Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 20 Aprile, 2022
Nome: 
Patrizia Prestipino

Doc. LVII, n. 5

Grazie, Presidente. Il Documento di economia e finanza si inserisce in un contesto socioeconomico emergenziale, seppure, come vediamo, in continua evoluzione. Esemplificativi sono gli interventi per il contenimento dei prezzi dell'energia, le politiche di accoglienza dei profughi ucraini, perché risposte immediate erano necessarie, colleghi, per fronteggiare il periodo pandemico; ma oggi, con l'emergenza guerra in corso, queste stesse risposte vanno modulate e riadattate sulla base dei nuovi equilibri economici, senza dimenticare che il nostro Paese necessita di interventi strutturali a medio-lungo termine. Ecco l'importanza del DEF. Ad accompagnare poi il DEF ci sono tutte quelle riforme già previste nel PNRR, in particolare di fondamentale importanza il ruolo dell'educazione come elemento di inclusione sociale e crescita economica, che necessita però di un sistema di istruzione più inclusivo e qualitativamente migliore.

Sono stati previsti molti interventi sull'edilizia scolastica - e chi vive nella scuola, come me, sa come sono ridotti gli edifici scolastici -, per il potenziamento dell'offerta degli asili nido e dei servizi educativi per l'infanzia, e quelli volti a ridurre il divario territoriale e a contrastare il terribile fenomeno dell'abbandono scolastico. La dispersione scolastica, ahimè, in Italia è una delle più elevate in Europa, con una media del 13 per cento contro il 19 per cento, che è il target fissato a livello europeo. Una situazione drammatica, acutizzata altresì dalla pandemia. Per tale ragione, ristori educativi e poli di aggregazione possono essere strumenti utili a combattere la povertà educativa.

Nelle aree geografiche periferiche e ultraperiferiche la presenza di presidi sociali ed educativi diffusi diventa ancora più importante, e proprio la presenza di una biblioteca o di un polo culturale, in sinergia con le associazioni culturali del territorio, potrebbe colmare quel gap educativo e diventare un luogo di incontri, di cultura diffusa, di lettura, di studio. Pensiamo che solo il 58 per cento dei comuni italiani ha una biblioteca. Questo è uno spunto di riflessione, colleghi, da tenere in considerazione per le iniziative future. Altri scopi li abbiamo già conseguiti, penso alla riforma delle classi di laurea, dei dottorati di ricerca o all'aumento dell'importo delle borse di studio.

Ancora, nell'ultima legge di bilancio è stato previsto l'insegnante di educazione motoria nella scuola elementare, anche se con budget decisamente insufficiente, lasciatemi dire, rispetto agli impegni presi dalla sottosegretaria allo sport, perché lo sport ha un valore formativo. Il riconoscimento della necessità di avere insegnanti con una qualifica specifica rientra in quella sensibilità e in quell'attenzione che in primis, fatemi dire, questo Parlamento ha avuto ancora prima che il Governo verso la scuola e lo sport. Non mi stancherò mai di ripetere che anche da una regolare attività motoria a scuola conseguono benefici fisici, ma anche psicosociali e relazionali. Ulteriore criticità riguarda il rapporto donne e settori tecnico-scientifici, una differenza che ha origini in stereotipi di genere. Non solo dobbiamo far fronte al minor numero di laureati STEM rispetto alla media europea, 16 per cento ogni mille rispetto al 21 di media, ma anche a pregiudizi culturali nel 2022.

Quindi ben venga la PdL 3499, a prima firma del collega Casu, per la promozione della parità tra i sessi nell'apprendimento, nella formazione e nel lavoro nelle discipline matematiche e tecnico-scientifiche. Un altro obiettivo del PNRR è quello di conferire centralità nell'agenda delle politiche pubbliche con due strumenti: il primo è il Programma nazionale per la ricerca 2021-2027, con uno stanziamento di 14 miliardi e mezzo per i prossimi 7 anni, seguito dal PNRR, che nella Missione 4 mira a creare e a rafforzare connessioni tra ricerca e impresa. La ricerca è indispensabile per il rilancio del Paese, eppure dottorandi e ricercatori sono tra le categorie più precarie del nostro Paese. In materia di sport nella giusta direzione vanno tutti quei provvedimenti che permettono la valorizzazione dello sport di base e la promozione di progetti di integrazione e di inclusione sociale. Penso al Fondo sport e periferie e ai fondi gestiti dall'Istituto per il credito sportivo.

