Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 12 Aprile, 2023
Nome: 
Federico Gianassi

A.C. 338-B

Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il Partito Democratico sostiene iniziative parlamentari finalizzate a promuovere e tutelare i liberi professionisti italiani e tra le tutele di cui i liberi professionisti hanno bisogno c'è, tra le più importanti, il diritto all'equo compenso per la prestazione professionale resa, perché è un principio scolpito nella nostra Carta costituzionale all'articolo 36, laddove è stabilito che i lavoratori e le lavoratrici della Repubblica hanno diritto a una retribuzione proporzionata per l'attività lavorativa resa.

È per queste ragioni che stiamo conducendo una battaglia in Parlamento per l'approvazione del salario minimo legale per i lavoratori dipendenti ed è per le stesse ragioni che da anni sosteniamo l'esigenza di una normativa che riconosca e tuteli il diritto all'equo compenso per i liberi professionisti. È per questo che già negli anni scorsi il Partito Democratico ha adottato iniziative parlamentari per riconoscere questo diritto. Vi fu un primo intervento nel 2016, nel codice degli appalti, ma limitato alla tutela per i lavoratori professionisti ordinistici; poi, successivamente, nel 2017, due interventi normativi molto importanti: uno, per il riconoscimento degli ammortizzatori sociali in favore dei lavoratori autonomi, con norme a tutela di infortuni, congedi parentali e maternità, l'altro, per il riconoscimento del diritto all'equo compenso.

Tuttavia, occorre riconoscere che quel principio, giustamente scolpito in una norma, non si è poi realizzato per come il Parlamento, certamente, e il Partito Democratico avrebbero voluto. In effetti, abbiamo assistito a una difficoltà di penetrazione nel territorio, nel Paese, del diritto all'equo compenso per i professionisti e, dunque, abbiamo sostenuto con convinzione iniziative parlamentari finalizzate a rafforzare il riconoscimento di questo diritto, affinché non solo sia scolpito e scritto in una norma, ma sia concretamente attuato e riconosciuto ogni giorno nel nostro Paese.

È per questo che siamo stati disponibili al percorso parlamentare per l'approvazione della proposta di legge che, oggi, torna nuovamente alla Camera, ma lo abbiamo fatto indicando anche una serie di criticità, perplessità e storture che richiedevano un intervento migliorativo, modificativo. Per tre volte, due volte alla Camera e una volta al Senato, abbiamo espresso un voto favorevole condizionato a interventi di miglioramento che limitassero le storture e i limiti che noi riconosciamo in questo provvedimento e che consentissero una piena applicazione in favore di tutti i liberi professionisti italiani che oggi non ottengono il diritto al riconoscimento dell'equo compenso. Dobbiamo, purtroppo, prendere atto che non c'è questa disponibilità da parte del Governo e della maggioranza che, al contrario, hanno voluto blindare il testo nella sua versione originale. Ci era stato detto che non era possibile accogliere le nostre proposte, perché occorreva una trattazione accelerata, rapida e veloce; non ci siamo sottratti a una trattazione accelerata, abbiamo dato piena disponibilità anche in questo mandato, in questa legislatura, a uno svolgimento rapido dell'iter parlamentare, eppure, nel frattempo è sorta l'esigenza di adottare dei correttivi per alcuni errori formali contenuti nel testo. Nemmeno in questa occasione, nemmeno al Senato, laddove è stato necessario cambiare il testo, nemmeno oggi alla Camera dove il testo torna, a fronte di modifiche tecnicamente necessarie si è voluto aprire a modifiche di tipo politico.

Se avevamo dei dubbi sulla sincerità della disponibilità del Governo e della maggioranza ad ampliare il diritto all'equo compenso a favore dei liberi professionisti italiani, oggi, abbiamo la certezza che non c'è questa disponibilità, c'è una valutazione politica che la maggioranza e il Governo fanno e in forza di quella valutazione si è deciso che quest'Aula deve approvare un provvedimento che solo in parte riconoscerà nel Paese il diritto all'equo compenso in favore dei liberi professionisti italiani, perché molti altri resteranno esclusi.

Noi riconosciamo in questa proposta di legge alcuni aspetti certamente positivi. C'è la riaffermazione del principio del diritto all'equo compenso, che noi condividiamo, come ho detto; c'è la definizione dell'equo compenso, con il riferimento ai parametri di compenso stabiliti nei decreti ministeriali; c'è la precisazione delle fattispecie che determinano la nullità della clausola che viola l'equo compenso e, ancora, le sanzioni per le imprese che violano la norma e non riconoscono l'equo compenso e l'istituzione di un osservatorio che deve vigilare sul rispetto delle norme.

