I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
la Regione Molise è sottoposta a commissariamento sanitario dal 2009, ossia da oltre sedici anni consecutivi, rappresentando uno dei casi più lunghi di gestione straordinaria della sanità regionale nell'intero panorama nazionale;
tale regime è stato originariamente introdotto per garantire il rientro dal disavanzo sanitario e il riequilibrio dei conti pubblici, ma nel corso del tempo ha prodotto una condizione di strutturale permanenza dell'emergenza, senza un effettivo ritorno alla gestione ordinaria regionale;
nonostante i ripetuti interventi normativi, i programmi operativi succedutisi negli anni e la presenza costante di strutture commissariali, i Tavoli tecnici ministeriali continuano a rilevare criticità rilevanti e persistenti squilibri finanziari e organizzativi, senza un definitivo consolidamento del sistema sanitario regionale;
il sistema sanitario molisano risulta oggi caratterizzato da un progressivo depotenziamento della rete ospedaliera e territoriale, con riduzione di presidi, servizi e personale, in un contesto demografico già fragile e segnato da spopolamento delle aree interne;
secondo stime provenienti da analisi sindacali e di settore, entro il 2030 si prevede una riduzione significativa del personale sanitario in servizio, con circa il 30 per cento dei medici e il 25 per cento degli infermieri prossimi al pensionamento, in assenza di un piano strutturale di ricambio generazionale adeguato;
il nuovo Programma Operativo sanitario 2026-2028 predisposto dalla struttura commissariale per la prosecuzione del piano di rientro prevede ulteriori interventi di riorganizzazione del sistema sanitario regionale che, secondo informazioni pubbliche non smentite, includerebbero: la trasformazione dell'ospedale «San Francesco Caracciolo» di Agnone in ospedale di comunità; il ridimensionamento funzionale dell'ospedale di Isernia; la riduzione delle postazioni di continuità assistenziale e delle guardie mediche, già fortemente ridotte negli anni precedenti, la chiusura di una delle tre emodinamiche, oltre a quella di un punto nascita;
tali scelte si collocano in un territorio caratterizzato da forte fragilità infrastrutturale, con collegamenti viari e di trasporti insufficienti, tempi di percorrenza elevati verso i principali presidi ospedalieri e oggettive difficoltà di accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle aree interne montane;
gli eventi calamitosi e le avverse condizioni meteorologiche che hanno interessato nei giorni scorsi il territorio nazionale e, in particolare, la Regione Molise, hanno ulteriormente evidenziato le condizioni di significativa fragilità del territorio regionale, caratterizzato da gravi carenze infrastrutturali, sia viarie che ferroviarie, e da diffuse vulnerabilità idrogeologiche che espongono ampie aree al rischio di isolamento; tali criticità determinano ricadute dirette anche sulla capacità di accesso della popolazione ai servizi essenziali, inclusi quelli sanitari, aggravando le difficoltà già presenti nei collegamenti verso i presidi ospedalieri e territoriali;
la riduzione dei presidi sanitari in un contesto simile determina, di fatto, un aggravamento delle disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure, in contrasto con il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale;
il commissariamento, concepito come misura temporanea e straordinaria, si è invece consolidato nel tempo come modello permanente di governance sanitaria sostitutiva, senza una chiara prospettiva di superamento;
la giurisprudenza amministrativa ha più volte chiarito che il disavanzo sanitario resta imputato alla regione anche in regime commissariale, evidenziando quindi che la gestione straordinaria non comporta né l'azzeramento della responsabilità regionale né una reale soluzione strutturale del problema finanziario;
il recente impianto normativo nazionale ha inoltre rafforzato il legame tra erogazione di risorse aggiuntive e piena attuazione dei Programmi operativi, subordinando quindi il finanziamento a vincoli stringenti di conformità alle indicazioni dei Ministeri affiancanti;
