14/04/2026
Antonella Forattini
MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI, VACCARI, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO
3-02620

Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   lo Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, rappresenta una delle più importanti rotte mondiali per il commercio di idrocarburi e di fertilizzanti azotati, tra cui ammoniaca e il 45 per cento dell'urea globale;

   circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende dai fertilizzanti, senza i quali le rese agricole crollerebbero in modo significativo, mettendo a rischio gli equilibri della sicurezza alimentare globale;

   l'aumento dei prezzi dei fertilizzanti sfiora il 50 per cento e rischia di compromettere i raccolti di grano, tenero e duro, alla base delle produzioni di pane e pasta. Dallo Stretto di Hormuz passa, normalmente, circa un terzo della produzione mondiale di urea, un concime azotato di sintesi prodotto a partire dal gas naturale. Un prodotto che può arrivare a incidere sui costi di produzione fino al 90 per cento e la cui disponibilità è attualmente molto scarsa;

   la proposta della Commissione europea di sospendere per un anno i dazi su ammoniaca, urea e altri fertilizzanti azotati essenziali risponde alle richieste avanzate dalla filiera agroalimentare e consente di alleggerire immediatamente i costi per le imprese. Per garantire stabilità e competitività al settore diventa prioritario cancellare il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per l'agricoltura (Cbam), la cosiddetta tassa sul carbonio applicata ai fertilizzanti, che rischia di vanificare i benefici dello stop ai dazi e di scaricare nuovi costi sulle imprese agricole;

   serve un sostegno diretto agli agricoltori sugli acquisti già nel 2026, la sospensione dei dazi sulle importazioni e un'azione chiara sul Cbam; serve accelerare sulla produzione interna di fertilizzanti e sbloccare soluzioni alternative come il digestato, oggi frenato da vincoli normativi, rafforzare l'autonomia produttiva, diversificare gli approvvigionamenti e valorizzare pienamente le soluzioni dell'economia circolare agricola. Serve anche trasparenza, con un monitoraggio europeo dei prezzi per fermare le speculazioni –:

   quali siano le valutazioni del Governo sui fatti esposti e se abbia stimato le ricadute della situazione sulla produzione industriale e agroalimentare nel nostro Paese e sull'inflazione attesa, nonché quali misure di mitigazione intenda predisporre per tutelare le imprese del settore agroalimentare e le famiglie, a fronte degli aumenti in atto dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti in conseguenza della crisi nel Golfo Persico.

 

Seduta del 15 aprile 2026

Illustrazione di Stefania Marino, risposta del Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, replica di Antonella Forattini

