A.C. 2754-A
Caro Presidente, caro Sottosegretario, cari colleghi, il gruppo PD non voterà la fiducia richiesta da questo Governo non solo perché un voto di fiducia ha una valenza generale nei confronti di un Esecutivo verso cui il nostro è un giudizio drasticamente negativo, ma anche perché consideriamo del tutto strumentale la posizione della fiducia su questo decreto.
Sappiamo tutti che con la fiducia voi volete, in realtà, evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le vostre divisioni e le ambiguità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) di una maggioranza condizionata dai suoi settori filo-putiniani, e vi siete rifugiati nel voto di fiducia cambiando perfino il titolo del decreto, anziché respingere in modo esplicito gli emendamenti presentati dagli esponenti del neocostituito movimento dell'onorevole Vannacci per interrompere gli aiuti militari essenziali per la difesa dell'Ucraina: una proposta sciagurata che avrebbe l'unico esito di dare il via libera a Putin nel mettere in ginocchio Kiev, sancendo che l'aggressione paga e che possono essere impunemente violate le regole di una convivenza internazionale fondata sul rispetto della sovranità di ogni Paese.
Tra pochi giorni si compiranno quattro anni da quando la Russia ha invaso l'Ucraina, e dopo quattro anni di guerra, di fronte alle immani sofferenze patite dalla popolazione ucraina e di fronte all'enorme numero di vittime militari di entrambe le parti, tutti vogliamo che tacciano le armi e si avviino i negoziati per giungere a una pace. Ma se questo, fino ad oggi, non è avvenuto, è perché Putin persegue una pace fondata su una vittoria militare e su una resa umiliante per gli ucraini. Mosca dichiara di essere pronta a negoziare ma pone condizioni inaccettabili per l'Ucraina e, contemporaneamente, intensifica brutalmente i bombardamenti colpendo indiscriminatamente abitazioni, scuole, ospedali, reti ferroviarie, centrali energetiche e infrastrutture essenziali per la vita quotidiana della popolazione europea. Putin accusa l'Europa di non volere la pace e di fomentare la guerra: è falso!
Noi sappiamo bene che la guerra è un crimine contro l'umanità non solo perché stermina e distrugge, ma anche perché ruba il futuro delle nuove generazioni. La pace - ricordava Enrico Berlinguer - è un valore universale e fondamentale per l'umanità. Ma sempre Berlinguer sottolineava che la pace non è solo assenza di guerra, ma è anche giustizia, libertà e uguaglianza, e Versailles e Monaco sono lì ad ammonirci quanto le paci ingiuste siano foriere di ancor più terribili conflitti.
Che significa una pace giusta? Una pace giusta significa che non possono essere dimenticati né amnistiati i crimini di guerra, i massacri e le gravissime violazioni dei diritti umani compiuti dalle truppe russe, di cui la Russia e i suoi dirigenti devono rispondere, perché non vi è pace sicura senza giustizia e verità; così come non ci può essere pace senza il ritorno alle loro famiglie di migliaia di bambine e bambini rapiti e deportati, non dimenticando mai che i bambini in Ucraina, come a Gaza, sono le prime vittime innocenti di sofferenze e traumi che li opprimeranno per tutta la vita (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Una pace giusta significa il rifiuto dell'annessione de facto alla Federazione russa dei territori ucraini occupati e della loro russificazione forzata.
Pace giusta significa liberazione di tutti i prigionieri militari e civili. Una pace giusta significa riaffermare l'indipendenza e la sovranità dell'Ucraina, respingendo la pretesa russa di sottometterla a una sovranità limitata e garantendo a Kiev la libertà di scegliere il proprio destino e le proprie alleanze; e “pace giusta” significa mettere l'Ucraina al riparo da nuove aggressioni, mettendo in essere le garanzie internazionali, quali quelle indicate dalla Coalizione dei volenterosi, e sollecitando gli Stati Uniti a esserne parte integrante, non sacrificando Kiev sull'altare dei rapporti bilaterali con Mosca; “pace giusta” significa condurre rapidamente in porto la piena integrazione dell'Ucraina nell'Unione europea.
