10/10/2023
Chiara Braga
Serracchiani, Cuperlo, Bonafè, Fornaro, Mauri
2-00239

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   da diversi giorni è in atto una aggressiva campagna mediatica e politica, fondata su articoli e servizi, cartacei e online, con la pubblicazione di contenuti denigratori e intimidatori, nei confronti di alcuni giudici, in servizio presso il tribunale di Catania, il tribunale di Firenze, e il tribunale di Roma;

   particolarmente grave è stata la pubblicazione di fotografie, corredate da dettagli sulla vita privata e familiare di alcuni magistrati, e la diffusione di voci e illazioni su presunti condizionamenti politici ed economici nella trattazione dei procedimenti, in assenza di qualsiasi forma di contraddittorio, come nel caso di un video risalente a cinque anni fa, palesemente inconferente rispetto alla trattazione di procedimenti in corso nel momento attuale, in cui la giudice Apostolico veniva ripresa mentre partecipava a una manifestazione civica, non ascrivibile ad alcun partito politico, a difesa dei diritti umani di persone migranti;

   senza entrare in questa sede nel merito dei provvedimenti assunti o di quanto accaduto, né tantomeno sull'opportunità o meno dei comportamenti filmati, per i quali si rimanda alle competenti sedi istituzionali e di autogoverno della magistratura, solleva grave allarme l'uso politico che è stato fatto di questa vicenda da parte di alcuni membri del Governo, tale da configurare un vero e proprio attacco alla funzione giudiziaria;

   da notizie a mezzo stampa si è infatti appreso che tale video sarebbe stato girato da un Carabiniere, presente per ragioni di servizio alla manifestazione, che a titolo privato avrebbe ripreso la magistrata e conservato il video per cinque anni, per poi trasmetterlo al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a seguito dell'adozione da parte della stessa di un provvedimento che, conformemente a quanto previsto dall'ordinamento comunitario, disapplicava una norma introdotta da questo governo in tema di protezione internazionale;

   a parere degli interpellanti non è accettabile che un appartenente alle forze dell'ordine utilizzi la propria presenza, per ragioni di servizio, a una manifestazione pubblica, per girare filmati che ritraggono un giudice al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni, e conservi tale filmato per scopi personali, diffondendolo a distanza di cinque anni, al di fuori di canali e soprattutto di ragioni istituzionali; e che tale filmato possa essere utilizzato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per accendere una campagna politica e mediatica di odio personale nei confronti di un magistrato;

   sorprende che tale aggressione politico mediatica nei confronti di singoli magistrati, colpiti nella loro dimensione personale, familiare e privata, oltre che professionale, sia avvenuta poco dopo l'adozione di provvedimenti che disapplicavano norme ritenute contrarie all'ordinamento comunitario, introdotte da questo Governo, determinando così una grave violazione del principio di separazione dei poteri e di reciproco bilanciamento tra gli stessi, essenziale alla tenuta democratica del nostro ordinamento soprattutto nel settore della protezione dei diritti umani;

   il trattenimento dei migranti richiedenti asilo dà luogo peraltro ad una forma di detenzione amministrativa, sulla cui legittimità, sui cui limiti e sulle cui condizioni è determinante il vaglio autonomo e indipendente del giudice che, data la delicatezza della materia, deve essere il più rigoroso possibile;

   la Corte europea dei diritti umani, nella nota sentenza Agrokompleks c. Ucraina (ric. n. 23465/03), del 6 ottobre 2011, ha affermato che «La portata dell'obbligo dello Stato di garantire un processo da parte di un “tribunale indipendente e imparziale” ai sensi dell'articolo 6, § 1, della Convenzione non si limita alla magistratura. Essa implica anche l'obbligo per l'esecutivo, il legislatore e qualsiasi altra autorità statale, a prescindere dal suo livello, di rispettare le sentenze e le decisioni dei tribunali, anche quando non siano d'accordo con esse»;

