Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 13 Dicembre, 2022
Nome: 
Debora Serracchiani

Signora Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, provate ad immaginare, provate ad immaginare decine di migliaia di morti tra militari e civili, un numero incalcolabile di vittime di abusi, stupri e violenze di ogni tipo; e poi città e paesi ridotti in macerie, infrastrutture distrutte, fabbriche sventrate, ospedali, orfanotrofi, strutture per anziani rase al suolo, scuole, università, teatri, uffici pubblici cancellati. E provate a immaginare 6 milioni di rifugiati, 10 milioni di persone che stanno affrontando l'inverno senza elettricità, senza riscaldamento, senza acqua corrente, tantissimi senza nemmeno un tetto e quattro mura per proteggersi dalle temperature sempre più rigide. Non è immaginazione, signor Ministro, questa è l'Ucraina a quasi trecento giorni da quella che, con sprezzo del ridicolo e ignobile ipocrisia, tipici dei regimi liberticidi, Putin descrisse come un'operazione militare speciale, motivata dall'obiettivo di denazificare il Paese.

Questa è l'Ucraina, ancora oggi fatta oggetto di attacchi missilistici che non distinguono obiettivi militari da quelli civili. Questa è la guerra, perché di guerra parliamo, scatenata nel cuore dell'Europa dal criminale disegno neo-zarista di Putin.

Ancora adesso, signor Ministro, mentre parliamo in quest'Aula la città di Klintsy viene bombardata dai russi. Una guerra - credo che non vada mai dimenticato e sottaciuto - voluta da Mosca e non dal popolo russo, che sta pagando duramente la follia del Cremlino in termini di vite umane, di persecuzioni e arresti degli oppositori. Già il 25 febbraio in quest'Aula decidemmo che non avremmo lasciato solo il popolo ucraino e, insieme ai nostri partner europei e dell'Alleanza atlantica, l'avremmo sostenuto nella resistenza con ogni mezzo e l'avremmo aiutato, come veniva previsto anche nelle risoluzioni dei Consigli europei, ad esercitare il legittimo diritto di difesa.

L'Italia, questa nostra magnifica comunità, ancora una volta ha saputo dare, sin dai primi giorni dell'invasione, un'eccezionale prova di generosità, accogliendo i profughi che fuggivano dalle bombe e dalle violenze e inviando generi di prima necessità. Non dobbiamo mai dimenticare di ringraziare civili e militari che si sono prodigati in queste azioni e continuano senza sosta, con coraggio, con dedizione e con sacrificio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Così come permettetemi di ricordare gli inviati, i giornalisti che dall'inizio della guerra ci raccontano le immani sofferenze di quel martoriato popolo.

Dentro al quadro delle decisioni assunte con i nostri partner europei e dell'Alleanza atlantica, il Parlamento ha votato, a larghissima maggioranza, due risoluzioni e il decreto-legge n. 14 del 25 febbraio 2022, che ha impegnato il nostro Paese a sostenere l'Ucraina con tutte le azioni necessarie, a fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di qualsiasi natura, nonché, tenendo costantemente informato il Parlamento, la cessione di apparati e dispositivi militari per consentire all'Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e a proteggere la sua popolazione dall'aggressione militare ingiustificata e ingiustificabile della Federazione russa, nel solco di quanto stabilito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Nella scorsa legislatura, così come in questa, sono certa che non sieda su questi banchi alcuno che sia animato da spirito bellicista, che sia convinto che la guerra alla Russia sia la via da percorrere per fermare la guerra e, comunque, certo non è mai stato questo il principio che ha animato il nostro gruppo allora come oggi, perché, come ci è stato ricordato autorevolmente, la guerra è il fallimento della politica.

“Noi vogliamo la pace, Presidente; noi vogliamo che la guerra cessi, che tacciano le armi, che le bombe non cadano più sugli ospedali, sugli asili, sui condomini, sui rifugi, sui teatri, sulle persone che sono in fila per un pezzo di pane. Sappiamo che la via è quella negoziale e, signor Presidente, sosteniamo ogni azione del Governo che vada in questa direzione”. Così a nome del Partito Democratico mi esprimevo in quest'Aula il 23 marzo, alla vigilia di una delicatissima riunione del Consiglio europeo in cui l'Italia, grazie all'unità del Parlamento e all'autorevolezza del Presidente del Consiglio Mario Draghi, avrebbe svolto un ruolo importante proprio sul terreno dell'unità della risposta dell'Unione alla sfida lanciata da Putin ai valori fondanti dell'Europa e ai principi di libertà, democrazia e pace. Infatti per noi, sin dall'inizio di questa ora buia ricercata da Putin, è stata chiara e testarda la richiesta di un cessate il fuoco, di mettere fine alle stragi, alle violenze e alle sofferenze di milioni di civili inermi costretti alla fuga, ad abbandonare case e familiari, a indossare divise e imbracciare armi, di costruire quelle condizioni perché si potesse dare voce allo sforzo diplomatico per costruire quella pace che in tanti vogliamo e che abbiamo visto nella recente manifestazione del 5 novembre.

