03/03/2026
Alberto Pandolfo
DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, FORNARO, GHIO, CASU e FERRARI
3-02531

Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nelle ultime ore i mercati internazionali dell'energia hanno registrato un nuovo e significativo rialzo dei prezzi del gas e del petrolio in seguito all'escalation militare in Medio Oriente. Il prezzo del gas europeo è tornato a salire con variazioni a doppia cifra, mentre il Brent si è riportato su livelli prossimi agli 80 dollari al barile. Rincari che hanno scatenato forti preoccupazioni tra le associazioni dei consumatori e le imprese italiane, focalizzate principalmente sul rischio di un nuovo shock energetico, inflazione e interruzioni della catena di approvvigionamento;

   l'Italia è infatti uno dei Paesi europei più esposti al gas importato, con un sistema elettrico ancora fortemente legato al prezzo marginale del termoelettrico, e questo significa una cosa molto semplice e molto grave: aumento immediato dei costi energetici per famiglie e imprese;

   bollette più alte, carburanti più cari, maggiori costi di produzione, pressione inflattiva sui beni di largo consumo e sulla logistica, ulteriore perdita di competitività del sistema industriale. È uno schema che si è già visto nel 2022. Allora il precedente Governo intervenne con misure straordinarie, operative e strutturali per evitare effetti recessivi;

   invece, il Governo ha approvato un «decreto energia» che già in condizioni ordinarie appariva insufficiente e che, di fronte a un nuovo shock geopolitico, si dimostra del tutto inadeguato. Non introduce veri strumenti anticiclici, non modifica in modo strutturale la formazione del prezzo elettrico, non accelera in modo deciso su rinnovabili, contratti di lungo termine e riduzione strutturale della dipendenza dal gas, non ha fatto nulla per la riorganizzazione della distribuzione energetica del Paese;

   questa, a parere degli interroganti, non è solo una questione di emergenza: è una questione di errore strategico. Continuare a non intervenire strutturalmente significa lasciare il Paese esposto alla prossima crisi, alimentare l'incertezza per le imprese, rallentare gli investimenti e aumentare il rischio di stagnazione economica;

   il rischio oggi non è teorico: è quello di una nuova spirale di rincari energetici che può comprimere i consumi, bloccare investimenti e trascinare il Paese verso una fase di rallentamento economico, proprio mentre servirebbero stabilità e visione industriale –:

   alla luce di quanto sta accadendo sui mercati energetici e degli aumenti già in corso, se il Governo intenda adottare immediatamente iniziative di competenza per l'introduzione di misure strutturali e realmente efficaci per contenere i prezzi dell'energia elettrica e dei carburanti per cittadini e imprese e mettere finalmente in sicurezza il sistema energetico nazionale rispetto alla volatilità internazionale.

 

Seduta del 4 marzo 2026

Illustrazione di Alberdo Pandolfo, risposta del Ministro delle Imprese e del made in Italy, replica di Vinicio Peluffo

ALBERTO PANDOLFO, Grazie, Presidente. Signor Ministro, stiamo assistendo a un nuovo preoccupante rialzo dei prezzi internazionali di gas e petrolio a seguito dell'escalation militare in Medio Oriente. Il gas europeo registra variazioni a doppia cifra ed è tornato a schizzare il prezzo del petrolio: oltre gli 80 dollari al barile. Per l'Italia questo può significare bollette più alte per famiglie e imprese, carburanti più cari, maggiori costi di produzione. Il Codacons stima che questo si tradurrà sul conto delle famiglie italiane in un aumento di altri 700-800 euro l'anno.

Lo sappiamo che vi piace fare gli osservatori, ma qui, Ministro, occorre intervenire immediatamente con misure strutturali ed efficaci - ed è quello che chiediamo al Governo - per contenere i prezzi dell'energia e, ovviamente, dei carburanti. Considerando che il decreto Bollette è già insufficiente in condizioni ordinarie, oggi è del tutto inadeguato di fronte al nuovo shock geopolitico.

E poi chiediamo come volete intervenire per mettere in sicurezza il sistema energetico nazionale rispetto a quella che è la volatilità internazionale.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Siamo consapevoli che la guerra in corso ha significative conseguenze sul prezzo dell'energia, soprattutto per i Paesi che non hanno produzione di energia nucleare, e potrebbe averne anche sulle forniture, ove perdurasse nel tempo. Dipende, ovviamente, dalla durata del conflitto e se questa determinerà anche la chiusura dello Stretto di Hormuz. Proprio su questo si è svolto ieri a Chigi un vertice con le aziende energivore, energetiche, produttrici e fornitrici, e si è avviato un confronto con le associazioni di impresa.

