12/09/2023
Laura Boldrini
Braga
2-00220

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:

   il 18 e il 19 settembre 2023, si svolgerà, a New York presso le Nazioni Unite, per la prima volta a livello dei Capi di Stato e di Governo, il «Forum politico di alto livello per lo sviluppo sostenibile», l'incontro a scadenza quadriennale per fare il punto sullo stato di attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta nel 2015 e che si articola in 17 goals e 169 targets che ogni Stato si è impegnato a raggiungere;

   nel maggio 2023 il Rapporto del Segretario generale dell'Onu «Progress towards the Sustainable Development Goals: Towards a Rescue Plan for People and Planet» certificava che su circa 140 target con dati aggiornati (dei 169 totali), solo il 12 per cento è sulla buona strada, quasi il 50 per cento è largamente insufficiente e circa il 30 per cento è fermo o addirittura regredito rispetto alla situazione del 2015;

   sulla base di questi dati il Segretario generale Antonio Guterres ha affermato: «Se non agiamo ora, l'Agenda 2030 diventerà un epitaffio per un mondo che avrebbe potuto esistere»;

   per quel che riguarda l'Italia gli indicatori pubblicati dall'Istat e dall'Alleanza per lo sviluppo sostenibile segnalano un grave ritardo e addirittura un peggioramento rispetto al 2015 in molti settori, su alcuni dei quali le interpellanti intendono soffermarsi;

   il goal 1, che ha come obiettivo quello di sconfiggere la povertà, raccomanda ai Governi, nel target 3, di «Applicare a livello nazionale sistemi adeguati e misure di protezione sociale per tutti, includendo i livelli minimi, ed entro il 2030 raggiungere sostanziale copertura dei poveri e dei vulnerabili»;

   il Governo italiano ha invece deciso di abolire il «Reddito di Cittadinanza», sostituendolo con nuove misure, che lasciano scoperte larghe fasce della popolazione in condizione di povertà assoluta;

   per quel che riguarda la cooperazione allo sviluppo, l'Italia ha sottoscritto nel 2015 in sede Onu l'impegno a investire in questo ambito (goal 17 dell'Agenda 2030) lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo e questo obiettivo è nella sostanza riportato anche nell'articolo 30 della legge n. 125 del 2014 «Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo»;

   i dati pubblicati per il 2022 dall'OCSE/DAC mostrano come l'Italia abbia portato il suo contributo fino allo 0,32 per cento, ma con un incremento «gonfiato», in quanto legato alle spese destinate all'accoglienza dei rifugiati e a casi di aiuto emergenziale, come avvenuto per il «budget support» al governo ucraino. Tolte queste voci, l'aiuto strutturale si viene a ridurre del 13,2 per cento e quindi scende perfino al di sotto dello 0,3 per cento del Rnl. Così l'Italia è solo al 18esimo posto tra i Paesi donatori, ancora ben lontana da raggiungere entro il 2030 il target dello 0,7 per cento su cui si è impegnata e nell'ultima legge di bilancio ha perfino tagliato di 50 milioni il finanziamento all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo;

   da tempo non viene riunito il Consiglio nazionale di cooperazione allo sviluppo (Cncs), che è il principale strumento di partecipazione, consultazione e proposta introdotto dalla legge n. 125 del 2014 e si riunisce almeno una volta l'anno per esprimere pareri non vincolanti sulle materie attinenti la cooperazione allo sviluppo;

   risulta alle interpellanti che le principali rappresentanze delle organizzazioni non governative impegnate nella cooperazione internazionale (AOI, CINI e Link 2007) fin dalla costituzione dell'attuale Governo hanno più volte chiesto di incontrare il Viceministro del Maeci con delega alla cooperazione, senza tuttavia mai incontrare la sua disponibilità;

   il nostro Paese è in drammatico ritardo anche per quanto riguarda il goal 5, «Raggiungere l'eguaglianza di genere e l'autodeterminazione di tutte le donne e ragazze». L'Italia è collocata al 14° posto tra i 27 Paesi Ue nella graduatoria basata sull'indicatore di eguaglianza di genere dell'European Institute for Gender Equality (Eige), costruito in base alle diverse dimensioni attraverso cui viene misurata la parità (occupazione, gestione del tempo, risorse economiche, conoscenza, salute, potere);

   si registra un inspiegabile ritardo da parte del Governo nell'approvazione della nuova Strategia nazionale di sviluppo sostenibile (SNSvS), che ogni tre anni deve essere sottoposta a revisione per iniziativa del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica che ha il compito di avviare e curare il percorso di modifica, attraverso un processo istituzionale coordinato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri;

