Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 24 Febbraio, 2020
Nome: 
Alfredo Bazoli

A.C. 2394

Presidente, devo ammettere che non è facile intervenire in discussione generale su un provvedimento comunque importante, delicato, come questo, in un momento come quello che sta vivendo il nostro Paese, ed in particolare il Nord del Paese: un'emergenza che sta preoccupando i nostri concittadini, e che noi viviamo ed avvertiamo sulla nostra pelle, all'interno delle nostre famiglie, perché questa preoccupazione la sentiamo crescere anche all'interno delle nostre famiglie, tra i nostri familiari. Quello che sta succedendo credo non abbia precedenti nella storia del Paese; è quindi evidente che, anche al di là del merito, delle questioni e dell'emergenza sanitaria, che in questo momento si sta sviluppando nel Nord, questo non può non condizionare anche i nostri lavori e il nostro stato d'animo.

Io mi auguro (lo dico, l'han già detto anche i miei colleghi) che, in ragione di questa condizione che viviamo, anche in quest'Aula si possa dare conto e prova di un'unità nazionale, che io penso in questo momento si aspettino gli italiani: quella che in qualche modo è visibile al Governo del Paese e delle regioni e dei comuni interessati dal fenomeno epidemico che stiamo registrando, perché credo che la collaborazione che c'è, al di là delle colorazioni politiche tra il Governo, i governatori e anche amministrazioni locali, sia la più bella testimonianza dell'unità che attorno alle emergenze in questo Paese siamo capaci di costruire. Mi auguro quindi che anche in quest'Aula si possa trovare un'unità nella discussione di quello che sta accadendo, e anche per superare i passaggi che abbiamo su questo decreto-legge per arrivare rapidamente a una conclusione, in modo da poterci dedicare ad altro. Io intendo contribuire alla sobrietà di questo dibattito in discussione generale tenendo un intervento molto breve, per evitare di perdere troppo tempo in discussione generale, e contribuire in questo modo ad accelerare per quanto possibile i lavori di quest'Aula.

Mi limiterò allora a ricordare e a dire che con questo decreto-legge finalmente si chiude una vicenda iniziata nel 2017, quando venne approvato un decreto legislativo con il quale ci si proponeva di intervenire sulla materia delle intercettazioni, per cercare un equilibrio nuovo e diverso tra il diritto alla privacy e il diritto della giustizia ad intervenire con i mezzi resi possibili oggi anche dalla tecnologia, e anche il diritto alla difesa e il diritto alla cronaca; un equilibrio nuovo tra questi diritti, che spesso sono confliggenti tra loro e che nella cronaca giudiziaria e mediatica del nostro Paese in questi anni hanno dimostrato non sempre di aver trovato un giusto equilibrio. Quel decreto legislativo nel 2017 puntava a trovare questo nuovo equilibrio ed intervenne introducendo una nuova disciplina, la cui applicazione, peraltro, in questi anni in parte è stata rinviata, e che trova invece un completamento con questo decreto-legge: che è stato emendato, discusso ed emendato al Senato, con un lavoro che la maggioranza ha portato avanti in maniera secondo me virtuosa, perché è stato trovato un equilibrio nuovo rispetto alle esigenze che si erano manifestate quando si è affrontato il tema.

Oggi arriva da noi, in un passaggio che è evidentemente molto costretto nei tempi, anche se consente una discussione, ma sappiamo che è un passaggio che non consentirà di fatto ulteriori modifiche, perché ormai i tempi sono molto compressi. Questo ovviamente ci impedisce di intervenire, quindi, in maniera sostanziale; ciò corrisponde peraltro ad una prassi abbastanza costante nei lavori di questo Parlamento.

Penso che il decreto-legge, completando questa disciplina, finalmente chiuda la discussione su un tema, quello della disciplina delle intercettazioni e del modo in cui si può tutelare la privacy, che molto spesso è stata invece violata negli anni passati in relazione a indagini compiute in procedimenti penali; finalmente si chiude questo capitolo in modo, io credo, soddisfacente.

Mi limiterò a questo proposito - concludo molto rapidamente - a ricordare che è introdotta una disciplina con la quale le intercettazioni vengono garantite attraverso un controllo costante del pubblico ministero, vi è una udienza stralcio con la supervisione del giudice e alla quale possono partecipare il pubblico ministero e i difensori delle parti, nella quale vengono selezionate le intercettazioni non irrilevanti, e quindi c'è un controllo giurisdizionale sul materiale che entrerà nel fascicolo; tutto il materiale oggetto delle intercettazioni è registrato in archivi informatici, che garantiscono l'impermeabilità dell'accesso alle informazioni, e si garantisce quindi la totale impermeabilità anche delle notizie riservate, e quindi delle intercettazioni non rilevanti che non entrano nel fascicolo. Questo credo sia un enorme passo avanti nella tutela della riservatezza, che invece è stata così abbondantemente violata negli anni scorsi in ragione dell'assenza di una disciplina adeguata a garantirne il rispetto. C'è una disciplina che garantisce anche ai difensori di prendere visione, e anche di estrarre eventualmente copia delle intercettazioni, laddove il giudice le ritenga rilevanti e quindi debbano essere inserite nel fascicolo. C'è una disciplina da questo punto di vista che garantisce adeguatamente la riservatezza, contemperando le esigenze investigative.

C'è poi finalmente una disciplina - mi avvio rapidamente alla conclusione - che riguarda, anche qui, in particolare l'utilizzo dei captatori informatici, di questi mezzi di indagine così rilevanti e importanti ai fini della capacità e dell'effettiva necessità di risposta della giustizia, ma anche così pesantemente invasivi della privacy delle persone. È stata introdotta una disciplina che cerca, in modo secondo me virtuoso, di contemperare le esigenze investigative con le esigenze di tutela della riservatezza, con una speciale attenzione ovviamente ai reati più gravi, e che la maggioranza ha individuato nei reati contro la criminalità organizzata e il terrorismo e nei reati contro la pubblica amministrazione, almeno quelli più gravi, per i quali c'è una particolare attenzione e una particolare disciplina per garantire l'uso anche dei captatori informatici in modo più efficace; e siccome riteniamo che siano i reati più importanti e più gravi, c'è una disciplina che riguarda in particolare l'utilizzo delle intercettazioni in altri procedimenti penali o per altre fattispecie di reato, che punta a disciplinarne l'utilizzo in modo da evitare l'utilizzo, appunto, delle cosiddette intercettazioni a strascico.

Mi pare quindi che ci sia una disciplina completa, che finalmente chiude una discussione e completa una disciplina che era stata introdotta in parte nel 2017, e che trova con questo decreto-legge la sua conclusione. Quindi, mi pare di poter dire che sia un passo in avanti nel tentativo di trovare il giusto equilibrio tra esigenze di indagine, diritto della difesa, diritto alla riservatezza e diritto di cronaca. Dentro un quadro così complesso, io penso che sia stato fatto un lavoro di equilibrio accettabile e, anzi, io credo soddisfacente.