A.C. 2355
Presidente, onorevole Ministro, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi parlamentari, ci siamo confrontati lungo tutta questa mattinata sulle ragioni della nostra fortissima opposizione a questa iniziativa del Governo, e la prima ragione, ancora prima di entrare negli elementi di merito del provvedimento in esame, è proprio una ragione democratica circa l'iter che ha portato all'approvazione di questo decreto, al passaggio di conversione che stiamo vivendo in Aula e alla corsa che il Governo sta cercando di portare avanti per arrivare alla conversione entro il prossimo 10 giugno.
Perché non possiamo dimenticare che era in corso, che è in corso un confronto su quelle che potevano essere iniziative in un disegno di legge sulla sicurezza che animava la discussione del Senato. Vi era un percorso, una serie di passaggi e una serie di elementi su cui vi erano posizioni diverse. Invece la scelta del Governo di intervenire con la scure di questo decreto-legge è stata anche una sottrazione di spazi al confronto democratico e parlamentare, ed è una sottrazione di spazi che è piovuta sul confronto di quest'Aula, dell'Aula di Montecitorio, in un mese che abbiamo visto già essere il mese in cui abbiamo affrontato 4 decreti. Ci ritroviamo in uno spazio veramente ristretto, sempre più angusto.
Invece pensiamo che, proprio perché la sicurezza è un grande tema, ed è un grande tema che interessa tutte le forze politiche democratiche, che interessa gli enti locali, che interessa le persone, i cittadini, gli operatori della sicurezza, che dobbiamo ringraziare ogni giorno perché sono in prima linea per garantire il diritto alla sicurezza di tutte e tutti noi, interessa i cittadini, interessa anche tutte le diverse forme attraverso cui i cittadini partecipano alla vita politica e democratica, sarebbe stato necessario agire in maniera molto diversa e trovare lo spazio per avviare e portare avanti un vero e serio confronto parlamentare, e non cercare di nutrire anche questo dibattito di quella propaganda che non risolverà i problemi della sicurezza, ma servirà semplicemente ad alimentare una discussione che forse animerà l'entusiasmo di qualcuno, ma sicuramente non risolverà i problemi che abbiamo nel Paese.
Da questo punto di vista, mi permetto di dire che - lo abbiamo sentito in tutti gli interventi e voglio ringraziare le tante colleghe e colleghi che non si sono fermati di fronte alla tagliola esercitata in Commissione e hanno voluto portare in quest'Aula la voce dell'opposizione politica e sociale a questo provvedimento e animarla, intrecciandola con le differenti esperienze e con punti di vista fra loro anche molto differenti, che hanno affrontato i tanti temi emersi qui - sicuramente l'idea di andare nella direzione di 14 nuovi reati e di farlo nella maniera che è stata indicata, andando a inasprire anche molto pesantemente le pene, sicuramente non è la via giusta.
Lo pensiamo come opposizione. Non ho ancora sentito voci del gruppo di Forza Italia e di maggioranza, so che hanno ritirato gli emendamenti e so che, comunque, anche nella maggioranza c'è una discussione. Credo che sia importante riflettere sul fatto che questa strada non sta dando, molto banalmente, i risultati sperati. Anche perché do una notizia ai colleghi della maggioranza: non sono più all'opposizione. Il Governo Meloni c'è da 3 anni. Nel momento in cui stanno descrivendo una situazione, non stanno più descrivendo la situazione che possono imputare a qualcun altro; stanno descrivendo le responsabilità di Giorgia Meloni, le responsabilità del Ministro Piantedosi e le responsabilità di un Governo che sta portando avanti quelli che ritiene essere dei risultati, ma che non può più avere un atteggiamento in cui si pensa che, introducendo un nuovo reato, si risolva un problema, se fino a oggi non si è fatto nulla per poterlo risolvere.
Poi vi è un aspetto, l'aspetto che è più lontano e distante dalla sicurezza, che è tutto quello che va verso una direzione di possibile repressione. Da questo punto di vista siamo molto preoccupati, innanzitutto della criminalizzazione della non violenza. La non violenza è un passaggio fondamentale della storia del confronto politico e democratico non solo del nostro Paese. È attraverso la non violenza che si sono conquistati nel mondo importanti avanzamenti da un punto di vista civile e da un punto di vista sociale. Dobbiamo immaginare che non può essere, in nessun modo, messa sullo stesso piano della violenza. La non violenza è una cosa molto diversa dalla violenza, va rispettata e va considerata per quello che è.
Poi vi sono delle scelte - pensiamo alla distruzione della filiera agroindustriale della canapa, veramente solo per una ragione meramente ideologica - che niente hanno a che vedere con quello di cui ci sarebbe bisogno nel Paese. La questione dei bambini in carcere, dei bimbi in carcere, l'abbiamo affrontata tante volte. Oggi abbiamo risentito quei numeri che fanno accapponare la pelle, che fanno mettere i brividi, e poi, soprattutto, il combinato disposto di un Governo che non agisce concretamente per superare una situazione che è già insostenibile dal punto di vista del sovraffollamento carcerario e che, al tempo stesso, invece, va a comprimere la possibilità di quelle persone, che già stanno vivendo una situazione orribile, di poter intervenire anche da un punto di vista non violento per poter manifestare la necessità di un cambiamento.
