Discussione generale
Data: 
Giovedì, 2 Ottobre, 2025
Nome: 
Roberto Speranza

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ho due figli di 12 e 14 anni e la mia paura più grande, oggi, è che pensino che questa sia la normalità: le bombe, la morte, la distruzione. Un'assuefazione inaccettabile.

La Commissione indipendente delle Nazioni Unite ha parlato di genocidio: una parola tremenda, che mi lascia i brividi e che ricorda i tempi più bui della storia dell'umanità. Eppure il punto, Presidente, non è la parola che usiamo per descrivere questa tragedia. Il punto è cosa facciamo, dove siamo noi, cosa mettiamo in campo ogni giorno per fermare questa mattanza.

Ho difficoltà a spiegare ai miei ragazzi a cosa serve la politica. Ho difficoltà a dire dov'è l'Europa: l'Europa in cui credo e che amo, l'Europa che in fondo è l'idea di pace che si fa istituzione dopo la tragedia di due guerre mondiali. A Gaza, però, l'Europa muore ogni giorno, perché sono negati i suoi valori essenziali e costitutivi.

Ho difficoltà a spiegare ai miei ragazzi dov'è l'Italia, il nostro Paese, Ministro, che ha coltivato una vocazione storica di equivicinanza nel Mediterraneo, trasversale ai grandi partiti della Prima Repubblica, la DC, il PCI il PSI. Lei oggi ci chiede unità, ma devo dirle amaramente che quella posizione, oggi, è carta straccia, perché noi siamo semplicemente succubi di Trump, che è il primo alleato di Netanyahu e gli sta consentendo questa strage.

E mi consenta di dire, con amarezza: che vergogna il Commissario Fitto che va via, quando l'UE prova finalmente a dare un segnale. E che vergogna, ancora, che non riusciamo a dire una parola chiara sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina, come hanno fatto, da ultimo, la Francia, l'Inghilterra e altri 150 Paesi. E allora che sta succedendo? Che dentro questo vuoto delle istituzioni è nata la Flotilla, un movimento dal basso, non violento, pacifista per dire prima di tutto che non siamo indifferenti, che non ci voltiamo dall'altra parte. Un'iniziativa a cui dobbiamo dire solo grazie, per il motivo di aver dimostrato che non abbiamo smarrito la nostra umanità. E chi in queste ore è in piazza, chi manifesta, chi deciderà di non andare al lavoro lo fa perché ha empatia rispetto a un dolore di altri che sente come il proprio dolore e queste persone vanno rispettate sempre e comunque. Su una di queste barche c'è il nostro collega Arturo Scotto, il nostro fratello, compagno Arturo Scotto, a cui voglio inviare il più caloroso abbraccio di gratitudine per quello che sta facendo. Arturo, stai rispettando quell'onore che la Carta costituzionale chiede a chi rappresenta le istituzioni. Quegli attivisti stanno usando il loro corpo per accendere una luce nel buio, per questo vanno capiti e difesi, capiti e difesi, come avete fatto quando avete inviato la nave militare a loro supporto e sostegno.

E ora, Ministro, ci aspettiamo tutto lo sforzo possibile per riportarli a casa nel più breve tempo possibile, dopo che illegittimamente, in acque internazionali, sono stati fermati. Abbiamo apprezzato quel gesto. era il gesto giusto di un Governo di un grande Paese e, nel dire grazie per quel gesto, consentitemi invece di affermare che trovo gravissime, irresponsabili, surreali le dichiarazioni di Giorgia Meloni.

Sembrate appartenere, Ministro Tajani, a due Governi diversi, due Governi diversi. Giorgia Meloni tenera con Netanyahu, durissima contro la Flotilla, accusata addirittura di minare il processo di pace; no Giorgia, il processo di pace lo sta minando il tuo amico Netanyahu e chi difende questa politica inaccettabile. Cara Giorgia, chi governa rappresenta tutto il Paese, non la sua tifoseria. Io sono stato la prima volta a Gerusalemme 21 anni fa, da ragazzo, proprio con Arturo Scotto e l'ultima volta a dicembre del 2023, dopo il 7 ottobre. Ho visto con i miei occhi Kfar Aza, un piccolo kibbutz devastato da Hamas; ho incontrato gli ostaggi; so cosa abbia significato il 7 ottobre per la società israeliana. Abbiamo sempre detto: “due popoli, due Stati”. Oggi però, Ministro, ho disagio a pronunciare le parole “due popoli, due Stati”, perché la realtà di questa terra è lontanissima da “due popoli, due Stati”. La verità è che di Stato ce n'è solo uno e la comunità internazionale, in questi anni, si è voltata dall'altra parte.

La stessa Cisgiordania, se vogliamo dirci la verità, è diventata una prigione a cielo aperto e non dopo il 7 ottobre, Ministro, prima del 7 ottobre. E allora, per concludere, oggi in Terra Santa c'è solo buio, tanto buio, un buio tremendo che pure quegli attivisti stanno provando a superare. La priorità oggi è fare qualsiasi cosa per fermare questa strage, fare qualsiasi cosa per fermare questa strage. E per questo penso che ogni spiraglio di luce deve essere verificato. Personalmente, non ho alcuna fiducia in Trump, non ho alcuna fiducia in questo Governo americano e penso il peggio possibile del Governo israeliano e dei suoi pericolosi - perché sono pericolosi -, fanatici, estremisti Ministri. Eppure credo che, se c'è una strada, anche piccolissima, per provare a fermare le armi bisogna avere il coraggio di andare a vedere.

Perché ci ha insegnato la storia dura, lunga di quella terra che l'odio produce solo altro odio, l'odio produce solo altro odio, il sangue produce solo altro sangue.

E allora, pur avendo questo elemento di sfiducia, credo che oggi la priorità sia fermare questa spirale, e qualsiasi processo di pace possibile deve avere il nostro sostegno e il nostro supporto.

Proprio così, credo, che si darà una risposta a quelle centinaia, migliaia di persone, che in autonomia, da sole, senza nessuna organizzazione, scelgono in queste ore di manifestare il loro sentimento. Che il sentimento più bello è il sentimento di chi pensa che quella strage, che questa realtà di inaccettabile giustizia, non è un destino ma può essere cambiato. E per cambiarlo c'è bisogno di partecipare, c'è bisogno di stare in piazza, c'è bisogno di gridare la propria indignazione e, alla fine, consentitemi di dirlo e chiudo, la politica alcune volte ce la fa, alcune volte non ce la fa. In questa vicenda, la politica, purtroppo, non ce l'ha fatta. E allora ben vengano tante persone che sono lì a dirci che può esserci un orizzonte diverso e che insieme si può cambiare. Perché il destino, anche il destino più duro, può essere sovvertito e scritto in maniera diversa.