A.C. 2355
Grazie, signor Presidente. Allora, siamo giunti a questo punto dopo una lunga nottata passata qui, cercando di parlare di questo decreto, visto che ci è stato impedito di discutere sugli emendamenti con l'ennesima fiducia. Allora viene da chiedersi veramente qual è il vero obiettivo di questo decreto-legge. È bene che le persone lo sappiano.
A noi è molto chiaro, Presidente. Qual è il vero obiettivo? Forse quello, come dice il Sottosegretario e la maggioranza, di rendere più sicure le nostre città? Questo è l'obiettivo? Io, noi pensiamo che non sia affatto questo. Il vero obiettivo è un altro.
Il Governo, che non affronta affatto il disagio sociale che vivono, in Italia, tante persone, nelle nostre città, con questo decreto sta puntando solo a reprimere le proteste. Questo è il vero obiettivo: reprimere! Reprimere le proteste! Azzittire! Mettere il bavaglio!
Le carceri italiane sono sovraffollate e le condizioni di vita sono degradanti? Il Governo lascia marcire i problemi e con questo decreto-legge introduce ben 14 nuovi reati e nuove 9 aggravanti.
Addirittura, Presidente, punisce le proteste pacifiche. Una cosa che non si è mai vista, una cosa assurda.
Ecco, la carenza di alloggi è insostenibile nel nostro Paese? Il Governo azzera il Fondo per la morosità incolpevole. Lo azzera e reprime pesantemente coloro che sono costretti ad occupare un alloggio sfitto, e lo fanno per sopravvivere. No, ma dei motivi non se ne occupano, per carità.
Cresce il numero delle fabbriche che chiudono per la crisi oppure perché delocalizzano altrove? Il Governo prende tempo o è assente. Ma se le operaie e gli operai perdono il posto di lavoro e fanno un blocco stradale per protestare, per richiamare l'attenzione che manca, ebbene le aspetta il carcere. È concepibile questo in una democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)? La risposta è “no”! Non è concepibile che chi protesta finisca in carcere.
Per questo, il decreto invece di chiamarsi “sicurezza”, si dovrebbe chiamare decreto “repressione”: repressione del dissenso, repressione della protesta, repressione della resistenza passiva! Si criminalizza anche lo sciopero della fame, tutto ciò ha dell'inverosimile.
Ecco, se una manifestazione blocca una strada - lo devono sapere i cittadini e le cittadine - si può essere puniti fino a due anni di reclusione. Chi fa una cosa del genere? Un Paese democratico arriva a fare questo o un Paese che sta scivolando, in maniera inesorabile, verso uno Stato di polizia? Questo sta accadendo e questo provvedimento ne è la prova lampante.
Se nelle carceri, Presidente, nei CPR o in altri luoghi di trattenimento qualcuno si azzarda a protestare, anche in modo pacifico, per le condizioni di vita degradanti, può essere punito; indovinate fino a quanti anni? Fino a otto anni. Se si protesta perché in un centro di detenzione un migrante non vuole rientrare in quella sala, perché quella stanza è fetida, perché i liquami sono in terra, perché non c'è neanche un materasso, rischia otto anni di carcere. Allora, non è finita, non è finita.
L'occupazione arbitraria di immobili, che già oggi è punita come un illecito amministrativo, diventa reato. Anche qui, quanti anni gli danno? Sette anni di carcere. Questa è la ricetta del Governo Meloni. Nessuna soluzione per i problemi sociali, per il contrasto alla povertà. La povertà non esiste, è un'invenzione della sinistra, ma solo carcere, carcere e carcere. Non sapete fare altro che questo. Anche i bambini volete in carcere oppure li volete separati dalle madri.
La sicurezza non si ottiene così, la sicurezza si ottiene con la prevenzione, rimuovendo le cause sociali del disagio e del malessere, stando vicino a chi soffre, favorendo la cultura della solidarietà che, come dice la Costituzione, è un dovere inderogabile. Ripeto: la cultura della solidarietà, non quella del manganello, che è la vostra cultura. Poi, c'è il famigerato articolo 31. Io continuo a parlarne, Presidente, perché lo trovo un articolo terribile. Non sono sola a farlo, altri colleghi e colleghe lo hanno fatto in quest'Aula e lo hanno fatto i familiari delle vittime delle stragi, inascoltati, quelle stragi che hanno insanguinato l'Italia, anche con la complicità dei servizi deviati. Perché hanno protestato i familiari delle vittime delle stragi? Perché con questo articolo, l'articolo 31, si consente agli agenti dei servizi non solo - come già previsto - di infiltrarsi in una organizzazione criminale, ma soprattutto, con l'autorizzazione della Presidente del Consiglio, di organizzare e dirigere un'organizzazione terroristica anche internazionale e di eversione dell'ordine democratico e anche di fabbricare e detenere materiali esplodenti con finalità di terrorismo. Io non lo so se ci stiamo rendendo conto di cosa significa questa misura, che cosa può comportare una misura del genere. Ma ce le ricordiamo le stragi di Piazza Fontana? Di Brescia? Di Bologna? Del treno Italicus? Del Rapido 904? Di Piazza della Loggia? Peraltro, ieri l'abbiamo ricordata, ieri è stato l'anniversario. Non ci ha insegnato nulla la strategia della tensione? Non vi ha insegnato nulla la strategia della tensione?
Infine, Presidente, c'è l'esempio più clamoroso delle ossessioni e dei fantasmi ideologici - li chiamo così, non so come altro chiamarli - che popolano e annebbiano la mente di chi vuole decreti come questo: la crociata contro la cannabis light. Una crociata che colpisce una rete fino ad oggi florida, di circa 3.000 aziende, specialmente di giovani, vietando la coltivazione e la vendita di qualcosa che non ha nulla a che vedere con le droghe, neanche con quelle leggere. Una scelta che ci rende ridicoli, che ridicolizza il Paese in Europa e nel mondo. Ma, come sappiamo, “il sonno della ragione genera mostri”, lo ha detto il pittore spagnolo Francisco Goya. Di questi tempi, vediamo quanti sonni e quanti mostri.
Signor Presidente, guardi, è sempre pericoloso intervenire per decreto in materia penale, ma, in questo caso, lo è ancora di più, perché questo decreto cosa fa?
Introduce ben 14 nuove fattispecie di reato e 9 nuove circostanze aggravanti, ma usando la decretazione d'urgenza si è inteso anche reprimere il nostro dissenso, di noi deputati e deputate, anche questo interno alla Camera, anche questo facendo decadere tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni, perché secondo l'articolo 77 della Costituzione il Governo può adottare decreti-legge in casi straordinari di necessità e di urgenza. Questo decreto stava da 14 mesi in Parlamento: dove sono la necessità e l'urgenza?
Allora chiudo, Presidente. L'unica urgenza era quella di occultare le divisioni della maggioranza, di soffocare il dibattito parlamentare, di privare le Camere dei poteri che conferisce loro la Costituzione. Questo decreto-legge, con le misure liberticide che contiene, segna un punto di svolta: l'Italia da democrazia liberale si sta trasformando in uno Stato di polizia.
Allora, Presidente, non nel mio nome, non nel nostro nome. Signor Presidente, il mio e il nostro voto sono completamente contrari, anzi sono voti contrarissimi a questo decreto.