tale meccanismo rischia di ridurre ulteriormente la capacità programmatoria delle istituzioni regionali, rendendo di fatto la sanità molisana un sistema rigidamente condizionato da decisioni esterne e poco adattabile ai bisogni reali del territorio;
dopo oltre sedici anni di commissariamento non risulta ancora conseguito un pieno equilibrio economico-finanziario né un rafforzamento stabile dell'offerta sanitaria regionale;
al contrario, si è assistito a una progressiva contrazione della rete ospedaliera, alla riduzione delle specialistiche territoriali e a una crescente difficoltà nel garantire servizi essenziali in tempi adeguati;
il rischio concreto è quello di un ulteriore arretramento del diritto alla salute nelle aree interne del Molise, con particolare riferimento ai territori più distanti dai grandi centri ospedalieri;
il depotenziamento della rete dell'emergenza-urgenza e della continuità assistenziale, in assenza di adeguate misure compensative, può determinare un incremento dei tempi di intervento e una riduzione della capacità di risposta del sistema sanitario in situazioni critiche;
la carenza di personale sanitario rappresenta ormai una criticità strutturale, aggravata da condizioni lavorative difficili, da limitate prospettive di carriera e da una scarsa attrattività del sistema sanitario regionale –:
se il Governo ritenga ancora sostenibile, sotto il profilo istituzionale, sanitario ed economico, il mantenimento del commissariamento della sanità molisana dopo oltre sedici anni, e quali indicatori oggettivi di risultato intenda utilizzare per giustificarne la prosecuzione, alla luce del persistente disavanzo e del progressivo depotenziamento dei servizi sanitari territoriali;
se il Governo confermi i contenuti del Programma Operativo sanitario 2026-2028, con particolare riferimento al declassamento dell'ospedale di Agnone, al ridimensionamento dell'ospedale di Isernia e alla riduzione delle postazioni di continuità assistenziale, e se ritenga tali scelte compatibili con la piena garanzia dei livelli essenziali di assistenza in un territorio caratterizzato da elevata fragilità infrastrutturale e geografica:
se non si ritenga necessario promuovere con urgenza, per quanto di competenza, la sospensione o la revisione delle misure di riorganizzazione previste dal Programma Operativo 2026-2028, al fine di avviare un confronto istituzionale pieno e trasparente con regione, enti locali e parti sociali, finalizzato a una revisione complessiva del modello sanitario regionale che tenga conto delle specificità territoriali del Molise;
quali iniziative strutturali e straordinarie di competenza, anche normative, il Governo intenda adottare per garantire il diritto alla salute dei cittadini molisani, anche attraverso:
un piano di rafforzamento immediato del personale sanitario e di contrasto alla carenza di medici e infermieri;
l'introduzione di strumenti di incentivazione economica e professionale per rendere attrattivo il servizio sanitario regionale;
la revisione dei parametri organizzativi nazionali applicati alle aree interne, con particolare riferimento all'adeguatezza del decreto ministeriale n. 70 del 2015 rispetto a territori geograficamente svantaggiati;
la definizione di un cronoprogramma chiaro e vincolante per il superamento del commissariamento sanitario, oggi privo di una prospettiva temporale definita nonostante la sua eccezionale durata ultradecennale.
Seduta dell'8 maggio 2026
Illustrazione di Ilenia Malavasi, risposta del Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali, replica di Ilenia Malavasi
ILENIIA MALAVASI, Grazie, Presidente. Il Molise è l'unica regione che è e resta commissariata. Sono state tante le regioni che hanno avuto questa condizione per una decina di anni - ricordiamo l'Abruzzo, il Lazio e la Campania -, ma il Molise rimane l'unica regione del nostro Paese commissariata; lo è dal 2009 come la Calabria che, pochi giorni fa, da poco, ha festeggiato l'uscita da questa situazione gravosa che lede il diritto alla salute dei cittadini e che costa moltissimo al nostro Paese e anche ai cittadini stessi delle regioni commissariate.
