Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 15 Gennaio, 2026
Nome: 
Chiara Braga

Grazie, signor Presidente. Ancora quest'anno, come da alcuni anni, ci troviamo a dover parlare di guerra e dovere affrontare scenari che avremmo voluto confinare al secolo scorso. Per il quarto anno consecutivo continuiamo ad assistere ad attacchi notturni contro le città ucraine. L'obiettivo principale, ancora una volta, sono gli impianti energetici, ma alla fine a rimanere colpiti sono i civili e le strutture essenziali per la loro sopravvivenza. Sono gli ospedali, le scuole e i luoghi di incontro gli obiettivi preferiti di ogni conflitto.

Le perdite umane - come lei, Ministro, ci ha ricordato - sono elevatissime e l'impatto si estende ben oltre i combattimenti. Milioni di persone restano sfollate, senza un tetto né un rifugio. Eppure il 2025 si era aperto tra annunci e manovre diplomatiche, con Donald Trump che prometteva di mettere fine alla guerra in Ucraina nel giro di 24 ore e di ottenere una facile tregua in Medio Oriente. Dodici mesi dopo il bilancio è amaro: il conflitto tra Russia e Ucraina procede senza soluzione, mentre a Gaza si è raggiunta una cessazione momentanea del conflitto ma si continua a morire di fame e di freddo, e l'azione illegale del Governo Netanyahu in Cisgiordania non accenna a diminuire.

Il 2026 si apre in un quadro segnato da un crescente disordine globale. Nuovi fronti si impongono, anche per effetto della politica aggressiva intrapresa dall'Amministrazione americana, e intanto assistiamo al rischio che lo scenario ucraino sia caratterizzato da una colpevole stagnazione politica e militare. Una stagnazione aggravata dalla perdita di credibilità di Trump e dalla superbia di Putin, che dopo essere stato riabilitato la scorsa estate in Alaska, oggi prende tempo e lavora a mantenere lo status quo che gli possa garantire forse qualche conquista per sfinimento militare, materiale e psicologico dell'avversario. Non ha aiutato per niente la presentazione da parte degli Stati Uniti, lo scorso novembre, di una proposta di pace alla Russia tradotta dal cirillico, che esclude dal dialogo l'Ucraina e l'Unione europea.

Lei, Ministro, intervenendo in quest'Aula ha tentato in tutti i modi di rimuoverlo, ma Trump e gli Stati Uniti non hanno un ruolo marginale in questa partita così difficile, tutt'altro. Lei, Ministro, sostiene giustamente che oggi il principale ostacolo alla pace è Putin, ma questa notte Trump ha detto l'esatto contrario sostenendo che l'ostacolo è Zelensky; due visioni opposte che non possono stare insieme, nemmeno nel vostro tentativo di rivoltare le carte. E dovete ammetterlo: il macigno Trump, quello che la Premier Meloni corteggia in tutti i modi e cerca di tenersi buono anche a costo di subalternità economica (come sappiamo essere accaduto sui dazi), oltre che politica, sta diventando la vera zavorra della politica estera del nostro Paese.

Seppure con ritardo e debolezza, un segnale è però venuto dall'Europa, prima col vertice di Berlino e poi con quello di Parigi, che hanno segnato un salto in avanti, offrendo garanzie di sicurezza all'Ucraina per costruire una pace giusta e duratura, nell'interesse degli ucraini e della sicurezza europea, a difesa dell'ordine internazionale basato sulle regole. Non potremmo mai accettare l'idea - come lascia intendere, purtroppo, Trump - di un'Ucraina come un peso morto e di un'Unione europea come un organismo da dissolvere in favore di un ritorno ai rapporti di forza tra le singole nazioni. Noi siamo contro il progetto di indebolire il diritto internazionale e il sistema multilaterale, un disegno che purtroppo il Presidente americano condivide con Putin, che non ha mai fatto mistero di volere vedere l'Europa divisa e priva di una struttura unitaria.

Per questo è urgente che sia l'Unione europea ad avere un mandato formale e a negoziare una pace che non sia un compromesso al ribasso né l'accettazione delle pretese di chi ha attaccato, ma il riconoscimento dei diritti e delle ragioni di chi è stato aggredito. Questa è la grande sfida e la responsabilità per l'Europa e anche per il nostro Paese, perché, quando viene attaccato il diritto internazionale, o ci salviamo tutti insieme o non si salva nessuno.