Ecco, l'insieme di tutti questi aspetti chiaramente preoccupa. Preoccupa per come partecipa e influenza negativamente il confronto democratico della Camera e del Senato; preoccupa per quelle che possono essere le conseguenze, poi, di queste norme, perché, nel momento in cui entreranno nella vita delle persone, abbiamo visto che non garantiranno niente in più in termini di sicurezza, ma, invece, genereranno molte più situazioni di conflitto e di insicurezza sui territori; e poi spaventa per quello che non c'è in questo decreto.
Vorrei concludere con un ulteriore spunto rispetto a quello che, fino adesso, abbiamo visto. Perché vedete, i decreti-legge agiscono, dovrebbero agire - agiscono secondo la nostra Costituzione, ma non secondo quella che, purtroppo, è una prassi che si sta sempre più consolidando - in casi di straordinaria necessità ed urgenza, e se c'è, forse, un aspetto di straordinaria necessità e urgenza che forse poteva essere oggetto di un decreto, e se fosse stato questo l'oggetto del decreto, penso che ci sarebbe stato lo spazio per poter fare un confronto, è quello che viene attestato anche dai numeri, al 31 dicembre 2024, nei documenti di pianificazione delle carenze delle unità di Polizia di Stato: 11.340 donne e uomini delle Forze dell'ordine che mancano rispetto a ciò che servirebbe. E non solo, anche l'età media, il 55 per cento della nostra Polizia ha più di 45 anni.
A fronte di queste carenze, a fronte di queste mancanze, a fronte di queste esigenze, alcuni interventi con alcune assunzioni sono state fatte. Azioni sono state portate avanti, non sufficienti, ma, naturalmente, laddove si interviene per aumentare le risorse a disposizione e il numero di risorse, anche umane, della Polizia di Stato, chiaramente si fa qualcosa nell'interesse del Paese, che vede la nostra attenzione e il nostro favore.
Vi sono i concorsi che sono stati fatti per allievi agenti, il concorso, l'ultimo in particolare, fatto per vice ispettori, e, forse, nei 3.000 idonei non vincitori dell'ultimo concorso per vice ispettori, nei tantissimi ragazzi che attendono veramente quell'occasione di essere chiamati per i concorsi allievi agenti negli ultimi anni, persone già selezionate, persone già chiamate, che immediatamente potrebbero rinnovare la nostra Polizia di Stato, ci sono donne e uomini che potrebbero veramente dare opportunità in più di sicurezza reale, concreta. Non quella repressione, quella demagogia, quella propaganda che si fa istituendo i nuovi reati.
Quella sicurezza che si conferisce quando in un commissariato periferico arrivano dei nuovi agenti, che possono svolgere una funzione utile sul territorio, che possono diventare punti di riferimento, che possono accorciare quel tempo intollerabile che c'è spesso tra la chiamata e l'intervento, che non è assolutamente responsabilità delle donne e degli uomini la Polizia di Stato, ed è nascosta in quelli che non sono numeri, ma sono mancanze che dobbiamo colmare: 11.340 carenze in termini di unità di Polizia di Stato significa minuti in più, ore in più, tra il momento in cui viene chiamata la Polizia e il momento in cui la Polizia può intervenire sul territorio.
E di fronte al tema che non ci sono le risorse, la questione che noi poniamo è che bisogna decidere dove impiegarle le risorse. Perché continuare a spendere soldi, centinaia di milioni di euro per un monumento allo spreco, totalmente inutile in Albania, quando noi potremmo utilizzare quelle stesse risorse per assumere 11.340 unità in più di Polizia in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
E allora, se volete occuparvi di sicurezza, facciamolo davvero. Cominciamo a parlare a questi 3.000 idonei non vincitori del concorso di vice ispettori, agli allievi agenti che aspettano da troppi anni, e poi, per chi sta aspettando questa chiamata, c'è il rischio che, se questa chiamata non arriva, scatta pure il raggiunto limite di età e non si può più avere quell'opportunità di servire veramente la Nazione e la Repubblica come si sarebbe voluto. Quindi, su questo tema, che era veramente un'urgenza, non troviamo l'attenzione del Governo, come sulle altre questioni che vengono poste.
Ma dato che per noi la sicurezza è veramente una priorità, sfidiamo il Governo non solo a cancellare le norme sbagliate che sta inserendo, ma a cominciare a guardare negli occhi il Paese e a intervenire per risolvere quella fame di sicurezza che c'è nelle nostre periferie, che c'è nelle nostre città e che non può continuare a essere nutrita con provvedimenti tutti ideologici che non risolvono alcun problema.