   il Governo italiano e i parlamentari europei che lo sostengono hanno poi contrastato importanti provvedimenti legati al Green Deal europeo come è avvenuto il 12 luglio 2023 nel voto al Parlamento europeo sulla «legge per il ripristino della natura», dimostrando un atteggiamento negazionista che non fa i conti con la realtà di una crisi climatica che sta già producendo effetti drammatici per la vita sul nostro pianeta –:

   quali siano le ragioni dei numerosi ritardi sopra citati e con quali iniziative intenda superarli;

   quali impegni intenda assumere nel Forum di New York sui temi del contrasto alla povertà, dell'aiuto pubblico allo sviluppo, dell'uguaglianza di genere e sulla lotta ai cambiamenti climatici, per tagliare almeno del 55 per cento entro il 2030 le emissioni di gas serra e per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, come previsto dalla legge europea sul clima del 2021.

Seduta del 15 settembre 2023

Illustrazione di Laura Boldrini, risposta del Vice Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, replica di Laura Boldrini

LAURA BOLDRINI, Sì, Presidente, sono qui al banco del Comitato dei nove. Inizio questa illustrazione, signor Presidente, signor Vice Ministro, con una frase che mi ha colpito molto: “Se non agiamo ora, l'Agenda 2030 diventerà un epitaffio per un mondo che avrebbe potuto esistere”. Con questo allarme, il Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, ha presentato, nello scorso maggio, il rapporto Progress towards the Sustainable Development Goals: Towards a Rescue Plan for People and Planet. Si tratta di un rapporto sullo stato di avanzamento dell'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Di questo rapporto si discuterà il 18 e il 19 settembre, quindi, tra pochissimi giorni, a New York, presso le Nazioni Unite, nel Forum politico di alto livello per lo sviluppo sostenibile. L'incontro, come sappiamo, è a scadenza quadriennale, che serve per fare il punto sull'attuazione dell'Agenda 2030. Ricordo che questa Agenda è stata sottoscritta nel 2015 e si articola in 17 goals e 169 targets che ogni Stato, compresa l'Italia, ovviamente, si è impegnato a raggiungere.

L'incontro di New York si svolgerà - c'è una novità, Presidente - per la prima volta a livello di Capi di Stato e di Governo ed è annunciata anche la presenza della Presidente Meloni e del Ministro degli Esteri. È allora su questo rapporto che focalizzerò l'attenzione di questa interpellanza urgente. Il Segretario generale ci dice che, a metà del cammino intrapreso nel 2015, su circa 140 target con dati aggiornati - perché li abbiamo solo su questi dei 169 totali -, solo il 12 per cento è vicino all'obiettivo, quasi il 50 per cento è in una condizione largamente insufficiente e il 30 per cento è fermo, o addirittura in regressione, rispetto alla situazione del 2015. È quindi un quadro veramente allarmante. Ma che cosa comportano queste percentuali sulla vita concreta delle persone, perché poi di questo si tratta? Allora, vi sottopongo le previsioni contenute nel rapporto, che sono drammatiche: nel 2030, cioè tra 7 anni, 575 milioni di persone, quasi il 7 per cento della popolazione mondiale, vivranno in condizioni di povertà estrema; circa 670 milioni di persone soffriranno ancora la fame, cioè l'8 per cento della popolazione mondiale, Presidente. Sono livelli uguali a quelli del 2015, nessun progresso, nessuno. Troppi bambini continuano a soffrire di malnutrizione e, per quanto riguarda l'istruzione - anche qui, seguitemi -, se non verranno prese misure straordinarie, solo un Paese su 6 raggiungerà nel 2030 il goal 4, garantendo l'accesso universale all'istruzione di qualità. Si stima che 84 milioni di bambini non andranno a scuola e 300 milioni di studenti non acquisiranno la capacità di calcolo (non sapranno quanto fa 3 per 5) o anche l'alfabetizzazione di base, cioè non sapranno leggere e scrivere. È evidente anche che, di questo passo, falliremo l'obiettivo di raggiungere la parità di genere entro il 2030.

