Grazie, Presidente. Non mi sono mai potuta permettere, fin da quando avevo l'età della ragione, di mostrare sofferenza o tristezza, perché mi sono sempre sentita in debito con mamma, con Patrizia e con papà. I camici bianchi sono figure che mi hanno fatto a pezzi il cervello e il cuore fin dalla prima adolescenza. Mi giravano intorno come mosconi e cercavano di rendermi assolutamente sana come gli altri bambini, ma io non volevo questo, fin da quando ero piccina, mi piacevo e stavo bene con me stessa. C'era la mamma, la carrozzina, le scale che non si potevano fare, ma poi c'ero io, con un piccolo strano cervello, che vedevo tutto rosa ed ero viva e felice di essere quello che ero. In fondo, noi disabili possiamo arricchire le persone normodotate di molti elementi in più.
Ecco, che cosa è normale, che cosa è diverso nel mondo di colori e di luce, nel mondo naturale, mosso da circostanze che la nostra ragione non potrà mai spiegare completamente?
Sottolineava Ileana in un altro passo di un suo libro: l'articolo 3 della Costituzione promuove l'eguaglianza tra le persone tutelando, però, le differenze.
Chi ha conosciuto da vicino Ileana Argentin adesso che non c'è più non può fare a meno di domandarsi quale sia il vero rapporto con la vita della forza e della fragilità dell'anima. Chi crede di avere le radici ben piantate a terra e di poter godere pienamente del dono dell'aria continuamente minacciato è, però, dalla fragilità e dalla paura di perdere la sua normalità. Chi nasce e cresce nella fragilità e ha un bisogno matto di ossigeno, come per tutta la vita è successo a lei, sa essere forte come nessuno, almeno mostra di esserlo. Ileana ha vissuto una vita breve, ma più lunga di quanto le fu assegnato dalla roulette del caso. In questo tempo incerto, perennemente sospeso sulla parola “forse”, ha camminato dritta e decisa, muovendo il mondo con un joystick. La politica e la lotta per la giustizia, per tutti, la contaminarono letteralmente negli anni del liceo. Poi sentì che la politica attiva e la formazione culturale dovevano alimentarsi reciprocamente, se non voleva finire nel deserto degli slogan. Allora, prese due lauree, in scienze politiche e in giurisprudenza, e dopo alcune prime esperienze lavorative si gettò senza risparmio nell'attività associativa per le persone disabili, diventandone una leader naturale.
Nel 1997 ebbe uno straordinario successo elettorale nelle comunali di Roma nelle liste del PDS. Con i sindaci Rutelli e Veltroni fu il punto di riferimento e delegata per le politiche per la disabilità, protagonista del lavoro, allora anticipatore, per abbattere le barriere architettoniche sui mezzi pubblici, nelle strade e negli uffici. Nel frattempo, seppe affermarsi anche nel partito come dirigente locale e nazionale e giunse in Parlamento nel 2008 restandovi per due legislature, ideando e sostenendo la legge del “Dopo di noi”, approvata nel 2016. Una legge fondamentale che ha rovesciato, ha rivoluzionato e innovato fortemente le politiche sulla disabilità, uscendo dai confini ristretti dell'assistenza e mettendo al centro il tema della dignità della persona. Ileana amava sottolineare, però, che le sue battaglie non erano battaglie di settore: ovunque esiste il rischio dell'esclusione e dell'emarginazione c'è uno spazio da ricucire, c'è meno uguaglianza e, allo stesso tempo, meno differenza.
Noi oggi salutiamo Ileana Argentin e abbracciamo tutti i suoi familiari che sono qui a partire dalla mamma Anna Maria, la sorella Patrizia, il suo compagno Sandro, i nipoti Monica e Alessandra, e tutte le amiche e gli amici che le hanno voluto bene.
La ricordiamo in questo palazzo che porta il suo segno, anche in quelle passerelle che attraversano tutti i corridoi che lei, appena giunta qui, volle realizzare. La ricordiamo qui, in quella parte lì, la parte bassa dell'emiciclo, e nei corridoi del Transatlantico: bella, profumata, sempre molto femminile, assolutamente ironica con i suoi vestiti accesi che cantavano vita e volontà. Non so, non sappiamo, cara Ileana, se adesso finalmente potrai provare la gioia di volare su un'altalena, ma a noi piace pensarlo.