Sono passati 17 anni dall'inizio di questo commissariamento, un tempo in cui è cambiato, devo dire, il mondo; nonostante ciò, questo regime, che era originariamente nato per garantire il rientro dal disavanzo sanitario e anche il riequilibrio dei conti pubblici, è diventato una condizione strutturale, permanente, di gestione di un'emergenza che non è mai finita, senza un effettivo ritorno ad una gestione ordinaria in capo alla regione.
Nonostante i ripetuti interventi normativi, i programmi operativi che si sono succeduti e nonostante la presenza costante di strutture commissariali, di risorse pubbliche investite, i tavoli tecnici ministeriali hanno continuato a rilevare criticità gravi, rilevanti, persistenti, squilibri finanziari e organizzativi, senza un definitivo consolidamento del sistema sanitario regionale. Oggi il sistema sanitario molisano risulta caratterizzato da un progressivo depotenziamento della rete territoriale e della rete sanitaria ospedaliera con una riduzione di presidi, di servizi e di personale in un contesto demografico già fragile, segnato da uno spopolamento delle aree interne.
Secondo le stime di alcune organizzazioni sindacali di settore entro il 2030 è, inoltre, prevista una riduzione molto significativa del personale sanitario in servizio con il pensionamento del 30 per cento dei medici e del 25 per cento degli infermieri, in assenza di un piano strutturale di ricambio generazionale adeguato che è necessario a garantire la continuità della stessa rete sanitaria ospedaliera e territoriale. Il nuovo programma operativo sanitario approvato, 2026-2028, è pieno di scelte molto dure, di tagli pesantissimi alla rete sanitaria, a volte anche di scelte incomprensibili, che voglio in questa sede ricordare. Il nuovo assetto, infatti, ridisegna la rete ospedaliera e dell'emergenza-urgenza, individuando nell'ospedale di Campobasso l'unico DEA di I livello e hub regionale, mentre le strutture di Isernia e di Termoli vengono classificate come spoke con pronto soccorso; l'ospedale di Agnone, invece, che è un presidio attualmente importante all'interno di un'area disagiata, è destinato a diventare un ospedale di comunità nella nuova programmazione, decisamente un'altra cosa rispetto ad un ospedale con un sistema addirittura che si completa con strutture private accreditate.
Per quanto riguarda le emergenze cardiologiche, il piano prevede una rete regionale unica con sede a Campobasso con la disattivazione del laboratorio di emodinamica dell'ospedale di Termoli entro il 31 di ottobre in considerazione del fatto che, nel periodo estivo, il Basso Molise è interessato da consistenti flussi turistici con un significativo aumento dell'utenza. Questo comporterà il trasferimento di pazienti verso Campobasso e verso strutture dotate di emodinamica interventistica in Puglia tramite apposite convenzioni. Quindi, non è certamente una scelta indolore dal punto di vista economico.
La riorganizzazione - lo voglio ricordare - interessa anche la rete dei punti nascita con la chiusura di quello di Isernia, che sarà sostituito da un centro di maternità. Isernia mi pare che rimanga la prima e unica provincia italiana che rimarrà senza un punto nascite; le pazienti saranno obbligatoriamente indirizzate, con un trasferimento protetto, verso il punto nascita dell'ospedale di Campobasso.
Scelte davvero incomprensibili, pesanti e dure che vanno davvero a collocarsi in un territorio già caratterizzato da una forte fragilità infrastrutturale con collegamenti viari, trasporti insufficienti, con tempi di percorrenza elevati verso i principali presìdi ospedalieri e con oggettive difficoltà a garantire l'equità di accesso ai servizi sanitari soprattutto nelle aree montane. Tra l'altro, una situazione che abbiamo visto anche molto evidenziata durante gli ultimi eventi calamitosi con le avverse condizioni meteorologiche che hanno, ancora una volta, rilevato le condizioni di significativa fragilità di quel territorio caratterizzato veramente da gravi carenze infrastrutturali, sia viarie che ferroviarie, ma anche da una diffusa vulnerabilità idrogeologica che espone ampie zone di quel territorio a pesante isolamento.
