17/07/2018 - 13:30

Di Maio stesso chiede relazione a Inps, ma poi non la legge

"Altro che manina...la destra non sa che fa la sinistra. Come rivela oggi La Stampa non c’è alcun complotto contro Di Maio.
È stato lui stesso a chiedere all’Inps una relazione sulle ricadute del suo provvedimento. Perché anche la cosiddetta Dignità ha i suoi costi.
Ma pensando che si trattasse di pura burocrazia né lui né i suoi collaboratori hanno poi letto quei dati (8 mila posti di lavoro in meno ogni anno). E quando tutto è emerso, l’unica via di fuga è stato scaricare su altri la responsabilità: la Ragioneria, gli uffici, il presidente Inps Boeri.
Non è così che si governa: serve studio, fatica e determinazione. E lealtà verso i cittadini".

Lo scrive sui social Ettore Rosato, vicepresidente della Camera.

17/07/2018 - 13:28

“Siamo davanti a una sfida che oggi giunge al momento cruciale per il mercato dell’energia. Con l’obiettivo di aumentare la concorrenza a favore del consumatore, negli ultimi 20 anni si è intrapreso un percorso di liberalizzazione del mercato, che ora si avvia alla sua conclusione, prevista nel 2019. A questo punto è necessario ridefinire il concetto di tutela del cliente rafforzando le misure a favore dei soggetti vulnerabili: non solo quelli in condizioni economiche precarie, ma anche quelli con basso grado di scolarizzazione, scarsa capacità di utilizzo degli strumenti digitali o residenti in aree non coperte dai servizi”. Lo dichiara Sara Moretto, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera, intervenuta questa mattina al convegno “Tutele per i consumatori: un valore per il mercato energetico”, organizzato a Roma da Acquirente Unico.

“In una recente audizione in Commissione ho chiesto al ministro Di Maio di chiarire il percorso per il superamento del mercato a maggior tutela, al quale nella sua relazione non aveva fatto alcun cenno. Non riteniamo che una mera proroga senza prospettiva sia la soluzione", aggiunge Moretto.

“In tema di tutela del consumatore – prosegue Moretto - come Pd abbiamo depositato in Commissione una risoluzione urgente che riguarda il recupero degli oneri non riscossi. La risoluzione impegna il Governo, come si legge nel testo, a “definire opportuni interventi legislativi d’urgenza volti a definire un sistema efficace di garanzia e tutela dei clienti finali sugli oneri generali di sistema e di recupero degli oneri non riscossi, anche potenziando gli strumenti sanzionatori e di controllo sui comportamenti opportunistici, al fine di evitare il riversamento diretto degli oneri generali a carico dei clienti finali, e in particolare quelli domestici”, conclude la deputata democratica.

17/07/2018 - 13:27

 “Le aggressioni di ieri da parte dei cosiddetti NO Tav ai consiglieri regionali del Piemonte è un fatto vergognoso e premeditato, effettuato da teppisti che non hanno nessun rispetto per la democrazia, per la legalità, per il confronto ed il dialogo. Si tratta di violenti che stanno terrorizzando una comunità, cercando di impedire lo sviluppo sostenibile e concertato di un intero territorio. Ma altrettanto grave è il silenzio delle istituzioni: da Chiara Appendino e dal M5S da sempre contrari alla Torino - Lione, al Ministro delle Infrastrutture Toninelli, che oggi sarà a Torino per vedere in incognito la sindaca senza però trovare il tempo di incontrare il Commissario di governo sulla Tav, nonostante le numerose richieste di confronto. Per non parlare della Lega e del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, capace solo di alzare la voce sui giornali per fare propaganda, ma di fatto inefficace ed impotente per intervenire dove lo Stato di diritto è messo in discussione”.

Lo dichiara la deputata torinese del Partito Democratico, Silvia Fregolent

17/07/2018 - 12:34

In Italia oltre 430 mila persone sfruttate, 150 mila i nuovi schiavi

I parlamentari veneti del Partito democratico sono impegnati direttamente nella difesa della legge 199 del 2016 per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Dopo le preoccupanti dichiarazioni dei ministri dell’Interno e dell’Agricoltura sulla volontà dell’attuale governo di svuotare la legge dei suoi contenuti più importanti numerose associazioni, sindacati e centri studi hanno lanciato un appello a difesa della legge.