A livello globale, nessuno dei 18 indicatori ha raggiunto, o quasi raggiunto, gli obiettivi. Cito dal Rapporto, Presidente: “Al ritmo attuale si stima che ci vorranno 286 anni per colmare le lacune nella protezione legale e rimuovere le leggi discriminatorie; 140 anni perché le donne siano equamente rappresentate nelle posizioni di potere e di leadership nel mondo del lavoro; 47 anni per raggiungere una pari rappresentanza nei Parlamenti nazionali”. Non ce l'abbiamo tutto questo tempo, Presidente, e l'Italia purtroppo sul tema dell'uguaglianza di genere, che è il goal 5 si trova al 14° posto tra i 27 Paesi dell'UE. Questa è una graduatoria basata sugli indicatori di uguaglianza di genere dell'European Institute for Gender Equality, che si forma su dati riguardanti l'occupazione, la gestione del tempo, le risorse economiche, la conoscenza, la salute e il potere nella società. E ancora - perché il quadro è veramente disarmante -: miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari. Raggiungere la copertura universale entro il 2030, che era quello che ci eravamo prefissati, richiederà un aumento di 6 volte degli attuali tassi di progresso sull'acqua potabile e di 5 volte per i servizi igienico-sanitari. Sarà possibile, Vice Ministro? Io non ho una risposta su questo. In ambito energetico, ancora, le previsioni ci dicono che nel 2030 circa 660 milioni di persone non potranno contare sull'elettricità e quasi 2 miliardi di persone continueranno a fare affidamento su combustibili e tecnologie inquinanti per cucinare. La quota di fonti rinnovabili rispetto al consumo totale di energia è oggi pari al 19,1 per cento, cioè il 2,4 per cento in più rispetto al 2015. Allora, io penso che queste siano previsioni che dovrebbero togliere il sonno a chiunque ricopre responsabilità e ruoli pubblici, ripeto: togliere il sonno.

Il mondo è sull'orlo di una catastrofe climatica e le attuali azioni per affrontare la crisi sono drammaticamente insufficienti. Senza decisioni immediate - e sottolineo “immediate”, non a caso, in quest'Aula - per ridurre le emissioni di gas serra in tutti i settori, l'obiettivo di 1,5 gradi centigradi sarà a rischio e con esso la vita di oltre 3 miliardi di persone. Le emissioni dovrebbero diminuire già ora ed essere dimezzate entro il 2030 e c'è ancora chi fa del negazionismo, Presidente e Vice Ministro, anche nella coalizione che sostiene questo Governo, come se non vedesse gli effetti devastanti che la crisi climatica ha comportato anche durante questa estate e anche nel nostro Paese, l'Italia. E poi un quarto dell'umanità vive in aree colpite da conflitti e, a maggio del 2022, 100 milioni di persone, un numero record, sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni; nei primi 6 mesi del 2022 una persona su 251 in tutto il mondo era un rifugiato, la percentuale più alta mai documentata. E allora il finanziamento dello sviluppo sostenibile rimane una sfida importante, in particolare per i Paesi a basso reddito, ma le tensioni geopolitiche, le clamorose sottovalutazioni, l'ascesa dei nazionalismi hanno reso più difficile la diffusione della cooperazione internazionale. Il rapporto del Segretario generale dell'ONU si conclude, signor Presidente, con 5 raccomandazioni, che sono certa il Vice Ministro conoscerà. Ed è qui la nostra domanda: è consapevole il Governo del fatto che l'attuazione dell'Agenda 2030 è a rischio e che questo comporterà problemi drammatici per il futuro di miliardi di persone? Se è consapevole, cosa intende fare per contribuire a rimettere le cose sui binari giusti? Nel suo intervento all'incontro di New York, la Presidente Meloni raccoglierà, oppure no, le 5 raccomandazioni contenute nel Rapporto del Segretario generale, Antonio Guterres? Le chiedo, signor Vice Ministro, di rispondermi, ma le chiedo di fare uno sforzo, di non trincerarsi - la prego - dietro risposte burocratiche su temi così importanti da cui dipende il futuro del pianeta.

EDMONDO CIRIELLI, Vice Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie Presidente. Innanzitutto, grazie alla collega Boldrini per l'intervento che mette chiaramente in evidenza la situazione vergognosa a livello mondiale, ma anche quella italiana, situazione che abbiamo ereditato dopo ben 10 anni di Governo di centrosinistra. Innanzitutto, mi conosce da tanti anni e sa bene che io non ho affatto un approccio burocratico alle risposte, sebbene sia molto rispettoso dei ruoli dell'opposizione, ma cercherò di essere esaustivo. Innanzitutto, il vertice sugli obiettivi di sviluppo sostenibile sarà il principale appuntamento in materia di cooperazione della 78a Assemblea generale delle Nazioni Unite. L'Italia sarà rappresentata dal Vice Presidente del Consiglio, Ministro Tajani, ed io personalmente sarò presente. Il vertice si colloca a metà percorso tra l'adozione dell'Agenda 2030 e la data prevista per il suo conseguimento. Sarà ovviamente un momento importante in cui le Nazioni ad alto reddito dovranno confermare la centralità dell'Agenda e rispondere alle aspettative dei Paesi in via di sviluppo. Ovviamente, ci sono altre Nazioni ad alto reddito che non vogliono neanche partecipare alla casistica degli obiettivi dell'Agenda 2030, dal punto di vista anche del conteggio dell'aiuto allo sviluppo e alla cooperazione. Tra i temi prioritari vi sarà la sicurezza alimentare; è un tema su cui l'Italia sta giocando un ruolo importante - aggiungo, che si gioca la faccia - rispetto alle nostre grandi responsabilità quale Nazione europea più vicina all'Africa.