La riduzione dei presidi sanitari in un contesto simile ha ricadute dirette sulla popolazione, sulla capacità di accesso ai servizi essenziali, a partire da quelli sanitari aggravando, quindi, già le difficoltà presenti nei collegamenti verso i presìdi ospedalieri e territoriali. Questo significa semplicemente aggravare le disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure ed è decisamente in contrasto con quei principi di universalità previsti nel sistema sanitario nazionale, che difendiamo ogni giorno perché crediamo che siano un baluardo e un bene prezioso per la tenuta democratica del nostro Paese.
Il commissariamento, che è stato inizialmente visto come una misura temporanea e straordinaria, come dovrebbe essere, si è consolidato nel tempo: è diventato un modello permanente di gestione dell'emergenza sanitaria sostitutiva senza una chiara prospettiva di superamento, con una grandissima responsabilità della regione che rimane responsabile - lo dice anche la giurisprudenza amministrativa - di un disavanzo sanitario che a lei è stato imputato. Ricordo che, a metà del 2024, abbiamo stanziato con le leggi di bilancio 31,4 milioni e nella legge di bilancio del 2026, l'ultima che abbiamo approvato, altri 90 milioni che servono a dare strumenti ai commissari, ma anche vincoli stringenti, dovendo, ovviamente, utilizzare queste risorse con una sorta di vincolo istituzionale, di “cappio” istituzionale, seguendo e dovendo seguire le indicazioni dei Ministeri dell'Economia e della Salute per poter utilizzare queste risorse, rendendo di fatto la sanità molisana un sistema rigidamente condizionato da decisioni esterne, poco adattabile ai bisogni del territorio e non rispondente alle necessità dei cittadini.
Dopo 17 anni, parlare di un commissariamento che ancora non è riuscito a rientrare dal disavanzo finanziario, né a rafforzare un'offerta credibile sanitaria regionale, è davvero assurdo. Ricordo, tra l'altro, che il Molise è una regione che ha le addizionali IRPEF comunali e regionali molto elevate. Cosa significa? Significa che le addizionali regionali maggiorate sono decisamente l'effetto del disavanzo sanitario. Quindi, i cittadini molisani ogni anno pagano anche il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro e questo, dopo 17 anni, devo dire che è anche un danno significativo ai bilanci familiari e ai diritti dei cittadini molisani che non possono essere diversi rispetto a quelli delle altre regioni. Il commissariamento penalizza il territorio, penalizza i cittadini, penalizza gli operatori e penalizza i servizi, con un rischio concreto di un ulteriore arretramento del diritto alla salute nelle aree interne del Molise, con particolare riferimento a quelle che sono più lontane dai centri ospedalieri. Il depotenziamento della rete di emergenza-urgenza e della continuità assistenziale in assenza di adeguate misure compensative può determinare anche un incremento dei tempi di intervento e una riduzione della capacità di risposta del sistema sanitario che già versa in situazioni critiche, con un rischio maggiore per la vita delle persone. Noi crediamo sia una scelta scellerata e grave che mette veramente a rischio la vita dei cittadini e delle cittadine molisane.
La carenza del personale sanitario - l'ho già richiamato - rappresenta ormai una criticità strutturale - lo è in realtà in buona parte del nostro Paese - aggravata da condizioni lavorative difficili, da limitate prospettive di carriera e da una scarsa attrattività del sistema sanitario regionale. Devo dire che queste scelte e questi tagli così drastici minano anche la vivibilità di un territorio, con il rischio di uno spopolamento conseguente anche delle aree interne. Noi crediamo che questo commissariamento e questo piano operativo vadano decisamente fermati e che sia necessario aprire un confronto con la regione, con gli enti locali, con i cittadini e con le parti sociali per arrivare ad un modello condiviso che permetta di definire un piano serio, credibile e con una tempistica certa e vincolante per uscire da questo commissariamento e rilanciare la sanità molisana.
