendola, intervenendo in risposta al Question Time presentato da Laura Garavini in Commissione Affari Esteri e a cui ha replicato l'onorevole Tacconi.

Rispetto alle rassicurazioni espresse dal sottosegretario Amendola i due deputati Garavini e Tacconi hanno commentato: "Apprezziamo la sensibilità del Governo sulla necessità di tutelare i diritti dei nostri connazionali in Gran Bretagna. Come pure le dichiarazioni recentemente espresse sia dal Sottosegretario Amendola che dal  Ministro agli esteri, Paolo Gentiloni, che hanno entrambi assunto impegni in tal senso anche nel corso dei loro recenti viaggi a Londra".

27/04/2016 - 18:33

"Le decisioni dell'Austria sul ripristino dei controlli al Brennero riportano le lancette dell'Unione Europea indietro di trent'anni, quando i muri ancora laceravano il cuore dell'intera Europa. Se le intenzioni dell'Austria venissero effettivamente attuate rappresenterebbero un duro colpo agli accordi di Schengen e, di conseguenza, alla stessa Unione. L'Austria deve riflettere profondamente se vuole essere responsabile di irreparabili danni politici, sociali ed economici che deriverebbero da una scelta così sbagliata, oltretutto effettuata proprio nel momento in cui più decise dovrebbero essere le decisioni comuni per proseguire nel percorso verso una Unione Europea ancora più inclusiva, democratica e tollerante. Per non citare gli sforzi che gli Stati interessati per primi dai fenomeni migratori, come Italia e Grecia, hanno compiuto negli ultimi mesi per una loro più efficace gestione. Dovremmo tutti insieme guardare a un futuro fatto di libertà e democrazia, libero da muri e frontiere, evitando invece di tornare a un anacronistico passato. Un deciso e fermo intervento delle istituzioni europee sembra sempre più essere necessario e non più rinviabile".

Lo afferma Alessio Tacconi, deputato del Pd e componente della commissione Esteri della Camera.

 

18/02/2016 - 20:44

“I chiarimenti forniti oggi dalla Farnesina in merito alla questione della delimitazione dei confini marini tra Italia e Francia mettono fine alle pretestuose polemiche degli ultimi giorni”. Lo dichiara Alessio Tacconi, deputato del Partito Democratico.

“Appare chiaro – continua - che l'accordo di Caen tra Italia e Francia si è reso necessario per raggiungere una indispensabile e definitiva regolamentazione dei confini a seguito della convenzione Unclos delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Il fatto che tutti i ministeri competenti siano stati coinvolti nel negoziato e che siano stati mantenuti i confini già fissati nonché le zone di pesca congiunta danno la misura dell'ottimo lavoro svolto dai negoziatori italiani”.

“Ad ogni modo, l'accordo non è ancora in vigore poiché dovrà ricevere la necessaria ratifica da parte del Parlamento. Quella sarà la sede opportuna per le eventuali osservazioni e proposte da parte di tutte le forze politiche”, conclude Tacconi.

 

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