06/05/2026
Marco Sarracino
Alifano, Zaratti, Del Barba, Braga, Camariello, Casu, Curti, Ferrari, Fornaro, Ghio, Girelli, Gnassi, Gribaudo, Grimaldi, Iacono, Marino, Provenzano, Toni Ricciardi, Roggiani, Serracchiani, Simiani, Vaccari.
1-00568

 La Camera,

   premesso che:

    secondo l'ultima rilevazione dell'Istat nelle «aree interne», che occupano circa il 59 per cento dell'intera superficie del territorio nazionale e che ricomprendono 3.834 (il 48,5 per cento) dei 7.903 comuni italiani, vivono 13,5 milioni di abitanti (il 23 per cento circa della popolazione italiana);

    l'incapacità di prefigurare percorsi di sviluppo per questi territori ha innescato, negli ultimi 30 anni, processi di «svuotamento» in termini di capitale umano e di «desertificazione» sociale ed economica. Si tratta di tendenze destinate ad accentuarsi senza un adeguato intervento pubblico, considerando che, sempre secondo i dati ISTAT, la quota di comuni che entro dieci anni sarà interessata da fenomeni di declino demografico è pari al 69,9 per cento, un dato che sfiorerà il 90 per cento nelle aree interne del Mezzogiorno;

    nel 2014, proprio con la finalità di contrastare questo declino creando nuove possibilità di crescita, il Programma nazionale di riforma introdusse nell'ordinamento una specifica politica place-based: la Strategia nazionale aree interne che ha ridefinito il concetto della «perifericità» in base alla distanza dai principali centri di offerta di servizi di cittadinanza;

    la Strategia nazionale aree interne ha indicato la direzione del rilancio basato su progettualità territoriali che intersecano più amministrazioni pubbliche. Nel primo ciclo di programmazione 2014-2020, sono stati finanziati 1.788 progetti che hanno interessato 1.077 comuni ricompresi in 72 aree. Nel secondo ciclo di programmazione 2021-2027, invece, il numero dei comuni è salito a 1.900 comuni ricompresi in 124 aree progettuali;

    secondo uno studio dell'Ufficio valutazione di impatto del Senato della Repubblica nel suo primo ciclo la Strategia nazionale aree interne si è dimostrata una strategia promettente nel favorire l'insediamento di nuove attività o la continuità di quelle che avrebbero chiuso senza gli interventi e i progetti finanziati, ma non significativa nella capacità di influenzare la struttura della popolazione. Per questo motivo, fermo restando la validità di quella intuizione, per contrastare il fenomeno dello spopolamento è necessario individuare misure da applicare a tutte le aree interne, superando la selettività della fase di sperimentazione;

    nonostante nelle sedute dell'11 e del 12 novembre 2024 la Camera dei deputati abbia discusso e approvato all'unanimità la mozione 1-00354 sul tema delle aree interne sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione, l'Esecutivo non solo non ha dato seguito agli impegni, ma ha compiuto scelte di impostazione e di merito che hanno prodotto forti penalizzazioni per questi territori, in particolare, dal primo punto di vista non è condivisibile la scelta di dividere aree interne e comuni montani, adottando politiche, misure e fonti di finanziamento diverse nei confronti di territori che affrontano problemi simili in primo luogo quello dello spopolamento;

    al tema delle aree interne sono state dedicate specifiche iniziative legislative che si pongono l'obiettivo di contrastare il fenomeno dello spopolamento attraverso: l'aumento quantitativo e qualitativo dell'offerta locale di servizi essenziali, l'introduzione di forme di fiscalità di vantaggio per iniziative imprenditoriali e attività produttive, in particolare nel settore agricolo e turistico, la promozione del lavoro agile, la valorizzare delle risorse ambientali e culturali e la cura del territorio contro i fenomeni di dissesto idrogeologico;

    nella prima versione del Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo delle aree interne (Psnai), il Governo non aveva prospettato (obiettivo n. 4) per alcune aree interne altro destino se non quello che i firmatari del presente atto d'indirizzo ritengono un dignitoso «accompagnamento al fine vita». Dopo la protesta dei gruppi di opposizione, amministratori locali, intellettuali, studiosi, categorie sindacali e datoriali e da ultimo, il 26 agosto 2025, anche dalla Conferenza episcopale italiana, il 31 luglio 2025 il testo è stato ripubblicato, stralciando la parti oggetto di critica;