Secondo i dati della Cgil in Italia almeno 430 mila lavoratori impiegati nella raccolta di frutta e ortaggi vivono in condizioni di sfruttamento. Di questi, circa 150 mila sperimentano sulla propria pelle forme di sopruso tali da essere assimilate a una moderna schiavitù. La piaga del caporalato affligge in particolare le regioni del Mezzogiorno italiano, ma fenomeni di sfruttamento si verificano a macchia di leopardo in tutto il territorio nazionale ovunque l’agricoltura abbia una certa preminenza nell’economia locale.

La norma, fortemente voluta dal Pd nella passata legislatura, reprime e cerca di prevenire una delle piaghe più gravi che affliggono l’agricoltura italiana, il caporalato cioè l’intermediazione illegale e lo sfruttamento lavorativo. La legge colpisce sia chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, sia il datore di lavoro che utilizza o impiega manodopera reclutata in questo modo.

Per questo, il gruppo parlamentare del Pd e in particolare i deputati e i senatori veneti si impegnano non solo a mantenere le previsioni della legge 199, ma a implementare le azioni positive indicate dallo stesso provvedimento come una rete di collocamento locale della manodopera, lo sviluppo di trasporti gestiti dal servizio pubblico, il funzionamento del fondo anti-tratta e la rete del lavoro agricolo di qualità. Nel dettaglio, il fondo anti-tratta prevede che sia alimentato con i proventi delle confische ordinate a seguito di sentenza di condanna per il reato di caporalato e il suo utilizzo esteso alle vittime; la rete del lavoro agricolo di qualità certifica che le aziende aderenti rispettano precisi requisiti sulla legalità, soprattutto in materia di lavoro.

«Svuotare una buona legge come la 199», afferma il portavoce dei parlamentari veneti del Pd, Roger De Menech, «avrebbe come unico effetto quello di estendere l’illegalità di quelle imprese agricole che operano sfruttando le persone e di lasciare centinaia di migliaia di uomini e donne, italiani e immigrati, in penose condizioni di povertà permanente».

on. Roger De Menech, on. Alessia Rotta, on. Sara Moretto, on. Alessandro Zan, on. Diego Zardini, on. Gianni Dal Moro, on. Nicola Pellicani, sen. Daniela Sbrollini, sen. Vincenzo D’Arienzo, on. Lucia Annibali, sen. Andrea Ferrazzi.

17/07/2018 - 11:26

Questa mattina in commissione Finanze, alla Camera, due deputati del Movimento 5 Stelle hanno violentemente attaccato il presidente della Consob, Mario Nava, mettendone in discussione i requisiti professionali e le competenze”.

Lo scrive in una nota Claudio Mancini, deputato del Partito Democratico e segretario della commissione Finanze. “Si tratta, a mio avviso - aggiunge Claudio Mancini - di un altro esempio del metodo già adottato con il presidente dell’Inps, Tito Boeri: attaccare le Istituzioni autonome dall’Esecutivo, per condizionarne i comportamenti istituzionali”.

17/07/2018 - 11:24

“Se gli incentivi che Di Maio ha in mente di inserire nel decreto dignità sono quelli ipotizzati dal suo consulente Tridico domenica sul Corriere e ipotizzati oggi su IlSole24Ore, allora è bene chiarire subito come stanno le cose: si tratta dell’ennesima bufala di questo governo, sono incentivi bufala. Il meccanismo di restituzione dei contributi addizionali esiste già”. Lo dichiara Chiara Gribaudo, della segreteria nazionale del Partito Democratico, che prosegue: “L’idea di restituire alle aziende lo 0,5% di contributi che il decreto aggiunge sui rinnovi è una mistificazione, avverrebbe comunque in maniera automatica. Sta scritto nero su bianco nella relazione del Servizio Studi della Camera: ‘il medesimo contributo addizionale viene restituito (ex articolo 2, comma 30, della L. 92/2012), successivamente al decorso del periodo di prova, in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato’. Non sono incentivi ma l’ennesimo giro di soldi fra stato e imprese. Per creare e favorire il lavoro stabile – prosegue la deputata dem – serve altro: investimenti come quelli che il governo sta bloccando in tutta Italia, e un vero taglio del costo del lavoro a tempo indeterminato come quello proposto dal PD. Il Ministro non creda di cavarsela con qualche artificio da azzeccagarbugli, ha già fatto abbastanza distruggendo 80.000 posti di lavoro in dieci righe di decreto”, conclude.

