10/07/2018 - 17:37

“Il ministro delle Infrastrutture Toninelli riferisca immediatamente in commissione alla Camera su quali sono le procedure avviate e i nuovi obiettivi individuati dal governo per la modifica del Codice degli appalti e la revisione del ruolo dell’Anac, l’Autorità anticorruzione presieduta da Cantone. La sottrazione all’Anac della possibilità di impugnare i bandi di gara e di stabilire le regole di vigilanza, mascherata dietro lo ‘snellimento delle procedure’, come afferma Toninelli, rappresenta uno schiaffo a chi si è battuto per una maggiore trasparenza nella gestione degli appalti e un vero e proprio tradimento di quelle piazze nelle quali risuonava il grido ‘onestà, onestà’. E’ ancor più stupefacente che lo si faccia per evitare una paralisi nell’attività dei bandi che i dati invece smentiscono. La sottrazione al ‘pubblico’ e l’affidamento ai ‘privati’ del ruolo di affidamento e realizzazione delle grandi opere, il ritorno alla trattativa privata e ai meccanismi dell’offerta minima, alludono ad un pericoloso ritorno al passato con il ripresentarsi sotto mentite spoglie della Legge Obiettivo di berlusconiana memoria”.

Così la capogruppo Pd in commissione Ambiente, Chiara Braga.

10/07/2018 - 17:36

“Non si comprende se oggi Savona sia stato audito in veste di professore o di ministro e, in quest’ultimo caso, di quale governo”.

Lo dichiara Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico e componente della Commissione Politiche Ue, al termine dell’audizione del ministro Paolo Savona.

“Vuole più Europa, più risorse, più politiche comuni, più poteri alla Banca Centrale Europea,  più politiche monetarie, più fisco comune, più scuola europea, il tutto per allineare e modificare l’architettura europea. A questo punto – sottolinea la deputata Dem - c’è da chiedersi se sia lo stesso Savona che invocava un piano B per l’uscita dall’euro e che la Lega voleva ministro dell’Economia”. 

“Il ministro, che sceglie di non rispondere sulle politiche industriali, sul pericolo dazi, sulle politiche di difesa europea, sembra aver abbandonato le spinte no euro per abbracciare quelle europeiste. Ma poi torna a minacciare che potrebbero decidere altri sull’uscita dell’Italia e che dobbiamo essere pronti. Ci troviamo davanti a un moderno Giano bifronte – conclude Rotta - che è pronto a mostrare le sue diverse facce a seconda delle occasioni. Speriamo che non si confonda e non getti l’Italia nel baratro dell’isolamento”.

10/07/2018 - 17:06

La prima audizione del ministro Moavero Milanesi oggi in commissione Esteri ha evidenziato una volta di più tutta la ambiguità di questo governo. Mentre il ministro Moavero in commissione ribadiva, in sostanziale continuità con le linee della politica estera italiana dal dopoguerra a oggi, di non vedere alternative all’Europa e mentre condannava quegli stati nazionali che formano una Europa gruppettara, capace solo di isolazionismo e di ostacolare le decisioni, il ministro Salvini, fuori dal Parlamento, ha nuovamente detto di non volersi fare prendere in giro dall’Europa.  Le decisioni di fondo della politica estera hanno bisogno del sostegno di tutto il Paese, come ha giustamente ricordato oggi il ministro. Come dimostra questa distanza tra Moavero e Salvini, tra dentro e fuori dal palazzo, il governo però non riesce neanche a garantire una uniformità di vedute al proprio interno su scelte dirimenti come l’appartenenza dell’Italia all’Europa, l’attitudine nei confronti della Russia. Se si va avanti così l’Italia non riuscirà ad avere la credibilità necessaria per tutelare il nostro interesse nazionale a livello internazionale.

Lo afferma Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri della Camera del Pd.

10/07/2018 - 17:04

“L’Islanda ha imposto la parità salariale per legge. Perché dove c’è disuguaglianza sociale non ci può essere giustizia sociale. E noi? L’Italia è al 127esimo posto su 144 per quel che riguarda la retribuzione a parità di ruolo. Vogliamo parlare del futuro del nostro paese nei prossimi anni? Partiamo da qui. Stesso lavoro, stessa paga. Anche in Italia”.