   restano ferme le competenze della magistratura nel valutare se le condotte riportate dell'appartenente alle forze dell'ordine configurino l'eventuale sussistenza dei reati come l'abuso d'ufficio, in riferimento alla ripresa, alla conservazione e alla divulgazione del filmato o l'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, nonché in relazione alla pubblicazione mediatica di contenuti estratti dai profili social del magistrato, quando gli stessi erano già stati chiusi dal titolare che aveva quindi già esercitato, con la chiusura del profilo, la volontà di escludere chiunque dall'accesso ai contenuti dello stesso; o ancora nel valutare la minaccia ad un corpo giudiziario in relazione al tenore aggressivo e intimidatorio dei contenuti mediatici cui si è fatto riferimento, atti a turbarne il sereno svolgimento, in piena indipendenza, dell'attività giurisdizionale –:

   quali siano esattamente l'origine, le modalità e le finalità per le quali il video relativo alla dottoressa Apostolico sia stato girato, conservato e condiviso con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nonché per quali finalità sia stato pubblicato e diffuso sui profili social privati del Ministro;

   al fine di garantire il pieno rispetto della separazione dei poteri sancito dalla nostra Costituzione, nonché il sereno svolgimento, in piena indipendenza, dell'attività giurisdizionale di tutti i magistrati, quali iniziative urgenti intendano adottare per evitare il ripetersi di fatti gravi come quelli riportati in premessa.

Seduta del 13 ottobre 2023

Illustrazione di Gianni Cuperlo, risposta del Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, replica di Gianni Cuperlo

GIANNI CUPERLO, Grazie, Presidente, sì, vorrei esporla, mi piacerebbe dire per rispetto verso i colleghi presenti in Aula, ma, a parte la stima per la collega alla mia sinistra, lo farò essenzialmente, perché rimanga agli atti, associandomi al saluto a questi giovanissimi ragazzi e ragazze che sono oggi sulle tribune della Camera.

Grazie, Sottosegretario, per la sua presenza oggi qui, presenza che ritengo dovuta, ovviamente, al suo incarico di Governo, ma che spero motivata anche dalla volontà di fare chiarezza su un episodio che investe l'equilibrio dei poteri e il rispetto dei principi di autonomia e indipendenza del nostro sistema giudiziario.

L'episodio, anzi, gli episodi ai quali l'interpellanza si riferisce riguardano la campagna aggressiva che singole testate giornalistiche hanno pilotato nelle ultime settimane verso alcuni giudici in servizio presso i tribunali di Catania, di Firenze e di Roma. A nostro avviso, la gravità di questi fatti travalica la semplice funzione dei mezzi d'informazione coinvolti e trae origine piuttosto dall'innesco dell'operazione, innesco da ricondurre alla decisione del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro Salvini, di pubblicare sul profilo social personale un'immagine della giudice Iolanda Apostolico ripresa, 5 anni fa, nel contesto di una manifestazione civica promossa a difesa dei diritti umani di persone migranti. Come è noto, la giudice Apostolico, pochi giorni prima di vedere - come dire - resuscitata quella sua partecipazione, aveva stabilito con sentenza la non convalida della privazione della libertà di tre migranti, privazione decisa sulla base di un recente decreto del Governo in merito al trattamento di persone presenti sul nostro territorio in attesa di verifica della richiesta di asilo. La tesi del Ministro, sottesa alla pubblicazione di quell'immagine tratta da un video filmato, secondo la sua stessa ammissione, da un carabiniere presente per motivi di servizio alla manifestazione e che a titolo privato avrebbe ripreso la magistrata, la tesi del ministro, dicevo, era evidentemente quella di delegittimare la figura della giudice, accreditandola come persona non dotata di una sufficiente terzietà in materia. In altre parole, introducendo il sospetto di un elemento di pregiudizio ostile da parte della giudice alle scelte politiche del Governo in carica.