Ma è proprio sui contenuti di questa pace che voi, Governo, maggioranza, siete ambigui e inaffidabili. Per un verso manifestate solidarietà all'Ucraina, generosi di abbracci a Zelensky, ma contemporaneamente vi ritraete da scelte coerenti, come avete fatto annunciando che l'Italia in ogni caso non parteciperà a un'eventuale forza di stabilizzazione post-accordo, un annuncio in sintonia con l'appeasement tra Trump e Putin e proprio ieri l'ambasciatore russo a Roma non ha esitato a lodarvi per questo. Dovreste riflettere sul fatto che, se tutti gli Stati assumessero il vostro atteggiamento pilatesco, l'Ucraina sarebbe abbandonata alla mercé di Mosca.
E la giusta sollecitazione che tutti condividiamo a percorrere con determinazione e con più determinazione ogni strada politica e diplomatica utile alla pace richiede, però, anche un pieno sostegno militare come condizione perché un negoziato si svolga in condizioni di pari dignità. Vogliamo una pace giusta perché siamo consapevoli che oggi è in gioco la sicurezza e la stabilità dell'intero continente, chiamato ad assumere decisioni impegnative per la propria libertà e la propria sicurezza.
Ma è proprio qui che voi siete inaffidabili. Voi nell'integrazione europea, in un'Europa coesa e forte non credete, sono i vostri atti a dirlo. Avete promosso un'iniziativa volta a mettere in mora la funzione della Corte europea dei diritti dell'uomo e il suo essenziale ruolo di garante imparziale dei diritti dei cittadini; non mancate di cercare su ogni dossier europeo convergenze con i Governi più euroscettici; sull'emigrazione proponete all'Europa il fallimentare modello albanese; avete messo la sordina al Trattato del Quirinale per la cooperazione strategica con la Francia e la stessa iniziativa italo-tedesca, in queste ore da qualcuno esaltata come una scossa all'Europa, è da voi concepita come una riduzione dei livelli di integrazione e una destrutturazione dell'edificio europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), a vantaggio di una rinazionalizzazione delle politiche che ancor di più aggraverebbe le attuali debolezze europee, condannando l'Europa a essere un vaso di coccio tra vasi di bronzo.
Peraltro perseguite questa linea in contraddizione perfino con il Cancelliere Merz, che ancora in questi giorni ha ribadito la necessità di superare il voto all'unanimità e di dare corso a cooperazioni rafforzate, entrambi nodi che il Governo Meloni si rifiuta di sciogliere. Una linea resa più insensata dalla vostra subalternità alla strategia di destabilizzazione di Trump, senza rendervi conto che perfino il vostro sovranismo è a rischio, come bene ha scritto qualche giorno fa un giornale conservatore, Le Figaro, intitolando un editoriale: Trump disarciona il sovranismo europeo. Insomma la verità è che, a dispetto dell'autocelebrazione propagandistica della Presidente del Consiglio, per tenere insieme una maggioranza divisa, l'Italia sta mettendo a rischio la sua collocazione europeista e la sua affidabilità internazionale e impedendo quella larga convergenza sulla politica estera a cui sempre, in ogni Paese si ricorre per essere credibili sulla scena internazionale.
Per questa ragione non voteremo la fiducia, mentre diremo “sì” al decreto di aiuti civili e militari all'Ucraina. Lo faremo in piena coerenza con la nostra Costituzione che, nel momento in cui bandisce il ricorso alla guerra come risoluzione delle controversie tra Nazioni, impegna il nostro Paese a partecipare alle iniziative internazionali volte a contrastare chi alla guerra ricorre, come ha fatto la Russia aggredendo e invadendo l'Ucraina. Scelte, le nostre, fondate sulla responsabilità e sulla consapevolezza che a Kiev si combatte anche per la nostra libertà ed è dovere morale e politico non lasciare solo quel popolo.