03/02/2026
Ilenia Malavasi
CIANI, FURFARO, GIRELLI, STUMPO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO.
3-02476

Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   un'inchiesta pubblicata da Il Corriere della Sera il 2 febbraio 2026 documenta come le liste d'attesa nel Servizio sanitario nazionale continuino a rappresentare una criticità strutturale, inducendo un numero crescente di cittadini a ricorrere a prestazioni sanitarie a pagamento, spesso all'interno delle stesse strutture pubbliche, mediante la libera professione intramuraria;

   l'inchiesta richiama casi emblematici relativi a strutture di eccellenza, tra cui l'Ospedale Cardarelli di Napoli, il Rizzoli di Bologna e il gruppo Humanitas, nei quali si evidenziano tempi di attesa molto lunghi per le prestazioni erogate in regime istituzionale, a fronte di un accesso significativamente più rapido alle medesime prestazioni attraverso canali a pagamento, sollevando interrogativi sulla corretta applicazione delle norme vigenti;

   tale fenomeno comporta una spesa sanitaria privata stimata in circa 10 miliardi di euro annui e produce una compressione del diritto alla salute, con un marcato aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali nell'accesso alle cure;

   l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, imponendo allo Stato di garantirne l'effettività in condizioni di uguaglianza;

   il decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni, stabilisce che l'attività libero-professionale intramuraria debba essere svolta senza pregiudizio per l'attività istituzionale e per l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza;

   con il decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 2024, n. 73, il Governo è intervenuto dichiaratamente per ridurre le liste d'attesa, rafforzando i poteri sostitutivi dello Stato, introducendo nuovi obblighi di monitoraggio e trasparenza e prevedendo l'istituzione della Piattaforma nazionale delle liste d'attesa;

   nonostante l'entrata in vigore del decreto-legge n. 73 del 2024 e l'avvio del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027, come evidenziato dall'inchiesta giornalistica, la situazione non risulta sostanzialmente mutata, con decreti attuativi tuttora mancanti, liste d'attesa ancora molto lunghe, nessun investimento strutturale sul personale e un ricorso alla libera professione, che, anche in strutture di eccellenza pubbliche e private accreditate, appare come canale ordinario di accesso alle cure –:

   quali iniziative concrete e immediatamente operative il Ministro interrogato intenda adottare per dare effettiva attuazione al decreto-legge n. 73 del 2024 e al Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027, anche attraverso specifici controlli sulle strutture pubbliche e private accreditate, al fine di garantire il rispetto uniforme dei tempi massimi di attesa, assicurare una reale separazione tra attività istituzionale e libera professione intramuraria e ristabilire il principio di universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale.

 

Seduta del 4 febbraio 2026

Illustrazione di Paolo Ciani, risposta del Ministro della Salute, replica di Ilenia Malavasi

PAOLO CIANI, Presidente, Ministro, le liste d'attesa sono una realtà drammatica, una distorsione strutturale che sta svuotando, di fatto, il diritto alla salute. Un'inchiesta ha documentato come ai tempi lunghi proposti dai CUP corrisponda un accesso rapido alle stesse prestazioni pagando, inducendo milioni di cittadini a rinunciare alle cure o a pagare. Il Governo è intervenuto con un decreto, annunciando un cambio di passo, ma quello che vediamo è soprattutto un dirottamento di risorse dal pubblico al privato, e i benefici per i cittadini non si vedono. Mancano i decreti attuativi e la piattaforma restituisce dati che non mostrano dove e perché le liste si inceppano.

Le chiediamo quali iniziative concrete e operative intenda adottare per dare attuazione alla legge che difende i diritti garantiti dalla Costituzione, perché senza atti concreti e controlli effettivi il decreto resta un annuncio, le liste d'attesa restano infinite e il diritto alla salute continua a dipendere dal reddito delle persone.

ORAZIO SCHILLACIMinistro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per avere sollevato una questione che merita serietà. L'inchiesta de Il Corriere della Sera fotografa un problema reale, e serietà impone anche di non confondere, però, il dibattito politico con l'analisi dei fatti, e i fatti vanno chiamati per nome. Primo fatto: con il decreto-legge n. 73 del 2024 il Governo ha messo nero su bianco regole precise. L'attività libero-professionale intramuraria non può mai superare quella istituzionale. Ripeto, mai!