Per questo motivo, chiediamo al Governo: se ritenga ancora sostenibile questo modello che mantiene un commissariamento della sanità che in realtà non ha portato a nessun risultato a vantaggio dei cittadini e del diritto alla salute dei cittadini stessi; quali sono gli indicatori di risultato che possono essere utilizzati per giustificare la prosecuzione del commissariamento, anche alla luce di un disavanzo persistente e del progressivo depotenziamento dei sistemi sanitari territoriali; se il Governo confermi i contenuti del piano operativo approvato 2026-2028, con declassamento dell'ospedale di Agnone, con il ridimensionamento dell'ospedale di Isernia, con la riduzione delle postazioni di continuità assistenziale, con la chiusura di un punto nascita; se le ritenga scelte compatibili con la piena garanzia dei LEA in un territorio già così caratterizzato da una fragilità infrastrutturale geografica; se non ritenga necessario procedere con urgenza alla sospensione e alla revisione delle misure di riorganizzazione del piano, che ho citato, per attivare quel confronto, che ho richiamato nelle premesse, con il territorio molisano; se ci sono iniziative, che il Governo pensa di adottare, per garantire il diritto alla salute dei cittadini molisani.
Crediamo che sia necessario veramente definire con serietà un cronoprogramma serio che porti al superamento del commissariamento e che permetta di rafforzare nell'immediato un programma assunzionale per affrontare la carenza dei medici, anche con strumenti incentivanti, per rendere attrattivo il Servizio sanitario nazionale, ragionando anche sulla revisione dei parametri organizzativi nazionali applicati alle aree interne, che possono tutelare e dare una mano ai territori che sono maggiormente colpiti da svantaggi geografici.
Chiediamo in sostanza - chiudo, Presidente, e mi rivolgo al Sottosegretario - di non dimenticare il Molise, di abbandonare la logica dei tagli e di rimettere al centro dell'azione politica del Governo il diritto alla cura e alla salute dei cittadini molisani e delle cittadine molisane, perché decisamente il Molise merita di più.
CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Grazie, Presidente. Con riferimento ai quesiti posti dagli onorevoli interroganti, riferisco gli elementi di competenza del Ministero della Salute in merito alla complessa situazione della regione Molise, in piano di rientro dal 2007 e commissariata ininterrottamente dal 2009.
Prioritariamente devo ricordare che negli ultimi esercizi finanziari nella regione si è accertato un disavanzo del servizio sanitario regionale, con perdite pregresse non coperte che hanno registrato un deficit complessivo al 31 dicembre 2023 di circa 198.401.000 euro.
Per far fronte a questa situazione, ai sensi della normativa vigente (legge n. 311 del 2004 e legge n. 191 del 2009), sono state incrementate le aliquote IRAP e l'addizionale regionale IRPEF, è stato sancito il divieto di impegnare risorse per spese non obbligatorie fino al 31/12/2027 ed è stato previsto un finanziamento straordinario per ristabilire l'equilibrio di bilancio.
A tal proposito ricordo che è stato autorizzato un contributo di 90 milioni di euro per la copertura parziale delle perdite dal 2023, restando però ferme le procedure ordinarie di ripianamento per i disavanzi successivi. Sono state riscontrate criticità anche in relazione al governo dei rapporti con gli erogatori privati accreditati (assegnazioni budget, controlli di appropriatezza, verifica del rispetto dei tetti di spesa assegnati), dove si è determinata una ingente spesa rispetto alla media italiana che denota anche l'esigenza di misure incisive per incrementare la produttività delle strutture pubbliche, allo scopo di ridurre la spesa sanitaria al valore del finanziamento programmato, logica sottostante all'adozione e all'attuazione dei piani di rientro. A ciò deve aggiungersi, sotto il profilo amministrativo, il mancato completamento della verifica adempimenti degli anni 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 e 2023, non ancora concluse.
