Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 17 Febbraio, 2026
Nome: 
Elly Schlein

Testo della Risoluzione in Aula

Grazie, Presidente. Ministro, eludere la Costituzione è come violarla; la scelta che siamo chiamati, oggi, a discutere e a votare, non è una scelta tecnica, ma è una scelta politica ed è una scelta istituzionale, la partecipazione dell'Italia e solo dell'Italia, evidentemente, come osservatrice al Board of Peace di Trump. È una scelta che riguarda la collocazione internazionale del nostro Paese, il rispetto della nostra Costituzione e l'idea stessa di ordine mondiale a cui intendiamo contribuire. Il Ministro Tajani, ieri, ha detto di non capire cosa ci sia da strepitare e, allora, provo a dirglielo: qui, state cercando di aggirare un divieto costituzionale, giocando con le parole. È questo il punto. Non si decide se andare o no a un vertice, ma si decide se l'Italia accetta di legittimare un organismo pensato per soppiantare le Nazioni Unite, nate nel 1945 dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Si decide se l'Italia accetta di partecipare allo smantellamento del diritto internazionale per sostituirlo con la legge del più ricco e del più forte. Ecco, il Board of Peace nasce dentro questa logica e ne è piena espressione, vuole sostituire le regole decise insieme con i rapporti di forza, sostituire la diplomazia con gli affari.

Oggi ha detto, Ministro, che ci sarà anche la Commissione europea che, però, ieri ha chiarito che non sarà parte del Board nemmeno come osservatrice. Non ci venga a raccontare che è previsto dalla risoluzione ONU perché, come ha chiarito l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Kallas, quella risoluzione prevedeva un organismo temporaneo fino al 2027 che coinvolgesse i palestinesi e fosse incentrato su Gaza.

Lo statuto proposto da Trump non prevede nessuna di queste cose, nessuna. Voi, anziché farglielo notare, vi siete scusati con lui di non poter aderire, perché purtroppo c'è la Costituzione, ma per fortuna c'è la Costituzione italiana diciamo noi. La Costituzione non è un fastidio burocratico, Ministro, è un argine. Ogni parola nasce dall'autorevole esperienza di chi, venendo da culture diverse, ha unito le forze per liberare il Paese dal regime fascista e dall'occupazione nazista. Quella Costituzione, che oggi volete pure cambiare da soli, è nata dal sacrificio di chi ha dato la vita perché ciò che è accaduto non accadesse mai più e i nazionalismi e gli autoritarismi non potessero più incendiare il mondo.

L'articolo 11 è chiaro: “L'Italia ripudia la guerra (…) e consente, in condizioni di parità (…) alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Qui la parità non c'è, qui entra chi decide Trump, chi obbedisce agli umori di Trump, chi paga 1 miliardo. Lo statuto è chiaro: lui sarà il capo assoluto a vita di questa organizzazione privata, che sembra più una società immobiliare. Un Paese come il nostro, con la sua alta tradizione diplomatica, può partecipare a un club privato comandato da un capo per fare affari? Si chiede al Parlamento di benedire una presenza da osservatori, per non dire da subordinati, perché lo statuto di Trump non prevede membri osservatori, prevede membri che votano e che non votano. L'Italia potrà quindi ascoltare, ma non parlare; potrà anche pagare, questo certo, sì, ma non potrà decidere; potrà applaudire e se fa la brava potrà magari spartirsi qualche appalto nella ricostruzione. Una volta lei, Ministro, ha detto che non si possono inviare militari in missioni che non siano delle Nazioni Unite. Se vale per l'Ucraina, perché non vale per Gaza? Ministro, ci deve spiegare se il Governo intende inviare dei militari italiani sul mandato di un organismo che la nostra Costituzione nemmeno riconosce.