17/07/2018 - 09:20

Lepri: decreto Di Maio aumenta disoccupazione e costi per imprese

“Il decreto Di Maio fa aumentare disoccupazione e costi per le imprese. Serve invece ridurre drasticamente il costo del lavoro a tempo indeterminato. Quattro punti di costo del lavoro in meno entro quattro anni. Questa è la proposta forte del PD”. Così il deputato Stefano Lepri componente dell’Ufficio di Presidenza del gruppo del Pd alla Camera.

16/07/2018 - 20:00

“Il comportamento della maggioranza e del governo sul terremoto è una grande delusione: Lega e M5S hanno offeso il Parlamento e le popolazioni terremotate”. Lo dichiara Stefania Pezzopane, deputata del Partito democratico, a proposito del Decreto sul terremoto.

“Dopo un lungo dibattito – spiega – e soprattutto dopo le mirabolanti promesse della campagna elettorale, né il relatore né il governo si sono nemmeno degnati di replicare. E soprattutto hanno bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni. Il Pd ne aveva presentati alcuni rispetto al problema delle tasse per il terremoto del 2009, per la proroga dei contratti dei lavoratori precari, per la semplificazione burocratica, per la riduzione al 40% delle tasse sospese nel terremoto del 2016, per la proroga della struttura commissariale. Ebbene, per i gialloverdi nessuna di queste questioni è ritenuta abbastanza rilevante da consentire al Pd di offrire una soluzione”.

“Da parte nostra, ripresenteremo tutti gli emendamenti. I gialloverdi hanno invece promesso ‘marchette’ (sic) nella legge di Bilancio. Il Pd vuole risposte e anche il doveroso rispetto che le popolazioni terremotate”, conclude.

16/07/2018 - 19:54

“Il Reddito di Inclusione trova radicamento non già nell’obiettivo di assicurare a chi è sprovvisto dei mezzi necessari per vivere il mantenimento e l'assistenza sociale, come recita il primo comma dell’art. 38 Cost., ma piuttosto in quello di rimuovere gli ostacoli che il secondo comma dell’art. 3 Cost. considera come limiti allo sviluppo personale ed alla partecipazione piena alla vita del Paese. Il Reddito di Inclusione non è una misura assistenziale ma ha l’ambizione di operare come progetto per l’autonomia delle persone a rischio di esclusione, con la loro rete di relazioni familiari indebolita dal bisogno economico, con la loro fragilità esistenziale che chiede di essere presa in carico dai servizi territoriali, con il bisogno di senso che solo il lavoro, e il lavoro equamente retribuito, può riconsegnare a soggetti resi vulnerabili da eventi avversi. Per questo, il Reddito di inclusione può e deve essere considerato strumento di attuazione della predetta norma costituzionale.

Diverso è il modello per il reddito di cittadinanza proposto dal contratto governativo. Questo presuppone e si rivolge all’individuo senza lavoro (e quasi senza famiglia, senza storia personale, senza reti di relazioni), cittadino italiano (perché ai contraenti governativi poco importa di quanto la Corte Costituzionale da anni va ripetendo sull’estensione del principio di non discriminazione), al quale si chiede di iscriversi obbligatoriamente al centro per l’impiego (ma senza nessuna interazione con i servizi sociali territoriali) come presupposto per maturare il diritto al beneficio economico. Così configurato, il reddito di cittadinanza non è una misura contro la povertà e non interviene per nulla sulle condizioni di deprivazione che la generano e che da questa sono a loro volta generate. E’ solo una tradizionalissima misura lavorista dall’importo tanto elevato da determinare un sicuro effetto di fuga dal mercato del lavoro regolare. La differenza non è terminologica: è diversa la visione del mondo e il modello di società che vogliamo costruire”.

16/07/2018 - 19:24

“Dopo le minacce di rimozione ai funzionari non funzionali alla propaganda, la tendenza della maggioranza a zittire le voci non allineate continua anche in Parlamento”. Lo dichiara Debora Serracchiani, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, a proposito del Dl Dignità.