In Italia 6 bambini su 10 praticano sport nel tempo libero; una media che scende a meno di un bambino su 2 in Campania, Sicilia e Basilicata. Le ragioni sono economiche, ma anche logistiche; tenendo conto di questi dati, ben venga l'assegnazione del 40 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno al fine di colmare il divario territoriale con il resto del Paese, uno dei principali obiettivi prefissati nel PNRR. Poi colgo anche l'occasione per sollecitare un monitoraggio dell'impiantistica sportiva, la riqualificazione delle strutture in un'ottica di rigenerazione urbana, ma anche per porre all'attenzione l'esclusione degli enti di promozione sportiva dalle risorse stanziate dal PNRR.

Nonostante tutti questi interventi, l'Italia non è un Paese per giovani, per parafrasare un famoso slogan. L'Italia registra un livello di scolarizzazione tra i più bassi dell'Unione Europea, occupa il penultimo posto per quanto riguarda i laureati, solo il 27,8 per cento nella fascia d'età tra i 30 e i 34 anni. Da incrementare sono anche le misure volte a contrastare la dispersione scolastica e restringere il gap tra Nord e Sud. Necessaria anche l'innovazione della didattica, alla luce del progresso tecnologico e sociale, e la formazione del corpo docente. Le nostre scuole e le nostre università sono spesso troppo lontane da ciò che il mercato del lavoro richiede. Dobbiamo iniziare a concepire la scuola non più esclusivamente come luogo di formazione, ma anche come un investimento per il futuro del singolo individuo cittadino, ma del Paese in generale. Nell'ambito cultura numerosi sono gli interventi strategici sui siti del patrimonio culturale, così come gli investimenti per avvicinare i giovani alla cultura, la Carta Giovani Nazionale, il bonus cultura, le misure di sostegno per il settore turistico e dell'editoria, ma possiamo e dobbiamo fare di più.

Sono necessari interventi permanenti volti a valorizzare l'enorme patrimonio artistico, archeologico e architettonico di cui disponiamo. In primis, imprescindibile è la riqualificazione del tessuto urbano, poi la valorizzazione dei piccoli comuni con una forte identità culturale, come ha fatto bene il Ministro Franceschini a fare, ma soggetti a grave spopolamento in quanto penalizzati da carenze di servizi e risorse da investire in processi di innovazione.

Ricordo in tal senso la Convenzione di Faro, che rinnoviamo nella nostra Commissione, ratificata dall'Italia, che estende il concetto di patrimonio culturale e lo pone in rapporto con le comunità che l'hanno prodotto e auspicato. E poi, così, il dato sui teatri: sono 428 i teatri attualmente chiusi, piccoli, locali e di proprietà del comune. Sul settore spettacolo, richiamo la vostra attenzione sulla delega al Governo in materia. Si tratta di un provvedimento collegato alla manovra di bilancio 2023-2025. Diamo certezza di futuro anche ai lavoratori dello spettacolo, che sono stati colpiti in maniera straordinaria dal COVID.

Per concludere, Presidente, ancora molto c'è da fare, dalla valorizzazione e creazione di percorsi turistici ad incentivi alla digitalizzazione, fino a un efficientamento della burocrazia, che spesso rallenta i tempi degli investimenti e delle imprese. Infine, lasciatemi parlare da docente, con la mano sul cuore: un sistema scolastico che valorizzi le competenze degli studenti e si adegui al mondo di oggi, per la realizzazione del quale le spese destinate all'istruzione vanno aumentate e non certo diminuite.