Da quanto fin qui riferito emerge l'importanza dell'adozione di un programma operativo volto a ricondurre la gestione del servizio sanitario regionale entro i parametri di equilibrio economico-finanziario e a garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), ammortizzando l'offerta sanitaria con l'effettiva dimensione della regione in termini di popolazione.
Con questo obiettivo la legge n. 199 del 30 dicembre 2025 (la legge di bilancio per l'anno 2026) ha confermato che la struttura commissariale del Molise adotta entro il 28 febbraio 2026 il Programma operativo 2026-2028 di prosecuzione del Piano di rientro sanitario della regione Molise.
Di conseguenza, con decreto del commissario ad acta n. 34 del 26 febbraio 2026 è stato adottato il Programma operativo 2026-2028 ai fini della valutazione da parte del Ministero della Salute e del Ministero dell'Economia e delle finanze. Successivamente con decreto del commissario ad acta n. 62 del 29 aprile 2026 sono state recepite le prescrizioni ministeriali vincolanti sul Programma operativo 2026-2028.
Tutto ciò premesso, riferisco che il Ministero della Salute conferma la necessità che il regime di commissariamento ad acta della sanità venga mantenuto. Come noto, infatti, si tratta di una misura straordinaria applicata a causa dei gravi disavanzi economici e dell'inefficienza nella gestione sanitaria regionale e basata sull'articolo 120 della Costituzione e non determina alcuna lesione strutturale del diritto alla salute dei cittadini molisani.
Con riferimento alla richiesta di adottare iniziative volte a sospendere le misure programmatorie del servizio sanitario regionale molisano, devo evidenziare che questa risulta assolutamente inattuabile, considerando, altresì, che la programmazione è sancita da una norma dello Stato, cioè il menzionato articolo 1, comma 871, della legge n. 199 del 30 dicembre 2025).
Al riguardo faccio presente che la valutazione del documento presentato dalla struttura commissariale molisana è attualmente in corso e la definizione del programma ritenuto efficace dai tavoli di verifica appare oggi l'unico strumento per recuperare le gravi carenze oggi presenti.
Per quanto riguarda il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera della regione Molise contenuto nel Piano operativo 2026-2028, faccio presente che il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali in materia di standard dell'assistenza ospedaliera, ai sensi del d.m. n. 70 del 2 aprile 2015, ha provveduto a esprimere il proprio parere.
Nello specifico, con riferimento al “declassamento dell'ospedale di Agnone”, la struttura commissariale ha previsto di riconvertire il PO “Caracciolo” di Agnone in Ospedale di comunità, dotandolo di un punto di primo intervento (PPI) per un periodo di tempo limitato a seguito della riconversione da ospedale per acuti in struttura territoriale.
Il tavolo di cui al DM 70/2015, esaminata la proposta della struttura commissariale, ha richiesto la trasmissione di un cronoprogramma che definisca le modalità di transizione verso un ospedale di comunità e una casa della comunità, tenendo conto che il DM 70/2015 prevede un'attività limitata dei punti di primo intervento.
Con riguardo alla rete cardiologica dell'emergenza e delle emodinamiche, la struttura commissariale ha previsto n. 1 centro hub presso il presidio ospedaliero Cardarelli e n. 2 centri spoke presso i presidi ospedalieri di Termoli e di Isernia, integrando nella rete anche la struttura privata Responsible research hospital come spoke per la competenza in cardiochirurgia.
Il tavolo DM 70/2015, alla luce delle risultanze istruttorie sui tempi di percorrenza e sull'orografia regionale, ha confermato il mantenimento di due strutture di emodinamica presso i presidi di Isernia e Campobasso.
Il tavolo ha quindi richiesto alla struttura commissariale, entro il 31 maggio 2026, la trasmissione di un piano aggiornato di riordino della rete dell'emergenza cardiologica, da elaborarsi anche con il supporto di Agenas, che preveda il mantenimento dei soli laboratori di Campobasso e Isernia, il miglioramento degli indicatori del Piano nazionale esiti e il rispetto della golden hour - capacità del sistema sanitario di prestare soccorso e fornire cure a un paziente critico entro i primi 60 minuti dal verificarsi dell'evento -, anche mediante accordi interregionali e l'erogazione di servizi H24.