“Davanti richiesta delle opposizioni – continua – di svolgere i necessari approfondimenti sul Decreto Dignità, consentendo tempi adeguati per audizioni ed emendamenti, la maggioranza è rimasta del tutto sorda: il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per il 19 alle 20 e i giorni dedicati alle audizioni saranno solo tre. Considerata la complessità della materia e anche il rischio, evidenziato da più parti, di un effetto paradossale di contrazione dell’occupazione, il Pd considera indispensabile audire un numero sufficiente di soggetti coinvolti ed esperti. Abbiamo quindi presentato una nostra lista (che comprende anche il ministro Di Maio) e chiesto il tempo necessario per procedere alle audizioni, nonché tempi più lunghi per la presentazione degli emendamenti, che dipendono in parte da quelle stesse audizioni. Ma per il momento è stato tutto inutile”.

“Ci appelliamo per questo alla sensibilità del presidente Fico, che nella sua relazione ha fatto giustamente presente la centralità del Parlamento. L’atteggiamento della maggioranza rischia di impedire alla Camera di far sentire la sua voce. E soprattutto rischia di mettere in secondo piano i problemi dei lavoratori per un uso puramente propagandistico dei provvedimenti”, conclude.

16/07/2018 - 19:23

“Quanto avvenuto oggi in Aula alla Camera, dove si discuteva un importante provvedimento come il decreto legge Terremoto, merita una sottolineatura ed una dura presa di posizione. Prima ci siamo trovati di fronte ad un governo assente, silente e che, addirittura, come è accaduto anche nelle scorse sedute, ha dato dimostrazione di cattiva attenzione e rispetto nei confronti del Parlamento. Una assenza fisica che ha provocato addirittura la sospensione dei lavori. Poi abbiamo dovuto registrare l’assenza per tutta la durata dei lavori del presidente della Commissione referente, la VIII. Fatto grave, anche alla luce di una discussione in Commissione molto tesa, molto complessa, nella quale il governo ha bocciato tutti i provvedimenti di miglioramento da parte delle opposizioni e tutte le proposte emendative che anche il gruppo del Partito Democratico aveva fatto e ripresentato oggi, e alla luce del fatto che lo stesso presidente di Commissione, Benvenuto della Lega, aveva tentato di comprimere il dibattito e l’esame delle proposte delle opposizioni. Una brutta giornata dunque per le istituzioni, ma soprattutto per le popolazioni dei territori terremotati le cui richieste di risposte nel merito, serie e condivise sono andate deluse”.

Così il deputato Dem Enrico Borghi, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd Camera.

16/07/2018 - 19:22

“Nel cosiddetto Decreto Dignità presentato dal Governo Salvini-Di Maio si tagliano 140 milioni di euro dai Ministeri del Lavoro, del Welfare e dell’Istruzione per finanziare una  norma di semplificazione fiscale, il cosiddetto “split payment”. Eppure, nei giorni scorsi, ci era stato presentato come un provvedimento con misure ad alto impatto e a costo zero. Come al solito, le bugie hanno le gambe corte”.

Lo scrive in una nota Claudio Mancini, Deputato del Partito Democratico e Segretario della Commissione Finanze alla Camera.

16/07/2018 - 19:19

"Anche oggi il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini non ha fatto mancare il suo sostegno al disegno di Putin per destabilizzare l’Occidente. Stamattina a Mosca ha incontrato i due consiglieri della Sicurezza nazionale della Russia, Yuri Averyanov e Aleksandr Venediktov, con i quali ha parlato di cybersicurezza e attacchi informatici. È gravissimo che questo avvenga a pochi giorni dall’incriminazione negli Usa di 12 agenti russi che hanno spiato gli account di parlamentari americani e mentre Trump era imbarazzatissimo nell’incontro di oggi con Putin."

Lo afferma Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri della Camera.

16/07/2018 - 19:18

“Sul corpo e sulla vita delle donne la cultura, soprattutto quella giuridica, non avanza di un passo, anzi. La sentenza della Cassazione ci porta in dietro di decenni”.

Lo dichiara Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico, in merito alla sentenza 32462 della terza sezione penale.

“Era il 1999 quando i giudici della Corte di Cassazione sentenziavano che se la vittima porta i jeans non può essere stupro, poi nel 2006 riconoscevano le attenuanti per la “minore gravità del fatto” perché la ragazza di 14 anni violentata dal patrigno non era più “illibata. Oggi come allora – sottolinea la deputata Dem - si trovano attenuanti, come l’aver bevuto volontariamente, a un reato tanto odioso quanto grave. È una sentenza che rischia di vanificare anni di battaglie”.