Riguardo a Gaza, parliamoci chiaro: qual è la prospettiva? È quella denunciata dal patriarca Pizzaballa che ha definito il Board of Peace un'operazione neocolonialista, altri che decidono per i palestinesi, mentre a Gaza si continua a morire, mentre la fragile tregua che tutti dovrebbero rispettare è stata più volte violata. Israele impedisce l'ingresso alle ONG, tra cui molte italiane, manca il pieno accesso degli aiuti umanitari e, soprattutto, manca ancora il disarmo di Hamas, così come la prospettiva chiara che serve per il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza il quale, colleghi, non ci possono essere i due popoli e due Stati che tanto evocate. Entrambi quei popoli hanno diritto a esistere, israeliani e palestinesi, e a vivere in pace e in sicurezza. Come si può fare la pace, ci chiede lei. Ministro, iniziamo a porre fine alle occupazioni illegali mentre il Governo di Netanyahu, per la prima volta, ha autorizzato la registrazione di terreni occupati illegalmente come proprietà statali. Questa è di fatto un'annessione illegale della Cisgiordania. Lei dice che non ci sono alternative, ma se fosse vero, ci spiega perché siete gli unici che parteciperanno come osservatori? L'alternativa era dire di “no” e tenere la schiena dritta. Ministro, così dovevate fare, come hanno fatto gli altri, che non è che vogliano la pace meno di noi. Il Board of Peace tenta di normalizzare un'idea pericolosa e, cioè: che le sedi multilaterali si possano sostituire con strutture parallele private, in cui la legittimità non discende dal diritto e dall'eguaglianza tra gli Stati, ma dal denaro, dalla cooptazione e dalla prepotenza di un uomo che vuole mettersi a capo di un nuovo ordine mondiale. È la privatizzazione delle relazioni internazionali, una concezione proprietaria degli equilibri mondiali, che è inaccettabile per l'Italia repubblicana. Lo dico con chiarezza: quando si colpisce il multilateralismo si indebolisce l'unico terreno dove prevale il dialogo tra i popoli e gli Stati e prevale sull'uso della forza e degli eserciti. Infatti, la storia lo insegna: quando tornano le logiche di potenza, tornano i conflitti. Lo abbiamo visto 4 anni fa con l'aggressione criminale di Putin contro l'Ucraina. La verità qui è una sola, abbiate il coraggio di dirla: Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Donald Trump. Voleva fare la pontiera, la mediatrice, si è rivelata una spettatrice. Non c'è mediazione, c'è subalternità. Si vede da come gestite anche i dettagli. C'è la preoccupazione, che non è quella di fare l'interesse nazionale, ma di non scontentare Trump. Che importa se degli altri grandi Paesi fondatori dell'UE non ci sarà nessuno, nemmeno Mertz, quello a cui Meloni stringeva la mano, salvo poi prenderne le distanze il giorno dopo per difendere l'ideologia MAGA. Avete trasformato l'Italia in un Paese che non sa da quale parte stare. Per noi deve stare da quella del diritto internazionale, da quella dell'Unione europea.

Non solo ci isolate in Europa, ma come cavalli di Troia di Trump frenate il salto in avanti di integrazione necessaria alla sopravvivenza dell'Unione. Serve l'Europa federale, ma voi siete contrari. Servono le cooperazioni rafforzate, serve un grande piano di investimenti comuni finanziati da eurobond, ma voi no, non avete il coraggio di fare questa battaglia, perché Orbán e Trump non sono d'accordo. Serve una difesa europea, ma voi siete contrari perché preferite continuare a comprare le armi da Trump. La vostra subalternità a Trump la paga a caro prezzo l'Italia. Ministro, l'abbiamo visto quando avete minimizzato i dazi che colpiscono le imprese e le famiglie italiane, lo abbiamo visto quando avete accettato di togliere la tassa alle multinazionali americane, lo abbiamo visto quando avete accettato a testa bassa di aumentare la spesa militare al 5 per cento del PIL, l'abbiamo visto quando siete stati l'unico Governo a parlare di legittima autodifesa sull'azione militare in Venezuela, l'unico Governo in Europa a non riuscire a dire cinque semplici parole: la Groenlandia non si tocca.

Giorgia Meloni non ha detto nulla davanti all'umiliazione di Zelensky e del popolo ucraino alla Casa Bianca, nulla sulla strategia di sicurezza nazionale che attacca frontalmente l'Europa, nulla nemmeno sui cittadini uccisi per strada a Minneapolis. Quando serviva per attaccare i giudici, Giorgia Meloni si sbracciava per dire che i bambini non dovrebbero mai essere sottratti alle famiglie, salvo in casi estremi. Beh, però quando Trump fa deportare bambini di due anni o usa bambini per stanare i propri genitori ed arrestarli va tutto bene e non abbiamo niente da dire, vero? Non possiamo accettare che un Paese fondatore dell'Europa come il nostro, un Paese che ha contribuito all'architettura multilaterale del dopoguerra e un Paese che ha una Costituzione nata dalla Resistenza si presti a delegittimare l'ONU e a sostituirlo con un club privato di Trump. L'Italia, forte della sua storia deve dire di “no”, difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale e dire che sono le Nazioni Unite a dover guidare i processi di pace, perché i processi di pace non si fanno con le telefonate in cui Trump dà ragione a Putin, non con i club privati, non con transazioni opache e nemmeno coi video che trasformano le macerie di Gaza, che ha subito dei crimini di genocidio, in resort di lusso per ricchi e per i propri interessi.

Scegliete di stare dalla parte della Costituzione, della dignità del Paese e di un'Europa capace di contare. Mi rivolgo alla Presidente Meloni - e chiudo -, perché noi siamo l'opposizione, Ministro. Abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni, ma quando Meloni va all'estero rappresenta tutto il Paese e rappresenta anche noi. Io le chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l'Italia al Board of Peace con cui Trump vuole sostituire le Nazioni Unite, di tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro Paese.