Lo diciamo da 4 anni: quando mancano l'Unione europea e l'ONU mancano i presupposti per garantire una pace giusta, contro la resa alle ragioni del più forte e dell'aggressore, come vorrebbe Putin. Non possiamo rassegnarci alla storia che torna indietro, a una politica di potenza, a un mondo che usa la forza e che si sostituisce al diritto, da Kiev a Caracas, dalla Groenlandia a Teheran.

Purtroppo, in questi anni, in questi mesi, abbiamo assistito a troppa ipocrisia, a equilibrismi, a fughe in avanti da parte del Governo italiano. Le oscillazioni della Presidente del Consiglio, stretta tra il richiamo alla solidarietà europea e l'attenzione a non dispiacere l'alleato; le continue uscite di Salvini contro il sostegno a Kiev che, certo, gli hanno assicurato le simpatie di uomini e donne vicine a Putin; le ambiguità sugli aiuti militari hanno finito per indebolire la credibilità del nostro Paese.

Anche oggi, in quest'Aula, le divisioni nella maggioranza sono emerse con evidenza: avete tre linee diverse sull'Ucraina, ma intanto governate l'Italia, firmate impegni in sedi internazionali e, subito dopo, fate a gara a chi li sconfessa di più. Lei, Ministro, si è rivolto alle opposizioni e, forse, prima, l'onorevole Mule' quando parlava e citava i disertori, immagino che ce l'avesse con i suoi colleghi della Lega. Lei si è rivolto alle opposizioni, ma ha sbagliato parte, doveva rivolgersi ai suoi alleati, al partito del vicepremier Salvini.

Guardi, Ministro, se lei avesse pronunciato le parole che ha detto oggi, in quest'Aula, in un Consiglio dei ministri, qualcuno avrebbe lasciato quella stanza, sempre che la Lega sia ancora nelle mani di Salvini, perché mentre lei era qui - se qualcuno non gliel'ha ricordato, Ministro - il Vannacci team, cioè il team del vicesegretario della Lega faceva un flash mob davanti a Montecitorio contro il Governo di cui la Lega esprime il Vice Premier. Mentre Meloni è in giro per il mondo la sua linea di politica estera viene affossata dalla sua stessa maggioranza. Ma con quale credibilità può parlare all'estero? Con quale credibilità l'Italia si può presentare su quegli scenari? È tempo di uscire da questa farsa, per fare fino in fondo la parte che la nostra geografia, la nostra storia ci hanno assegnato: continuare a garantire al popolo ucraino aiuti umanitari, strumenti di difesa per proteggere il proprio territorio, che è territorio europeo, e insieme lavorare per rafforzare il ruolo politico, diplomatico, strategico dell'Unione europea, superando quel diritto di veto che la paralizza, perché anche da questo dipende la nostra sicurezza.

Anche sulla Groenlandia, non abbiamo sentito da parte del Governo parole chiare, eppure basterebbe dire una cosa netta a Trump che intima ora alla NATO di assecondare il suo disegno di annessione: la Groenlandia non si tocca perché non si tocca l'integrità territoriale di uno Stato europeo. Eppure, non fate altro che parlare di Occidente, di atlantismo, ma c'è una differenza profonda tra alleanza e sudditanza. Fate finta di non capire che è proprio questo a minare la credibilità dell'Alleanza atlantica, la forza di deterrenza. Mentre si parla di garanzie di sicurezza adeguate all'Ucraina, diventa un problema per il nostro continente, perché se il diritto internazionale vale fino a un certo punto, si indebolisce la costruzione politica e giuridica del sostegno all'Ucraina che oggi, invece, dovremmo rivendicare.

Dopo 4 anni la subalternità che si traduce in immobilismo è il peccato più grave che vi rimproveriamo. Come italiani e come europei abbiamo il dovere morale di costruire attivamente la pace, non solo come assenza di guerra, ma come presenza di giustizia e di cura reciproca. Non c'è impegno politico più alto che lavorare per il dialogo, la cooperazione, la promozione dei diritti umani, trasformando la pace da un ideale astratto a una responsabilità concreta. Il lavoro e la speranza per una pace giusta e duratura rimangono una missione civile a cui questo partito non si sottrae nemmeno oggi e a cui il nostro Paese non può sottrarsi.