    in vero il nuovo documento, nonostante l'intervento di maquillage sulle parti controverse, tradisce una visione distopica ed un'impostazione nichilista e di arretramento dell'ambizione trasformativa di tali aree, apparendo ancora interamente orientato più alla gestione della decadenza che alla promozione del loro sviluppo, finendo per naturalizzare la marginalità come destino;

    nella prima proposta di classificazione stabilita in attuazione della legge 12 settembre 2025, n. 131, il numero dei comuni montani era solo di 2844. Dopo la denuncia dei gruppi di opposizione e un serrato confronto con gli enti territoriali, grazie alla revisione dei criteri, il numero è salito a 3715;

    nell'attuale quadro legislativo oltre 700 comuni che hanno perso la «qualifica» di montano non potranno più beneficiare di risorse nazionali per garantire servizi e promuovere sviluppo. In particolare, l'impossibilità di applicare le norme sul dimensionamento porterà alla chiusura di centinaia di presìdi educativi;

    il 23 aprile 2026, durante lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in assemblea al Senato della Repubblica, dichiarando «totalmente insoddisfacente» la Strategia nazionale aree interne nel ciclo di programmazione 2014-2020, il Ministro Foti ha prospettato l'ipotesi di definanziamento per i progetti su cui non siano maturate obbligazioni giuridicamente vincolanti: si tratta di circa 600 milioni che erano stati destinati alle aree interne cui il Governo intenderebbe dare «un'utilizzazione» più «proficua»;

    sulla base di una recente indagine del CNEL tra il 2011 e il 2024, l'emigrazione dall'Italia di oltre 630.000 giovani nella fascia 18-34 anni ha disperso capitale umano per circa 160 miliardi di euro. Nel triennio 2022-2024, la quota di laureati tra gli emigrati è balzata al 42,1 per cento;

    per contrastare lo spopolamento delle aree interne occorrono politiche pubbliche che garantiscano il cosiddetto «diritto a restare» di migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno sono costretti ad abbandonare le comunità in cui nascono;

    le aree interne possono giocare un ruolo cruciale nel processo di neo-popolamento, attrattore di flussi di persone che riprogettano la loro esistenza in luoghi che hanno avviato progetti di sviluppo locale e di innovazione, da agevolare con adeguate politiche a sostegno del diritto all'istruzione, alla salute, alla mobilità, all'occupazione femminile, al lavoro ed attraverso una forte connessione dati con accesso gratuito,

impegna il Governo:

1) a dar seguito agli impegni contenuti nella mozione 1-00354 sul tema delle aree interne e in particolare:

  a) ad adottare ogni iniziativa utile per promuovere la crescita economica delle aree interne in coerenza con gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale previsti, di cui all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea e all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

  b) ad adottare ogni iniziativa utile finalizzata ad agevolare e a sostenere, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea l'effettuazione di nuovi investimenti nelle aree interne;

  c) ad adottare, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea ogni ulteriore iniziativa finalizzata a promuovere il ricambio generazionale nonché l'insediamento di imprese nei territori del Mezzogiorno svantaggiati sul piano economico-sociale, carenti di infrastrutture e classificati come aree interne, con una particolare attenzione per le piccole imprese e per le micro-imprese;

  d) ad adottare ogni ulteriore iniziativa volta ad incentivare la fusione dei comuni la cui popolazione sia inferiore a 5.000 abitanti;

  e) a promuovere ogni iniziativa volta a prevedere, misure incentivanti in favore del personale scolastico impiegato nelle aree interne nonché in favore del personale sanitario dei presidi periferici e dei medici di famiglia che coprono gli ambulatori anche per il servizio di guardia medica nelle zone scoperte di dette aree;

  f) ad adottare iniziative normative volte a modificare le disposizioni relative a ruoli e funzioni degli ospedali di area disagiata, con particolare attenzione alle urgenze e alle aree di elisoccorso;

  g) ad adottare ulteriori iniziative volte a rafforzare il sostegno alla non autosufficienza, con particolare riguardo ai servizi integrati sociosanitari, puntando sulla domiciliarità;