Il volume di prestazioni private di ogni medico deve essere inferiore a quelle pubbliche - non è un auspicio, è la legge! - e c'è un obbligo di verifica da parte delle direzioni aziendali. Secondo fatto: quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche, solo con il ticket. Terzo fatto: abbiamo istituito la Piattaforma nazionale delle liste presso Agenas. Il 9 dicembre 2025 ho firmato un decreto che stanzia 27,4 milioni di euro per renderla operativa.

È un sistema unico di monitoraggio, che permette di vedere in tempo reale cosa succede, dove funziona e dove no. Questa mattina abbiamo presentato con i NAS i risultati dei controlli iniziati nel 2023, che oggi non sono più a pioggia, ma mirati. Mancano ancora due decreti attuativi, che giacciono presso la Conferenza Stato-regioni, ma ricordo a chi critica solo per ottenere visibilità mediatica che la legge è operativa. Il diritto alla presa in carico deve essere garantito oggi e non domani. Le norme che ho citato sono già in vigore e vanno applicate.

Il punto è un altro: le leggi non si applicano da sole, servono amministratori che le vogliono far rispettare, e qui faccio un esempio concreto di cosa significa assumersi responsabilità. Apprezzo molto la presa di posizione immediata di alcuni dei nuovi presidenti di regione. Invece di negare l'evidenza o nascondersi dietro la mancanza di risorse, hanno subito dichiarato l'impegno a riorganizzare le strutture, a perseguire le indecenze e a fare ogni sforzo per invertire la tendenza. Questa è serietà ed è responsabilità, hanno capito che il problema non si risolve con titoli di giornale, ma con i fatti.

In troppe regioni le risorse ci sono, ma non sono spese. Non basta dire che servono i medici, servono più medici in alcune specialità. Se però le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore del giorno, mentre la libera professione è disponibile su 24 ore, il problema non è il numero di medici, è la volontà di organizzarsi in maniera diversa. Ho fatto il medico in strutture pubbliche per oltre 30 anni. Quando indossi il camice, la prima domanda al paziente non può essere: quanti soldi hai in tasca? La prima domanda è: di cosa hai bisogno?

Come posso aiutarti? Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma, se paga, magicamente ci sono medici, sale e apparecchiature disponibili, questo non è scorretto, è disumano. Il Governo fa la sua parte: abbiamo messo le regole, abbiamo stanziato più risorse e stiamo costruendo gli strumenti di controllo. La partita si gioca nei territori, nelle corsie, negli ambulatori; si gioca lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle.

Per questo continueremo a vigilare, a controllare e a intervenire dove serve, senza sconti per nessuno, perché il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, mai, e questo è il principio che non può essere violato. Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà, indegno. La serietà non si finanzia, si pretende. Continueremo a pretenderla.

ILENIA MALAVASI, Grazie, Presidente. Ministro, ci aspettavamo un po' questa risposta. La sua conclusione, di fronte alla nostra richiesta, è stata questa: la partita si gioca nei territori. Questo lei ha detto. La serietà è prendersi delle responsabilità, anche le vostre. Siete alla continua ricerca di un capro espiatorio: una volta è colpa delle regioni, delle aziende sanitarie, degli ambulatori, delle corsie, come ha detto adesso. Penso che sia troppo facile. Dopo 4 anni di propaganda non è arrivato nessun beneficio per i cittadini.

Ci sono 5,8 milioni di cittadini che non hanno la capacità di curarsi e cittadini che spendono 41,3 miliardi di tasca propria per potersi curare, le liste crescono e le attese sono interminabili. Avete fatto, è vero, un decreto, ma l'unica cosa che avete realizzato di questo decreto è la Piattaforma nazionale, che però non funziona e non consente di capire dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano. Lo torniamo a ribadire: senza personale, senza un investimento serio, senza un piano organico sul personale, è impossibile recuperare le liste di attesa.

Non è ancora stato superato il tetto di spesa perché il decreto è ancora fermo al palo, e il ricorso alla libera professione è in media del 30 per cento, con dei dati impressionanti, quasi del 90 per cento in alcune strutture ospedaliere, pubbliche o del privato accreditato. Senza personale, senza una riforma che potenzi il territorio, non sarà possibile superare le liste di attesa. Continueremo a incalzarvi perché il nostro ruolo, oggi e domani, sarà quello di impedire, a lei e a questo Governo, di continuare a definanziare il sistema sanitario nazionale, smantellare un sistema sanitario eccellente, perché il diritto alla salute continui ad essere garantito a tutti e a tutte. Questa è la nostra responsabilità e dovrebbe essere anche la vostra.