Il secondo vertice sui sistemi alimentari si è tenuto proprio per questo a Roma, dal 24 al 26 luglio; è stato il primo vertice onusiano co-presieduto da una Nazione - proprio Antonio Guterres ha scelto l'Italia per i suoi indubbi meriti e per le sue potenzialità - e ha rappresentato per questo un grande successo per il nostro Paese, anche per la partecipazione della quasi totalità delle Nazioni, con una partecipazione ministeriale straordinaria e di molti Capi di Stato del Sud globale. Ha offerto un contributo concreto per il conseguimento dei principali obiettivi di sviluppo sostenibile, proprio perché si è costruita un'agenda parallela in cui l'Italia ha svolto un ruolo molto importante con questi Paesi che hanno dato le loro priorità e hanno avuto una voce chiara per esprimersi, senza un gioco paternalista del mondo occidentale, su quello che va fatto e su quello che non va fatto.

La sicurezza alimentare sarà, quindi, uno dei temi centrali della presidenza italiana del G7. Per far fronte alle sfide in atto, l'Italia è impegnata a rafforzare i canali di finanziamento, affiancando a quelli consueti della cooperazione allo sviluppo nuovi meccanismi e soggetti, cercando di coinvolgere anche il settore privato e donatori non tradizionali. In questi dieci anni di Governo, l'Italia è arretrata paurosamente nella richiesta di fondi per la cooperazione dall'Unione europea, nonostante noi siamo una Nazione che dà tanti contributi all'Unione europea. Siamo un contributore netto ma, in questi dieci anni, il Governo non è stato in grado di fare progetti per chiedere finanziamenti adeguati. Proprio per questo, abbiamo portato avanti una filosofia che abbiamo denominato il Processo di Roma, da noi avviato con la Conferenza del 23 luglio dedicata a migrazioni e sviluppo. Al riguardo, questo Governo - e non altri - ha lanciato un principio molto chiaro: nessuno nega il fatto che ci sia un diritto a migrare e lo sviluppo non può essere fatto per bloccare le migrazioni, perché esiste un diritto a migrare così come esiste un diritto a non migrare. Quindi, lo sviluppo nei Paesi che ne hanno bisogno serve a dare una libera scelta a una persona, affinché non sia costretta, per guerre o per fame, a migrare, serve per una scelta consapevole e per trovare un'opportunità di mettersi in discussione, secondo canali legali che servono, non soltanto alla migliore gestione e integrazione di queste persone, ma anche per impedire ai trafficanti di diventare organizzazioni internazionali di mafia e di terrorismo internazionale, che destabilizzano, con i soldi che guadagnano da questa tratta di persone, quegli stessi Paesi africani. Questo non lo diciamo noi, lo dicono i Paesi africani: la crescita di dette organizzazioni criminali, che in questi dieci anni si sono arricchite con la tratta di migranti dall'Africa all'Europa, sta destabilizzando quei Paesi.

Per questo abbiamo lanciato anche un Piano Mattei e l'abbiamo chiamato con il nome di un grande italiano che ha cercato di avviare una partnership non predatoria con l'Africa. Il Piano Mattei significherà risorse importanti aggiuntive verso l'Africa - dal 40 per cento siamo passati al 60 per cento - ma significherà anche un coinvolgimento di tutto il sistema Paese e, soprattutto, far uscire l'Unione europea da una logica che non vede assolutamente uno sviluppo importante dell'Africa, lo sviluppo del capitale umano. Non è soltanto una questione di fondi, è questione di dare opportunità formative e di lavoro a questi giovani o per migrare, per poter mettere in gioco in maniera dignitosa, in una Nazione nuova, la propria capacità, o per dare un contributo importante alla crescita dell'Africa stessa.

Il ritardo nell'attuazione dell'Agenda 2030 c'è e riguarda, purtroppo, tutto il mondo. Sappiamo bene che in questi anni c'è stata una pandemia che non soltanto ha provocato crisi economiche in tutto il mondo ma ha distratto importanti risorse, giustamente impegnate per centinaia di miliardi, per esempio, per fare i vaccini, cosa che andava fatta ma che ha sottratto risorse magari allo sviluppo. Purtroppo, c'è anche una guerra che ha conseguenze globali. La Russia non ha soltanto violato il diritto internazionale, aggredendo l'Ucraina, provocando milioni di profughi, milioni di orfani, milioni di nuovi poveri, ma ha anche bloccato l'esportazione del grano, provocando una crisi formidabile soprattutto in Africa.