STEFANIA MARINOGrazie, Presidente. Colleghe e colleghi, con questa interrogazione portiamo all'attenzione del Governo una problematica che rischia di avere effetti disastrosi, non soltanto sull'agricoltura, ma anche sulle famiglie italiane: la crisi nello Stretto di Hormuz che sta facendo esplodere il costo dei fertilizzanti, già aumentati fino al 50 per cento, con ricadute dirette sui raccolti e sui prezzi di pane e pasta. Parliamo di un fattore produttivo essenziale da cui dipende quasi metà della produzione alimentare mondiale. Per la FAO, le conseguenze di una crisi prolungata, nello Stretto di Hormuz, potrebbero trasformarsi in una catastrofe agroalimentare globale. Vorremmo sapere dal Ministro Lollobrigida che, anche ieri, ha utilizzato la vetrina del Vinitaly per continuare a criticare l'Unione europea se il Governo italiano si è già mosso, seriamente, per affrontare e risolvere il problema. Servono scelte immediate; sostegno diretto agli agricoltori; stop ai costi aggiuntivi, come il CBAM, e, un piano per rafforzare l'autonomia produttiva. Senza interventi concreti, Presidente, il rischio è scaricare su imprese e cittadini l'ennesima crisi, alimentando inflazione e insicurezza alimentare. Il tempo delle scuse, delle attese, degli annunci è finito. Ora, gli italiani vogliono i fatti concreti.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDAMinistro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Grazie, Presidente e grazie anche alla collega Marino per aver posto il problema. L'Europa è quella che ha la competenza per affrontare questi temi e l'Italia, in Europa, prima da sola, il 7 gennaio, oggi, anche insieme alla Francia, ha chiesto all'Europa di agire e, per questo, noi continuiamo, in ogni luogo, comprese straordinarie manifestazioni come Vinitaly, a richiamare l'Europa alle sue responsabilità. Quando parliamo di fertilizzanti, l'Europa, oggi, può metterci in condizione di trovare delle soluzioni adeguate e l'Italia si fa proponente di queste soluzioni perché - ha perfettamente ragione - la chiusura del collo di bottiglia di Hormuz, uno degli 8 colli di bottiglia mondiale, mette in discussione e fa elevare i prezzi e i costi di produzione per le nostre aziende ed è un problema che va affrontato, in sede europea, con soluzioni che noi stiamo proponendo; tra le quali, per esempio, quella dell'utilizzo del digestato. L'Italia ha messo a disposizione ricerche e ha chiesto di poter sperimentare la chiusura del ciclo di produzione, utilizzando il digestato come fertilizzante. Purtroppo, oggi, l'Europa arriva in ritardo su questo tema e devo dire, nei palazzi di Bruxelles, si annidano ancora lobby molto importanti che vogliono continuare ad utilizzare altri prodotti e cercano di rallentare un processo di approvazione sul quale, anche con deputati europei del suo partito, ci troviamo completamente d'accordo; purtroppo, non con molti commissari europei dell'area socialista che, invece, fanno freno e vincolo in nome di pregiudiziali ideologiche che non condividiamo.

Abbiamo chiesto la sospensione del CBAM, che è un atto folle, perché va ad aumentare le imposizioni fiscali sulle importazioni di fertilizzanti in un settore nel quale non abbiamo una nostra produzione in grado di colmare le criticità in essere. Noi abbiamo, come Governo, fatto la nostra parte e, oggi, il Governo Meloni, e non temo smentite, è il Governo che ha più investito nella storia della Repubblica sul sistema primario proprio per renderlo più resiliente; sull'energia, investendo risorse, oggi, per calmierare l'aumento degli idrocarburi - e chiudo Presidente - ma, anche per cercare di rendere più libere le nostre aziende dall'utilizzo degli idrocarburi. Già, oggi, 24.000 aziende possono installare pannelli solari, non a terra, come permettevano i Governi precedenti, ma sulle stalle, gli stabilimenti, le serre e i luoghi di trasformazione, riuscendo ad emancipare le aziende dal 30 per cento dal GSE, di utilizzo di altre energie ad alto impatto. Stiamo facendo la nostra parte. Molte cose le possiamo fare insieme, cercando di non polemizzare su tutto, ma di costruire un percorso che protegga il nostro settore primario.

ANTONELLA FORATTINI, Grazie, Presidente. Ministro, vede, la sua risposta evidenzia un problema di fondo: non c'è una strategia di medio e lungo periodo; non c'è una strategia, appunto, per ridurre la dipendenza strutturale del settore agricolo, da fattori esterni, come sta dimostrando la chiusura dello Stretto di Hormuz; sono solo misure spot, quelle che ci vengono presentate. Non possiamo parlare di sovranità alimentare e accettare che una crisi, come quella che sta vivendo il settore agricolo e tutto il sistema produttivo, possa vivere di misure come quelle che lei ci ha prospettato. Vede, lo ha detto, giusto ieri, anche la FAO, lo sta dicendo con chiarezza: “una crisi prolungata può trasformarsi in una crisi alimentare globale con effetti simili, se non peggiori, a quelli del Covid”. Oggi, i dati ci dicono che, dalla guerra e dallo shock energetico, si stima una perdita a famiglia di 936 euro. Ecco, vede, qualcuno dei suoi alleati ha evocato la sospensione del Patto di stabilità dopo averlo sottoscritto. Bene, l'Europa, invece, le dico io, ha già dimostrato, con il Next Generation EU, che può fare scelte straordinarie. Questo Governo vuole stare in quella direzione? Perché, vede, l'Europa siete voi; avete nominato il commissario; dimostrate che qualcosa conta.