15/07/2021
Marco Lacarra
Zardini, Morani, Miceli, Bonomo, De Maria, Raciti, Nitti, Frailis, La Marca, Siani, Soverini, De Filippo, Ciampi, Critelli, Bruno Bossio, Mura, Pezzopane, Prestipino, Carla Cantone, Boldrini, Bordo, Pellicani, Gariglio, Ubaldo Pagano»
2-01279

 I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   l'incontinenza urinaria è una patologia che colpisce circa 5 milioni di persone in Italia con una prevalenza negli over 70 e, in particolare, nella popolazione femminile (60 per cento del totale) di età superiore ai 45 anni, per cui l'incidenza è calcolata in circa il 20 per cento dei soggetti. La prevalenza aumenta all'aumentare dell'età sino a superare il 50 per cento dei soggetti più anziani;

   secondo recenti studi, anche sulla base della tendenza all'invecchiamento della popolazione nazionale che stima una popolazione anziana di circa 18 milioni di persone (34 per cento del totale nel 2050), si stima che saranno sempre di più gli individui che soffriranno di perdite di urina;

   tale patologia è ancora vissuta come un vero stigma sociale, e in tale ottica il Ministero della salute, con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 maggio 2006, ha indetto il 28 giugno la «Giornata nazionale per la prevenzione e la cura dell'incontinenza»;

   la giornata è stata promossa dai pazienti e voluta dal Ministero della salute ed è volta a impegnare le amministrazioni pubbliche e gli organismi di volontariato «a promuovere, attraverso idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, quali il contributo di specialisti, che effettueranno controlli medici gratuitamente, l'attenzione e l'informazione sui problemi delle persone incontinenti e di quanti sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle loro vicende, al fine di sviluppare politiche pubbliche e private che allarghino le possibilità di guarire dalla malattia, o quantomeno, conviverci con dignità»;

   in Italia, l'incontinenza incide pesantemente sulla qualità e quantità di vita, provocando, nelle persone colpite, isolamento sociale, ansia e depressione che fanno sì che solo una piccola minoranza si rivolga al medico di famiglia. La patologia, invece, come evidenziano i massimi esperti nel settore, nella stragrande maggioranza dei casi può essere curata con successo, tramite la rieducazione perineale, la chirurgia mininvasiva, la neuromodulazione, e altre terapie;

   stime indicano che lo Stato, tramite regioni e Asl, spende oltre 420 milioni di euro l'anno per prodotti assorbenti come pannoloni e traverse, mentre tramite l'implementazione di percorsi riabilitativi i costi si ridurrebbero drasticamente. I costi globali del settore, tra pubblico e privato sociale ammontano a circa 2,5 miliardi di euro annui, come stima l'Associazione pazienti Fincopp-Federazione italiana incontinenti e disfunzioni del pavimento pelvico;

   l'elevata dimensione dei costi rende l'incontinenza tra le cinque patologie più costose, oltre che più diffuse, per il Servizio sanitario nazionale e per i soggetti affetti. Anche in ragione di ciò, è sempre più urgente investire sulle recenti innovazioni per curare l'incontinenza urinaria, che, oltre a comportare una significativa riduzione dei costi complessivi, contribuirebbe anche a migliore la qualità della vita degli individui trattati;

   malgrado l'entità del problema, vi sono ancora molti aspetti deficitari nelle risposte che il Sistema sanitario nazionale e quelli regionali riescono a garantire. Tra questi, è necessario annoverare; la disparità a livello di organizzazione, di livelli di spesa e servizi, di criteri per la definizione della qualità e dei metodi di rilevazione dei dati, le differenti modalità di acquisto dei presidi l'incertezza riguardo ai percorsi di cura, la mancata realizzazione dei centri per l'incontinenza, l'insufficiente informazione, le ingenti spese dirette e indirette che gravano sulle famiglie;

   l'incontinenza è, come detto, un vero e proprio tabù medico ed è pertanto importante divulgare le problematiche e le possibili soluzioni. A tal proposito, sarebbe fondamentale attivare appositi «Centri»;

   con decreto del Ministero della salute del 2 ottobre 2015 è stato istituito un tavolo sull'incontinenza. In tale sede è stato sottoscritto, il 24 gennaio 2018, un accordo dalla Conferenza Stato-regioni che prevede l'attivazione dei «Tavoli di lavoro regionali sull'incontinenza» e l'apertura dei Centri di 1°, 2° e 3° livello in ogni regione;

   per monitorare l'operatività delle regioni e l'attivazione dei «Tavoli regionali» con l'apertura dei «Centri Riabilitativi di 1°, 2° e 3° livello», si ritiene utile e indispensabile attivare presso il Ministero della salute un «Tavolo permanente e ristretto sull'incontinenza urinaria, fecale e disturbi al pavimento pelvico» con il coinvolgimento delle associazioni pazienti;

   il «Tavolo» non comporta per il Ministero alcun onere economico, poiché le riunioni possono svolgersi da remoto e con oneri economici a carico dei partecipanti –:

   se il Ministro interpellato intenda adottare iniziative per istituire un «Tavolo permanente sull'incontinenza urinaria, fecale e disturbi al pavimento pelvico», con il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti;

   se intenda definire, in seno al suddetto «Tavolo», una strategia organica per prevenire, diagnosticare e contrastare l'incontinenza urinaria con maggiore efficacia clinica e terapeutica e con maggiore efficienza economica, anche nell'ottica della riduzione nel medio-lungo termine dei costi attualmente sostenuti dallo Stato e dalle famiglie.