Questo quadro globale è peraltro aggravato, lo dobbiamo anche dire, da un'esplosione demografica: è evidente che, se quasi raddoppia la popolazione del pianeta, l'obiettivo, nel 2030, di raggiungere determinati standard sarà sempre più alto, perché saranno sempre di più le persone che andranno raggiunte da questi obiettivi. È questo un tema che pure dovremo affrontare. Tuttavia, nonostante questo quadro di instabilità geopolitica e i sempre più limitati margini di bilancio - di cui parlerò meglio dopo - l'Italia ha continuato a garantire la crescita dell'aiuto pubblico allo sviluppo. I dati pubblicati, non dall'Italia ma dal Comitato sviluppo dell'OCSE - raccolti ed elaborati secondo criteri comuni a tutti i Paesi occidentali donatori su cui si fa questo calcolo - confermano un incremento progressivo dell'impegno italiano, che nel 2020 era pari allo 0,22 per cento del reddito nazionale, nel 2021 allo 0,29 per cento e nel 2022 allo 0,32 per cento. Quest'anno ci sarà un ulteriore passo in avanti.

Si tratta di un risultato importante. L'accoglienza dei richiedenti asilo e il sostegno all'Ucraina non sono soltanto doverosi e non sono certo espedienti per gonfiare i dati ma sono giusti moralmente, perché si tratta di salvare persone, tutte persone che provengono da Paesi in via di sviluppo, poverissimi. Le spese per l'accoglienza dei richiedenti asilo sono legate ovviamente all'andamento dei flussi migratori in entrata, non a chissà quali trucchi manipolatori, ed è sorprendente che si possa sostenere che non si tratti di lotta contro la povertà e impegno e aiuto umanitario.

Inoltre, questi aiuti hanno rappresentato il 22 per cento della quota di aiuto allo sviluppo nel 2022 ma pesavano per quasi il 31 per cento nel 2017, con un Governo di centrosinistra, a conferma che questo dipende dai flussi migratori. La quota della cooperazione nel 2022, invece, pur a fronte di un significativo aumento dei flussi migratori rispetto all'anno precedente, non solo non è scesa ma è aumentata dello 0,8 per cento. Quindi, gli interventi a sostegno dell'Ucraina e per l'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo non hanno sottratto risorse alla cooperazione allo sviluppo ma ne fanno parte, come tutti gli organismi internazionali a ciò deputati confermano.

Voglio rassicurare le interpellanti che siamo consapevoli dell'importanza e della centralità del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, sede privilegiata di incontro tra tutti gli attori del sistema della cooperazione italiana. Abbiamo fatto una riforma per essere più inclusivi e per aprire ancora di più questo Consiglio e per questo c'è stato un ritardo nell'attuazione e nella definizione di tutti i nomi che abbiamo chiesto in giro a decine di enti e organizzazioni; a breve, questo processo sarà completato.

Il dialogo tra la Farnesina e i soggetti della società civile non si è comunque mai interrotto, a tutti i livelli. Hanno sempre avuto pieno accesso agli uffici del Ministero, alla nostra Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, alle sedi sul territorio, tant'è vero che sono state fatte decine di bandi in tutti i Paesi in via di sviluppo. Anzi, questa amministrazione, questo Governo e io personalmente abbiamo voluto che la cifra destinata alle OSC italiane sia nettamente aumentata dal punto di vista percentuale della spesa complessiva e, siccome facciamo fatti concreti, ho anche deciso di predisporre bandi aggiuntivi specifici per le organizzazioni della società civile, che per noi rappresentano l'elemento centrale della politica estera italiana. È stato già pubblicato un bando per l'Ucraina e, a breve, sarà pubblicato un bando complessivo di cui oltre l'80 per cento sarà destinato all'Africa, un modo concreto per fare impegnare non soltanto il Governo ma anche i giovani italiani, che sono tantissimi, e le organizzazioni della società civile che hanno un ruolo appunto - lo ripeto - per noi fondamentale.

Sul tema dell'ambiente, il Governo si sta attenendo a tutti gli impegni sul clima assunti a livello internazionale. Stiamo elaborando una proposta di revisione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, accelerazioni sulle rinnovabili, misure per l'efficienza energetica, biometano e idrogeno verde, geotermia e bioenergie, ricerca e innovazione sul nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio, teleriscaldamento efficiente e a basse emissioni.