Però, dal nostro punto di vista - voglio dirlo, Sottosegretario - nell'interpellanza di oggi questo risulta persino laterale al merito. Quella sentenza, al pari di altre emesse nei giorni successivi, rispecchia correttamente le indicazioni dell'ordinamento comunitario e risulta del tutto motivata, se consideriamo le basi del diritto e della giurisprudenza europea. Per questa ragione, la gravità della vicenda attiene, anche e soprattutto, ad altri aspetti: da un lato noi vogliamo chiedere, questa mattina, quale percorso abbia seguito il video all'origine della campagna denigratoria messa in atto nei confronti del giudice Apostolico. Nello specifico, vorremmo capire se il Governo giudica una prassi regolare e accettabile che un appartenente alle Forze dell'ordine utilizzi la propria presenza a una manifestazione pubblica per filmare un giudice al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni e questo filmato conservi, per scopi a noi ignoti, diffondendolo a distanza di anni fuori da canali e ragioni istituzionali, consentendo al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti di farne uso in una logica di denigrazione personale di una servitrice dello Stato. Appare evidente come in questo episodio il primo principio che viene messo in discussione è proprio la separazione dei poteri, a partire dall'indipendenza della giurisdizione.

Per massima chiarezza, Sottosegretario, era ed è nelle prerogative del Governo criticare quel provvedimento, procedendo, per le vie previste, anche a una sua impugnazione. Ciò che, invece, non è in alcun modo tollerabile, in uno Stato di diritto, è la decisione del potere politico di aggredire la giudice che quel provvedimento ha emesso e farlo - aggiungo - con una carica intimidatoria rispetto alla quale, mi creda, è difficile trovare dei precedenti nella parabola, per quanto tormentata e complessa, dei rapporti tra politica e magistratura.

Molto si è anche dibattuto sull'opportunità di quella partecipazione a una manifestazione convocata - ripeto - senza simboli di partito, però anche su questo è necessario che vi sia chiarezza, almeno nella solennità di quest'Aula deserta. Lo dico perché non vorremmo che dietro l'utilizzo strumentale e opaco di un episodio specifico, si manifestasse l'intenzione di aggredire e di porre in discussione l'esercizio dei diritti politici di ogni libero cittadino di questo Paese. Vede, signor Sottosegretario, alla base della nostra interpellanza vi è esattamente la preoccupazione che da parte del Governo non vi sia piena consapevolezza delle vostre scelte o, peggio, che quelle scelte mascherino, in alcuni casi, la volontà di intaccare i due principi, oggi posti in discussione, che ho appena richiamato, cioè la separazione dei poteri e i diritti fondamentali della persona. Da questo punto di vista, colpisce sicuramente la vicenda che ha investito la giudice Apostolico, così come colpiscono le azioni mediatiche di denigrazione personale condotte verso altri giudici nei già citati tribunali di Catania, Firenze e Roma. Sono fatti gravissimi le voci e le illazioni su presunti condizionamenti politici o di altra natura nella trattazione di procedimenti seguiti da questi giudici, ma anche in questo caso la nostra preoccupazione è rivolta interamente alle conseguenze che tutto ciò può avere sull'efficacia, sulla serenità e sulla natura dello svolgimento della funzione giurisdizionale nel nostro Paese.

Alcuni giorni fa - e chiudo - sul Corriere della Sera un giornalista molto attento a queste tematiche, Luigi Ferrarella, ha ricordato come esista una formula latina che andrebbe doverosamente menzionata e ricordata. Recita: Sine spe sine metu, a significare la certezza che il magistrato dal quale si attendono risposte, vale a dire sentenze, non coltivi, nel suo operato, speranze di vantaggi per sé e per la sua carriera, ma neppure tema ripercussioni dalle decisioni che si appresta ad assumere. Se volete, è una formula antica, ma di pura saggezza, che descrive non solo il valore dell'indipendenza del magistrato ma il bisogno di garantire alla funzione che ricopre la certezza che quella indipendenza in ogni momento verrà rispettata, in primo luogo dal potere politico. Invece, se oggi siamo qui a interrogare il Governo su questa materia è perché forti elementi di preoccupazione e di allarme in questi mesi li abbiamo registrati. Mi riferisco ad azioni specifiche poste in essere dal Ministro della Giustizia, con procedimenti disciplinari aperti nei confronti di magistrati responsabili di provvedimenti non graditi all'Esecutivo o di pubblici ministeri diffidati dal verificare la segretezza di un documento ministeriale trasmesso da un esponente del Governo a un compagno di partito e utilizzato da quest'ultimo, dai banchi antistanti al mio, per un attacco personale mosso in quest'Aula a esponenti dell'opposizione, o ancora magistrati accusati di faziosità e spirito di parte il giorno in cui una Ministra in carica mente dicendo di essere all'oscuro di un'indagine aperta a suo carico. È l'insieme di queste anomalie che suscita in noi un timore serio e, collocata in quest'ottica e in questa dimensione, la sentenza della giudice Apostolico, cioè convalidare o meno un provvedimento della Polizia giudiziaria che consiste in una limitazione della libertà personale, rientra in quelle elementari garanzie del nostro Stato di diritto, così come sancite dall'articolo 13 della Carta costituzionale.