ILENIA MALAVASI, Grazie, Presidente. Non posso essere soddisfatta di questa risposta, e devo dire che sentire parlare di misure straordinarie, di un commissariamento che, dopo 17 anni, viene ancora considerato straordinario, penso che sia di per sé - semplicemente dall'analisi del lessico che abbiamo utilizzato - un ritratto non realistico.
Questa non è più una gestione straordinaria, le gestioni straordinarie si fanno per qualche anno, per rientrare da situazioni anomale che si possono essere generate, ma dopo 17 anni ormai abbiamo scelto che il commissariamento è forse il modo migliore per governare una regione, ledendo ovviamente l'autonomia istituzionale di quel territorio e anche, e soprattutto, i diritti dei cittadini.
Io mi chiedo veramente cosa ci stia a fare un commissario dopo 17 anni, se il disavanzo continua a crescere. Mi sembra veramente che sia una scelta che è stata fallimentare e che continua a fare danni e a fare male ad una regione del nostro Paese, evidenziando il fallimento delle politiche regionali, con un piano commissariale - che il Sottosegretario ha confermato in tutta la sua gravità - totalmente privo di visione, di concretezza, con scelte che davvero ledono il diritto dei cittadini molisani, penalizzando ancora una volta le aree più interne del Paese - quelle più faticose, più fragili e più disagiate. E poi ci chiediamo perché le aree interne si spopolano.
Allora, io chiedo come si possa pensare, in una regione già fragile dal punto di vista sociale, territoriale e infrastrutturale, di tagliare dei servizi essenziali. Significa scegliere un destino nefasto per questa regione. Perché non c'è altra lettura possibile, se l'unica scelta è quella del taglio economico, senza pensare che lì abitano cittadini e cittadine del nostro Paese.
Il Sistema sanitario nazionale pubblico deve essere garantito nel territorio nazionale da una rete capillare dei servizi, distribuita su tutto il territorio e vicina ad ogni cittadino, con un sistema ospedaliero efficace, un sistema di servizi territoriali che possano garantire quella prossimità di cui parliamo ogni giorno, prese in carico tempestive, efficaci e multidisciplinari, per rispondere ai bisogni crescenti e soprattutto con un'attenzione verso i contesti fragili e socialmente frammentari, rimettendo al centro i bisogni dei cittadini e delle cittadine, un bisogno di cura e di benessere.
Il Sottosegretario ha detto che non ci si deve preoccupare, perché nell'arco di 60 minuti il cittadino viene preso in carico. Ma 60 minuti, se c'è un'emergenza o urgenza, è tantissimo. Non può essere un tempo accettabile per garantire il diritto alla cura di un cittadino.
Le misure che vengono messe in campo ledono gravemente un principio di capillarità e di prossimità, che io penso faccia sentire sole le persone, abbandonati i cittadini del Molise, impoverendo veramente zone già fragili di servizi essenziali. Il Cardarelli di Campobasso rimarrà l'unico ospedale provvisto di tutti i servizi essenziali di questa regione. Una regione - dicevamo - carente, con dei collegamenti faticosi, con scelte che aggravano ulteriormente una desertificazione dei servizi sanitari.
Penso che ci siano scelte anche incomprensibili e anche irrazionali - voglio fare alcuni esempi -, perché secondo l'azienda sanitaria regionale il servizio che porterà alla chiusura dell'emodinamica di Termoli oggi costa circa 1,8 milioni di euro all'anno, ma la sua chiusura comporterà - lo dice l'azienda regionale del Molise - un aumento della mobilità passiva pari a circa due milioni di euro annui. Quindi qual è il vantaggio economico? Qui c'è una grandissima incoerenza economica e sanitaria di questo piano.