Questi sono i principali ingredienti. Certo scontiamo un gravissimo ritardo - hanno ragione i colleghi che hanno presentato l'interpellanza - perché con riferimento al fondo clima, disposto oltre due anni fa, per oltre un anno, nell'ultimo Governo italiano, non si è costituito il comitato di indirizzo e di controllo e nemmeno il regolamento per l'attivazione; cosa che noi in pochi mesi abbiamo fatto. Certo, bisogna avere coraggio e ambizione ma anche essere realisti: sinceramente la narrazione di un Governo negazionista dei cambiamenti climatici è priva di fondamento. Voglio anche ricordare: l'Europa inquina solo per l'8 per cento nel pianeta e l'Italia è ben al di sotto dello 0 per cento. Quindi, non siamo disposti a subire direttive e regolamenti “manifesto” che spesso servono ad aiutare alcuni Stati rispetto ad altri e che penalizzano l'Italia e questo Governo certamente non ritiene di agire senza tutelare ampiamente l'ambiente; anzi, manterremo la nostra linea sempre su questo.

L'aggiornamento alla Strategia nazionale di sviluppo sostenibile quindi è in via di finalizzazione. Il processo, curato dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, ha visto il largo coinvolgimento di tutti i portatori di interesse. Ciò è avvenuto soprattutto a livello territoriale, in linea con i principi ONU di localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Un processo di coinvolgimento che è stato considerato un modello a livello internazionale.

Il Governo è impegnato, tra l'altro, nell'attuazione della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-26: sicuramente negli ultimi dieci anni si sarebbe potuto fare di più, ma quest'anno cerchiamo di recuperare il tempo perso da chi ci ha preceduto. E ciò grazie anche alle misure del PNRR, che abbiamo “rifinalizzato” in tal senso, che andranno fortemente a sostegno dell'imprenditoria femminile, della certificazione di genere alle imprese, per l'insegnamento delle discipline STEM e per favorire l'assunzione di donne.

La strategia si pone in coerenza con le priorità strategiche definite a livello internazionale ed europeo e, in particolare, con l'Agenda 2030 e, chiaramente, con la strategia della Commissione europea. Lo scorso 13 aprile il Ministro per le Pari opportunità ha convocato l'Osservatorio nazionale per rafforzare interventi per la parità di genere.

Per incentivare le imprese alla certificazione sono previsti meccanismi premiali negli appalti pubblici, sgravi contributivi e misure di sostegno finanziario per la certificazione delle piccole imprese.

Il Governo ha introdotto i meccanismi nel nuovo codice degli appalti, entrato in vigore nel luglio scorso. Il Ministro Roccella ha inoltre promosso un più agile codice di autodisciplina per le imprese da affiancare alla certificazione. Il codice, già sottoscritto da importanti aziende italiane, è una chiamata di responsabilità nei confronti del mondo imprenditoriale rispetto a questo concetto che per questo Governo è fondamentale, quello della parità di genere.

Il Governo ha poi introdotto o consolidato ulteriori misure: l'incremento dei congedi parentali per madre e padre, la decontribuzione per l'assunzione di donne, la riduzione dell'Iva sui prodotti per la prima infanzia e il ciclo mestruale; il potenziamento dell'assegno unico per i figli, il rafforzamento del sostegno per l'imprenditoria femminile, le misure di microcredito, l'estensione delle norme sulle quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate.

Infine, il Ministro della Sanità, Schillaci, ha disposto che, da gennaio, ogni donna potrà accedere al sostegno pubblico, con ricetta, alla procreazione medicalmente assistita: riteniamo anche questa una misura molto importante dal punto di vista sociale, perché, in questi anni, la procreazione medicalmente assistita è stata soltanto una cosa per le donne ricche. Noi riteniamo che questo sia un grave vulnus per le donne che, per questioni patologiche, non riescono ad avere figli.

Fondamentale per il miglioramento della condizione della donna nella società e nell'economia è la lotta alla violenza di genere chiaramente. Tra le varie iniziative, il Governo ha rafforzato gli interventi a sostegno delle donne vittime di violenza con misure quali il reddito di libertà e il microcredito di libertà, ma è chiaro che bisognerà anche garantire che coloro che commettono reati scontino, in maniera vera, certa e adeguata, le pene comminate e non usufruire in maniera molto facile di benefici carcerari che rappresentano un vulnus grave proprio alla libertà delle donne, oltre che un aspetto etico inqualificabile.

