Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 1 Aprile, 2026
Nome: 
Alberto Pandolfo

Comunicato di Alberto Pandolfo

A.C. 1704-A

Sì grazie, Presidente. Quello che ci troviamo a discutere oggi è un provvedimento che nasce da uno scandalo, come molti colleghi hanno ripercorso prima di me. Però interpella qualcosa di molto più profondo: di fatto, la capacità di stare al passo con i mutamenti del mercato, di proteggere davvero i cittadini nel loro ruolo di consumatori.

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche alla nascita e all'esplosione del fenomeno dell'influencer marketing. Parliamo di 15.000 imprese in Italia che spesso sono, tra l'altro, imprese a conduzione femminile; un comparto consistente, vitale, che deve avere delle regole chiare non per limitarlo, ma per farlo crescere su delle basi sane. E qui si sviluppa, più o meno in modo sistematico, una pratica, purtroppo, che appunto è distorsiva e che abbiamo cercato di evitare perché, di fatto, abbinare la vendita di un prodotto con la promessa di una donazione in favore di una causa benefica non è affatto un male, ma quando questo diventa un elemento distorsivo, beh, dobbiamo evitare che tutto ciò accada.

Ecco, il disegno di legge introduce sì alcuni obblighi di trasparenza ma abbiamo lavorato, come Partito Democratico, affinché ci fosse maggiore trasparenza, naturalmente, ma soprattutto più tutela per il consumatore e più dignità per gli enti del Terzo settore che rischiano di essere strumentalizzati e che non devono essere strumentalizzati a fini commerciali. Quindi, vogliamo più praticabilità per le imprese e più sostanza per i consumatori. Ma, come Partito Democratico non possiamo non evidenziare che il provvedimento fa meno di quanto si potesse fare e lo fa per 3 ragioni: anzitutto per l'apparato sanzionatorio, sanzioni da 5 a 50.000 euro restano poca cosa per gli operatori che sono sul mercato; poi, dicevo, la tutela del Terzo settore, la norma prevede un reporting ex post all'AGCM, ma noi dobbiamo far sì che, invece, ci sia un controllo in itinere che purtroppo non c'è; poi, la terza ragione è, appunto, quella della dinamica degli influencer marketing che è assolutamente evasa. Il Governo ha scelto di intervenire solo dopo uno scandalo mediatico, ma ha lasciato fuori, appunto, una disciplina che doveva essere centrale, quella dell'influencer marketing. Addirittura la stessa relazione del Servizio studi allegata dice che l'impianto sanzionatorio è di difficile quantificazione. Insomma, chiediamo che l'AGCM, proprio in ragione del mandato ricevuto, pratichi azioni rispetto alle sanzioni che appaiono insufficienti e all'attività di monitoraggio in itinere. Ecco, perché il gruppo del Partito Democratico esprimerà un voto di astensione perché, pur riconoscendo le corrette fondamenta coerenti con i principi che abbiamo sempre sostenuto, a partire da quello della trasparenza, crediamo che questa sia un'occasione mancata perché la difesa dei consumatori e la promozione del terzo settore sono valori che meritano una visione di lungo periodo e non un'azione che, invece, va a coprire uno scandalo semplicemente mediatico. Crediamo che il mercato digitale per la sua velocità, per la sua pervasività anche, richieda un legislatore capace di anticipare le dinamiche e non di rincorrerle.