Lo scrive su Facebook Giuditta Pini, deputata del Pd.

10/07/2018 - 16:35

"L'audizione del Ministro Savona alle commissioni affari europei riunite di Camera e Senato conferma i nostri timori di una Italia che conterà sempre di meno in Europa": lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in XIV Commissione alla Camera, Piero De Luca. "Nonostante si sia a più riprese definito un tecnico, il Partito Democratico - prosegue De Luca - rileva che la linea politica espressa da Savona collide apertamente con la propaganda e con la linea politica del Governo che egli rappresenta. Parla di rafforzare l'Europa politica, di consolidare la zona euro (salvo lasciarsi scappare che sarebbe stato meglio per l'Italia non entrarvi mai a far parte), di creare una scuola europea o di stanziare più fondi autonomi all'Europa". "Delle due l'una, osserva il capogruppo Pd in Commissione Affari Europei della Camera: o Savona ritiene di essere una specie di visiting professor nel Governo Salvini-Di Maio e quindi parla a titolo personale, oppure ha fatto propria la politica dei due forni e dice cose diametralmente opposte a quelle del Governo che dovrebbe rappresentare". "Di questa natura anfibia se ne sono accorti anche i suoi - incalza De Luca - che, di fatto, lo hanno finora marginalizzato e commissariato viste le sue posizioni sull'Unione". "Zero risposte, dunque, nel merito degli addebiti mossi dal PD. Vaghi rinvii alle competenze degli altri Ministri, ad esempio sui passi indietro compiuti sul tema dei migranti. Nessuna rassicurazione sul fronte della zona euro in caso di mancate riforme, ma anzi scenari foschi e ben poco rassicuranti su un presunto Piano B, che saranno le famiglie e le imprese italiane a pagare", conclude il capogruppo Pd in XIV Commissione. "Il Ministro non si è visto, insomma; il Professore che si è presentato ha confermato tutti i peggiori presagi di una Italia, quella del Governo legastellato, più piccola, più debole e periferica, dopo il cammino faticoso fatto dai Governi Renzi e Gentiloni per metterci in carreggiata e stare a testa alta nell'Unione".

10/07/2018 - 16:09

“Alla Camera, nella discussione sugli emendamenti al decreto Terremoto, è sembrato oggi di trovarsi davanti a quelle meravigliose tre scimmiette che si tappano occhi, bocche ed orecchie. Ma in questo comportamento, ai limiti tra un giallo ed una telenovela, il relatore in commissione Ambiente, la viceministro Castelli rappresentante del governo e i capigruppo di maggioranza, si sono contraddetti l’un l’altro mettendo in stato confusionale la commissione e smentendo la simbologia sacra dei tre stupendi animaletti. Anzi, con il rinvio di ogni decisione a domani mattina, si sono mostrate in tutta la loro concretezza la confusione, l’impreparazione e l’inadeguatezza con cui si sta affrontando la partita terremoto. Si prende ancora tempo, dopo il testo insufficiente approvato al Senato, mettendo però a rischio la risposta alle legittime aspettative delle popolazioni colpite dagli eventi sismici. Sarebbe molto grave, ad esempio, che non si riuscisse a giungere alla soluzione sul centrale tema della restituzione delle tasse sospese nel post terremoto del 2009 in Abruzzo. Basterebbe approvare già domani (e poteva essere fatto oggi se la maggioranza non fosse entrata in stato confusionale) il nostro emendamento sul de minimis e sull’interpretazione autentica della norma del 2011 per risolvere la parte più urgente della vicenda. Nel mio intervento in commissione ho ricordato che tra l’altro in mancanza della norma salva imprese, va comunque approvata la proroga, altrimenti le imprese dovranno iniziare le procedure  previste dal Commissario. Questa situazione per il Partito democratico è una priorità su cui farò una durissima ed impegnata battaglia”.

Così la deputata Dem Stefania Pezzopane, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo e componente della commissione Ambiente.