Ripeto: era nelle prerogative del Governo impugnare quella sentenza. Quanto interroga e sconcerta è la sensazione che su quei banchi, i vostri, i banchi del Governo, non vi sia consapevolezza di come quella mancata convalida appartenga alla legittimità e normalità dei rapporti tra l'ordinamento giudiziario e le funzioni del Governo. In quella, come in altre sentenze, non è riscontrabile, insomma, un reato di lesa maestà nei confronti del potere esecutivo. Infatti, è verissimo che oggi di un anno fa - esattamente un anno fa - si insediavano le Camere (il 13 ottobre) e che voi avete vinto le elezioni e ottenuto il diritto a guidare il Paese, ma in tale diritto non è contemplata la negazione delle prerogative in capo agli altri organi dello Stato, a partire da quello giudiziario. Per l'insieme di queste ragioni, la nostra interpellanza chiede di conoscere con esattezza l'origine, le modalità e le finalità per le quali il video della dottoressa Apostolico sia stato girato, conservato e condiviso con il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti; chiediamo anche quali siano state le finalità, seppure al proposito qualche supposizione è legittima, che hanno suggerito al Ministro di pubblicare e diffondere quelle immagini sul suo profilo social privato.

Chiediamo, infine, se abbiano fondamento le notizie di stampa circa l'intenzione del Governo di operare un cambiamento delle sezioni dei tribunali che si occupano di immigrazione, in particolare, con l'obiettivo di rivederne composizioni e prerogative, nella logica di una maggiore celerità nei responsi e piena terzietà nelle sentenze. Perché, Sottosegretario, in questo caso, se fossero vere queste notizie, parafrasando Bertolt Brecht e il suo proverbiale: “Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d'accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, dovremmo dire: “Il Governo ha deciso: poiché le sentenze non gli sono gradite, bisogna nominare nuovi giudici”. Infine, e soprattutto, chiediamo quali iniziative il Governo intenda assumere per evitare, nel futuro prossimo, il riproporsi di episodi di tale gravità e questo, innanzitutto, per lo svolgimento sereno e in piena indipendenza dell'attività giurisdizionale di tutti i magistrati del nostro Paese.

CLAUDIO BARBARO, Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica. Grazie, Presidente. Desidero evidenziare, in premessa, che la vicenda richiamata si inquadra nell'ambito di un'attività di “ordine pubblico e sicurezza”, rientrando nella piena competenza del Ministero dell'Interno, su cui, in ogni caso, si forniscono, come Difesa, i seguenti elementi informativi. Come evidenziato dall'onorevole interpellante, sarà la magistratura a valutare se le condotte eventualmente poste in essere da un rappresentante appartenente alle Forze dell'ordine siano suscettibili di configurare la sussistenza di eventuali reati.

Così specificato, riguardo alla dinamica dei fatti, si rende noto che il 6 ottobre ultimo scorso un militare dell'Arma ha riferito al superiore diretto che il 25 agosto 2018 aveva effettuato alcune videoriprese di una manifestazione di protesta, tenutasi nel porto di Catania, a seguito del divieto di sbarco emesso nei confronti dei migranti ivi giunti a bordo della nave “Diciotti” della Capitaneria di porto. Inoltre, riferiva che uno dei predetti filmati che riprendeva la dottoressa Iolanda Apostolico, all'epoca in servizio presso il tribunale di Catania, è stato inoltrato a un parlamentare suo conoscente. Successivamente, lo stesso militare è tornato sull'argomento, ritrattando le proprie affermazioni.