  h) ad assumere iniziative volte a rafforzare ulteriormente il sostegno alle biblioteche pubbliche e alle strutture che promuovono cultura;

  i) ad adottare ulteriori iniziative a sostegno dei comuni marginali per sostenere le attività artigianali e commerciali di prossimità in questi territori disagiati;

  l) ad assumere ogni iniziativa volta al rafforzamento della copertura nelle zone irraggiungibili dal segnale di telefonia mobile;

  m) ad assumere ulteriori iniziative finalizzate ad assicurare, nell'impiego delle risorse relative al finanziamento del trasporto pubblico locale, una particolare attenzione alle esigenze di trasporto pubblico nelle aree periferiche e montane, anche incentivando nuove modalità più flessibili ed efficaci, come il trasporto a chiamata (on demand), e il riutilizzo delle linee ferroviarie in disuso ancora esistenti, nonché a garantire collegamenti stabili con aeroporti e linee ferroviarie di alta velocità, incentivando la gratuità dei servizi di trasporto pubblico locale per studenti residenti nelle aree interne;

  n) ad assumere iniziative finalizzate a rafforzare ulteriormente la capacità amministrativa e tecnica degli enti locali situati nelle aree interne periferiche;

  o) ad adottare ulteriori iniziative che, anche al fine di prevenire e contrastare il fenomeno dello spopolamento, consentano di promuovere nelle aree interne il lavoro agile o smart working, nonché la realizzazione di postazioni di coworking;

  p) ad assumere iniziative finalizzate ad agevolare la costituzione di comunità energetiche nelle aree interne e periferiche;

  q) ad assumere iniziative volte a rafforzare ulteriormente gli investimenti relativi alla prevenzione e al contrasto del dissesto idrogeologico, alla manutenzione idraulico-forestale, alla pulizia di alvei e canali, alla piantumazione di alberi e alla lotta agli incendi nelle aree interne;

  r) a promuovere ulteriormente i sistemi di monitoraggio meteorologico e di diffusione sull'allerta meteo nelle aree interne, al fine di aumentare la resilienza nei piccoli centri agli eventi climatici estremi e di proteggere le comunità locali;

2) ad adottare iniziative normative volte a modificare la legge 12 settembre 2025, n. 131 in modo da rivedere i criteri di classificazione dei comuni montani basati esclusivamente sui parametri di altimetria e pendenza;

3) a non definanziare i progetti della Strategia nazionale aree interne del ciclo di programmazione 2014-2020 ovvero a destinare l'intero ammontare delle risorse a misure di sviluppo socio-economico delle aree interne;

4) a imprimere un cambio di rotta rispetto a quella intrapresa con il Psnai 2021-2027, avviando un reale e duraturo processo di rigenerazione socio economica delle aree interne, che devono tornare ad essere protagoniste di una nuova narrazione in grado di riconnetterle alla vocazione produttiva agricola, artigianale e pastorale, e dando valore ai numerosi servizi ecosistemici che sono in grado di garantire;

5) a favorire lo sviluppo economico, in particolare nel settore turistico, nelle aree interne attraverso forme di fiscalità di vantaggio sugli immobili;

6) ad adottare iniziative normative volte a tutelare le aree più fragili, prevedendo per gli interventi previsti nell'ambito della Zes Unica Mezzogiorno, un sistema premiale di incentivo, in termini di maggiore intensità d'aiuto e di riduzione dell'importo minimo di spesa (oggi previsto in euro 200.000,00), per gli investimenti realizzati dalle imprese in aree interne, classificate come Snai;

7) ad adottare iniziative normative volte a modificare le disposizioni vigenti in materia di dimensionamento scolastico per evitare la chiusura delle scuole dei piccoli comuni e garantire il diritto all'istruzione nelle aree interne, così come i servizi anche di trasporto, per gli alunni e studenti diversamente abili;

8) ad affrontare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne anche attraverso iniziative normative che affrontino la questione dell'emigrazione giovanile garantendo il «diritto a restare» anche con integrazioni salariali per gli under 35, contrastino le proposte che danno seguito a interventi sulla cosiddetta «remigrazione», sviluppino progetti di accoglienza e integrazione diffusa.