Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 21 Gennaio, 2026
Nome: 
Debora Serracchiani

Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la sua presenza qui. Certo, dopo averla ascoltata, Ministro - e poi leggeremo ovviamente con maggior cura la relazione -, parafrasando un suo collega di Governo, mi verrebbe da dire che la giustizia anche per lei vale “fino a un certo punto”, perché lei, sempre con dotte citazioni, ci ha parlato di un mondo, che è quello del sistema giustizia italiano, che, apparentemente, lei non conosce, non frequenta o non capisce. Perchè le cose che lei ci ha detto non tornano rispetto alle tante, tantissime interrogazioni, proposte di legge, audizioni che sono ormai tre anni che noi facciamo in questo Parlamento e che ci raccontano di un mondo della giustizia completamente diverso da quello che lei ci ha descritto oggi.

Allora, siccome lei, oggi, una relazione della giustizia, per quanto ci riguarda, non l'ha fatta, anzi, ha più volte citato il suo libro - non so se lo fa volontariamente o involontariamente -, ma evidentemente quello che ha scritto lì è quello che dice qui e che ci ripete ormai da 3 anni. Non c'era neanche bisogno di scrivere il libro, perché bastava recuperare le precedenti relazioni della giustizia e avremmo trovato esattamente le stesse cose. Però, Ministro, siccome per noi la giustizia è una cosa seria, noi abbiamo presentato una risoluzione a cui lei, come sempre, dice di “no” punto e basta, come di “no” ha detto, punto e basta, a tutti gli emendamenti che noi abbiamo fatto, si figuri, anche su una riforma costituzionale - di cui poi parlerò -, quella sulla separazione delle carriere, così importante che è la prima volta nella storia della Repubblica italiana che una riforma costituzionale non viene modificata, neppure di una virgola, in nessuno dei passaggi parlamentari.

Guardi che questo, Ministro, non è un record di cui andare fiero, soprattutto per chi, come lei, ricorda persone importanti della storia di questa Repubblica. Contrariamente a lei e a chi l'ha messa lì, Ministro, noi siamo coscienti di essere sempre stati dalla parte giusta della storia; non si può dire lo stesso di voi che oggi siete qui e potete dire e fare queste riforme, perché ci sono persone, uomini e donne, che quella Costituzione l'hanno scritta. Mi creda, Ministro, non è una petulante litania ricordarle costantemente che quella Costituzione appartiene a noi, come appartiene a lei, e che rispetto a quella Costituzione lei dovrebbe spendere delle parole che oggi, neppure oggi, le abbiamo sentito dire, neppure quando parla del carcere riesce neppure lontanamente a citare la Costituzione, neanche l'articolo 27. Si dimentica sempre che ci sono dei principi costituzionali, soprattutto quando si parla di giustizia.

Allora glielo ricordiamo noi. Nella nostra risoluzione a cui lei ha detto “no”, le diciamo velocemente quali sono i punti sui quali il sistema della giustizia affonda e lei dice invece che va tutto bene. Gravi rischi per le risorse legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se va tutto bene e sono stati raggiunti tutti i target, Ministro, ci spiega perché dopo tre anni ha dovuto fare, in fretta e furia, un decreto urgente, misure urgenti sulla giustizia in cui, come carri armati di Mussolini, ha spostato i magistrati da una parte all'altra e, addirittura, abbiamo dei processi che verranno discussi, istruiti a Trieste e, poi, decisi da un giudice a Palermo, che non ne sa nulla? Se va tutto bene ed è stato rispettato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché avete fatto in fretta e furia il decreto urgente?

Non ci ha ancora risposto. giudice di pace, clamorose sofferenze. Ministro, se va tutto bene, ci dice perché il giudice di pace di Busto Arsizio ha fissato l'udienza al 2032? Se va tutto bene, perché le udienze arrivano al 2032? Il fallimento della transizione digitale: Ministro, non so se lei ha letto gli appelli che ci sono arrivati da diverse procure, tribunali. Lei lo sa che quando si utilizza l'APP, cioè il processo telematico penale, i fascicoli che si spostano da un ufficio all'altro spariscono? Lei lo sa, quindi, che le archiviazioni si stanno facendo a mano, Ministro, oppure neanche questo lo sa? Ci ha detto che va tutto bene. Il dilagare del precariato presso il Ministero della Giustizia. Ministro, 12.000 precari della giustizia a cui continuate a non dare una risposta.

Posso anche dirle, Ministro - lei oggi non ne ha parlato -, che ci sono 20.000 posti vacanti al Ministero della Giustizia di cui lei, ogni volta, non dice assolutamente nulla, e quei corsi e concorsi, a cui lei ha fatto riferimento, non copriranno quelle vacanze, neppure quelle della magistratura. Entreranno magistrati, ma saranno di più quelli che saranno andati in quiescenza. Oltre il 50 per cento di personale amministrativo manca in alcuni uffici giudiziari, ma lei ci ha detto che va tutto bene. Il collasso del sistema dell'esecuzione della pena: ne hanno parlato tanto i colleghi e non aggiungo altro, se non ricordarle un numero che lei oggi non ha detto: più di 62.000 detenuti per meno di 45.000 posti. Ministro, non ci dica che il suicidio avviene perché la persona ha paura della liberazione e che si evitano i suicidi in carcere grazie al sovraffollamento, perché guardi che non fa onore alla sua intelligenza, ma mi permetta, neppure alla nostra.