Al riguardo, la procura della Repubblica di Catania è stata informata sull'accaduto, senza rubricare reati, tenuto conto del dovere di mettere l'autorità giudiziaria nelle condizioni di esercitare il potere di direzione di eventuali indagini in ragione di possibili ulteriori risvolti della vicenda e per garantire la massima trasparenza delle istituzioni, alla luce di supposti “dossieraggi” riportati da organi di informazione. Aggiungo che, sempre sulla base degli elementi forniti dal predetto comando generale, il video in argomento non risulta presente agli atti d'ufficio e sono stati avviati accertamenti finalizzati a valutare la condotta del militare, con riferimento alle disposizioni vigenti.

In merito alle iniziative da porre in essere per evitare il ripetersi di fatti simili e, in ultima analisi, all'utilizzo di dispositivi personali, si evidenzia quanto segue. Dal gennaio 2019 è in vigore la circolare avente ad oggetto “Uso consapevole di social network e applicazioni di messaggistica”, la quale prevede che: “(…) foto, filmati e file audio realizzati nel corso di attività operative costituiscono documentazioni utili alla ricostruzione dei fatti e, come tali, devono essere dimessi all'autorità giudiziaria a corredo degli atti di Polizia giudiziaria, senza possibilità di trasmetterli a soggetti che non abbiano titolo a conoscerli, in relazione alla specifica attività di servizio, sebbene appartenenti a Forze di polizia (salvo espressa autorizzazione dell'autorità giudiziaria) (…)”.

Dal gennaio 2022, l'acquisizione di immagini nel corso dei servizi di ordine pubblico e la relativa disciplina sulla conservazione dei dati è stata definita a seguito dell'avvio operativo dell'utilizzo delle “body cam” da parte dei reparti dell'Arma appartenenti all'organizzazione mobile, secondo le previsioni della direttiva del Dipartimento della pubblica sicurezza relativa all'impiego dei citati dispositivi ed elaborata tenendo conto delle indicazioni formulate dal Garante per la protezione dei dati personali. Dal marzo 2022, il “Modello organizzativo privacy dell'Arma dei carabinieri” prevede, tra l'altro, che il militare “deve utilizzare esclusivamente gli strumenti e gli applicativi forniti dall'Arma dei carabinieri” e “non può e non deve, quindi, utilizzare strumenti personali per eseguire le proprie mansioni”.

GIANNI CUPERLO, Grazie, Presidente. Grazie, signor Sottosegretario. Per prima cosa, lasci che io le esprima la mia personale vicinanza e solidarietà per essere stato, lei, chiamato oggi a rispondere ad un'interpellanza che si rivolgeva a tre Ministri: nel rispetto delle prerogative di questo Parlamento, sono i Ministri dell'Interno, della Difesa e il già citato Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Salvini. Ministri direttamente o indirettamente interessati e coinvolti nella vicenda per la quale noi oggi abbiamo chiesto un legittimo e necessario chiarimento. Ma è comprensibile, basta guardare i banchi di quest'Aula e i banchi del Governo: i Ministri avranno avuto altri impegni, non hanno ritenuto di rispondere e hanno mandato lei. Ora, signor Sottosegretario, lei si ricorda quella gag formidabile di Antonio De Curtis, alias Totò, in cui lui entrava in scena ridendo come un pazzo e raccontava alla sua spalla comica di un tizio che la mattina, chiamandolo Pasquale, lo aveva ricoperto di ceffoni. E alla domanda su che cosa trovasse da ridere, quel genio della comicità napoletana replicava: “e che so' Pasquale io?”. Ecco, signor Sottosegretario, da oggi in avanti - glielo dico con sincera simpatia - lei sarà per me il Sottosegretario Pasquale. Quindi, nessuna polemica nei suoi confronti, ma, se può e non le costa fatica, io le sarei personalmente grato se vorrà far pervenire ai tre Ministri in questione la nostra insoddisfazione per il testo che le hanno consegnato da leggere qui, questa mattina.

