Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 4 Febbraio, 2026
Nome: 
Federico Fornaro

A.C. 2751-A

Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo di fronte a un provvedimento che, normalmente, sarebbe passato come una sorta di atto dovuto, senza grandi discussioni e, invece, ci sono le questioni che sono già state indicate dai colleghi su cui ritornerò, come quello legato al tema delle persone, dei cittadini e delle cittadine, che vivono fuori sede. Prima di entrare su questo, vorrei che ci fosse consapevolezza, in quest'Aula, anche del contesto entro cui ci muoviamo, un contesto di un astensionismo senza precedenti: nelle elezioni politiche del 2022, per la prima volta, si è battuto un record storico, arrivando al 63,9 per cento di votanti e anche nelle elezioni europee, lo ricordo a quest'Aula, per la prima volta, siamo arrivati sotto il 50 per cento di votanti in un'elezione politica generale. Il tema dell'astensionismo - se poi si fanno anche altre riunioni. Quindi, il tema dell'astensionismo, ma credo che, su questo, dovremmo convenire tutti: è una questione strutturale, una questione che rischia di minare la nostra democrazia e, quindi, dovrebbe interrogarci tutti, indipendentemente dall'attuale. 

Da questo punto di vista, non ho nessuna difficoltà a riconoscere che va nella giusta direzione la possibilità di votare anche il lunedì e, quindi, dare maggiore tempo per recarsi al voto. Va in questa direzione l'ipotesi che abbiamo letto, per esempio, di superare il problema della tessera elettorale con una tessera elettronica elettorale, utilizzando i nuovi strumenti. Rimane, però, una questione. È inutile non andare al fondo del problema, che ci porta anche a dare un giudizio, a differenza di tante altre volte nel passato, di tipo negativo: è la questione della mancata terza tappa della sperimentazione del voto fuori sede che, come tutti ricorderanno, è già stato sperimentato sia in occasione del voto europeo, sia anche in occasione del referendum sulle questioni del lavoro.

Da questo punto di vista, le questioni tecniche che sono state poste dalla Sottosegretaria - che ringrazio per la presenza e l'interlocuzione sia nella sede di Commissione, sia nella sede di quest'Aula - non ci convincono, ma proverò a ragionare sul perché non ci convincono, perché uno che ci ascolta da fuori potrebbe essere portato a pensare che di fronte a questioni tecniche non ci sono questioni politiche e, conseguentemente, che non si può addossare nessuna responsabilità a chi in questo momento governa.

In realtà, a leggere bene le cose, soprattutto l'intervento della Sottosegretaria in replica alla discussione generale, la questione non è tecnica - mi permetto di attirare l'attenzione dei colleghi -, ma è legata alle tempistiche perché, per sua stessa ammissione, il modello sperimentale non ha evidenziato importanti criticità. Quindi, non ci sono problemi tecnici sul modello di sperimentazione.

La questione che viene riportata dalla Sottosegretaria nel suo intervento dice che: una disciplina introdotta in sede di conversione, infatti, entrerebbe in vigore presumibilmente solo negli ultimi giorni di febbraio, quindi a poco più di 20 giorni dalla data del voto. Nelle precedenti sperimentazioni, invece, le norme erano entrate in vigore entro 80 e 69 giorni, consentendo al Ministero e, soprattutto, alle amministrazioni comunali di poter predisporre per tempo tutte le attività necessarie.

Quindi, per rendere effettivo il voto dei fuori sede, occorre una sequenza di procedura che non può essere compressa nei tempi, non nella tecnica. Il problema è molto semplice: chi decide, chi ha deciso la data del referendum? Ha deciso la data del referendum il Consiglio dei ministri, che non ha tenuto conto delle tempistiche previste dalla sperimentazione. Ricordo a tutti, per essere molto chiari, che quando si decidono le elezioni anticipate, gli stessi funzionari - e ho il dubbio che lo abbiano detto al Governo - inascoltati dicono, per esempio, che per il voto all'estero c'è bisogno di un certo numero di giorni in più.

Allora, semplicemente, il Governo ha deciso la data senza tenere conto, per scelta politica, del diritto di voto degli studenti, dei lavoratori e di persone che hanno problemi di carattere medico. Questo è il problema. Ecco il perché della nostra reazione.

Lo dico anche - per il suo tramite - al collega Bof: il problema è che abbiamo dato atto in quest'Aula del fatto che il Governo era riuscito, forse, dove noi non eravamo riusciti nella sperimentazione, ma proprio in occasione di un referendum non - se vogliamo - normale, ma costituzionale, proprio in questa occasione non si è riusciti, ma in realtà non si è voluto. La scelta è politica e questa responsabilità politica voi dovete assumervela fino in fondo, così come rispetto al tema del voto dei nostri connazionali all'estero la questione è meramente economica. Il problema non sono le norme, è aver dimezzato i fondi per far funzionare il sistema elettorale e vuol dire fondamentalmente fare meno informazione, meno comunicazioni, salvo poi, ovviamente, dire che il numero delle persone che hanno usufruito di questa opportunità è molto basso. Insomma, lo dico: è una scelta politica che noi non condividiamo ed è la ragione per la quale noi voteremo contro questo decreto.

Ma lo dico con profonda amarezza, signor Presidente, perché io credo che questa non sia una sconfitta addebitabile alla maggioranza. È una sconfitta della politica, una sconfitta di tutti, è un brutto segnale della politica nei confronti in particolare dei giovani, quei giovani che in queste ore sono andati di fronte alle prefetture a chiedere di poter votare, che hanno dimostrato passione e interesse per la cosa pubblica, a cui la politica, alla fine, sbatte la porta in faccia. A perderci in questa partita siamo tutti e c'è una profonda sottovalutazione di questo distacco crescente tra la politica e la vita delle persone. Questi ragazzi, queste ragazze non vanno a votare semplicemente perché in molti casi non hanno i soldi per poter andare e tornare a casa e noi gli rispondiamo che ci sono problemi tecnici su un referendum che non ci sono. È una scelta politica di cui voi vi assumete tutta la responsabilità, è una scelta miope, è una scelta contro gli interessi della democrazia innanzitutto.