10/07/2018 - 16:07

“Inspiegabile arretramento della maggioranza oggi in commissione Affari costituzionali sui poteri della commissione Antimafia, sia rispetto al testo base presentato  dalla deputata Dalila Nesci del M5S che alla proposta di legge della stessa relatrice. Ci siamo trovati di fronte a un testo che ha recepito alcuni emendamenti  presentati dalla relatrice per limitare i poteri della commissione su diversi aspetti”.  Lo dichiarano il capogruppo in commissione Affari costituzionali Gennaro Migliore e il deputato dem Emanuele Fiano della presidenza del Gruppo.

“Il primo punto – spiegano - è quello che riguarda il monitoraggio delle scarcerazioni per i detenuti sottoposti a regime carcerario previsto dagli articoli 4 bis e 41 bis che ora si limita alla sola avvenuta esecuzione della pena ed esclude “altre cause”, come potrebbero essere quelle di salute relative a casi eclatanti: quella negata a Salvatore Riina o concessa a Marcello Dell’Utri. Il secondo elimina ben tre attività che avrebbe potuto svolgere la commissione: la richiesta di relazione al governo o all’Anac per valutare gli effetti delle leggi in discussione presso le Camere in materia di contrasto alla mafia o rispetto agli appalti delle opere pubbliche potenzialmente condizionate dall’attività mafiosa; il passo indietro sulla soppressione della previsione che la commissione Antimafia possa chiedere al governo informazioni sulle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose negli enti locali ed eventuali valutazioni sull’attività straordinaria delle amministrazioni sciolte; la soppressione del comma che permette alla commissione di chiedere al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo di accedere ai registri e alle banche dati  limitatamente ai dati non coperti dal segreto investigativo per finalità connesse ai compiti della commissione stessa”.

“Cosa c’è dietro questo palese passo indietro – concludono gli esponenti democratici  - che contraddice la relazione finale della scorsa commissione Antimafia votata anche dal partito che oggi esprime tanto l’on. Nesci che il ministro della Giustizia? Perché i paladini della trasparenza adottano nel metodo e nel merito scelta che vanno in direzione opposta? Il Pd, che ha tutto l’interesse a una celere approvazione di uno strumento fondamentale per la comprensione del fenomeno mafioso nel nostro Paese, non può che dissociarsi da queste manovre ed è per questo motivo che ripresenteremo in Aula con appositi emendamenti le parti auto soppresse dalla rappresentante del M5S”.

10/07/2018 - 15:29

Riconoscere l’infortunio sul lavoro anche per chi utilizza veicoli condivisi in modalità di carpooling nel tragitto casa-lavoro. È questo l’obiettivo del progetto di legge presentato dal deputato veronese del Pd Diego Zardini.

«Riconoscere l’infortunio in itinere - spiega Zardini - incentiva l’utilizzo del carpooling. Questa modalità di trasporto, in cui più persone condividono un unico mezzo per andare e tornare dal posto di lavoro ha numerosi benefici per le nostre città: riduce l’impatto ambientale con minore inquinamento atmosferico, acustico e minori emissioni di gas serra; diminuisce i costi della mobilità urbana per i cittadini; contribuisce a decongestionare il traffico; allenta la pressione sui trasporti pubblici, in particolare nelle ore di punta».

 Il carpooling genera inoltre benefici per l’azienda e per i lavoratori. Puntualità e minori livelli di stress aumentano la soddisfazione dei lavoratori. Si riducono le assenze causate dagli scioperi dei mezzi di trasporto pubblico e da altri imprevisti non collegati alla vita dei lavoratori; diminuisce la spesa per il carburante.

Il progetto di legge Zardini chiede di modificare l’articolo 2 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (dpr 30 giugno 1965 nr 1124, concernenti l’efficacia della copertura assicurativa nei casi di uso condiviso di veicoli privati (690). Il Pdl prevede la possibilità di riconoscere l’infortunio in itinere anche nel caso in cui si utilizzi un servizio di auto condivisa nel percorso casa-lavoro (carpooling). In questo caso l’utilizzo di tale servizio deve intendersi sempre necessitato, per gli effetti positivi sulla riduzione dell’inquinamento e dei costi del trasporto. Sono esclusi gli infortuni cagionati da abuso di alcolici e psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.