Siamo insoddisfatti, da un lato, perché anche i riferimenti - che, da ultimo, lei ha citato - alle date 2021 e 2022, mi pare, non coprono il periodo che intercorre dal 2018, la data della registrazione di quel video, alla pubblicazione improvvida, quanto improvvisa, all'indomani della sentenza della giudice Apostolico. Quale sia stato il percorso che quelle immagini e quel video hanno compiuto nel corso dei 5 anni rimane un punto oscuro che la risposta da lei letta non soddisfa. E siamo insoddisfatti, dall'altro lato, perché colpisce la rimozione di alcune prese di posizione da parte di esponenti autorevoli dell'Esecutivo, i quali, all'indomani della sentenza emessa dalla giudice Apostolico e della pubblicazione che la ritraeva in quella manifestazione, hanno evocato e invocato nientemeno che le dimissioni della giudice medesima. Ora, lei capisce, Sottosegretario, che siamo di fronte a una reazione davvero incompatibile con il rispetto di uno Stato di diritto e un dettato costituzionale fondati su una rigorosa divisione dei poteri, la quale non contempla l'ipotesi che, a fronte di una sentenza sgradita, si chiedano le dimissioni del giudice che l'ha emessa. C'è un giudice che non vi piace in ragione delle sentenze che emette? Di fronte a questo fatto, la risposta è colpirne la reputazione e la credibilità, in questo come in altri casi andando a scavare in maniera insopportabilmente arrogante e violenta nella vita privata di singoli magistrati, sino a chiederne pubblicamente la rimozione.

Il punto, signor Sottosegretario, è che noi non siamo l'Ungheria o la Polonia, dove i Governi legittimamente eletti, tra le loro prime azioni, hanno letteralmente e sistematicamente demolito il sistema delle garanzie e fondato un modello della giurisdizione in tutto e per tutto subalterno ai dettami del potere politico. Potrei dire, guardando alla coerenza dei vostri comportamenti, che noi non siamo “ancora” l'Ungheria o la Polonia, ma voglio assicurare lei e quest'Aula, oggi significativamente vuota, che, per quanto vuota, non diverrà mai più quell'Aula sorda e grigia che ha segnato altre stagioni drammatiche della storia d'Italia.

Infine, mi lasci dire che colpisce, nella vostra azione di Governo, la scelta di inasprire le pene dentro una logica di tipo securitario, che giustamente alcuni definiscono panpenalistica: di fronte a qualunque problema di natura sociale o di ordine pubblico, voi, tramite decreto, tendete a reagire con l'introduzione di nuovi reati.

Lo avete fatto nel caso dei giovani coinvolti nei rave, lo avete fatto contro le ONG, lo avete fatto modificando il codice della strada, più di recente con le norme sui centri per il rimpatrio, contro la criminalità minorile e, ancora, per la violenza sui social, sino alla punizione esemplare degli attivisti del clima, di chi danneggia i monumenti, di chi procura la gestazione per altri e, a coronare il tutto, l'approvazione delle norme sul voto in condotta. È un approccio ideologico e repressivo destinato a non produrre alcun effetto sul terreno della maggiore sicurezza o prevenzione di fenomeni che vanno contrastati - come sono certo anche lei condivide - con altri strumenti, altri metodi, altri mezzi e soprattutto un'altra cultura. Ma, dicevo, a colpire è la logica che introduce nuove fattispecie di reati e, laddove il potere giudiziario si dimostri indipendente nel giudizio in merito a quelle deliberazioni, si sceglie la via preferenziale di negare a quello stesso potere i margini costituzionali di una sua effettiva autonomia e indipendenza. Mi lasci dire che si tratta di una deriva davvero molto pericolosa per la nostra democrazia e per quella stessa qualità della convivenza che dovrebbe essere in vetta alle preoccupazioni delle forze dell'opposizione, ma anche alle preoccupazioni delle forze della maggioranza. “La legge è uguale per tutti” - recita il motto presente nelle nostre aule di giustizia. Sarebbe buona cosa che il Governo non lo dimenticasse mai, in ogni caso, ci troverete sempre e comunque dalla parte giusta per farvelo rammentare. Grazie, signor Presidente per l'attenzione che lei mi ha prestato. Sono soddisfazioni!