Il quadro che emerge da questa mia disamina estremamente sommaria - su questo mi scuso - non risulta quindi così fosco come viene dipinto dalle onorevoli interpellanti, nonostante una gravissima crisi finanziaria ereditata, lo voglio ricordare, con oltre 2.800 miliardi di debito che ammontano a quasi il 150 del PIL, con un'Unione europea che, in questi ultimi anni, ha sempre largheggiato sul Patto di stabilità, consentendo un debito molto estremo e che oggi invece vuole rivedere al ribasso, con grave contrazione delle finanze pubbliche. Perciò, la tendenza positiva va comunque registrata, anche se non ci induce certo né all'autocompiacimento né a rallentare l'impegno, ma ci incoraggia a continuare a lavorare insieme verso gli obiettivi in termini di sviluppo sostenibile indicati dall'Agenda 2030, che condividiamo in pieno e che consideriamo cruciali per il futuro di tutti noi.

LAURA BOLDRINI, Ringrazio il Vice Ministro Cirielli ma, in tutta sincerità, diciamo che la risposta è stata veramente insoddisfacente. Tuttavia, dico che il Vice Ministro Cirielli ci ha dato due notizie. La prima: ci ha detto che la Presidente del Consiglio Meloni non va a New York. Ci ha detto questo, sì?

L'ha appena detto - e comunque sono sempre, come dire, aperta alla possibilità che qualcuno possa avere interpretato male - e, se così fosse, lo trovo gravissimo, perché è la prima volta che questo vertice è, come dire, a invito dei Capi di Stato e di Governo.

Quindi, se la Presidente del Consiglio Meloni non va - come lei ci ha detto, ma lei dice ora che non l'ha detto - è un fatto gravissimo, perché vuol dire che non considera questo incontro importante, un incontro nel quale si vanno a decidere le sorti del pianeta.

L'altra cosa che ci ha detto - altrettanto grave, secondo me - è che il Governo ha un'agenda parallela. Ecco, Vice Ministro, non abbiamo bisogno di un'agenda parallela: noi abbiamo bisogno che l'Agenda 2030 venga attuata e che l'Italia si impegni in questo processo. Quindi, quello che lei ci ha detto è la conferma che questi temi, che riguardano il futuro dell'umanità, non sono in cima alle preoccupazioni del Governo; d'altronde, frequentiamo quest'Aula con molta assiduità, Vice Ministro, e non è capitato mai, in un anno di tempo, che la Presidente del Consiglio Meloni venga qui a parlare di crisi climatica, a porre l'attenzione sul tema e a richiamare il Parlamento sulla necessità di unire le forze per far fronte al problema. Questo perché non vi interessa ed è a causa di questa grave sottovalutazione che la vostra performance su questi temi è deludente e negativa.

Vuole qualche esempio? Bene, c'è un allarme mondiale sulla povertà mondiale. Questa è l'emergenza numero uno. Aumenta la povertà - prima le ho citato le cifre - e voi che fate? Abolite il reddito di cittadinanza? Uno strumento, certo, perfettibile; siamo d'accordo che non è uno strumento perfetto e che bisognava lavorarci ma, tuttavia, sosteneva le fasce più povere della popolazione. Voi l'avete abolito! Da un anno la Presidente del Consiglio Meloni ci parla - come ha fatto lei ora - del fantomatico Piano Mattei. Mi scusi, Vice Ministro… Abbiate pazienza, è uno strumento parlamentare che merita attenzione quello dell'interpellanza urgente. Dicevo che è un anno che la Presidente del Consiglio Meloni e anche lei, adesso, Vice Ministro, ci parlate del Piano Mattei. Allora, ho chiesto in quest'Aula più volte, l'ho chiesto anche in Commissione esteri più e più volte, che cosa sia il Piano Mattei. Vorrei avere un progetto, un piano finanziario, uno straccio d'idea, un pezzo di carta che mi documenti che cosa sia il Piano Mattei. Credete che sia troppo? Credete che, dopo un anno che blaterate di questo Piano Mattei, voi possiate continuare a farlo senza circostanziare quello di cui parlate? Che cos'è il Piano Mattei se non uno slogan vuoto?