«In caso di incidente è fondamentale - conclude Zardini - riconoscere ai lavoratori che utilizzano il carpooling la piena tutela derivante dall’infortunio in itinere per l’impatto positivo che tale mezzo di trasporto implica sul benessere sociale ed economico dei cittadini.

Quello del carpooling non è il primo provvedimento relativo alla riduzione dell’impatto ambientale del traffico di cui si occupa Zardini. Nella scorsa legislatura il Parlamento ha approvato le disposizioni che riconoscono l’infortunio in itinere per chi utilizza la bicicletta durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.

10/07/2018 - 14:53

"Mi compiaccio che il ministro dell'Economia Giovanni Tria abbia finalmente aperto gli occhi sulla vera natura del nostro Paese: l'Italia è un grande Paese esportatore, gli effetti di una guerra commerciale globale sarebbero infatti devastanti per la salute della nostra economia e del nostro tessuto produttivo. Dopo anni in cui le esportazioni sono aumentate e i finanziamenti all'export sono stati parte fondante delle politiche di sostegno alle nostre aziende, terremo alta l'attenzione verso le misure che il governo Conte intende adottare per mettere al riparo i successi che gli indicatori economici ci riconoscono.
Ciò che invece mi stupisce è il totale silenzio del presidente del Consiglio mentre il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio sostiene che i dazi possano rappresentare un'opportunità da considerare per tutelare la salute delle imprese. Contemporaneamente, il ministro dell'Agricoltura afferma che "i dazi chiamano dazi" e che  "le guerre commerciali non hanno mai vincitori e non giovano alle imprese". Mi chiedo allora, qual è la vera linea del governo? In quale panorama si muoveranno le imprese italiane? Quale delle diverse posizioni sarà la linea politica che guiderà i provvedimenti che l'esecutivo intendere mettere in atto? L'Italia non può permettersi una mancanza di chiarezza che minaccia di nuocere gravemente alle nostre imprese e alla nostra economia".

Lo afferma Ivan Scalfarotto, deputato del Pd in commissione Esteri della Camera.

10/07/2018 - 13:25

A Bologna esempio virtuoso per tutele dei diritti. Si faccia chiarezza sul caso di Andrea Ramponi

“Il ministro Di Maio aveva indicato nella soluzione delle questioni legate alla cosiddetta Gig economy, e in particolare ai Riders, il primo atto effettivo del suo operato, ma, a parte parole e incontri, siamo a un nulla di fatto”.

Lo dichiarano nell’Aula della Camera Andrea De Maria, della presidenza del Gruppo del Partito Democratico, e Gianluca Benamati, primo firmatario dell’interpellanza al  ministro del Lavoro.

“È necessario regolamentare presto il settore della cosiddetta gig economy, in cui vi sono oltre 550 mila lavoratori che rappresentano il 2,5 per cento degli occupati in Italia. Il settore continua a crescere e – spiega De Maria - i lavoratori sono sempre meno tutelati, senza un inquadramento chiaro e adeguato alla tipologia di mansioni eseguite. Fondamentale la garanzia dei diritti sindacali, per questo voglio sottolineare qui quanto accaduto ad Andrea Ramponi a Bologna, disconnesso da una piattaforma dopo la sua iscrizione alla Uil. Su quanto accaduto  va fatta chiarezza ed ho presentato una specifica interrogazione.

“ Occorre una politica di tutele, e – sottolineano  - proprio su questa base nascono le iniziative territoriali, da cui il governo dovrebbe trarre lezione. A Bologna in particolare è stata sottoscritta dal Comune, dalle rappresentanze sindacali e da alcune piattaforme operanti nel settore, la «Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano», che individua standard minimi di tutela per i lavoratori. E la Regione Lazio ha messo in campo una importante iniziativa legislativa. Ma è necessario che il sistema di tutele sia garantito a livello nazionale”.