Abbiamo chiesto di far tacere le armi e l'aggressione per consentire l'avvio di un negoziato per giungere a una pace giusta e rispettosa della verità. La verità è che c'è un aggressore e un aggredito, uno Stato che è stato invaso e che è costretto a difendersi e uno che ha invaso; non un conflitto fra due Stati e nemmeno una guerra per procura. La verità è che la Russia, come dimostrato dai recenti referendum farsa, vuole appropriarsi di territori ed è disposta perfino ad agitare la minaccia atomica per provare a fiaccare l'unità e la solidità della reazione della comunità internazionale, che invece, come provato anche dall'ampia condanna dell'invasione registrata al recente G20, resta forte e convinta.

Presidente, Ministro, oggi dobbiamo esprimerci sull'ipotesi di prorogare a tutto il 2023 la possibilità di inviare all'Ucraina strumenti ed equipaggiamenti di difesa, così come già il precedente Parlamento ha autorizzato il Governo Draghi. Riteniamo questo un passaggio fondamentale e per questo lo abbiamo chiesto con forza, contestando l'iniziale e poi accantonata - e di questo, Ministro, la ringrazio - iniziativa dell'Esecutivo di prevedere questa possibilità con un emendamento infilato all'ultimo momento in un altro decreto.

Passaggio fondamentale, dicevo, e non per questo meno complesso e direi sofferto, perché sta nella nostra responsabilità agire in unità e accordo con i nostri partner, così come fatto finora, perché il cessate il fuoco, cioè la fine delle morti, delle devastazioni, delle violenze e dei soprusi si avvicini il più possibile.

Per questo e con questo spirito voteremo a favore della proroga. Lo voglio ripetere ancora una volta: il nostro obiettivo, nel sostenere non solo con l'aiuto economico e umanitario il popolo ucraino ma anche con strumenti di difesa, è costruire l'unica via che porti a una pace giusta e duratura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché l'alternativa - io credo che vada detto senza infingimenti e ipocrisie - sarebbe stata la resa dell'Ucraina, sarebbe stato voltarsi dall'altra parte mentre un popolo sceglieva di farsi esercito per difendere la propria libertà, la propria sovranità, la propria integrità territoriale dinanzi alle pretese imperialiste di una potenza nucleare intenzionata a riscrivere i confini geografici con il diritto della forza, con i cingolati dei carri armati, con le stragi e con gli orrori ai danni di civili inermi. Sarebbe stato voltare le spalle a donne e uomini che, insieme ai propri diritti, combattevano e combattono per tutelare i nostri diritti, perché è apparso subito chiaro, dal catalogo delle bugie e dei propositi imperialisti con cui Putin giustificava l'invasione armata, che intendeva riscrivere la storia dell'Europa, che intendeva riportare indietro la civiltà riaprendo gli armadi delle sfere di influenza, dei Paesi satelliti, degli Stati a sovranità limitata e costretti, dal ricatto delle armi e della minaccia anche atomica, a sottostare a un modello che la storia aveva cancellato nell'Ottantanove del secolo scorso.

Noi oggi apprezziamo, signora Presidente, che il Governo abbia fatto proprio l'impegno che, grazie all'iniziativa del Partito Democratico, era stato inserito nella legge di conversione del cosiddetto decreto Ucraina di coinvolgere direttamente il Parlamento in decisioni così importanti anche rispetto alla sua collocazione internazionale e alla partecipazione agli organismi sovranazionali. Però, come indicato anche nella mozione che abbiamo presentato la scorsa settimana, chiediamo al Governo di sostenere il ruolo dell'Italia nell'avvio di un percorso diplomatico per la costruzione di una conferenza di pace, sempre nel quadro di una stretta e fattiva collaborazione con le istituzioni europee e gli alleati NATO, attraverso iniziative utili a una de-escalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, anche in linea con gli orientamenti emersi in occasione dell'incontro G20.

La pace è urgente e necessaria, ci ha ricordato ancora recentemente il Presidente Mattarella. Noi crediamo e ribadiamo la nostra richiesta al Governo, convinti che avrà il sostegno dell'intero Parlamento, che occorra compiere ogni sforzo perché si giunga il prima possibile all'apertura di una strada negoziale, sul solco, come indicato dal Capo dello Stato, di una nuova Helsinki e non di una nuova Jalta, cioè di un'intesa che garantisca, con la fine della guerra, il diritto dei più deboli e il rispetto dei principi della legalità internazionale, e non certo una nuova divisione in sfere di influenza e limitazioni di sovranità. Ma vede, signor Ministro, ancora adesso, mentre parliamo in quest'Aula, la città di Nikopol' viene bombardata dai missili russi. Per questo non possiamo voltare le spalle al popolo ucraino, per questo, signor Ministro, l'Italia deve essere protagonista di questa fase della storia europea per la libertà e la democrazia. Il Governo avrà il sostegno del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).