Tuttavia, permangono quelle gravi criticità, quelle storture che abbiamo evidenziato in tutto il corso dell'iter parlamentare e che non sono state affrontate. In particolare, esiste un limite troppo stringente rispetto al perimetro delle imprese che sono obbligate a riconoscere l'equo compenso. Sono due i diversi limiti che la norma che oggi viene approvata dalla Camera mantiene: da un lato, il limite dimensionale dei dipendenti e del fatturato che esclude la stragrande maggioranza delle imprese italiane dall'obbligo di riconoscere al libero professionista che presta la prestazione l'equo compenso e, dall'altro, la tipologia di attività che le imprese svolgono. Ci sono le imprese bancarie, e questo è un bene, ci sono le imprese assicuratrici, e questo è un bene, ci sono gli enti pubblici e le società partecipate dagli enti pubblici, anche questo è un bene, ma restano escluse alcune tipologie di imprese che abitualmente operano in modo strutturato con i liberi professionisti, come ad esempio, appunto, le imprese, le società di riscossione. Ancora oggi è stato bocciato il nostro ordine del giorno che chiedeva al Governo di intervenire per ampliare il novero delle imprese, comprendendo anche le società di riscossione all'interno di quelle che sono obbligate a riconoscere l'equo compenso.

C'è, poi, un altro limite molto serio, quello di aver previsto sanzioni disciplinari nei confronti del libero professionista che accetti il compenso non equo. Se la finalità della norma, sacrosanta e giusta, che noi condividiamo, è riconoscere tutela al libero professionista, parte debole contraente rispetto a un soggetto forte e strutturato, non si comprende il motivo, se non per una ragione di tipo ideologico e politico, di sanzionare anche il libero professionista che in base a questa norma è obbligato a ricorrere al giudice per chiedere il riconoscimento di un compenso equo e contestualmente viene sanzionato disciplinarmente dal proprio ordine di appartenenza. È evidentemente una stortura che limiterà il diritto, la facoltà di iniziativa del libero professionista a ricorrere contro il compenso non equo e che scalfisce anche il principio dell'autonomia ordinistica che è chiamata a disciplinare gli illeciti nel proprio codice deontologico.

Inoltre, non è ancora stata predisposta una norma transitoria che intervenga sulle convenzioni esistenti, sulle numerosissime convenzioni esistenti, e sono numerose certamente se il Parlamento ha preso atto che c'è un grave problema rispetto al quale occorre intervenire. Quelle convenzioni spesso non hanno una durata né un termine. Quelle convenzioni continueranno a prevedere un compenso non equo a carico di un professionista che subirà un danno.

Noi avevamo proposto una norma transitoria che prevedesse entro un tempo certo - un anno - l'adeguamento delle convenzioni esistenti rispetto ai principi dell'equo compenso. Queste osservazioni non sono solo le nostre, ma sono le osservazioni che sono state avanzate dalle associazioni e dalle istituzioni delle professioni che abbiamo audito in Commissione e che hanno presentato anche documenti scritti. L'OCF, cioè l'Organismo congressuale forense, ha scritto che si trova insoddisfacente l'esclusione della disciplina sull'equo compenso delle prestazioni rese in favore di società veicolo di cartolarizzazione e degli agenti di riscossione, che è esattamente ciò che noi avevamo detto con il nostro emendamento. Oppure, ancora, che è discutibile la previsione di sanzioni disciplinari nel caso di partecipazione del professionista alla redazione di convenzioni, perché tale previsione sanzionatoria non tiene conto della debolezza intrinseca dei professionisti che vengono invitati o indotti a presentare autonomamente condizioni sfavorevoli e, quindi, se ne fanno autori tramite forme di bandi o gare. E ancora sulla irretroattività della norma, dove sempre l'OCF dice che sembra più idonea e confacente la precedente formulazione che estendeva l'applicazione della legge anche alle prestazioni già pattuite ma non ancora eseguite. Così hanno scritto anche altre associazioni forensi - e penso all'Associazione nazionale forense e ad altre - perché erano proposte di buonsenso che abbiamo presentato anche oggi, per il tramite degli ordini del giorno, e che sono state rigettate.

Dunque, non possiamo confermare il nostro voto favorevole se siamo costretti a prendere atto - e prendiamo atto - che non c'è disponibilità del Governo e della maggioranza ad allargare la platea dei liberi professionisti che hanno diritto al riconoscimento dell'equo compenso. Con questa norma si attribuirà un diritto ad alcuni liberi professionisti che operano in Italia…

…e se ne escluderanno molti altri. Pensiamo che sia un'occasione persa. Per questo motivo ci asterremo rispetto al provvedimento e per questo continueremo da domani a incalzare la maggioranza e il Governo per estendere il diritto all'equo compenso in favore di tutti i liberi professionisti italiani che meritano tutela dalle istituzioni repubblicane.