21/01/2026
Anthony Emanuele Barbagallo
3-02440

Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   dal 24 dicembre 2025 l'Etna è interessata da una nuova attività effusiva. Il fronte lavico più avanzato, nella zona della Valle del Bove, ha raggiunto circa i 1.350 metri s.l.m.;

   già nei primi giorni di gennaio 2026 la colata procedeva alla velocità di 2 metri l'ora, con un fronte lavico lontano diversi chilometri dai centri abitati, come riportato da numerosi organi di stampa;

   in considerazione di quanto esposto, risultano incomprensibili le misure da «stato poliziesco» adottate dagli organi competenti, che hanno determinato un calo evidentissimo di presenze turistiche rispetto ad altre eruzioni ben più pericolose e hanno reso l'accesso per i visitatori estremamente complicato. Pare che siano stati utilizzati – sempre da notizie degli organi di stampa – pure dei droni per perlustrare le zone interessate, multando e identificando diverse decine di visitatori;

   si tratta di una serie di divieti e provvedimenti definiti «cervellotici», contestati apertamente anche dagli addetti ai lavori, in particolare dalle guide alpine e vulcanologiche. Queste ultime attraverso dichiarazioni pubbliche, hanno criticato restrizioni che, per modalità di applicazione e contenuti non risultano concretamente attuabili nella pratica operativa; la protesta è culminata, infine, in uno sciopero della categoria;

   in proposito è intervenuto anche il noto vulcanologo e ricercatore dell'Ingv di Catania Boris Behncke, definendo le scelte adottate come «poco ponderate, governate da pigrizia e paura di prendersi responsabilità», come riportato dal quotidiano La Sicilia del 9 gennaio 2026;

   inoltre, anche le guide naturalistiche e le associazioni Aigae, Assoguide, Cai Sicilia, Federescursionismo, Federparchi, Lagap, Legambiente e l'Associazione guide turistiche hanno contestato le medesime misure. Come si evince da un articolo de La Sicilia del 10 gennaio 2026 tali sigle ritengono che «le misure adottate appaiano particolarmente estensive e generalizzate rispetto alla reale pericolosità del fenomeno in atto»;

   ulteriori divieti sono stati poi imposti inopinatamente dalla Città Metropolitana. Nonostante l'attività effusiva si sia esaurita intorno al 15 gennaio, le polemiche non accennano a placarsi;

   a parere dell'interrogante, la burocrazia siciliana ha offerto ancora una volta il peggio di sé. Per giorni, la preoccupazione di burocrati e funzionari è stata esclusivamente quella di non assumersi alcuna responsabilità, anziché tutelare la fruizione del vulcano in sicurezza. Sarebbe bastato individuare percorsi sicuri, costantemente vigilati, e punti di osservazione a distanza fissa evitando così di identificare e multare decine di persone tra turisti, escursionisti e curiosi –:

   se i Ministri interrogati per quanto di competenza intendano verificare se, come riportato dal quotidiano La Sicilia del 9 gennaio 2026, vi siano state effettivamente pressioni da parte della Protezione civile nazionale;

   di che natura e a che titolo siano stati gli interventi del Dipartimento nazionale di protezione civile sulla gestione dell'eruzione;

   se, per le prossime attività di natura effusiva del vulcano Etna, con caratteristiche analoghe a quella delle scorse settimane, sarà possibile, come richiesto dal cartello delle guide alpine, vulcanologiche e naturalistiche, prevedere dei percorsi in sicurezza e dei punti di osservazione della colata lavica a distanza fissa dal fronte lavico.