Dopo un anno è ancora vuoto. E, nel frattempo, che non c'è uno straccio di documento, nella vostra prima legge di bilancio avete tagliato 50 milioni in finanziamenti all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Poi, Vice Ministro, checché lei ne dica, voi non riunite il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo. Questo è previsto dalla legge n. 125 del 2014. E poi, sempre checché lei ne dica, non rispondete alle organizzazioni non governative impegnate nella cooperazione allo sviluppo, che vi hanno scritto - hanno scritto a lei - più e più volte per avere un incontro. Voi negate un incontro agli organismi che mettono in atto la cooperazione internazionale. Snobbare l'associazionismo, Vice Ministro, è grave, perché contrasta anche con il principio di sussidiarietà che è contenuto, come lei ben sa, nell'articolo 118 della Costituzione, secondo il quale principio - leggo la Costituzione - le istituzioni pubbliche “favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale (…)”. Allora, se la Costituzione dice questo, io penso che un Ministro, un Vice Ministro o un Sottosegretario debba dare ascolto alle associazioni che chiedono udienza, specialmente alla vigilia di un incontro così importante, perché è importante per tutti tranne che per voi evidentemente, visto che la Presidente del Consiglio si sottrae dall'andare a New York.

Continua anche a essere disatteso l'impegno, assunto dall'Italia in sede ONU, di destinare alla cooperazione allo sviluppo almeno lo 0,7 del reddito nazionale lordo. L'Italia è sotto (0,3) - è sotto, Vice Ministro - ben lontana da quell'obiettivo sottoscritto. È al diciottesimo posto tra i Paesi donatori, mentre vi sono Paesi europei che l'hanno già raggiunto e non parliamo di superpotenze: il Lussemburgo ha già raggiunto lo 0,7; la Norvegia, la Svezia, la Germania e la Danimarca hanno già superato questo obiettivo. Una grande Nazione, come a voi piace definire l'Italia, ci deve stare tra questi Paesi che ho elencato, perché la grandezza di un Paese si vede anche dal modo in cui sta in sede internazionale e non solamente dai vostri slogan vuoti. Lei ci ha detto che in questa futura legge di bilancio aumenterete gli stanziamenti alla cooperazione allo sviluppo. Va bene, vedremo se sarà così, vedremo se in questi stanziamenti non metterete, come al solito, gli aiuti ai rifugiati in Italia - vedremo -, così gonfiando quella percentuale. Allora, lo dirà la Ministra Meloni, anzi no, pardon, lo dirà il Ministro Tajani a New York di quanto vorrete aumentare la cooperazione allo sviluppo? Lei non ce l'ha detto. Io temo di no. Io temo che magari il Ministro Tajani parlerà come ha fatto lei oggi, cioè citerà - perché “parlare” è una parola grossa - il piano Mattei. Lo dico a ragion veduta, perché c'è una vostra forte sottovalutazione politica dell'importanza di questo tema, quando - dovreste saperlo - la cooperazione è una parte integrante della politica estera del Paese. È scritto nella legge e, dunque, dovete darle seguito.

Signor Vice Ministro, la nota più critica, però, deve ancora arrivare ed è quella sul contrasto alla crisi climatica. Non è stata ancora approvata, da parte del Governo, la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, che ogni tre anni deve essere aggiornata. Questo ritardo la dice lunga sulle vostre priorità. Tutto il vostro atteggiamento negazionista è emerso il 12 luglio scorso, quando i parlamentari europei, che sostengono il Governo, hanno contrastato la legge europea per il ripristino della natura, ma per fortuna - per fortuna! - sono stati sconfitti perché la legge è stata approvata. Ma che farete? Continuerete a contrastarla anche in sede di Consiglio europeo, perché sarà interessante vedere che posizione prenderete? E che cosa avete intenzione di fare per realizzare gli obiettivi di tagliare almeno del 55 per cento, entro il 2030, le emissioni di gas serra per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050? Che farete? Ce lo dovete dire, perché non può essere qualcosa di cui non si sa niente. Questi obiettivi sono scritti nella legge europea sul clima del 2021 e non potete disattenderli.

Presidente, le chiedo, visto che non abbiamo molte interpellanze, qualche secondo in più. Voi non fate gli interessi dell'Italia in questo modo. Non fate gli interessi dell'Italia! Voi sapete che cosa stanno facendo le altre grandi Nazioni? Gli Stati Uniti, un anno fa, hanno approvato l'Inflation Reduction Act. È un investimento di 730 miliardi di dollari per progetti volti a contrastare il riscaldamento climatico. Com'è finanziato? Con la minimum tax sulle grandi corporation, quelle super ricche. Voi avreste gridato: “Aiuto, la patrimoniale. Non si può fare”. E la Cina, Presidente, che cosa fa la Cina? È ormai il più grande produttore di auto Allora, bisogna correre, sì, bisogna correre, signor Vice Ministro, come fanno tutti gli altri Paesi, altrimenti fate perdere all'Italia una grande opportunità di crescita e di lavoro. Altro che grande Nazione! Voi state mettendo le basi per un'Italietta impaurita e chiusa, che teme il nuovo e che conserva il peggio di sé, il contrario della visione e degli obiettivi dell'Agenda 2030.