“È essenziale che ci sia attenzione a un compenso equo, ai diritti di informazione, a coperture assicurative e previdenziali, al rispetto della privacy e al divieto di controllo fuori dall’orario di lavoro, alla trasparenza nei contratti. Il tema deve essere inserito in un quadro normativo nazionale, ma evidentemente la soluzione non sta nel Decreto Dignità, sbandierato da Di Maio, che – conclude Benamati - non solo non ha risolto il problema dei riders, ma non risolverà neppure quello del precariato. È il momento che il governo esca dai Tweet e dagli annunci e passi ai fatti”.

10/07/2018 - 13:23

l quadro normativo illustrato in Aula dal sottosegretario all’Istruzione Giuliano, riguardo alle aggressioni ai danni del personale della scuola da parte dei genitori, non basta. Non siamo più di fronte a casi isolati, né a casi che derivano da condizioni di disagio, ma banalmente si tratta molto spesso di sfoggio di maleducazione aggravata da atteggiamenti violenti. La verità è che gli insegnanti si ritengono ormai soli dentro la scuola. Perché devono affrontare una doppia sfida:  guidare la classe e stabilire un rapporto di collaborazione e di autorevolezza e allo stesso tempo gestire le difficoltà che derivano dal mancato riconoscimento del ruolo e da un eccessivo giustificazionismo.  Bisogna poi aggiungere che gli stessi casi di aggressione in Italia vengono affrontati in maniera diversa a seconda dei consigli, nella piena autonomia di ogni scuola. La situazione non è perciò più sopportabile. Sono insoddisfatto dell’approccio di questo governo, che si pone a parole come forza del cambiamento, ma che poi nei fatti non parte dalla madre di tutte le riforme, ossia la tutela del prestigio degli insegnanti. Qui stiamo parlando di come lo Stato garantisce la funzione fondamentale dell’insegnamento ed è un vero peccato registrare che non ci sia alcuna  novità, nessun cambiamento. Il nuovo anno scolastico inizierà come quello precedente, con gli insegnati che si sentiranno sempre più soli.

Lo dichiara il deputato del Pd Camillo D’Alessandro, intervenendo in Aula in risposta al sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano, durante l’interrogazione sulle aggressioni del personale scolastico.

10/07/2018 - 12:43

"Il governo ha soppresso la struttura di Missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica senza prevedere strumenti efficaci alternativi necessari a garantire la sicurezza degli edifici": è quanto dichiara la deputata dem della commissione Cultura della Camera, Lucia Ciampi che ha presentato sul tema una interrogazione al Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti.
"Dal 2014 ad oggi sono stati stanziati circa 10 miliardi di euro cui oltre 5 già spesi da Comuni, Province e Città Metropolitane per interventi di messa in sicurezza e realizzazione di scuole. Si tratta di risorse che hanno permesso di realizzare 300 edifici e 2100 interventi in tutta Italia": continua Lucia Ciampi.
"Ad oggi sappiamo soltanto che una struttura efficiente e fondamentale per alunni e docenti è stata smantellata mentre non conosciamo se e come verranno utilizzare le risorse già stanziate. Occorre impedire che i finanziamenti per la sicurezza vengano utilizzate per finanziare spot elettorali come il reddito di cittadinanza”: conclude Lucia Ciampi.

10/07/2018 - 12:21

Sul sistema pensionistico dal governo non è giunta ancora nessuna proposta concreta, ma solo ipotesi propagandistiche su cui è difficile avviare un confronto. Il Pd incalzerà l’esecutivo per rendere strutturali alcune misure approvate nella scorsa legislatura che stanno già dando alcune positive risposte, allargando le categorie alle quali applicarle a partire dai fasce più deboli come donne, disoccupati, situazioni di disagio sociale. Mi riferisco, ad esempio, all’Ape volontaria e sociale e ad Opzione donna. Occorre inoltre proseguire nel solco della rivisitazione di alcune parti della Riforma Fornero con un’ulteriore salvaguardia (la nona) e impegnarsi per l’introduzione della pensione di garanzia dei giovani. In ogni caso, qualsiasi intervento non può prescindere da due questioni: il sistema fiscale e il lavoro. Le decisioni su sistema previdenziale non possono prescindere dalle scelte che verranno fatte su quello fiscale. Basti ricordare come l’attuazione contemporanea del taglio delle pensioni d’oro e della flat tax produce l’effetto paradossale di mettere più soldi in tasca proprio a chi ha redditi più elevati.
Quanto al lavoro, oltre agli interventi che hanno permesso di renderne più dinamico il mercato, vanno ricordate le misure che hanno coperto alcune lacune, come il reddito di inclusione, ed è necessario proseguire sulla strada degli investimenti che ne potenzino l’efficacia”.

