Data: 
Mercoledì, 15 Aprile, 2026
Nome: 
Federico Fornaro

Grazie, signor Presidente. Nella notte tra il 20 e il 21 luglio del 1925, a Montecatini Terme, i fascisti attirarono in un agguato Giovanni Amendola. “Vigliacco, ora ti si dà noi una lezione” gli gridarono gli aggressori. Una quindicina di fascisti armati di bastoni colpirono ripetutamente il deputato. Ferito, verrà portato in ospedale. Amendola, seppur di robusta fibra, non si riprenderà e spirerà a Cannes, in Francia, dove si era rifugiato il 7 aprile del 1926. Aveva 43 anni.

Anche Amendola, così, seguì la stessa sorte di Piero Gobetti, anche lui bastonato in Italia e morto per le ferite in Francia. Come per Matteotti, non ci sarà giustizia e i colpevoli la faranno franca. Commemorare Amendola significa in primo luogo ricordare che cosa è stato il fascismo, la sua natura violenta e autoritaria - altro che “Mussolini ha fatto anche cose buone”.

Giovanni Amendola nacque a Napoli il 15 aprile del 1882. Fu tante cose: giornalista di razza, studioso di filosofia, meridionalista, docente universitario, massone risorgimentale, liberale, Sottosegretario e Ministro, e soprattutto un intransigente avversario del fascismo. Sposa nel 1907 Eva Kühn, nata in Lituania. Dalla loro unione sarebbero nati Giorgio nel 1907, Ada nel '10, Antonio nel '16 e Pietro nel '18.

Amendola, interventista democratico, esce dalla Prima guerra mondiale persuaso che sia necessaria una svolta in senso democratico, senza cadere, però, nel tranello di avventure rivoluzionarie sulla scia di quella russa. Il 16 novembre del 1919 Amendola entra in Parlamento, eletto nella circoscrizione di Salerno, nella lista del Partito Liberale Democratico - vicino a Nitti, Giolitti e Salandra -, con oltre 11.000 preferenze. Sarà riconfermato nel maggio del 1921 e nell'aprile del '24, con oltre 22.000 preferenze in tutta la Campania, in una lista di opposizione costituzionale.

Nel '24 è così a capo di un piccolo gruppo di opposizione di 14 eletti in sole cinque regioni. Condurrà una battaglia senza quartiere sia in Parlamento, sia dalle colonne de Il Mondo, il quotidiano da lui cofondato nel 1922. Non si farà intimidire, nonostante il 26 dicembre del '23 fosse stato bastonato dai fascisti.

Darà vita all'Unione Nazionale nel novembre 1924, a cui aderiranno figure importanti e intellettuali dell'epoca, tra cui Calamandrei e Rossi. Sarà tra i promotori dell'Aventino - come ha ricordato il Presidente. E credo che in questa sede, forse dovremmo provare anche a riflettere meglio su quell'esperienza, che oggi giudichiamo in maniera retrospettiva in modo negativo. Credo che la scelta legalitaria che fecero Amendola e Turati, leader dell'Aventino, fosse una scelta giusta, in piena coerenza con quella di Giacomo Matteotti: non rispondere alla violenza con la violenza. Mancò all'Aventino il ponte, mancò all'Aventino la capacità del re di comprendere la gravità e di scegliere di stare dalla parte della legalità e non del fascismo.

Concludo, signor Presidente. Amendola scrisse una lettera a Filippo Turati nel dicembre del 1925, a pochi giorni dalla scomparsa di Anna Kuliscioff. I figli e i nipoti benediranno la memoria di coloro che non disperarono e che, nel folto della notte più buia, testimoniarono per l'esistenza del sole. Se oggi viviamo nel sole della democrazia repubblicana, lo dobbiamo a uomini come Giovanni Amendola, a cui oggi doverosamente abbiamo reso omaggio.