“La violenza fisica e psicologica è difficile da superare e altrettanto da denunciare. Sentenze come questa non aiutano le donne nel loro percorso. Tante cose dovrebbero essere cambiate da quel lontano 1979, anno in cui la Rai mandava in onda il documentario di denuncia “Processo per stupro”, ma il pronunciamento della Corte pone ancora dei dubbi. – conclude Rotta - è il momento di andare avanti e lasciare indietro episodi come questo”.

16/07/2018 - 19:16

Interpellanza urgente al Mef su guadagni AH e perdite Mps

“Componenti del governo o della maggioranza hanno preventivamente e riservatamente rivelato informazioni sul Contratto di governo a soggetti che possono averne tratto profitto o vantaggio?”. Lo chiedono Franco Vazio, deputato del Pd e vice-presidente della Commissione Giustizia, e Luigi Marattin, capogruppo Pd in Commissione Bilancio alla Camera, con un’interpellanza urgente al Mef.

“Nelle settimane precedenti la formazione del governo – ricorda - i mercati finanziari italiani hanno registrato forti variabilità dei corsi azionari e del mercato obbligazionario dei titoli di Stato, tali da determinare una distruzione di valore dei titoli per circa 400 miliardi di euro, per due terzi detenuti dai cittadini italiani. L’aggravio in termini di interessi sui titoli di Stato emessi a maggio è stato di circa 144 milioni di euro. Il 29 maggio il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni è salito al 3,16 per cento, dall’1,95 segnato prima dell’inizio delle turbolenze finanziarie; nello stesso giorno lo spread è salito a oltre 300 punti base, dai 122 punti del 30 aprile. La volatilità dei mercati sarebbe attribuibile, a giudizio di commentatori del settore, all’incremento della percezione del rischio-Paese legato a talune azzardate affermazioni e al tenore della bozza del Contratto per il Governo del cambiamento, pubblicata il 15 maggio dal sito HuffingtonPost. Nella bozza di documento era prevista l’introduzione di ‘specifiche procedure tecniche di natura economica e giuridica’ che consentissero ai singoli Stati di ‘recedere dall’Unione monetaria, e quindi di recuperare la sovranità monetaria’ e si ipotizzava la richiesta alla Banca centrale europea (BCE) di operare una cancellazione di 250 miliardi di debito italiano. I contenuti della bozza avrebbero dunque destabilizzato la fiducia degli investitori, innescando una ‘tempesta finanziaria’ tale da assicurare performance molto positive per quegli speculatori che hanno scommesso al ribasso sui titoli pubblici italiani. Emblematico è il caso del fondo AH di Alan Howard, che avrebbe registrato un incremento di valore del 36,7 per cento nel solo mese di maggio, a fronte di rendimenti nettamente inferiori (0,18 per cento) realizzati negli ultimi cinque anni. Da dichiarazioni rese pubblicamente dal presidente Nava, la Consob potrebbe aprire un’indagine in merito a ipotesi di reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato. Ulteriori turbolenze finanziarie si sono verificate con riferimento alla banca Monte dei Paschi (MPS). Alcune asserzioni dell'onorevole della Lega Borghi, che indicavano impropriamente la necessità di una nuova governance e ‘di intento abbastanza condiviso’ (da Lega e M5S) di ripensare alla mission della Banca (ANSA 17 maggio), insieme alle indicazioni fornite nella versione definitiva del Contratto, hanno prodotto la caduta del corso del titolo in borsa superiore al 10% e la ripetuta sospensione per eccesso di ribasso. La crisi di fiducia che ha oggetto MPS può potenzialmente danneggiare soprattutto i piccoli azionisti, nonché i contribuenti che in ultima analisi hanno fornito le risorse per la ricapitalizzazione dell’istituto”.

“Il governo intende intervenire, per quanto di competenza, per assicurare la necessaria prudenza nella diffusione di informazioni riguardanti eventuali interventi pubblici forieri di fenomeni speculativi, al fine di preservare gli equilibri di finanza pubblica, la stabilità del sistema finanziario nazionale e la tutela del risparmio?”, conclude.

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