Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 28 Gennaio, 2026
Nome: 
Andrea Casu

A.C. 2511-A

 

Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi. In queste ore così difficili e così terribili, in un momento in cui non solo il peso, ma il futuro dei Paesi, delle democrazie così come le abbiamo conosciute, sembra in bilico portare in Parlamento una riforma della pubblica amministrazione, delle modalità di valutazione, di selezione delle donne e degli uomini che hanno l'onore e l'onere di far parte della nostra macchina amministrativa, di guidarla, ma significa mandare un messaggio. Un messaggio non solo a 3 milioni e 400.000 lavoratrici e lavoratori, che non dovremmo mai smettere di ringraziare per quello che fanno ogni giorno, in condizioni sempre più difficili nel nostro Paese. Ho sentito parlare di retribuzione: noi non dobbiamo mai dimenticare che dal 2021 a oggi, negli ultimi 4 anni, il costo della vita è aumentato talmente tanto, il potere d'acquisto è sceso del 9 per cento, significa una mensilità in meno, significa che per ogni lavoratrice e lavoratore c'è una mensilità in meno alla fine di ogni mese. Ma non solo a loro stiamo mandando questo messaggio, ma lo mandiamo a tutti i cittadini da cui dipendono i servizi essenziali che offre la pubblica amministrazione: la sanità, la scuola, i trasporti, la cultura, lo sviluppo, le imprese, la competitività. Dipende tutto dalla qualità della nostra macchina amministrativa. È, però, anche un messaggio al mondo. Spiega bene chi siamo oggi, cosa vogliamo diventare, qual è l'azione del nostro Governo. Vedete, in Commissione, prima, e in Aula, poi, abbiamo cercato di spiegarvi gli errori che state commettendo, non negli obiettivi che dichiarate - chi non può essere d'accordo con l'obiettivo di una maggiore efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione - ma con gli strumenti che avete scelto per raggiungerli.

Perché, vedete, voi, in questo disegno di legge, commettete almeno due errori madornali. Il primo riguarda la valutazione della qualità del lavoro, delle performance. Fissare un limite - il 30 per cento, il 20 per cento per le eccellenze - non servirà a cancellare ma a peggiorare la qualità della pubblica amministrazione, l'appiattimento verso il basso perché rompe quel collegamento indispensabile tra ciò che sono e devono essere le performance individuali e la qualità del lavoro di gruppo, che non si misura solo nel numero delle singole pratiche del singolo lavoratore, ma nell'efficacia del servizio che viene reso nei confronti dei cittadini. Voi, invece, scegliete la via di mettere in competizione diretta, per lo stesso obiettivo, le lavoratrici e i lavoratori come nel gioco delle sedie. Lo fate con tutti i lavoratori ma senza mettere risorse in più, facendo pagare a chi perde il premio per chi vince, spingendoli a fare tutto quello che possono non per far lavorare meglio l'ufficio, ma per vincere la corsa sul collega. Non vi rendete conto nemmeno della demotivazione che si troverà a vivere chi si accorgerà di avere meno risorse in busta paga dopo aver dato il massimo solo perché avete scelto voi la percentuale di quelli che possono al massimo essere premiati.

Lo fate tenendo fuori dalla porta delle sale, in cui verranno fatte queste valutazioni, le rappresentanze dei lavoratori, ignorando l'importanza del benessere organizzativo, delle condizioni in cui lavorano i lavoratori e delle performance che anche lei, Ministro Zangrillo, dovrebbe garantire per consentire ai lavoratori di poter compiere il proprio operato in condizioni migliori.

Cosa diversa sarebbe stata aprire una grande riflessione collettiva su nuovi criteri oggettivi, nuovi incentivi, nuove risorse per stimolare la crescita accompagnando le risorse che servono, ossia su tutto quello che hanno chiesto, con accenti diversi, tutti i sindacati che abbiamo sentito in audizione.

Secondo punto: l'accesso alla dirigenza. Vedete questa via alternativa al concorso che state disegnando non riusciamo a capire quanto sarà larga: se del 30 per cento o se di più.

L'articolo 97 della Costituzione lo ricordiamo spesso, sempre, per due parole importanti, fondamentali il “buon andamento” e l' “imparzialità”, ma ha anche un quarto comma, che disciplina l'accesso tramite concorsi, che non può essere dimenticato nell'azione legislativa. La progressione interna è importante. Per questo vi abbiamo chiesto, inascoltati, di mettere le risorse che non ci sono per la formazione, per consentire che chi lavora nella pubblica amministrazione possa crescere nella funzione ma anche nelle competenze ed essere valorizzato per il suo valore effettivo, non per la decisione di qualcun altro.

Ecco, non può essere lo spirito di sacrificio attestato dal proprio capo, in un sistema in cui i vertici apicali sono già indicati con lo spoils system dalle cariche politiche, ad aprire la porta alla diligenza.

Spirito di sacrificio verso cosa? Verso chi? Verso il Ministro, il partito che ha indicato chi dovrai valutare? Spirito di sacrificio verso di lei, Ministro Zangrillo? Spirito di sacrificio verso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni?