Sul piano dell'approvvigionamento, l'Italia - come ha già chiarito il Ministro Pichetto Fratin - è in migliori condizioni di altri Paesi, in una posizione ben diversa rispetto al passato. Abbiamo lavorato con determinazione alla diversificazione delle fonti da altri Paesi, diventando così hub di transito del gas naturale, in particolare dal Nordafrica, dall'Azerbaijan e dagli Stati Uniti tramite GNL. Anche gli stoccaggi si attestano su livelli elevati, superiori al 50 per cento: il più alto livello in Europa, a fronte di una Germania scesa sotto il 30 per cento.

Diversa questione è il costo dell'elettricità. Il prezzo dell'energia elettrica in Italia risente, infatti, direttamente dell'andamento delle quotazioni del gas - il 15 europeo - e del TTF, che ha sede nei Paesi Bassi, proprio perché noi non disponiamo di autonome fonti di energia nucleare, di cui invece possono disporre Francia, Spagna, Svezia, Slovenia, Slovacchia, Belgio, Finlandia, Ungheria e altri Paesi dell'Unione.

La forte volatilità, unita a ben note dinamiche speculative, si trasmette ai prezzi dell'elettricità attraverso il meccanismo del prezzo marginale, con effetti su imprese e famiglie.

Su questo siamo intervenuti, come ricordava, con il decreto Energia, che è stato elogiato dal Financial Times e da autorevoli osservatori internazionali, mentre diversi partner europei hanno già espresso l'intenzione di perseguire la nostra stessa strada.

Tutti però siamo consapevoli che occorre agire anche e soprattutto in sede europea, oggi più che mai, perché nessuno può prevedere l'esito e la durata del conflitto e gli impatti, quindi, su forniture e costi di produzione. L'Italia ha sostenuto con tempestività, già prima dell'attuale crisi in Medio Oriente, che l'Unione europea realizzasse acquisti cumulativi di energia, ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo anche chiesto il mercato unico dell'energia e la revisione sostanziale del meccanismo degli ETS. Poco fa ci è stato comunicato che la riforma da noi sollecitata è stata posta all'Agenda del prossimo Consiglio europeo, così come poco fa abbiamo appreso che finalmente la proposta che noi abbiamo sollecitato del made in Europe è contenuta nell'Industrial Accelerator Act presentato dal Commissario Séjourné. Finalmente, l'Europa ci ascolta.

VINICIO PELUFFO, Grazie, Presidente. La risposta del Ministro non ci soddisfa, non ci rassicura. Anzi, conferma il problema perché l'aumento esponenziale del costo del gas diventa devastante dentro una crisi strutturale del costo dell'energia, come quella che abbiamo in Italia.

Ogni escalation geopolitica riporta il gas verso l'alto, e fino a che il sistema elettrico rimane agganciato al prezzo marginale del termoelettrico questo significa aumento immediato delle bollette per famiglie e imprese, lo abbiamo già visto nel 2022. E Ministro, guardi che il decreto Energia del vostro Governo, che era già insufficiente in condizioni ordinarie, si dimostra del tutto inadeguato di fronte a un nuovo shock: non modifica strutturalmente la formazione del prezzo elettrico, non interviene in modo stabile sugli oneri generali di sistema, non semplifica la vita alle rinnovabili, non accelera su accumuli e contratti a lungo termine.

E lo stesso sta accadendo sui carburanti. Con l'aumento del prezzo del petrolio abbiamo assistito, in due giorni, a rincari fino a 10 centesimi al litro. A denunciarlo non sono solo le opposizioni, ma anche le organizzazioni dei gestori, che parlano di aumenti ingiustificati. Ministro, qui serve un intervento immediato con gli strumenti a disposizione, a partire da Mister Prezzi e a partire, in prospettiva, anche dall'utilizzo dell'accisa mobile. Serve vigilanza reale sui meccanismi di formazione dei prezzi, trasparenza nelle filiere e controlli contro eventuali fenomeni speculativi, e pesa, signor Ministro, anche la mancata riforma della rete di distribuzione, che è ancora chiusa nel cassetto della sua scrivania. L'emergenza, come quella che stiamo attraversando, non si governa con pannicelli caldi o con slogan. La differenza non la fanno i mercati, la fa la politica, perché quando l'energia costa troppo non è un problema tecnico, è un problema di politica industriale, e oggi il Paese sta pagando il prezzo della vostra inerzia.