Così la capogruppo Dem in commissione Lavoro, Debora Serracchiani, intervenendo a Roma al convegno promosso dalla Cgil “Pensioni, adesso risposte concrete” al Centro Congressi Frentani.

10/07/2018 - 11:44

“A Milano stanno tornando gli accampamenti di centinaia di migranti nell’area di Porta Venezia e della stazione centrale. Erano scomparsi grazie al lavoro del Comune di Milano che ospita ogni notte più di 5mila persone, della Prefettura che ha coordinato l’accoglienza negli altri Comuni dell’hinterland e del governo Gentiloni che negli ultimi due anni ha fatto calare gli sbarchi da 180mila a 17mila e avviato un’efficace gestione dell’accoglienza.
Oggi però ci sono anche i migranti respinti da altri Paesi UE amici di Salvini, come l’Austria, che si stanno fermando in città. Ad ammetterlo è addirittura l’alleato della Lega e assessore alla Sicurezza in Regione Lombardia Riccardo De Corato, che dimentica però di dire che questo è il risultato del Consiglio europeo di giugno, in cui i governi di destra di Kurz e Orban hanno ottenuto la linea dura per i respingimenti dei migranti verso i Paesi di primo approdo, in barba a Salvini e al premier Conte”. Lo scrivono in una nota i deputati PD eletti a Milano, Lia Quartapelle, Emanuele Fiano, Ivan Scalfarotto, Lisa Noja e Bruno Tabacci (+Europa/Centro Democratico). I parlamentari del centrosinistra milanese hanno anche depositato un’interrogazione parlamentare per sollecitare il ministro dell’Interno Matteo Salvini a contrastare le situazioni di degrado e gli accampamenti abusivi riapparsi dopo mesi a Milano, nonché a ridefinire le priorità della politica migratoria dell’Italia.
“Al posto di fare propaganda con gli altri paesi che vogliono costruire muri, chiediamo a Matteo Salvini di fare il suo lavoro perché ci siano sanzioni europee per chi non accoglie e per coordinare l’accoglienza nei vari comuni della Lombardia, spesso amministrati dalla Lega.”

09/07/2018 - 17:22

“Consentire l’accesso alle cure per le dipendenze da di sostanze stupefacenti su un piano di parità su tutto il territorio nazionale, colmando i ritardi regionali nell’applicazione della legge anti-droga nel 1990”. Lo chiede Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico, con un’interrogazione scritta ai ministri del Lavoro, delle Politiche sociali, della Famiglia e della Salute.

“La legge nazionale antidroga del 1990 – spiega - risulta avere alcune parti molto importanti non ancora applicate in alcune regioni, e in particolare nel Lazio. Si tratta, per esempio, delle attività di prevenzione e di intervento contro l’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope esercitate secondo condizioni di parità dei servizi pubblici per l’assistenza ai tossicodipendenti e delle strutture private autorizzate; della parità di accesso ai servizi e alle prestazioni erogate dai servizi pubblici e dalle strutture private accreditate; del principio di libertà di scelta di ogni singolo utente  relativamente a prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze; della scelta per il programma terapeutico, che può cadere su qualsiasi struttura situata sul territorio nazionale che si dichiari in grado di prendere in carico il tossicodipendente. Risulta che la Regione Lazio non ha ancora provveduto ad autorizzare i servizi privati costringendo di fatto a rivolgersi solo ai servizi pubblici di competenza territoriale. I Sert di zona nel Lazio purtroppo continuano a non essere in grado di prendere in carico  la totalità dei tossicodipendenti il che comporta l’abbandono delle cure per molti soggetti”.

“Questo limita anche la possibilità che esperienze importanti maturate sul campo possano essere di aiuto nel recupero di persone afflitte da tale dipendenza”, conclude.

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