Così come mi chiedo come si possa pensare di chiudere l'unico punto nascita che c'è nella provincia di Isernia. L'alto Molise rischia di dimezzare la propria popolazione, se questo programma operativo andrà avanti, nel giro di pochi anni, con una fragilità ulteriore, che si innesta in un'area interna che paga già moltissimo, come tutte le aree interne del nostro Paese. Non possiamo parlare di natalità, non possiamo essere credibili come istituzioni, se non riusciamo nemmeno a garantire questi servizi per le donne. Non dico perché non ci sono altri punti nascita nella provincia di Isernia, non c'è un'alternativa e si dovranno spostare ovviamente nella provincia di fianco, a Campobasso.
E ci sono scelte anche irragionevoli e anche poco comprensibili anche sulla sanità privata accreditata - mi permetto di dirlo -, perché paradossalmente vengono chiuse anche piccole realtà del settore privato accreditato, vengono contenute alcune scelte - parlo di Villa Maria di Campobasso, che ha circa 50 dipendenti, con medici di grandissima qualità e con personale qualificato. Chiusure che vanno a vantaggio di altre realtà private, decisamente più grandi, verso qualche colosso privato ben radicato in Molise, nonostante in questi anni anche queste piccole realtà abbiano dato una mano ad arricchire l'offerta sanitaria regionale, secondo quel principio di integrazione tra pubblico e privato in convenzionamento che ha aiutato a garantire prestazioni e servizi ai cittadini.
E vorrei ricordare che il Molise è la seconda regione per incidenza delle spese - parlo del 28,7 per cento del totale - destinate all'acquisto di prestazioni dal privato. Un dato che è quasi il doppio rispetto alla media nazionale, evidenziando anche un alto costo per la gestione commissariale. Quindi aumenteranno i costi, perché continuerà ad aumentare il ricorso al privato (anche se accreditato) a discapito di una tenuta del sistema sanitario pubblico puro, che invece non vede un investimento serio per rilanciare la sanità pubblica molisana.
Noi crediamo che la salute sia un diritto, la cura sia un diritto. Il Sistema sanitario nazionale è nato proprio su quel principio di universalismo, di uguaglianza e di equità, su cui fonda le basi della nostra democrazia. E questo piano smantella esattamente tutti questi principi, compromette diritti, mette a rischio la qualità della vita delle persone e di chi sceglie di continuare a vivere in quelle aree.
Chiediamo nuovamente al Governo - lo faccio ancora - di fermarsi. Io penso che serva aprire, chiediamo, come Partito Democratico, di aprire un confronto con il territorio, con le sue istituzioni, con la regione, con i sindacati, con i cittadini e con il terzo settore, per arrivare a delle scelte condivise, non calate dall'alto, e per costruire un modello partecipato che possa rispondere ai bisogni di quel territorio.
È urgente definire una tempistica certa e inderogabile per uscire da quel commissariamento. Non possiamo parlare di un commissariamento straordinario dopo 17 anni - è un commissariamento che ha fallito la sua missione -, e dobbiamo invece prenderci la responsabilità politica di rilanciare la sanità pubblica in Molise. Lo dobbiamo a quei cittadini e a quelle cittadine del Molise che hanno gli stessi diritti degli altri cittadini italiani, che meritano servizi e non disservizi; meritano ascolto, coinvolgimento, partecipazione, protagonismo e non scelte calate dall'alto; meritano rispetto - e chiudo, Presidente - perché è necessario abbandonare la logica dei tagli e rimettere al centro il diritto alla cura e alla salute.
Noi, come Partito Democratico, non ci gireremo dall'altra parte. Faremo la nostra parte, ci mobiliteremo in tutte le sedi istituzionali e giuridiche e useremo ogni strumento possibile per fermare questa deriva e questa scure pronta ad abbattersi su una regione e su dei cittadini che decisamente, lo ridico, meritano di più di questo trattamento.