Se vuole cominciare a premiare lo spirito di sacrificio, può iniziare dal cancellare definitivamente - basta sospensione - l'assurda, sbagliata e ingiusta inaccettabile norma blocca idonei (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per consentire a migliaia e migliaia di persone, che hanno già superato le prove, che potrebbero immediatamente rendere più efficiente la pubblica amministrazione, di non restare in panchina in attesa di una chiamata che rischia di non arrivare mai e di entrare in campo e di contribuire a offrire quei servizi che mancano per i cittadini. Però, vede, questi limiti assurdi - il blocca idonei come il blocca merito, il 30 per cento come il 20 per cento - devono essere cancellati perché la pubblica amministrazione non è il Colosseo. Non servono limiti percentuali invalicabili, utili solo a dare più potere a chi deve alzare il pollice per decidere chi entra e chi no, chi sale e chi no, chi guadagna di più e chi perde anche quello che aveva. Servirebbe una pubblica amministrazione aperta, non chiusa, con una vera trasparenza, con veri criteri, con una vera partecipazione, senza tenere fuori dalla porta i sindacati, i lavoratori, con una vera collaborazione, tenendo conto anche di quello che è il contributo che tutti i cittadini possono offrire in un paradigma moderno di pubblica amministrazione. Questa legge, questa riforma rappresenta l'ennesimo tassello di un disegno teso a piegare, sotto la scure del potere politico di chi vince anche per un solo voto, tutto.

E guardate un po' com'è strano il funzionamento delle percentuali secondo la maggioranza che sostiene il Governo Meloni. Qual è la grande priorità del 2026 per questa maggioranza? Ce l'ha spiegato Arianna Meloni all'inizio dell'anno: la legge elettorale. Non è sicuramente intervenire per il caro bollette, per il caro vita, per il potere d'acquisto dei lavoratori che hanno perso una mensilità negli ultimi 4 anni; non è la crisi dei trasporti e non lo sono i 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure per le liste d'attesa. No, la priorità è la riforma elettorale. In questa grande priorità vi è un'idea, un obiettivo dichiarato che vediamo nelle interviste: far sì che chi prende il 40, il 45 per cento dei voti abbia, poi, una percentuale ben più alta rispetto ai seggi che ha guadagnato. Vedete, nella pubblica amministrazione, invece, queste quote fisse, queste percentuali non servono a dare di più ma a dare di meno.

Servono a bloccare, ad avere di meno di quello che hai meritato: con il blocca idonei decidete di far entrare solo il 20 per cento degli idonei, anche se ce n'è un bisogno maggiore, anche se i PIAO stessi dicono che servirebbe un numero maggiore di innesti, che le risorse sono pronte. Ma no, no, lo bloccate. Con il blocca merito mettete il 30 per cento, riconoscete solo al 30 per cento dei lavoratori il massimo, tenendo fuori anche tutti gli altri che hanno meritato lo stesso. Ecco, non per dare di più come la legge elettorale, ma per dare di meno.

Ecco, voi dite che la riforma elettorale la fate per la governabilità. Ma perché, allora, non pensate anche alla governabilità della pubblica amministrazione, alla governabilità del Paese, alla governabilità sociale, alla governabilità dei diritti che potrebbero essere meglio garantiti, offrendo tutte le opportunità a tutte le persone che servono e che lo meritano, senza che sia lei, Ministro Zangrillo, a fissare la percentuale, utilizzando dei criteri oggettivi per definire chi merita di entrare o chi merita di avere una maggiore valorizzazione.

Perché, vedete, le percentuali funzionano alla rovescia per voi: si usano per dare di più ai parlamentari in termini di seggi della maggioranza che prende anche un solo voto in più alle elezioni e per dare a queste maggioranza parlamentare il potere di, poi, decidere la percentuale con cui poter togliere qualcosa a tutti gli altri. Questo solo per dimostrare che siete voi a comandare. Giù la maschera! Il vostro obiettivo è la “comandabilità”, non la governabilità. Comandare su tutti e su tutto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Solo in Italia, però! Perché, appena fate un passo fuori dai confini, non esitate a piegare la testa a chi ritenete più forti di voi, come nel caso della presenza dell'ICE nel nostro Paese.

Non avete nemmeno la forza di dire che chi sta compiendo nel proprio Paese azioni inaccettabili contro la popolazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che mettono in discussione diritti fondamentali, libertà civili e garanzie dello Stato di diritto, non deve mettere piede nel nostro Paese.

Vedete, la vostra responsabilità più grande nei confronti della storia sarà quella, in questi anni così difficili, non solo di esservi piegati alla ragione del più forte, a chi vuole piegare il diritto internazionale alla legge della giungla, nella speranza di avere un brandello di pasto anche per voi, la vostra responsabilità più grande sarà quella di aver cercato di piegare anche il nostro Paese internamente alla legge del più forte che rischia solo di renderci più divisi, più fragili. Per questo voteremo contro a questa proposta e voteremo contro a tutto quello che state portando avanti.