Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
si apprende che la Capo di gabinetto del Ministro della giustizia, Giusi Bartolozzi, ha inviato una lettera al presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, richiamando un atto di sindacato ispettivo parlamentare relativo ai contributi raccolti dal comitato «Giusto dire No»;
nella citata comunicazione si inviterebbe l'Associazione nazionale magistrati a rendere noti eventuali finanziamenti ricevuti da privati cittadini, facendo riferimento a un potenziale conflitto di interessi tra magistrati in servizio iscritti all'associazione e sostenitori privati;
un'iniziativa a parere degli interroganti sconcertante, che, provenendo dai vertici amministrativi del Ministero della giustizia, interviene in una fase di confronto pubblico particolarmente delicata e rischia di rappresentare una forma di pressione nei confronti dei magistrati, dell'Associazione nazionale magistrati e, soprattutto, dei cittadini che intendono partecipare liberamente al dibattito referendario nel solco delle loro prerogative costituzionali;
la libertà di associazione e di partecipazione politica, nonché il sostegno economico a iniziative referendarie, costituiscono espressione di diritti garantiti dalla Costituzione, che devono essere tutelati da ogni possibile interferenza impropria da parte dell'Esecutivo;
sul sito del Comitato «È giusto dire No» è espressamente indicato come la partecipazione al comitato sia aperta a tutti i cittadini che condividono le sue finalità e i suoi valori e che possono contribuire con donazioni «fondamentali per finanziare la diffusione di materiali informativi, l'organizzazione di eventi pubblici e la realizzazione di campagne digitali che possano raggiungere capillarmente l'intero territorio nazionale»;
è pertanto necessario chiarire il ruolo e la responsabilità politica del Ministro interrogato rispetto a quanto accaduto –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza e condivida la grave iniziativa assunta dalla Capo di gabinetto, nonché quali iniziative di competenza intenda urgentemente adottare al fine di garantire la correttezza istituzionale con riguardo alla formazione dell'orientamento dei cittadini in merito ad un referendum costituzionalmente previsto dall'articolo 138 della Costituzione, nonché per tutelare sia la libertà dei cittadini di partecipare senza condizionamenti al confronto referendario sia la privatezza dei dati che li riguardano e per scongiurare il rischio di creare e alimentare un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno «No».
Seduta del 18 febbraio 2026
Illustrazione di Federico Gianassi, risposta del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, replica di Debora Serracchiani
FEDERICO GIANASSI, Grazie, Presidente. Abbiamo letto che la Capo di gabinetto del Ministro Nordio ha scritto una lettera all'Associazione nazionale magistrati per chiedere la pubblicazione dei nomi dei cittadini italiani che sostengono e finanziano il Comitato per il No al referendum costituzionale.
Noi chiediamo: ma come è possibile? È l'ora di dire “basta” con le continue pressioni e intimidazioni del Ministro della Giustizia e dei suoi collaboratori. Il Comitato per il No ha il diritto sacrosanto, costituzionale, di raccogliere fondi per sostenere la mobilitazione del “no”, così come i cittadini e le cittadine italiane hanno il sacrosanto diritto di investire nelle ragioni del “no” per difendere la Costituzione scritta da Calamandrei e dai padri costituenti, anziché quella scritta da Nordio e Delmastro.
La domanda è molto semplice: il Ministro era consapevole di questo scriteriato intervento della Capo di gabinetto e l'ha avallato…. … o non era consapevole perché il Capo di gabinetto si muove senza consapevolezza del Ministro.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati. È doveroso precisare che la richiesta inoltrata all'Associazione nazionale magistrati, in data 13 febbraio, fa seguito a una interrogazione a risposta scritta, presentata da un onorevole parlamentare, nella quale si afferma che: “l'ANM, per bocca del Segretario generale, ha confermato di aver finanziato il Comitato Giusto dire NO. Sempre secondo quanto riportato nell'interrogazione: “pertanto, i magistrati in servizio iscritti all'ANM, attraverso i loro organi rappresentativi, promuovono, indirizzano e finanziano il Comitato attraverso le quote associative e sono affiancati da soggetti privati che contribuiscono economicamente a pagare le iniziative”. Si chiede, in conclusione, “quali iniziative il Ministero della Giustizia, per quanto di competenza, intenda intraprendere al riguardo”.
La Camera ha valutato di ammettere l'interrogazione, ritenendo dunque sussistere il diritto del parlamentare ad avere una risposta dal Governo sulla questione.
Coerentemente con il sistema dei rapporti tra Governo e Parlamento, anche come declinati nelle norme dei Regolamenti parlamentari che disciplinano l'attività di controllo e il sindacato ispettivo, al Ministro interrogato, nel caso specifico quello della Giustizia, spetta l'obbligo di rispondere. A tale fine, il primo passaggio della necessaria istruttoria era verificare la sussistenza dei fatti riportati nell'atto in questione. Il Ministero della Giustizia non ha richiesto al presidente dell'ANM di ricevere i dati relativi ai contributi raccolti dal Comitato in questione, ma si è limitato a veicolare la richiesta del parlamentare, sottoponendo all'apprezzamento e alla valutazione dei soggetti interessati la possibilità di rendere tali dati pubblici nell'ambito di un'attività finalizzata a dare seguito a un atto di sindacato ispettivo e, dunque, improntata al rispetto delle prerogative parlamentari volte a favorire la massima trasparenza, principio ispiratore di ogni ordinamento democratico.
Infine, per concludere, è opportuno ribadire che ogni iniziativa del Ministero della Giustizia è stata assunta su esclusivo impulso del Ministro stesso.
DEBORA SERRACCHIANI, Grazie, Presidente. Ha fatto bene, Ministro, a fare questa ultima considerazione: la risposta è a nome del Ministro Nordio, perché, vede, ci è venuto il dubbio che lei rispondesse a nome di Giusi Bartolozzi. Quella è una lettera del tutto irrituale e sa perché? Perché una magistrata, che è Capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, dovrebbe sapere che quella richiesta non può inoltrarla a nessuno e non solo al Comitato per il No, perché c'è una legge che impedisce che quei nomi, anche qualora vi fossero, siano utilizzabili pubblicamente, ma che non lo sappia lei ci ha stupito. Ci ha stupito tanto più che analoga richiesta non sia stata fatta al Comitato per il Sì dove sappiamo, ci risulterebbe che vi siano magistrati in servizio che vi abbiano aderito e anche membri del Consiglio superiore della magistratura in carica; ma, vede, la lettera non è soltanto irrituale, non chiede soltanto il nome, chiede anche di sapere quanto hanno versato.
Ministro, dopo la schedatura dei professori, siamo arrivati alla schedatura di quelli che votano “no”. Vede, Ministro, il fatto è che questa richiesta fatta al Comitato per il No sa tanto di intimidazione, sa tanto di lista di proscrizione. L'intimidazione nei confronti del popolo sovrano e della magistratura è non soltanto un'intimidazione da evitare perché il popolo sovrano e la magistratura vanno rispettati, non vanno intimiditi. Gli italiani e le italiane vogliono esercitare liberamente e consapevolmente il loro diritto di esprimersi sul referendum e lo vogliono fare consapevolmente. Si informano, partecipano e sa come lo stanno dimostrando? Dopo la lettera della dottoressa Bartolozzi, c'è stata un'impennata nelle iscrizioni e nella donazione al Comitato per il No perché i cittadini italiani ci tengono alla loro Costituzione, perché è stata l'ombrello…
. …sotto il quale si sono riparati per 80 anni e la difenderanno; e la difenderanno votando “no