Sul fallimento delle politiche di sicurezza: Ministro, avete fatto una cinquantina di nuovi reati, quasi altrettanti inasprimenti di pena. Basta girare in una qualunque città italiana per capire che sulla sicurezza avete completamente fallito, tant'è che se ne è accorta anche la Presidente del Consiglio e nella conferenza stampa di inizio anno ha chiesto un cambio di passo. Ora il cambio di passo, però, non è solo repressione, Ministro, e lei oggi non ha speso una parola, una, sulla formazione, prevenzione, informazione, che sono strumenti necessari per evitare che si commettano reati e per rendere più sicure le nostre città, e non è colpa dei sindaci e non è colpa dei magistrati.

Per una volta riconoscete che la responsabilità è tutta vostra e che quel cambio di passo noi ve lo stiamo chiedendo da anni senza che voi facciate nulla. Ecco, chiudo nel presentarle soltanto i titoli di questi punti fondamentali della relazione che lei non ha fatto, sulla cooperazione internazionale, su cui noi siamo inadempienti. Noi volevamo qualche notizia su Almasri, Ministro. Volevamo anche capire perché lei ci ha raccontato almeno 5 versioni diverse, per poi scoprire che quella persona lì - un criminale, torturatore e violentatori di bambini - è stato arrestato in Libia.

Allora, Ministro, io oggi mi aspettavo che lei, non dico si scusasse, ma almeno ci spiegasse che cosa ha combinato, perché non lo abbiamo ancora capito bene. Abbiamo solo capito, parafrasando sempre un suo collega, che la giustizia vale fino a un certo punto per voi, come il diritto internazionale per voi vale fino a un certo punto. Francamente noi pensiamo che non sia così.

Ma guardi, Ministro, sulla giustizia non ci ha risposto, però, siccome anche lei ha affrontato, da ultimo, il tema della riforma costituzionale non starò qui a spiegare le ragioni di merito che ci spingono al “no”. E, Ministro, io capisco che lei sia costretto a citare la mozione Martina, Ceccanti, diversamente tra quelli che sono favorevoli al “sì,” dovrebbe citare Licio Gelli, Luca Palamara e Michele Nardi.

Io capisco, quindi, che continui a citare uomini di sinistra perché, guardando dall'altra parte, non le conviene citare nessuno. Sulla riforma soltanto tre titoli, Ministro. Lei ha detto che non sia un processo alle intenzioni, però, la cosa che mi ha colpito è che, ancora una volta, le cose che diciamo noi o vanno denigrate o sono falsità oppure sono cose destituite di fondamento. Allora, Ministro, se è così, mi spieghi perché gira questa tabella, Ministro  - guardi da questa parte un secondo -, gira questa tabella.

In questa tabella, Ministro, che avete inoltrato più volte - questa pensi che è sul sito del Ministero della Difesa - ci sono i Paesi con la separazione delle carriere, da una parte, e i paesi senza la separazione delle carriere, dall'altra parte. Ora, premesso che non c'è la fonte - ma questo è un dettaglio nel vostro caso -, io vi vorrei far notare che tra i Paesi dove c'è la separazione delle carriere e voi dite che è una bellezza c'è la Francia e ci sono anche gli Stati Uniti. Allora, intanto una precisazione: la Francia, ah, Ministro, la Francia non è con la separazione delle carriere e lei questo lo dovrebbe sapere.

Perché in Francia c'è un unico ordine giudiziario, Ministro, e i pm e i giudici cambiano più volte. Ma sa la cosa più importante? È lo status di pubblico ministero. In Francia, il pubblico ministero è un dipendente del Ministero della Giustizia, che è esattamente dove ci volete portare, cioè i pubblici ministeri sotto l'Esecutivo. E siccome non lo poteva fare con una riforma costituzionale, lo farà con le leggi ordinarie. Quelle leggi ordinarie sa che cosa diranno? Diranno che la polizia giudiziaria sarà sotto i Ministeri e non apparterrà più al coordinamento del pubblico ministero. Ma, Ministro, mentre noi siamo qui e parliamo, è successa una cosa gravissima, su cui mi auguro e spero lei voglia spendere due parole prima di allontanarsi da quest'Aula: abbiamo appreso da Report di un'inchiesta …

 …da cui emergerebbe che tutti i personal computer dei magistrati italiani sono sottoposti a controllo da remoto e che questo sarebbe avvenuto dal 2024, su indicazione precisa di Palazzo Chigi e il Ministero della Giustizia. Di fronte ad una richiesta importante fatta da una cultura italiana, avrebbe detto che su questo nulla si doveva dire e fare. Allora, Ministro, se è vero questo, noi la invitiamo ancora una volta a dimettersi perché non è in grado di difendere il sistema della giustizia italiana.